Un corpo ormai irriconoscibile, deturpato oltre ogni sembianza umana, oscillava capovolto dalla pensilina di un distributore di benzina. Rimaneva lì, immobile, sotto un pallido sole di primavera che pareva esitare a posarsi su di lui. Era il corpo di Benito Mussolini, colui che per vent’anni aveva orientato — nel bene come nel male — il destino dell’Italia.
Tutt'intorno, una folla tumultuante e ostile si accalcava: le stesse voci che un tempo lo avevano acclamato come un nume tutelare, ora inveivano, orinavano, sputavano, percuotevano a più non posso quel resto d’uomo che non poteva più difendersi. Così si chiudeva, in una scena di feroce contraddizione, la parabola umana e politica del fondatore del fascismo.
Era il 29 aprile 1945.

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