Venerdì 23 Giugno 2017 |
Alla fine è stato consegnato alle forze di polizia tedesche il revisionista Horst Mahler, che aveva chiesto, senza ottenerlo, asilo all’Ungheria del Presidente Orban ritenendolo, illusoriamente, uno stato sovrano pronto ad accoglierlo.
Dopo tanti anni vissuti in galera scontando varie condanne inflittegli a causa del suo pensiero riguardo l’Olocausto e più in generale l’ebraismo, nel duemilaquindici, precisamente il diciassette luglio, a Mahler fu concessa una sospensione della pena dopo aver subito una seria operazione nella quale, a causa del diabete, si era resa necessaria l’amputazione di un piede e di parte della gamba.
E’ chiaro che dopo una menomazione di tale genere, accompagnata dall’età avanzata che ne pregiudicava il benessere fisico, per Mahler era impossibile reggere il regime di vita carcerario, perciò, quando lo scorso cinque aprile fu definitivamente respinta la sua richiesta di liberazione dopo che in primo grado gli era stata sorprendentemente ( visto e considerato il tipo di giustizia che alberga negli Stati democratici), e gli fu intimato di tornare entro il diciannove aprile in carcere, pensò di andare in Ungheria, per chiedere asilo ad Orban e al governo che egli presiede.
Lo fece il dodici maggio, e la risposta fu, tre giorni più tardi, l’arresto avvenuto nella cittadina di Sopron.
Dopo quarantotto ore viene presa dal tribunale di Budapest la decisione ufficiale di respingere la richiesta di Mahler, che viene successivamente espulso e consegnato alle autorità germaniche.
Horst Mahler con tutta probabilità trascorrerà altri mesi in galera, nonostante le sue condizioni fisiche siano oggettivamente compromesse.
Egli è costretto sulla sedia a rotelle e ha bisogno di assistenza nell’arco della giornata, attenzioni che di certo in prigione non gli verrebbero concesse nella giusta misura.
Basti pensare a tal proposito che nella cella dove Mahler ha trascorso le giornate successive all’arresto in Ungheria e alla sentenza del tribunale mancavano cose essenziali come asciugamani, calzini e carta igienica.
A poco sono valsi gli appelli della moglie di Mahler, Elzbieta, che non ha esitato a mettersi in contatto con l’ambasciatore tedesco in terra ungherese affinchè quella situazione catastrofica subisse un miglioramento, e da anni lotta al fianco del marito.
La storia di Mahler somiglia a quella di tanti che nel corso dei decenni hanno subito condanne per il loro pensiero politico e più segnatamente per il fatto di aver espresso la loro opinione su determinati fatti storici, elevati al rango di veri e propri dogmi dei quali oggi è vietato discutere in base a leggi liberticide recentemente approvate da molti Stati d’Europa e del mondo.
Il modello giudeo-democratico uscito vincitore dalla Seconda Guerra Mondiale mostra il suo pugno forte contro persone anziane, inoffensive, ree soltanto di esprimere un punto di vista diverso su fatti che non hanno alcuna ripercussione sul presente.
Allo stesso tempo permette giornalmente il verificarsi delle peggiori angherie e le lascia impunite, in preda ad un buonismo ipocrita che si manifesta solo in determinate circostanze.
D’altronde fin dal Processo di Norimberga, tenutosi nella famosa città tedesca all’indomani della fine del conflitto, si è rivelata la volontà del sistema di annientare in maniera netta e definitiva ogni briciola di Nazionalsocialismo che potesse in qualche modo, anche il più piccolo, disturbare quelli che sarebbero stati i manovratori del progetto mondialista.
La sommarietà e la facilità con cui vennero emesse allora sentenze di morte o di carcere a vita somiglia a quella con cui oggi vengono espressi giudizi su intellettuali, storici, e in generale chiunque osi porsi delle domande scomode.
Questo accanimento che nei decenni non ha perso la propria violenza è dettato essenzialmente dalla paura che alcune tra quelle che il potere vuole imporci come certezze perdano, attraverso una messa in discussione fondata, la propria stabilità.
Come abbiamo visto tutte le nazioni, tutti i governi, ad eccezione di pochissimi che si trovano comunque fuori dal continente europeo, cooperano in questa opera finalizzata in ultima analisi a silenziare il dissenso.
Vana è stata l’illusione di Mahler di trovare in un esecutivo come quello ungherese un’espressione di effettiva sovranità.
Il sistema democratico, che nel millenovecentoquarantacinque ha imposto le proprie regole all’Europa, non consente che si esca fuori dal seminato, ed è quindi ovvio che ogni governo, dallo Stato più piccolo a quello più grande come estensione territoriale, le segua in tutto e per tutto.
Certo, ci possono essere discussioni artefatte e fittizie su temi quali ad esempio l’immigrazione, volte a spostare da una parte all’altra della partitocrazia il consenso elettorale, ma non si va oltre ciò, e nessuna classe politica ha interesse a tagliare le vere radici da cui nascono i mali della nostra società.
D’altronde non potrebbe essere altrimenti, perché è grazie al mantenimento di questo stato di cose che ai governanti viene concesso di mantenere la posizione privilegiata che occupano.
Orban, così come la Le Pen fino ad arrivare al neo italico Salvini, urlano, sbraitano, cavalcano il confusionario dissenso popolare scatenato dalla crisi economica mondiale della quale essi stessi con le loro scelte nelle sedi istituzionali nazionali e continentali sono stati artefici, ma tuttavia non mettono in discussione in alcun modo le dinamiche perverse del sistema capitalista, dimostrando di essere, alla prova dei fatti, assimilabili nella sostanza ai partiti progressisti che tanto avversano nei comizi.
Oltre a non rappresentare alcuna discontinuità per quel che riguarda il presente e il futuro, costoro non si sognano minimamente di mettere in discussione il passato: parliamo infatti di feroci antifascisti, che devono parte della loro carriera politica al fatto di aver saputo esprimere bene e a chiare lettere questo tipo di sentimento.
In ogni ricorrenza storica non perdono occasione per uniformarsi al pensiero comune, ripetendo stancamente i messaggi che da decenni ormai siamo abituati in certe date ad ascoltare.
Non ci stupisce quindi che i partiti dell’estrema destra approvino in Europa le leggi di stampo revisionista che vengono commissionate dal giudaismo internazionale ai parlamenti nazionali, e non ci meraviglia che quando Orban si sia trovato davanti ad un caso come quello di Mahler abbia rifiutato di porsi contro la logica che da sempre lo ha accompagnato.
Sbaglia chi si aspetta qualcosa di diverso da ciò, chi crede, specialmente tra i giovani, di trovare in questi leader, espressioni del capitalismo borghese e reazionario, una risposta politica alla loro domanda di fascismo.
Non basta riempirsi la bocca di parole come Patria e Nazione, occorre dimostrare con i fatti di conoscere il significato delle parole che si utilizzano e il primo passo sarebbe rispettare quei movimenti che in passato hanno saputo valorizzare al meglio quei concetti.
Di certo a farlo non sarà chi si avvale dello strumento del voto per entrare in istituzioni che altro non sono che espressioni di un sistema mondialista.
Occorre notare infatti che spesso e volentieri le nazioni dove agiscono questi patrioti sono quelle, specialmente nell’est Europa, dove vigono le norme più restrittive in materia di revisionismo, senza che nessuno tra loro dica nulla.
Dal canto nostro restiamo al fianco di tutti coloro che vengono perseguitati dalla legge per motivi politici e ideologici, come Mahler e tanti altri ingiustamente privati della libertà e costretti a vivere reclusi in casa o in carcere, consapevoli che la loro è la nostra battaglia.
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Proscritti, orfani di una nazione scomparsa. Rompiamo l'accerchiamento psicologico di chi ci vorrebbe nel ghetto, nella fogna delle opinioni irricevibili. Navighiamo a vista nelle rovine elettroniche del nostro tempo per preparare il terreno culturale della riscossa ideale.
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venerdì 23 giugno 2017
Horst Mahler: storia di un crimine democratico
martedì 23 maggio 2017
Israele globale»: a un passo dal trionfo; a un passo dalla catastrofe
Tutto si compie: la frammentazione della ummah, il rimodellamento del Vicino Oriente e del Nord Africa; l’annichilimento delle ultime repubbliche sociali e nazionali – l’irachena e la libica -; la balcanizzazione della repubblica di Siria, del cui sangue si stanno abbeverando “amici” e nemici; le nuove armi dislocate nell’Arabia occupata [probabilmente anche di tipo nucleare], per l’esclusivo interesse della dittatura sionista, stato d’occupazione della Terra Santa, centro propulsore della metastasi planetaria definita «mondialismo» e/o «globalizzazione». Sol per ciò che riguarda la distruzione della Siria: in un’orgia di depistaggi, in un sabba di bugie strillate su tutti gli schermi televisivi, quasi nessuno riesce più a orientarsi e a comprendere chi sia schierato contro chi; quali siano i fronti, quali gli amici e quali i nemici; eppure, se solo ci si soffermasse a riflettere, se solo si possedesse un po’ di memoria storica; se si avesse la capacità di ordinare e sintetizzare gli eventi succedutisi negli ultimi anni, la verità – una e innegabile! – apparirebbe in tutto il suo fulgore.
