mercoledì 3 novembre 2010

I Buddhisti che combatterono con Hitler

 

di: Vittorio Fincati


Gli scrittori sensazionalisti Pauwels e Bergier scrissero ne Il Mattino dei Maghi (1962) che, occupata Berlino, i sovietici trovarono numerosi corpi di soldati tibetani in divisa della Wermacht che si erano suicidati. Ma fu veramente così? In realtà soldati della Wermacht con tratti somatici centro-asiatici furono trovati davvero ma la cosa al tempo non destò alcun clamore, per il semplice fatto che si trattava di calmucchi (Mongoli), una popolazione della Russia asiatica che aveva solidarizzato con i tedeschi durante l’invasione del Paese.
Il fatto fu che i Calmucchi, ottimi combattenti (al tempo di Napoleone ci fu un reggimento calmucco che combatté per lo Zar), aderivano alla forma tibetana del Buddhismo ma questo non significa nulla. I calmucchi giunsero sulle rive del corso meridionale del Volga, nei pressi del Mar Caspio, tra il 1609 e il 1632 provenienti dal Turkestan occidentale (Dzungaria). Nel 1763 la zarina Caterina II invitò circa 30.000 tedeschi a stanziarsi a nord di questa regione allo scopo di colonizzarla e proteggere la Russia dalle invasioni dei Tartari. Da qui derivò quella certa “comunanza” e simpatia fra i due gruppi etnici che portò i Calmucchi a militare contro i Sovietici; tenuto conto che già in passato si erano ribellati al tentativo di “russificazione” con l’imposizione della religione cristiano-ortodossa. All’avvento del comunismo, i calmucchi rimasero fedeli allo Zar e militarono nell’Armata Bianca.
Prima che nel 1920 l’Armata Rossa interrompesse i collegamenti tra l’Occidente e la Calmucchia, circa una ventina di gruppi familiari riuscirono a rifugiarsi a Varsavia e a Praga. Altri gruppi si stabilirono a Belgrado, Sofia, Parigi e Lione. Nella capitale serba costruirono addirittura, nel 1929, un tempio buddhista.
I calmucchi rimasti nella Russia sovietizzata dovettero sopportarne la persecuzione che ebbe il culmine sotto Stalin fra il 1931 e il 1933, con deportazioni e pulizie etniche. Si calcola che vennero uccisi circa 60.000 di loro e che furono deportati i capi religiosi e bruciati tutti i libri sacri. In seguito, invasa l’Unione Sovietica, il ministro della Propaganda Goebbels invitò a Berlino numerosi rappresentanti delle comunità calmucche sparse in Europa.
Nessun di essi venne mai sottoposto a misure restrittive da parte dei tedeschi che desideravano il loro appoggio contro i Russi. Fu organizzato un Comitato di Liberazione, un giornale in lingua e persino una stazione radio. Quando nel 1942 la XVI Panzer Division del feldmaresciallo von Mannstein entrò in Calmucchia, vi erano anche tre membri del Comitato di Liberazione ed un cospicuo numero di calmucchi armati, inquadrati nell’esercito tedesco. I residenti accolsero con gioia i tedeschi e grazie a loro poterono ripristinare le antiche usanze religiose e civili. Tuttavia la ritrovata libertà durò poco; nello stesso anno i Russi si ripresero il territorio e cancellarono tutto ciò che era stato fatto durante l’occupazione tedesca.
Circa 5000 calmucchi maschi decisero di seguire i tedeschi in ritirata per combattere al loro fianco, nel costituito corpo volontario di cavalleria calmucca. Coloro che rimasero vennero dichiarati da Stalin collaborazionisti e deportati tutti in Siberia. Poterono far ritorno solo sotto Khrushev, tra il 1957 e il 1960. Nel 1944 i calmucchi della comunità di Belgrado, quella più numerosa, per scampare all’invasione russa si erano rifugiati a Monaco di Baviera. Dei combattenti del corpo di cavalleria invece, circa 2000 si stabilirono in Slesia e i rimanenti a Zagabria, dove combatterono contro i partigiani di Tito. I sopravvissuti alla guerra vennero rilasciati dai campi di prigionia occidentale nel 1951 e si stabilirono a Monaco di Baviera. La Fondazione Anna Tolstoj riuscì poi a farli emigrare negli Stati Uniti.
Gli altri furono deportati in Siberia. Ben pochi di loro si trovavano quindi a Berlino negli ultimi giorni di guerra e, in ogni caso, l’unico elemento che li poteva accomunare con gli inesistenti soldati tibetani favoleggiati da Pauwels e Bergier fu la religione lamaista tibetana.
(03 Novembre 2010)

Nessun commento:

Posta un commento