martedì 29 aprile 2025

L'Appeso

 

Un corpo ormai irriconoscibile, deturpato oltre ogni sembianza umana, oscillava capovolto dalla pensilina di un distributore di benzina. Rimaneva lì, immobile, sotto un pallido sole di primavera che pareva esitare a posarsi su di lui. Era il corpo di Benito Mussolini, colui che per vent’anni aveva orientato — nel bene come nel male — il destino dell’Italia.

Tutt'intorno, una folla tumultuante e ostile si accalcava: le stesse voci che un tempo lo avevano acclamato come un nume tutelare, ora inveivano, orinavano, sputavano, percuotevano a più non posso quel resto d’uomo che non poteva più difendersi. Così si chiudeva, in una scena di feroce contraddizione, la parabola umana e politica del fondatore del fascismo.
Era il 29 aprile 1945.

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