Solo pochi anni fa ci fu chi, come Samuel Huntington, teorizzò il concetto di “scontro di civiltà”: per un pubblico rozzo e indotto come quello statunitense, affermare che il “terrorismo islamico” derivi dalla “natura intrinsecamente malvagia dei musulmani”, di “uomini primitivi invidiosi del benessere occidentale”, fu sufficiente a spacciare la giustezza di “Enduring Freedom”. Così, l’Huntington: “L’attuale situazione politica globale è dominata dalle guerre musulmane. I musulmani combattono tra di loro e combattono i non musulmani molto più di quanto non facciano le altre civiltà. Le guerre musulmane hanno rimpiazzato la guerra fredda come forma principale di conflitto internazionale. Queste guerre includono guerre terroristiche, guerre sotto forma di guerriglia, guerre civili e conflitti tra Stati. Questi esempi di violenza potrebbero confluire in un grande scontro di civiltà tra l’islam [in minuscolo – n.d.r.] e l’Occidente o tra l’islam e il resto del mondo” (1). A questo fomentato clima d’odio sarebbe seguito il più plateale casus belli della storia contemporanea, la «Pearl Harbour del XXI secolo»: l’«11 settembre 2001». Così, dello «stato di guerra permanente», di cui il settore petrolifero e il business degli armamenti avevano impellente necessità, si farà ridicolo propagandista George Walker Bush junior: chi sia stato costui e da chi sia stato manovrato, varrà la pena ricordarlo ancora una volta: “… le ebraicissime American Enterprise, il JINSA (Jewish Institute for National Security Affairs) e il PNAC (Project for a New American Century) presero concretamente possesso del governo Bush junior, preparato l’«11 Settembre», elaborato la «dottrina Wolfowitz» e scatenato la superpotenza nella destabilizzazione di tutti i paesi islamici attualmente o potenzialmente ostili a Israele, passata mediaticamente come «guerra al terrorismo globale». Dal Council on Foreign Relations dei Rockefeller sono germinati il Bilderberg Group (una «bilaterale» che lega indissolubilmente i paesi europei alla NATO) e la Trilateral Commission (che unisce nei suoi recessi anche gli interessi privati giapponesi, oltre a quelli euro-americani)” (2). A ulteriore conferma di quanto fin qui affermato, l’ebreo Leon Hadar, ex direttore del «Jerusalem Post» e membro del «Cato Institute» (3), si lascerà sfuggire alcune frasi rivelatrici: “Ora che la guerra fredda è solo un ricordo, il complesso della politica estera americana si è messo alla ricerca di nuovi nemici [sic!]. Possibili candidati al rango di nuovi malviventi globali sono: l’instabilità europea, la proliferazione nucleare, il narcotraffico e soprattutto il cosiddetto “pericolo verde”, cioè la minaccia mondiale islamica … Simbolo di questo pericolo sono i fondamentalismi islamici in Medio Oriente – i «Fundie» - , per usare un termine funzionalmente usato dall’«Economist»”(4).
Se la guerra fredda sovvenzionò per mezzo secolo il business militare degli USA, dei suoi satelliti-NATO e dell’URSS [come ben sanno i popoli di tutti e cinque i continenti emersi], dopo l’avvenuta implosione di quest’ultima, l’allora segretario generale della NATO Willy Claes, identificherà nell’Islâm“qualcosa di estremamente pericoloso”, e aggiungerà: “la NATO è molto più di un’alleanza militare. Essa si è promessa di difendere i principi fondanti che uniscono America del Nord ed Europa occidentale” (5). Col crollo sovietico, dunque, gli USA e i loro servi atlantici della NATO avvertiranno immediatamente la necessità di creare [inventandole sempre dal nulla] nuove minacce globali, nuovi pericoli-fantasma legittimanti i più disparati «interventi umanitarî», e sotto tutte le latitudini; per tale scopo verrà coniata tutta una letteratura propagandistica che si avvarrà di roboanti frasi da indirizzare alle greggi lobotomizzate di qua e di là dell’Atlantico, slogans come: «Stato canaglia», «Siamo tutti americani», «Chi non è con noi, è contro di noi», etc., mentre si ripristinerà l’uso di un lessico – vetero-giudeo-massonico – adombrante alle sì dette «primavere» e, successivamente, alle «rivoluzioni colorate». Oggi, dementi a parte, si è finalmente compreso quale sciagura abbia rappresentato per il mondo islamico l’espressione «primavera araba» [fenomeno da qualcuno più giustamente definito «inverno sionista»]. Detto di sfuggita, si rammenterà ancora una volta il reiterato uso dell’espressione giudeo-massonica «primavera», come storicamente attestato dalla rivoluzione borghese del 1848, allora definita «primavera dei popoli». Quest’apparente «primavera araba» rappresenta il capitolo conclusivo di una sequela di conflitti di svariata intensità, il cui obiettivo dovrà coincidere con l’ultimazione della «Grande Israele», processo iniziato con l’incistamento sionista avvenuto sotto copertura britannica, e che ormai conta un secolo d’età: “La stagione degli sconvolgimenti del Levante inizia col crollo dell’Impero Ottomano, nel 1922, e con la successiva spartizione delle terre dell’impero ... La Società delle Nazioni affiderà alla Gran Bretagna un Mandato sulla Palestina. Il fine dichiarato: proteggere questa popolazione, favorendone lo sviluppo. Il fine reale: consentire alla Gran Bretagna l’allontanamento di qualsiasi altra potenza dal canale di Suez, la trachea dell’impero (come avrebbe dichiarato Anthony Eden). Il governo inglese verrà meno agli obblighi di potenza mandataria che le furono affidati dalla Società delle Nazioni quasi da subito. Infatti, dal 1922 fino al 1936, favorirà in maniera indiscriminata l’immigrazione di ebrei sionisti dall’Europa in Palestina [benché l’inizio dell’immigrazione giudaica di massa debba farsi risalire alla fine dell’Ottocento – n.d.r.] … Poi, allo scoppio della seconda guerra mondiale, gli inglesi arruoleranno tra i sionisti in Palestina un esercito, la Divisione Ebraica, che nel 1948 consentirà alla minoranza ebraica presente in loco il colpo di Stato che avrebbe poi condotto alla creazione del sì detto «Stato di Israele» [ciò dovrebbe pure dimostrare l’infondatezza delle teorie di certi bugiardi imbrattacarte i quali, solo pochi anni addietro, hanno ipotizzato l’esistenza di un fantomatico «asse Roma-Berlino-Tel Aviv»]” (6). Dalla fine della seconda guerra mondiale, cioè da quando l’«asse Washington-Mosca-Londra-Tel Aviv» – esso sì, realmente esistito e ancora oggi esistente! – avrà mano libera in Europa e nel Vicino Oriente, i massacri, gli stupri, i furti compiuti contro il popolo palestinese, da parte del terrorismo ebraico, saranno ininterrotti: Deir Yassin [1948], Tantura [1948], Dawayama [1948], Kibbya[1953], Kafr Kassem[1956], Khan Younis [1956], Rafah [1956] fino alla carneficina di Sabra wa-Shatila, organizzata dal premiato macellaio Ariel Sharon [1982], e ciò, solo per attenersi alla Palestina occupata. Più in generale, volendo citare altre crudeli aggressioni patite dal mondo arabo-islamico, ci si chiede: chi ha memoria del colpo di Stato del 1956 – organizzato dalla CIA e dall’MI6 - che in Iran porterà al governo l’agente sionista Reza Pahlevi? Chi si ricorda delle carneficine che il macellaio Teymur Bakhtiar compirà contro il popolo iraniano? E, volendo citare storie a noi più vicine: chi è a conoscenza della bomba nucleare sganciata tra Bassora e il confine iraniano, nel 1991, durante la prima aggressione effettuata contro il popolo iracheno (7)? Chi ricorda la bugia delle “armi di distruzione di massa di Saddam” sventolata dall’infame Powell tra i banchi di quella corrotta assemblea rispondente all'acronimo ONU? Chi ricorda le quasi quotidiane mattanze compiute contro gli shi’iti afgani e pakistani? Chi possiede ancora memoria della resistenza di Falluja [2004], delle raccapriccianti immagini di cadaveri carbonizzati col fosforo bianco americano? E dei bambini di Gaza, smembrati e bruciati dagli F-16 di Tel Aviv [«Operazione piombo fuso»], dei piccoli martiri con gli arti inferiori fusi dal fosforo bianco sionista, chi se ne ricorda? Insomma, quale abisso di mala fede può fingere di ignorare sì tante brutalità a senso unico, puntualmente dettate dall’assoluto disprezzo per la vita umana, dall’istinto alla sopraffazione e al saccheggio dei beni altrui? E sarebbe responsabilità dei Musulmani, se essi stessi, defraudati della propria terra, depredati di tutte le risorse, massacrati in un perenne mattatoio a cielo aperto, minacciati persino d’estinzione, ancora oggi tentino di resistere alle aggressioni dei peggiori criminali di tutti i tempi?
Tutto si compie, certo; ma la battaglia non divampa più in Europa, un continente distrutto nel corpo e nell’anima: qui, ormai, la “scelta” è tra l’invertito che acquista l’utero di una donna sudamericana o Salvini, Macron o la Le Pen, il PD o i «cinquestelle»… Forza Nuova, appendice italiota dell’MI6, o la costola di certa massoneria da operetta meglio conosciuta con l’espressione «Casa Pound» (8): qui la “scelta” è tra il peggiore o il pessimo, protagonisti e antagonisti tutti iscritti sul medesimo libro paga. Ciò accade perché l’occidentale è diventato un informe caos rinchiuso in un involucro di pelle: aspettarsi da costui una forma di signoreggiamento sugli eventi è un’assurdità: ecco perché le sì dette “relazioni interpersonali” stanno fatalmente diventando un Alzheimer collettivo. E coloro i quali, tanti anni fa, fecero di Berlino un ammasso di macerie fumanti; coloro i quali, a Jalta, brindarono col sangue di milioni di vittime sul cadavere d’Europa, oggi, non possono che inseguire la propria coda, mordersela, come si osserva in talune visioni infernali dantesche. Jalta sopravvive ancora, a dispetto del raglio di tanti asini a cui nessuna «Iside» concederà mai salvezza [cfr. Apuleio: «Metamorphoseon libri XI», ovvero: l’«Asinus aureus»]; se non esistessero le due superpotenze che hanno raso al suolo il Terzo Reich, oggi, non sopravvivrebbe la più grande bugia di tutti i secoli: la sì detta «shoah». È col senso di colpa della shoah che si tiene sotto occupazione - fisica e mentale - ciò che resta dell’Europa; ed è sempre per mezzo di questa infernale bugia che si tiene la Palestina occupata con un pretesto. E chi sarebbero i guardiani della sì detta «shoah», oltre la mafia di Tel Aviv, se non Russi e Americani? Chi minaccia con i propri arsenali nucleari chiunque osi mettere in discussione il dogma fondante della globalizzazione [Repubblica Popolare di Corea]? Quanto al sì detto «leader delCremlino», al quale tanti poveri disorientati “antagonisti” ancora oggi si appellano, è bene ribadire perché costui permetta di utilizzare i fiumi siberiani alla stregua di discariche dell’industria chimica; perché non ostacoli il business della prostituzione globale, di migliaia di belle ragazze del sottoproletariato slavo deportate nei bordelli di mezzo mondo, le cui centrali di smistamento risiedono all’interno dei confini dell’entità sionista [sua cordiale compagna di merende]; perché non lesini persecuzioni ai superstiti storici revisionisti, mentre garantisce l’impunità di noti gangsters della finanza ebraica; sopra tutto, perché confermi, ad ogni «8 maggio», la sua devozione verso uno dei due «sciacalli d’Europa»: l’ormai defunta Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Ma, a bene osservare, Putin ha il “merito” d’aver saputo tutelare i suoi interessi a Tartous, e per questo ingenuamente scambiato per «benefattore del popolo siriano»: in questo equivoco risiede il punto di forza di tanti buffoneschi russofili nostrani, i quali confondono l’opportunismo affaristico con la filantropia e l’idealismo. Le vie del Signore sono misteriose, si potrebbe dire: che Putin abbia pattugliato e pattugli i cieli di Damasco, a volte rintuzzando le ingerenze NATO in Siria [in un gioco delle parti che non sfocerà mai in un vero conflitto], ha consentito alle Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran e ai Miliziani di Hezbollah di usufruire di un insperato alleato tattico, benché momentaneo e inaffidabile, contro l’espansionismo guerrafondaio sionista; ma tant’è: a Teheran è stato necessario fare di necessità virtù. Invero, anche nei cieli iraniani, nel corso degli ultimi quattro anni, l’orizzonte è andato viepiù incupendosi: Mahmoud Ahmadinejad, il solo capo di Stato che abbia indetto una conferenza sul revisionismo, il solo capo di Stato che abbia liberamente dimostrato l’infondatezza della shoah, è stato fermato in tempo prima di una quasi certa sua rielezione: quanto abbia influito in siffatta scelta la stessa Guida Suprema – Alì Khamenei –, non è dato sapere. Quel ch’è certo riguarda la figura del mellifluo Hassan Rouhani, rieletto mediante suffragio da molti considerato frutto di brogli. Frantumare il fronte shi’ita antisionista, far dimenticare alle giovani generazioni il retaggio spirituale della Rivoluzione di Khomeyni, la lotta per la liberazione dei Luoghi Santi della Palestina, è l’obiettivo primario delle forze al soldo di Tel Aviv e di Washington, forze purtroppo agenti anche all’interno dei confini della Repubblica Islamica. Oggi, se solo si facesse il paragone tra l’Iran di Ahmadinejad e quello attuale, risulterebbe difficile non provare sgomento: allora l’energia nucleare serviva a conservare la ricchezza nazionale derivante dalle esportazioni petrolifere, sì da ridistribuirla nello Stato sociale [per questo motivo i media occidentali lo descrissero alla stregua di un «nuovo Hitler»], oggi si fa buon viso a cattivo gioco al ricatto internazionale, creando fusioni bancarie col capitalismo russo; e tuttavia, se si osserva con più accuratezza questo nuovo corso politico, non si può non restare ammirati dal genio diplomatico iraniano. È pur vero che a patire di più, per la mancata rielezione di Ahmadinejad, saranno le frange meno abbienti del popolo; è pur vero che Rouhani stia perseguendo il bene dell’alta borghesia cittadina, piuttosto che quello degli oppressi delle campagne; ma è anche vero che, con la rielezione di costui, l’alleanza con Mosca sarà garantita per il bene di tutto il mondo shi’ita, dalla Siria allo Yemen. Si provi a immaginare quali sarebbero state le reazioni moscovite alla rielezione di un presidente che ha negato la shoah: quante probabilità sarebbero sussistite di vedere un’alleanza Ahmadinejad-Putin? È dunque così difficile scorgere l’abilità tattica del governo di Teheran? Qualcuno potrebbe obiettare che, senza scomodare Ahmadinejad, lo stesso Raisi avrebbe garantito la continuità con la Rivoluzione dell’imâm Khomeyni; ma qui è evidente la volontà di rassicurare l’alleato plutocrate del Cremlino, il quale, molto probabilmente, avrebbe poco tollerato l’elezione di un conservatore, di un amico del popolo. E se il covo di criminali del sì detto «CRNI» [Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana] (8), estensione del famigerato gruppo terroristico «Mojahedin-e Khalq», denuncia con veemenza l’avvenuta compravendita di voti che avrebbe consentito la rielezione di Hassan Rouhani (9), significa che la Guida Suprema, Alì Khamenei, ha compiuto un autentico capolavoro diplomatico finalizzato a mantenere in vita la pur scomoda alleanza con la Russia.
Tornando ancora sugli eventi riguardanti la piattaforma continentale anglo-giudeo-statunitense che alcuni ottusamente si ostinano a chiamare ancora “Europa”, essa funziona solo in quanto camera di mungitura delle residue risorse sociali e, sopra tutto, quale testa di ponte NATO per le guerre contro la resistenza antigiudaica e antisionista [oltre all’Esercito Repubblicano Siriano] dei Pasdaran, di Hezbollah, degli Houthi, blocco islamico shi’ita contro il quale, fino ad ora, le onde d’urto del capitalismo guerrafondaio occidentale si sono puntualmente infrante. Che la smidollata ed effeminata “europa” serva anche da laboratorio per taluni esperimenti di ingegneria terroristica, pare ormai accertato; che centinaia di milioni di cavie, di larve subumane ormai inette a tutto, vengano di tanto in tanto fatte esplodere in un teatro, in una scuola o in una pubblica via, conferma la regia occulta manovrante siffatti eventi. Come più volte stigmatizzato da queste pagine, nel secondo dopoguerra si organizzò un terrorismo di piazza rossonero allo scopo di mantenere i “vinti” sotto il tallone dei “vincitori”: per questo motivo si assoldarono schiere di ingenui, di destra e di sinistra, e se ne fece carneficina o carne da galera. Oggi, quella stessa strategia, riassumibile nel vecchio motto “divide et impera”, viene utilizzata allo scopo di garantire la sopravvivenza degli apparati atlantici e, sopra tutto, con l’obiettivo di coprire le spalle all’entità d’occupazione sionista [anche di questo s’è parlato nella recente kermesse di Taormina organizzata dal burattinaio mondialista]. Per far ciò, si terrorizzano ulteriormente le già disfatte masse del laboratorio europeo, sì da diffondere l’odio anti-islamico, fabbricare una fantomatica minaccia sempre aleggiante sulle lobotomizzate masse “computerizzate”, sì da fornire il pretesto di sempre nuovi interventi militari nel Vicino Oriente, sviare i sospetti sul vero artefice di questo piano e, “dulcis in fundo”, militarizzare porti, autostrade, stazioni ferroviarie, aeroporti … [mentre i luoghi di culto, i centri storici delle città, le opere d’arte vengono lasciate in balìa dei deportati dall’Africa, grazie anche al contributo della ex “Marina Militare Italiana”]. Azzerare il concetto di “patrimonio pubblico” in Europa, instillare nel labile immaginario collettivo scaricando la responsabilità di siffatto degrado sull’“immigrato islamico”, rende ancor più inattaccabile il vero nemico annidatosi nelle ambasciate straniere, nelle sale ministeriali, nelle redazioni giornalistiche e, sopra tutto, nelle basi militari della NATO; aizzare, uno contro l’altro, l’aspetto essoterico e quello esoterico dell’Islâm – volgarmente definiti: «sunnismo» e «sciismo» [Fritjof Schuon li definirà: «Islâm contingente» e «Islâm assoluto»]: ecco come si persegue l’interesse dell’internazionale ebraica in generale e dell’entità sionista in particolare, quest’ultima minacciata d’estinzione solo dai centotrentamila missili della Milizia del «Partito di Dio» dislocati nel Sud del Libano, e pronti a trasformare la centrale atomica di Dimona nella giusta Nemesi del solo stato-canaglia della Terra:“Nel 2006, il Movimento di Resistenza Islamica in Libano, Hezbollah, aveva circa 15.000 missili e razzi: durante la guerra dei 33 giorni ha sparato circa 4.300 razzi, una media di 130 missili al giorno, ha scritto Yaakov Katz, editorialista e analista militare del quotidiano «The Jerusalem Post». Oggi si ritiene che Hezbollah abbia circa 130. 000 missili e razzi, e si prevede che possa spararne circa 1.000 al giorno in un futuro scontro con Israele, ha spiegato ancora Katz. Inoltre, l'analista ha precisato che durante la seconda guerra del Libano, nel 2006, i missili di Hezbollah hanno colpito la città di Haifa, a nord dei territori occupati. Ma ora Hezbollah può colpire quasi ogni bersaglio di Israele. I missili di Hezbollah, sottolinea Katz, sono anche armati con testate più grandi, e hanno più precisione di lancio rispetto al 2006. Si ritiene inoltre che il movimento libanese abbia missili Scud, tra cui gli Scud avanzati D, ricevuti dalla Siria, con una gittata di 700 km, che mette nel suo mirino il reattore nucleare di Dimona e la centrale elettrica di Eliat Ashkelon. Hezbollah ha anche migliorato la sua capacità sul terreno: 5.000 dei suoi combattenti attualmente sono in Siria, e hanno raggiunto una grande esperienza sul campo di battaglia, ha ammesso Katz. Nei primi giorni di una guerra prossima, Hezbollah lancerebbe i suoi missili a lungo raggio per infliggere gravi danni e devastazioni a Israele prima che esso possa reagire. Tale devastazione sarebbe qualcosa che Israele non ha mai sperimentato, e l'elevato numero di vittime probabilmente avrebbe un tremendo impatto sulla nazione. Ciò significa che, se Israele vuole minimizzare la portata dei missili offensivi, dovrà essere molto più aggressivo di quanto non sia stato in passato, ha evidenziato l'analista. L'esercito israeliano ha ripetutamente avvertito che Hezbollah non è più lo stesso di dieci anni fa e che ora potrebbe sorprendere Israele con un attacco missilistico inimmaginabile nel caso di un'altra guerra” (10).
Insomma, se la dittatura della «Israele Globale» [dei suoi servi atlantici ed ex comunisti oggi riciclatisi come ipercapitalisti, in Cina, in Russia e altrove] sembra a un passo dal trionfo finale, se il suo disgustoso codazzo multicolore, transessuale, sembra debordare ovunque come liquami fognarî durante un’alluvione, parimenti essa parrebbe ritrovarsi a un passo dalla completa disfatta: ciò significa che non tutto è perduto, e che una nuova Alba potrebbe esser più vicina di quanto gli eventi lascino supporre.
NOTE:
- Samuel P. Huntington, “The Age of Muslim Wars”, in «Newsweek», gennaio 2002,http://www.msnbc.com/ news/672440.asp;
- http://www.maurizioblondet.it/la-beata-superclasse-mondiale-un-identikit
- Sul «Cato Institute», estrapolata da wikipedia, si può desumere la seguente ed esilarante prosa: “La sua missione è allargare il dibattito della politica pubblica ispirata ai valori tradizionali statunitensi, ovvero governo limitato, libertà individuali, libero mercato e pace [sic!]”:https://it.wikipedia.org/wiki/Cato_Institute;
- Nafeez Mosaddeq Ahmed: “DOMINIO”; Introduzione: “La propaganda del dopo-guerra fredda” [p. 13]. Fazi Editore, Roma 2003;
- «The Guardian», 3 febbraio 1995. Citazioni prese dalla stampa occidentale e accademica appaiono in Edward Said, Covering Islam, New York, Pantheon Books, 1981;
- Gilberto Roch: prefazione al libro di Antonella Ricciardi: “PALESTINA: UNA TERRA TROPPO PROMESSA” [pp. 5-6]; Controcorrente Edizioni, Napoli 2008;
- http://osservatorioiraq.it/l%E2%80%99accusa-del-veterano-la-terza-bomba-nucleare?cookie-not-accepted=1;
- www.grandeoriente-democratico.com/GOD_si_unisce_al_suo_Gran...;
- https://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana;
- http://www.ncr-iran.org/it/notizie/iran-news/6136-cresce-la-vergogna-per-gli-enormi-brogli-dopo-le-elezioni-farsa-in-iran;
- http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le bufale che spianano la guerra in siria linquisitrice boldrini in prima linea a diffonderle/82 19841/.
martedì 15 marzo 2016
Drieu La Rochelle: una vita per l'Europa
Nel marzo del '45 mentre, in un clima da crepuscolo degli Déi, la soldataglia yankee sta marciando su Parigi, muore suicida Drieu La Rochelle, uno dei maggiori esponenti del gruppo del cosiddetto "romanticismo fascista”.
L' idea del suicidio aveva attraversato la sua vita, come un filo rosso; a 7 anni di età in preda alla tristezza si punta un coltello al cuore, meditando il suicidio.
Il 20 agosto del 1914, nauseato dal meccanicismo della guerra moderna,dopo l' estasi eroica di una carica alla baionetta a Charleroi, vuole spararsi una fucilata, ma é dissuaso da un commilitone.
Il suicidio di DRIEU non va assolutamente interpretato come atto di viltà per sottrarsi al plotone d' esecuzione o come il riconoscimento di una sconfitta delle proprie idee; egli non é né un vile né uno sconfitto.
L' idea del suicidio aveva attraversato la sua vita, come un filo rosso; a 7 anni di età in preda alla tristezza si punta un coltello al cuore, meditando il suicidio.
Il 20 agosto del 1914, nauseato dal meccanicismo della guerra moderna,dopo l' estasi eroica di una carica alla baionetta a Charleroi, vuole spararsi una fucilata, ma é dissuaso da un commilitone.
Il suicidio di DRIEU non va assolutamente interpretato come atto di viltà per sottrarsi al plotone d' esecuzione o come il riconoscimento di una sconfitta delle proprie idee; egli non é né un vile né uno sconfitto.
Il diritto di disporre della propria vita da parte di chi é giunto a dominare le proprie passioni e gli eventi che lo avvincono era affermato - in un contesto non cristiano - dallo stoicismo ( in modo particolare da Seneca ) e da altre dottrine consimili.
La vita terrestre veniva considerata come frutto di una libera scelta avvenuta in epoca prenatale, quindi l' uomo era totalmente padrone della propria esistenza.
Tuttavia Evola (2) avverte in ogni caso nel suicidio una componente "umana troppo umana" poiché chi ha raggiunto una dimensione superiore della esistenza avverte che " l' insieme di questa esistenza non é che .... un viaggio durante le ore di notte, come dicono gli orientali, un breve transito " e troncarla in modo violento significa una debolezza, qualcosa di non risolto e placato dal senso dell' eternità ... tanto più che si può sempre esasperare la vita come prova attraverso le vicende eroiche di una guerra, l' alta montagna, vi sono mille possibilità per porre al destino una domanda più perentoria ... ed avere dalle cose stesse la risposta della misura, in cui esiste una ragione profonda, impersonale del continuare qui una vita umana.
Il suicidio di La Rochelle, motivo conduttore di diversi romanzi, segue una sua linea evolutiva; mentre in "Feu follet" (1939) il suicidio di A. Rigaut ha un carattere meramente dimostrativo e vuole lasciare sugli altri "una macchia indelebile ... voi non pensavate a me, ebbene non mi dimenticherete più" denotando qui di un forte attaccamento alla vita che solo in questo modo può essere vissuta dal personaggio; in Gilles che fa la scelta suicida di restare con i franchisti in una roccaforte assediata e nell' "Uomo a cavallo" dove J. Torrijos il protagonista che mescola il sangue degli Incas e dei conquistadores spagnoli "si inoltra in una giungla ostile il suicidio ha il carattere di un atto sacrificale "il sacramento ritrovava tutto il suo significato. La vita e la morte si congiungevano nell' ostia, la vittima innalzata dal prete. Gesto eterno di tutte le religioni, il sacrificio che non fa altro che radunare e stilizzare il gesto del la vita.
L' uomo nasce per morire, e non é mai così vivo come quando muore. Ma la sua vita ha senso solo se la dona invece di attendere che gli venga ripresa", così pure nei "Cani di paglia" dove l' identificazione di Constant, che si fa saltare in aria assieme agli occupanti di un deposito d' armi, é totale.
Il sacrificio attuato dallo scrittore normanno, attento lettore delle Upanishad, può essere assimilato al sacrificio dei legionari rumeni della Guardia di Ferro che nel la dottrina legionaria era giustificato ( 3 ) alla luce di quella che Mircea Eliade – il quale fu membro di un Cuib della Guardia - chiama la teoria arcaica della rigenerazione periodica delle forze sacre.L' uomo nasce per morire, e non é mai così vivo come quando muore. Ma la sua vita ha senso solo se la dona invece di attendere che gli venga ripresa", così pure nei "Cani di paglia" dove l' identificazione di Constant, che si fa saltare in aria assieme agli occupanti di un deposito d' armi, é totale.
L' uomo arcaico - dice Eliade - rinnova, col sacrificio, l' atto creativo delle origini, per impedire l’ esaurirsi della forza sacra; ebbene il sacrificio legionario é appunto un sacrificio "arcaico", perché i militanti della Guardia dichiarano di sacrificare se stessi per rigenerare la stirpe e impedirne la scomparsa".
Allo stesso modo Drieu si è immolato come vittima sacrificale per fare risorgere l' Europa.
L' europeismo di Drieu deriva dalla consapevolezza del declino del ruolo della Francia nel contesto continentale come pure l'accettazione del ruolo egemone della Germania, poiché(4)
"il predominio di 85 milioni di tedeschi su 200 milioni di europei, è inevitabile per la sopravvivenza dell' Europa in un secolo di grandi imperi e di grandi autarchie, di fronte alla massa americana di 200 milioni dominati dal vecchio nucleo anglo-sassone, di fronte alla massa asiatica di centinaia di milioni dominata da 85 milioni di giapponesi, alla massa russa di 180 milioni, o meglio di 90 milioni di ucraini e il resto confuso degli allogeni. In questa Europa e su questo pianeta, è terminato il ruolo della Francia inteso nel senso tradizionale degli ultimi secoli, come nazione assolutamente autonoma e sovrana ".
La patria che vuole costruire sarà “compatta come un blocco d' acciaio, come una calamita. Tutta la limatura d' Europa vi si aggregherà per amore o per forza ... e allora davanti a tale blocco l' Asia, l' America, 1' Africa diventeranno polvere.
Tuttavia in seguito, negli anni del collaborazionismo, denuncerà i limiti della politica dei tedeschi considerata meramente espansionistica.
Di diverso parere a tale riguardo é (5) il Marengo secondo il quale:
"invece di occupare tutta la Francia, dall'Atlantico al Mediterraneo, invece di impossessarsi del Marocco e della Tunisia sino alla fine della guerra, Hitler si lasciò andare al romanticismo, alla generosità. Non fu un vincitore dei francesi, fu un amico. Tre anni dopo dalle coste dell' Africa francese doveva partire l' attacco alleato preludio della vittoria ".
Drieu avverte la decadenza che pervade la Francia, l' Europa, come qualcosa di palpabile " io soffro per il corpo degli uomini,...che cosa orribile camminare per le strade e incontrare ... tanta tristezza, tanta imperfezione: schiene curve, spalle cadenti, ventri gonfi, cosce magre ..." e crede nell' azione rivitalizzante del fascismo.
Dalla constatazione di tale decadenza deriva l' avversione per l’ebreo che considera "il tipo perfetto del decadente" il democratico borghese; i francesi stanno per diventare quello che già i giudei erano diventati " i Giudei prima di essere giudei, erano stati ebrei, come i Greci erano stati gli Elleni prima di diventare Greci".
Lo scrittore normanno è anche nettamente contrario a considerare i tedeschi unici rappresentanti della stirpe ariana (6) "non dimentichiamo che cos'era l' Italia romana.
Dalla constatazione di tale decadenza deriva l' avversione per l’ebreo che considera "il tipo perfetto del decadente" il democratico borghese; i francesi stanno per diventare quello che già i giudei erano diventati " i Giudei prima di essere giudei, erano stati ebrei, come i Greci erano stati gli Elleni prima di diventare Greci".
Lo scrittore normanno è anche nettamente contrario a considerare i tedeschi unici rappresentanti della stirpe ariana (6) "non dimentichiamo che cos'era l' Italia romana.
Era completamente celtica nella valle del Po; d'altronde i romani erano un popolo chiara mente ariano, strettamente imparentato nella sua struttura sociale e spirituale sia con l'India vedica che con la Gallia celtica e la Germania.
La contrapposizione tra mondo latino e germanico, o fra mondo latino e celtico deve essere ... esaminato alla luce delle nuove vicende storiche ... in Italia vi sono molti elementi nordici: celti e romani nell' antichità,
longobardi e normanni più tardi" agli auspica un ritorno ad una unione continentale simile al Sacro Impero romano germanico sotto le insegne del Nuovo Ordine- avente la stirpe germanica come elemento unificante.
Durissimo é il giudizio sul Comunismo, dal quale pure era. stato tentato, che considera
La contrapposizione tra mondo latino e germanico, o fra mondo latino e celtico deve essere ... esaminato alla luce delle nuove vicende storiche ... in Italia vi sono molti elementi nordici: celti e romani nell' antichità,
longobardi e normanni più tardi" agli auspica un ritorno ad una unione continentale simile al Sacro Impero romano germanico sotto le insegne del Nuovo Ordine- avente la stirpe germanica come elemento unificante.
Durissimo é il giudizio sul Comunismo, dal quale pure era. stato tentato, che considera
"una manifestazione fatale di impotenza, di miseria e di disastro ... seduto nel bel mezzo dei libri magici di economia politica, il comunismo diviene Karl Marx, l'ebreo dalla grossa testa pelosa che, tranquillamente combina le rivoluzioni armate. Ma i figli di questo mostro, i marxisti, sono ancora più irreali ed inefficaci del loro padre.
annunciano ogni mattina ...la dittatura del proletariato ... ma basta l' apparizione di quattro squadristi armati di manganello ... perché si trasformino in fuggiaschi, in esiliati … a meno che come in Russia, in seguito ad una catastrofe militare, non vi sia nessuno a fronteggiarli".
Parimenti "detesta la democrazia, il parlamento, i marchesi patrioti e affaristi, i deputati avvocati, il partito radicale con i suoi comitati massonici e il suo senato di vecchi sadici... -a posizione di Drieu nel campo spirituale non appare delineata in nodo del tutto chiaro e univo co poiché se da un lato, é decisamente avverso (7) "all'opposizione fra cristianesimo e paganesimo, in cui Nietzsche si è chiuso ... Nietzsche opponeva ingiustamente il cristianesimo attuale, che é interamente degenerato ed imbecille, al paganesimo" poiché "i semiti devono tutto quello che di più alto ha la loro religione a popoli non semitici ... agli egiziani, ai sumeri che hanno ispirato i Caldei - e agli ariani. Tutto quello che é nella Cabala si trova già nelle Upanishad ... in Pitagora e Platone ... e attinge sia alle più antiche dottrine ariane, sia alla più recente di esse, la filosofia di Platone".
Inoltre afferma che l' idea di trinità, essenzialmente dialettica è inconcepibile al di fuori dello spirito greco ed auspica una riconciliazione fra il complesso pagano e quello cristiano; e tale sforzo di riconciliazione, si apre in un contesto del tutto diverso, si può trovare anche nelle teorie di Herman Wirth, studioso olandese (8) secondo il quale il cristianesimo avrebbe origine dalla tradizione conservatasi fra un gruppo atlantico della Galilea, paese ricco di tracce della civiltà megalitica solare.
Inoltre afferma che l' idea di trinità, essenzialmente dialettica è inconcepibile al di fuori dello spirito greco ed auspica una riconciliazione fra il complesso pagano e quello cristiano; e tale sforzo di riconciliazione, si apre in un contesto del tutto diverso, si può trovare anche nelle teorie di Herman Wirth, studioso olandese (8) secondo il quale il cristianesimo avrebbe origine dalla tradizione conservatasi fra un gruppo atlantico della Galilea, paese ricco di tracce della civiltà megalitica solare.
Gli episodi più salienti della vita di Gesù, fino alla sua crocifissione, che riprende il tema del dio-anno, sarebbero prove, simboli della tradizione nordico-atlantica. Cosi il Wirth parla di un monoteismo nordico primordiale e di un cristianesimo nordico - cosmico- che risalirebbe dunque a migliaia di anni avanti Cristo e non avente, naturalmente, che fare con gli ebrei, dall’altro afferma che “io dico Dio per abitudine occidentale. Ma questa parola non ha nulla da spartire con la nozione grossolana e ridicola del Geova ebraico. Non esiste tanto Iddio quanto il divino; quel che gli indiani chiama no il sè, l’Atman, con altra espressione, il Brahman, inoltre, Drieu in assonanza con Meister Eckhart considera l’anima increata ed increabile e si reputa estraneo all'idea cristiana della creazione ex nihilo dell’anima.
Nell'evocare gli spiriti che vegliano sulle vette al di sopra dei due versanti del pensiero ariano: l’indiano e l’occidentale, trae alcuni principi di tale spiritualità: il sentimento di consanguineità con gli dei (agli dei bisogna farsi simili non agli uomini da bene; Plotino) , la rivalutazione del mondo, dei “corpi”, intesi come epifania del divino (dottrina dell’emanazione di Plotino).Ma ormai tutto è inutile gli spiriti evocati non rispondono, le lenti Gog e Magog imperversano e l’Europa se ne va a pezzi sospinta dai quattro venti del disastro: vento asiatico, vento slavo, vento ebraico, vento americano, e dal quel giorno , come afferma Adriano Romualdi, è sceso un solstizio d’inverno, un’interminabile solstizio di servi e di vergogna. Ma anche nel Kaly-Yuga più oscuro e tenebroso è sempre possibile la resurrezione della luce.
Loris Malagoli.
Articolo apparso originariamente sulla rivista mensile "AVANGUARDIA", n.38 del Maggio 1988.
Note:
- termine adottato da Paul Serant come titolo di un suo libro sui principali esponenti della cultura fascista in Francia; Drieu la Rochelle, Brasillach, rebatet, Alphonse de Chateaubriand, Abel Bonnard.
- ETICA ARIA pagg.8-10; Quaderni Evola – Edizioni Centro Studi Evoliani-.
- Claudio Mutti: Spiritualità legionaria-Domani n.2/3 pag.55 e Miercea Eliade; Trattato di Storia delle religioni, pag. 359.
- Nouvelle Mesure de la France, 1940, Drieu La Rochelle.
- P.Marengo, L’Ultimo signore degli Arii, Padova 1980, pag. 20.
- Drieu La Rochelle, N.R.F. 1940.
- Drieu La Rochelle, Le Journal d’un delicat, e “notes puor comprendre le siècle”, 1941, pag. 26
- Julius Evola, Il mito del Sangue, Padova, 1978.
Testi critici su Drieu La Rochelle, AA.VV. Drieu La Rochelle, il Mito dell’Europa.
Diorama Letterario n.39-40, 1981
TARMO KUNNAS, la tentazione fascista, Akrpopolis, 1982
ZEEV STERNHELL, nè Destra, né Sinistra: la nascita dell'ideologia fascista, Akropolis, 1985
venerdì 16 agosto 2013
Mondialismo e società segrete (seconda parte)
Pubblichiamo la seconda parte dello studio, redatto da Paolo Taufer (e curato da Paolo Rada per le edizioni di “Avanguardia”) estrapolato dal Volume: "Il mondialismo: da dove viene e dove porta", atti del 3° Convegno di studi cattolici edito a cura della Fraternità sacerdotale San Pio X.
Le società segrete attingono dunque dalla stessa linfa di una rete sotterranea e invisibile di vasi comunicanti che oggi avvolge il pianeta. Circa il modo di operare soprattutto di quelle superiori, possiamo dire che non è tanto importante pe esse intervenire sulla scena aperta del mondo, quanto muovere con leggerezza e discrezione le coscienze: è l'azione, infatti, dell'Autorità sul Potere che il Guénon (*) maestro insider, di quel mondo iniziatico dove si coltiva la scienza che sa manipolare le forze, lumeggia col solito acume: "Un potere occulto - dice - di ordine politico e finanziario, (cioè il potere N.d.R.) non dovrà essere confuso con il potere occulto di ordine puramente iniziatico (cioè l'autorità N.d.R.) ed è facile comprendere che i capi di quest'ultimo non si interessano affatto alle questiono politico-sociali in quanto tali., anzi potranno anche avere una bassissima considerazione per coloro che si consacrano a questo genere di lavoro (...) Un altro punto da tenere presente è che i Superiori Incogniti, di qualunque ordine siano e qualunque sia il campo in cui vogliono agire, non cercano mai di creare dei "movimenti"(...) essi creano solo degli stati d'animo (état d'espirit), ciò che è molto più efficace, ma forse un poco meno alla portata di chiunque. E' incontestabile che la mentalità degli individui e della collettività può essere modificata da un insieme sistematico di suggestioni appropriate; in fondo l'educazione stessa non è altro che questo, e non c'è nessun "occultismo" (...) Uno stato d'animo determinato richiede, per stabilirsi condizioni favorevoli, e occorre approfittare di queste condizioni, se esistono, o provocarne la realizzazione. (8)
E' questa l'essenza della cosiddetta Arte Reale massonica, definita dal mago martinista Papus, famoso occultista dei primi del secolo, vescovo gnostico e membro per un certo tempo della società teosofica, come:
"la vecchia scienza dell'organizzazione sociale uscita dagli antichi santuari d'Egitto e pienamente conservata in certi centri detti ermetici". (9)
Struttura delle Società Segrete
Secondo il martinista Pierre Mariel, indubbio conoscitore della materia, le società segrete possono classificarsi in:
Società segrete inferiori, note al pubblico, come i primi tre gradi della massoneria, detti azzurri.o i cerchi esterni della società teosofica o clubs come il Rotary, il Rotaract, il Lions, il Kiwanis, la Round table, da non confondersi con quella storica fondata da Cecil Rhodes), il Soroptimist, ecc. tutti questi fungono da riserve di pesca per gli iniziati: del resto, il Rotary, il più noto e antico fra detti clubs – incontestabile veicolo al pari degli altri degli ideali massonici di fraternità, solidarietà e universalità – venne fondato a Chicago il 23 febbraio del 1905 da un massone d’alto rango, l’avv. Paul Harris e da altre tre colleghi, massoni come lui. Il reclutamento nelle società segrete inferiori avviene per cooptazione: si tratta per lo più di gente in buona fede, profondamente convinta di un ideale religioso, filosofico o politico. I nuovi iscritti vengono studiati e, se non dimostrano di essere adatti vengono avviati verso binari morti. Altrimenti vengono orientati verso la seconda categoria di società segrete.
Stephen Knight nella sua opera “The Brotherhood” (11) rivela in proposito che solo un quinto dei maestri massoni, titolo che compete al 3°, giunge all’Arco Reale (Holy Real Arch), passaggio fra il terzo grado e i livelli superiori (pag.235). La selezione man mano che si sale diventa sempre più stretta: in Inghilterra il 31° (Commendatore Grande Ispettore Inquisitore) è ristretto a 400 membri, il 32°(Sublime Principe del Real Segreto) a 180, e il 33° (Grande Ispettore Generale) a soli 75 membri. (pag.41)
Società segrete intermedie o di quadri, veramente segrete, i cui membri delle società segrete sono sconosciuti ai membri delle società segrete di base.
"Il nuovo iscritto è scelto d'autorità. Un rifiuto da parte sua lo esporrebbe a sanzioni imprevedibili"; egli deve, ormai, obbedire perinde ac cadaver, la minima indiscrezione, la minima imprudenza, sarebbero punite in modo radicale. Queste società di quadri modificano, secondo le circostanze, i propri nomi, e perfino le proprie strutture. Perciò non vengono scoperte se non dopo la loro scomparsa o metamorfosi. (12)
"Questi gruppi... si considerano al di la del bene e del male... controllano i meccanismi più importanti degli stati, così come i grandi organismi mondiali politici ed economici...
Ma queste associazioni, più che comandare eseguono. L'elaborazione del piano spetta alle società segrete di terzo grado."(13)
Le società segrete superiori (l'Autorità, ndr) che sono completamente sconosciute, ignorate dalle società segrete inferiori e "per le società segrete di quadri costituiscono un soggetto tabù".
"... Questo stato maggiore internazionale è composto soltanto da un esiguo numero di iniziati... alcuni di loro vivono, clandestinamente, un'esistenza ritirata, ascetica: nessuno sospetta la loro influenza o addirittura la loro identità. Tutti questi adepti hanno poteri immensi. Sembra che siano animati unicamente dalla volontà di potenza o - chi sa? - dalla fede in una missione universale..." Le società segrete superiori lavorano con le "forze irrazionali che, con una certa approssimazione, si chiamano magia, occultismo... Esse lasciano ai profani (o agli sciocchi) la caricatura di queste forze formidabili. Liberandosi da ogni sentimentalismo, hanno separato il buon grano dal loglio, cioè la superstizione dalla realtà. (14)
Il Mariel cita anche la suddivisione dell'umanità così come era stata operata da un celebre mago nero russo, Gurdjeff - che fu compagno di studi di Stalin nel seminario di Alexandropol (15). Essa si articolava su quattro cerchi concentrici.
Passando dal centro verso la circonferenza egli individuava dapprima un cerchio interno: "che riunisce gli umani completamente svegli (=uomini "rigenerati" attraverso la magia, gli alti iniziati, i maghi, ndr) capaci di svegliare coloro che hanno selezionato. Tra questi adepti non vi può essere discordia. La loro attitudine è profondamente coordinata e li conduce verso uno scopo comune, senza la minima deviazione o costrizione". (16)
Viene poi il cerchio mesoterico intermedio, i cui membri sono a conoscenza degli scopi da raggiungere, ma non ancora in grado di tradurli in azione.
Il terzo cerchio, exoterico, cerchio esterno della parte interna dell'umanità, agli uomini che vi fanno parte sono affidati compiti prettamente esecutivi.
Il quarto cerchio è per Gurdjeff "il cerchio di Babele o della confusione delle lingue", dell'umanità addormentata, dei non iniziati, della mandria dei montoni, protagonisti di una storia edificante che il Gurdjeff amava raccontare ai suoi discepoli e che affido al giudizio del lettore:
"C'era una volta un mago ricco e avaro che possedeva molte mandrie di montoni. Non assoldava pastori né recingeva i pascoli. I montoni si sperdevano nei boschi, cadevano nei burroni e soprattutto scappavano all'avvicinarsi del mago, poiché avevano sentore ch'egli faceva della loro carne e del loro vello. Cosicché il mago trovò il solo rimedio efficace: Ipnotizzò i montoni e suggerì loro per prima cosa che essi erano immortali e che il fatto di scorticarli era eccellente per la loro salute. Poi, suggerì loro che egli era una buona guida , pronta a qualsiasi sacrificio per i suoi cari montoni che non erano più montoni. A questi suggerì loro che erano leoni, aquile o perfino maghi. E così il mago visse senza preoccupazioni. I montoni rimanevano sempre accanto alle loro mandrie, e aspettavano con serenità il momento in cui il mago li avrebbe tosati e sgozzati". (17)Dulcis in fundo il martinista Mariel conclude citando un famoso mago polacco, membro di una società segreta del XIX secolo di nome Wronsky-Hoene, che dichiarava:
"Tutte le società segrete esistite e esistenti ancora sulla nostra terra, tutte le mosse da molle misteriose che le fanno dominare il mondo malgrado i governi, nascono in uno scenario mistico. Queste società segrete create a misura dal bisogno sono distaccate in gruppi d'appartenenza distinti e opposti. Esse professano, rispettivamente, di volta in volta, le opinioni storicamente più contrastanti per guidare separatamente e con efficacia, tutti i partiti politici, religiosi, economici e letterari ma si collegano a un centro comune quando devono ricevere una direzione comune".Una dichiarazione da sottoscrivere nella sua interezza e che costituisce una buona sintesi di quanto si qui esposto. Del resto, anche i giornali parlano spesso di "pellegrini" di riguardo del mondo politico italiano, esponenti di spicco dei partiti italiani i più contrapposti, che ascendono a i templi del vero Potere, da Occhetto a Maroni da Fini a D'Alema. (18)
Fini, ad esempio, venne ricevuto a pranzo il 15 e 16 Febbraio 1995 dall'ex ambasciatore britannico a Roma Sir Derek Thomas nella sua veste di direttore della Banca Rothschild, mentre D'Alema, segretario del PDS, ha iniziato il primo maggio 1995 un viaggio di tre giorni a Londra incontrando rappresentanti della Banca ebraica Schroeder, del potente Royal Institute on Internazional affairs (R.I.I.A.), il direttore della London School Economics, Sir Ralph Dahrendorf, massone d'alto bordo, e membro di circoli esclusivi come il R.I.I.A. e il Bildeberg Group. Recentemente poi Fini nella sua tournee americana preparata con cura da Maxwell Raab, esponente di spicco dell'alta massoneria ebraica del B'NAI B'RITH, ha incontrato David Rockfeller, Henry Kissinger, esponenti della Anti diffamazione dello stesso B'nai B'rith, il numero uno della potentissima banca d'affari ebraica Lazard, Felix Rohatyn. Fini, in quell'occasione, rilasciò dichiarazioni che la dicevano lunga sui vari centri del vero potere, come quella raccolta dal "Corriere della Sera" e pubblicata il 16 ottobre:
"So bene che devo sottopormi alle valutazioni della comunità ebraica" o quella, assai rivelatrice, riportata da "il Giornale", in data 18-10-1995 quando alla domanda di Kissinger: "Signor Fini mi sa dire quando si decideranno a mandarvi alle urne in Italia?" Fini Rispondeva: "Mr Kissinger, veramente speravo che fosse lei a dirmelo".
E' doveroso sottolineare che sarebbe erroneo ritenere tutti i membri di una società segreta coscienti e al corrente dei suoi scopi occulti, Il pretesto ostentato di filantropia, ad esempio di studi filosofici, letterari, artistici o altri, serve infatti per ottenere l'adesione di personalità eminenti (tenute accuratamente all'oscuro dei suoi reali obiettivi) che le apportano una garanzia morale necessaria alla propria "copertura". E'ancora al Guénon che dobbiamo chiedere conferma:
"... vi sono molti massoni, dovremmo dire addirittura la maggior parte, persino nei gradi più alti, ai quali è estranea ogni conoscenza reale della Massoneria..."(20)5. Una possibile gerarchia Mondialista
Inquadrata sia pure per sommi capi la dottrina e la struttura delle società segrete si può tentare, alla luce delle attuali conoscenze, di individuare nelle posizioni sui vari piani di quella piramide che appare sul dollaro americano, sempre più luminosa verso il culmine dove troneggia l'occhio onniveggente, e viceversa sempre più buia man mano che si procede verso la base, occupata dai meno iniziati, e dal popolo.
La distinzione tra potere e autorità è topograficamente sommaria, in quanto elementi delle società superiori sono sempre presenti con funzioni di controllo in quelle inferiori, e, è logico ritenerlo, a insaputa d queste ultime. Si può anzi più precisamente parlare con sufficiente certezza di osmosi fra i vari livelli.
Tuttavia se accettiamo simili approssimazioni e fissiamo lo sguardo sul Governo Mondiale come obiettivo prossimo da raggiungere, possiamo dire che oggi la politica mondiale si esercita in circoli con grandi capacità di influsso sui governi nazionali come la Commissione Trilaterale, composta da circa 300 membri ( di cui solo un centinaio sembrano essere veri iniziati) che annualmente si riunisce in sedute di alcuni giorni dove vengono dibattuti soprattutto problemi sociali ed economici e dalla quale sortiscono le vari linee comportamentali da affidare ai vari governi. Più ristretto è invece Il Bildeberg Group, limitato ad un comitato di personalità della finanza e della politica, al diretori degli Istituti Affari internazionali o a generali, al quale sono delegati problemi più specifici, come gli assetti territoriali, gli interventi militari, le linee politiche delle nazioni in quel momento protagoniste.Il tutto discusso a porte chiuse in conferenze annuali che, al pari di quelle dellla Trilaterale, si svolgono ogni anno nelle diverse capitali occidentali. Il Bildberg come la Trilaterale. è articolato su cerchi concentrici dove i veri iniziati stanno al centro, mentre il cerchio più estremo solitamente ospita professori universitari o politici e capi di stato in vista. Le decisioni del Bildberg hanno efficacia anche dopo anni e vengono notificati ad organismi come il G7, o vengono perfezionate in simposi tenuti dall'Aspen Institute, dal Club di Roma o dallo World Economic Forum di Davos, che dal 1971, riunisce principalmente ministri dell'economia, degli esteri, esponenti dell'alta finanza dei vai paesi a Davos, in Svizzera, nella prima settimana di febbraio di ogni anno. Superfluo sottolineare che i membri del Bildberg e della Trilaterale sono in prevalenza massoni e che, soprattutto nei cerchi interni, non esistono forme di alternanza democratica, una contraddizione a livello di élites, dove la stabilità è d'obbligo, e sono sempre le stesse figure ad apparire, come ad esempio David Rockfeller, Gianni Agnelli, Lord Roll Of Ipsden, Lord Carrington o Henry Kissinger.
I massoni presenti nelle società segrete sono tuttavia divisi in due obbedienze; quelle del ramo anglo-americano e quelli della massoneria francofila umanista. E qui salta fuori una divisione storica della massoneria, quella che si rifà al palladismo d'oltreoceano e alle società segrete britanniche, la via anglo-americana alla repubblica universale, che si avvale delle ricchezze principalmente dei Rockefeller, in concorrenza con l'europea, più nota come Sinarchia, operante sull'asse franco tedesco, appoggiata dai Rothschild , in questi tempi come del resto lo dimostra la presenza ad un tempo di massoni di entrambe le estrazioni nei circoli mondialisti - chiaro indice di un comune scopo da perseguire al di là di ogni opposizione interna - le distinzioni non sono mai nette, per cui non deve stupire che ad esempio di scoprire in certe vicende storiche recenti il nome dei Rothschild a fianco dei Rockefeller.
Negli ultimi 2 o tre anni sembra comunque che l'influenza del ramo europeo sulle decisioni di politica mondiale sia davvero declinando rispetto a quella delle potenti logge angloamericane.
Organismi sinarchici europei sono la Banca per il regolamenti internazionali di Basilea (della quale è vicepresidente Carlo Azeglio Ciampi, membro del Bildberg Group) che supervisiona flussi finanziari per più di 1100 miliardi di dollari giornalieri, 40 volte il volume dei commerci reali giornalieri e, naturalmente, le strutture della CEE.
E' agevole constatare che ad organismi ormai collaudati come il Bildberg e la Trilaterale si affiancano istituzioni di ispirazione nettamente anglo-americana, come la Banca Mondiale, Il Fondo Monetario Internazionale, la NATO, il Tavistock Institute of Human relations di Londra, dove vengono messe a punto le tecniche di penetrazione e guerra psicologica, ma soprattutto il potente Royal Institute of International Affairs (RIIA) di Londra, particolarmente importante in quanto il primo istituto di questo tipo suscitato nel 1919 e seguito in ordine di importanza nel 1921 dal Council on Foreign Relations (C.F.R.) americano, che, assieme, daranno origini a tutta una serie di istituti omologhi nel mondo.
Note
8) René Guenon, "Reflexions à propos du pouvoir occulte", pubblicato sulla rivista cattolica "France antimaçonique", con lo pseudonimo di Le Shimnx, numero dell'11-06-1914, pag. 277
9) Rivista Mysteria, aprile 1914, cit in Pierre Virion, "Blentot un gouvernemente mondial!?" Ed. Saint-Michel, Rennes 1967.
10) Pierre Mariel, "La società occulte che dominano il mondo". cit pag. 7
119Ed. Graton Books, London 1986
13) ivi, pag.9
14) ivi p. 206
15) Gerald Suster, "Hitler the occult messiah", St. Martin Press, New York, 1991. p.123
16) Pierre Mariel, op. cit. p.13
17)ibidem
18) vedi ad es. "La Stampa" dell 11 marzo 1994, e "Il Sole 24 ore" del 3-5-1995, ma a questi viaggi a mpio spazio è stato dato su tutti i principali quotidiani nazionlali
19) vedi anche "la Repubblica" 16 e 17 ottobre 1995; "il Giornale" , 18 ottobre 1995; "il Secolo d'Italia", 20 ottobre 1995,
20) René Guénon "Forme Tradizionali e cicli cosmici", edizioni Mediterranee, Roma 1981, pag.74.
I massoni presenti nelle società segrete sono tuttavia divisi in due obbedienze; quelle del ramo anglo-americano e quelli della massoneria francofila umanista. E qui salta fuori una divisione storica della massoneria, quella che si rifà al palladismo d'oltreoceano e alle società segrete britanniche, la via anglo-americana alla repubblica universale, che si avvale delle ricchezze principalmente dei Rockefeller, in concorrenza con l'europea, più nota come Sinarchia, operante sull'asse franco tedesco, appoggiata dai Rothschild , in questi tempi come del resto lo dimostra la presenza ad un tempo di massoni di entrambe le estrazioni nei circoli mondialisti - chiaro indice di un comune scopo da perseguire al di là di ogni opposizione interna - le distinzioni non sono mai nette, per cui non deve stupire che ad esempio di scoprire in certe vicende storiche recenti il nome dei Rothschild a fianco dei Rockefeller.
Negli ultimi 2 o tre anni sembra comunque che l'influenza del ramo europeo sulle decisioni di politica mondiale sia davvero declinando rispetto a quella delle potenti logge angloamericane.
Organismi sinarchici europei sono la Banca per il regolamenti internazionali di Basilea (della quale è vicepresidente Carlo Azeglio Ciampi, membro del Bildberg Group) che supervisiona flussi finanziari per più di 1100 miliardi di dollari giornalieri, 40 volte il volume dei commerci reali giornalieri e, naturalmente, le strutture della CEE.
E' agevole constatare che ad organismi ormai collaudati come il Bildberg e la Trilaterale si affiancano istituzioni di ispirazione nettamente anglo-americana, come la Banca Mondiale, Il Fondo Monetario Internazionale, la NATO, il Tavistock Institute of Human relations di Londra, dove vengono messe a punto le tecniche di penetrazione e guerra psicologica, ma soprattutto il potente Royal Institute of International Affairs (RIIA) di Londra, particolarmente importante in quanto il primo istituto di questo tipo suscitato nel 1919 e seguito in ordine di importanza nel 1921 dal Council on Foreign Relations (C.F.R.) americano, che, assieme, daranno origini a tutta una serie di istituti omologhi nel mondo.
Note
8) René Guenon, "Reflexions à propos du pouvoir occulte", pubblicato sulla rivista cattolica "France antimaçonique", con lo pseudonimo di Le Shimnx, numero dell'11-06-1914, pag. 277
9) Rivista Mysteria, aprile 1914, cit in Pierre Virion, "Blentot un gouvernemente mondial!?" Ed. Saint-Michel, Rennes 1967.
10) Pierre Mariel, "La società occulte che dominano il mondo". cit pag. 7
119Ed. Graton Books, London 1986
13) ivi, pag.9
14) ivi p. 206
15) Gerald Suster, "Hitler the occult messiah", St. Martin Press, New York, 1991. p.123
16) Pierre Mariel, op. cit. p.13
17)ibidem
18) vedi ad es. "La Stampa" dell 11 marzo 1994, e "Il Sole 24 ore" del 3-5-1995, ma a questi viaggi a mpio spazio è stato dato su tutti i principali quotidiani nazionlali
19) vedi anche "la Repubblica" 16 e 17 ottobre 1995; "il Giornale" , 18 ottobre 1995; "il Secolo d'Italia", 20 ottobre 1995,
20) René Guénon "Forme Tradizionali e cicli cosmici", edizioni Mediterranee, Roma 1981, pag.74.
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mercoledì 1 febbraio 2012
Il “Club Bilderberg” e/o le strategie (semiocculte) della cricca mondialista
Dal n° 313 - Febbraio 2012 di AVANGUARDIA
TiTolo: “Il Clun Bilderberg. La storia segreta dei padrini del mondo”
Autore: Daniel Estulin
Edizione: Arianna Editrice, Bologna 2009, pp. 375, euro 18,50
Scritto da Leonardo FONTE Mercoledì 01 Febbraio 2012
Il progetto sinarchico per la realizzazione del così detto “nuovo ordine mondiale” - “ordine” consolidato su basi di egemonia monopolistica da parte di un establishement industrial-bancario e finanziario multinazionale - appare quasi interamente realizzato.
Popoli, governi e Stati-nazione sono stati disarticolati, sventrati e privati d’ogni autodeterminazione ed identità. Speculatori internazionali operanti dietro le quinte, ossia segretamente e fuori da qualsiasi contesto, seppur marginale, di controllo politico [cosa contano le democrazie parlamentari borghesi?] e popolare [le masse della società consumistico-occidentale hanno intelletto e coscienza?], hanno divorato beni pubblici e smantellato lo stato sociale, restringendo le maglie della libertà personale e del pensiero. Nel contempo la politica istituzionale, smembrata d’ogni pulsione ideale e svuotata da qualsiasi proiezione verso il bene comune, ha alzato bandiera bianca, relegando del tutto il potere in mano ai tecnocrati.
Del resto, è successo in Italia col governo Monti. Così come i Grecia, dove la cricca mondialista ha suggerito al governo ellenico la svendita delle isole, ovvero l’industria greca per eccellenza, e la pressoché eliminazione del pubblico impiego!
Liberalizzazioni e privatizzazioni tout-court, fusioni ed acquisizioni, svendita e dismissioni di beni pubblici e demaniali, delocalizzazioni industriali, mobilità estrema della mano d’opera e costo del lavoro sempre più basso, caratterizzano il percorso verso il progetto globale voluto da pochi speculatori, da finanzieri filantropi e da una manciata di industriali, di grandi banchieri, di politici venduti e contigui a tal potere.
Il progetto di egemonia globale è lo strumento operativo, imperialista e neocolonialista, partorito dalle strutture mondialiste.
Cerchi concentrici di organi decisionali segreti, di sigle ed uomini, che non tentennano affatto a muovere guerre di aggressione, conflitti non convenzionali o a “bassa intensità”, pur di raggiungere gli scopi da loro prefissi. Strutture partorite nel grembo canceroso dell’Occidente giudaico-mondialista che rispondono al nome di “Bilderberg Group”, “Council on Foreign Relations”, “Trilateral Commission”.
Strutture entro le quali giostra un nome tra tutti, quello di uno dei discendenti della casta, o razza?,eletta delle dinastie finanziarie e che risponde al nome di David Rockefeller! Proprio l’ebreo David Rockefeller in un incontro del Bilderberg Group, in Germania nel 1991, in maniera diretta affermò alla platea dei propri sodali che “una sovranità sovranazionale, esercitata da una élite intellettuale e di banchieri mondiali, è sicuramente preferibile all’autodeterminazione delle nazioni ...”. E David Rockefeller, la cui famiglia ha finanziato il CFR, è il comune denominatore di tutti questi gruppi paralleli. Non solo è il presidente emerito del CFR, ma fornisce anche il suo personale supporto e continui finanziamenti alla Trilaterale, fondata e finanziata dal ‘nostro’ nel ‘73, al Council on Foreign Relations e al gruppo Bilderberg.
“Il Club Bilderberg. La storia segreta dei padroni del mondo” è un libro che traccia, attraverso una nitida e corposa documentazione, oltre ad episodi di ricatti e di minacce sulla vita vissuti in prima persona da parte dell’autore, il percorso della struttura mondialista nata nel 1954, in una piccola cittadina olandese, presso l’hotel Bilderberg.
Il “Bilderberg Group”, scrive Daniel Estulin a ragion veduta e molto consapevolmente, così come da un ventennio riportato dalle pagine di questo periodico - rivoluzionario e antimondialista - e non a caso un Tribunale della repubblica coloniale ce lo contesta in una sentenza di condanna, “ha il potere e l’influenza per imporre le sue politiche a tutte le nazioni del mondo. Abbiamo già visto quanto siano lunghi i suoi tentacoli, tanto da riuscire a controllare il Presidente degli Stati Uniti, il Primo Ministro del Canada, tutti i principali mass media operanti in Occidente, tutti i più importanti uomini politici, i principali personaggi del mondo finanziario e le banche centrali dei maggiori Paesi del mondo - tra cui la Federal Reserve degli Stati Uniti - il «Fondo Monetario Internazionale», la Banca Mondiale e le Nazioni Unite”.
James Warburg, figlio di Paul, uno dei fondatori del CFR e braccio destro del presidente F.D.Roosevelt, altro tipico esempio della casta finanziaria d’origine ebraica imperante nel pianeta, nel febbraio del 1950 rilasciò una dichiarazione ben precisa alla commissione senatoriale per gli Affari esteri degli Usa che suonò da monito: “Formeremo un governo mondiale, che vi piaccia o no, e lo otterremo o col consenso o con la forza”.
In Italia, il gruppo Bilderberg ha tenuto quattro incontri.Il primo nel 1957 a Fiuggi. Poi nel ‘65 e nel 1987 a Villa d’Este. Infine, nel 2004 a Stresa. Incontri ai quali non sono ammessi interlocutori, nè la stampa.Ameno che non si tratti di giornalisti sodali ed operativi con le strategie del gruppo semiocculto. Più italiani hanno, nel corso degli anni, partecipato ai lavori del Bilderberg. Da Franco Bernabè, vicepresidente di “Rothschild Europa” a John Elkann e Gianni Agnelli della Fiat; da Mario Monti, attuale premier e responsabile della Bocconi di Milano, a Paolo Scaroni dell’ENI; da Domenico Siniscalco, ministro di Economia e Finanze nel secondo e terzo governo Berlusconi ed uomo di “Morgan Stanley” a Roberto Ducci, Raffaele Girotti, Siro Lombardini, Cesare Merlini ed Ugo Stille partecipanti all’incontro del 1973 in Svezia. Eppoi Mario Draghi e Romano Prodi presenti, insieme a Tommaso Padoa-Schioppa, Elkann e Bernabè, all’incontro del 2009 in Grecia. Fino al ministro del centrodestra Giulio Tremonti.
Sin dall’origine degli incontri di tale sodalizio para-criminale, traspare in sintesi il delinearsi delle tracce della politica radicale neocon in auge nel Nord America, che ha caratterizzato il corso degli attuali eventi nella politica estera. Un tracciato compreso e tracciato da guerre di aggressione, da operazioni per il controllo geopolitico e geoeconomico delle nazioni in via di sviluppo, dall’accaparramento banditesco delle fonti energetiche, dal controllo del nucleare e dei flussi immigratori, utili per l’abbassamento coatto del costo della manodopera e del lavoro e d’un nuovo e segnato schiavismo. Tutto sommato alle deindustrializzazioni controllate lì ove il gruppo decide ed al controllo delle industrie siderurgiche e militari ove il gruppo di potere decide di investire. Addirittura la manipolazione della società attraverso una accurata campagna mediatica diretta ad infondere paura, terrore e controllo nelle masse planetarie, sviandole dai reali problemi e depistandole verso un ‘nemico’ aleatorio e virtuale. Vedi al-quaeda e bin laden, strumenti diretti ad uso e consumo delle agenzie di spionaggio nordamericano. Oltre al controllo delle nascite ed al decremento della popolazione, così come prospettato per l’Italia in una delle conferenze del Bilderberg, insieme allo smantellamento della propria industria pesante. “Uno dei segreti meglio custoditi - riporta Daniel Estulin, cfr.pag. 113 - riguarda al’accordo con cui un gruppo di grandi multinazionali - tutte appartenenti al “Bilderberg Group”, o al CFR, o alla NATO, o al “Club di Roma” o alla Trilaterale - controlla il flusso mondiale di informazioni: decide quello che vediamo in televisione, ascoltiamo alla radio e leggiamo sui giornali, sulle riviste, sui libri o su Internet”. Appena cinque multinazionali, del resto, controllano la vita, i consumi e le abitudini di oltre cento milioni di nordamericani.
Il progetto di un unico governo mondiale, con un singolo mercato globale, controllato da un unico esercito mondiale (la Nato), regolato da un’unica banca e che si avvia all’utilizzo di un’unica moneta, ha previsto delle tappe. Molte già realizzate. Ma qualche intoppo, vedi l’Iran Sciita ed Hezbollah, il socialismo radicato nelle identità nazionali andine, così come la battaglia per la liberazione della Palestina dal cancro ebraico-sionista, ha fatto segnare il passo al percorso voluto dal Bilderberg ed alle consorelle del CFR e della Trilaterale.
Il percorso mondialista sviluppato per l’egemonia su base planetaria, così come traccia anche Estulin, prevede un’unica civiltà internazionale che mira a distruggere identità e tradizioni nazionali; il controllo centralizzato delle persone, obbligate ad obbedire alle volontà della lobby voluta da Rockefeller; una società a “crescita zero”; un continuo stato di squilibrio psicologico, attraverso una serie di crisi costruite a tavolino in maniera tale da tenere i singoli in uno stato di continua prigionia fisica mentale ed emozionale. Poi, il controllo centralizzato di tutti i sistemi educativi, che avviene già attraverso la scuola e l’università, la televisione, internet ed i social network; il controllo centralizzato di tutte le politiche interne ed estere degli Stati-nazione; il rafforzamento dell’ONU; il mercato unico occidentale attraverso l’espansione dei trattati del NAFTA in tutto l’emisfero occidentale del pianeta, sud america compreso, in maniera tale da avere una “unione americana”, simile all’unione europea; l’espansione della Nato; un unico sistema legale, sistema liberticida che l’Europa ha avviato con il blasfemo “mandato di cattura europeo”.In ultimo, Estulin afferma che il governo semiocculto prospetta un unico “welfare state” socialista, tale da “instaurare un regime socialista del “welfare state”, in cui gli schiavi obbedienti saranno premiati e quelli ribelli verranno sterminati.
Ci appare superfluo affermare che le trame di potere del Bilderberg vengono districate ad ogni elezione dei presidenti degli Stati Uniti, di stampo democratico o repubblicano che sia, in maniera tale che Casa Bianca, Pentagono ed agenzie di controllo rispondano in maniera univoca alle direttive ed ai voleri del sistema unico di potere. Sia John Kerry che George W.Bush, così come Obama, sono finanziati sempre dallo stesso gruppo di potere - membri delle strutture citate.“Il fatto - aggiunge Estulin - è che conta poco chi vince: l’epicentro del potere rimane sempre tra le persone che vogliono imporre un unico governo mondiale, un unico mercato globale”.
Estulin (ma guarda un po’... siamo in buona compagnia) sottolinea, inoltre, il fatto che tutte le amministrazioni statunitensi sembrano salvaguardare più gli interessi di ...Israele che non quelli della nazione nordamericana.
Nel testo, del quale raccomandiamo la lettura, al di là di certe discrasie presenti e che tratteremo in sintesi alla fine, si documenta anche il coinvolgimento del Bilderberg nell’assassinio di Aldo Moro, episodio ulteriore della stagione della “strategia della tensione”, che ha segnato a suo tempo la sovranità limitata dell’Italia in politica estera, relegandola nella gabbia dell’atlantismo nel segno della politica filoisraeliana ed antiislamica. “Nel 1982 - cfr.pag. 71/72 -, John Coleman, un ex agente dell’intelligence che poteva accedere a tutti gli stadi del potere e a tutte le carte segrete, rivelò che ...Aldo Moro ... fu ucciso da killer gestiti dalla loggia massonica P2, allo scopo di piegare l’Italia ai voleri del “Club di Roma” e del Bilderberg, volti a deindustrializzare il Paese e a ridurne in modo considerevole la popolazione. In La Cerchia dei Cospiratori, Coleman afferma che le forze della globalizzazione volevano utilizzare l’Italia per destabilizzare il Medio Oriente, loro obiettivo principale. (...) Coleman descrive con dovizia di particolari la sequenza di eventi, che paralizzò l’Italia: il rapimento Moro e la spietata esecuzione della sua scorta, da parte delle Brigate Rosse, nella primavera del 1978 alla luce del giorno, e la sua successiva uccisione. Il 10 novembre 1982, in un’aula del tribunale di Roma, Corrado Guerzoni, un intimo amico della vittima, testimoniò che Aldo Moro ... «fu minacciato da un agente del “Royal Institute for International Affaire” (RIIA), mentre era ancora ministro».Coleman racconta che, durante il processo ai membri delle Brigate Rosse, «molti di loro testimoniarono di essere venuti a conoscenza dell’implicazione di un alto funzionario degli Stati Uniti nel piano per per uccidere Moro». Tra il giugno e il luglio del 1982, «la vedova di Aldo Moro testimoniò che l’omicidio di suo marito era stato il risultato di una serie di minacce alla sua vita, mosse da qualcuno che lei definì una figura molto importante della politica degli Stati Uniti».”
Il già citato Guerzoni, durante una fase del processo, fece esplicitamente il nome di Henry Kissinger. Precedentemente al caso italiano, il Cile di Allende conobbe sulle proprie spalle l’interessamento e le intromissioni di Kissinger, oltre a quelle della multinazionale IBM.
Nella realtà con Rockefeller, il defunto Gianni Agnelli, l’ineffabile Peter Sutherland (uomo della Goldman Sachs, ex direttore del GATT e del WTO e presidente della British Petroleum ...ricordate la catastrofe ecologica al largo delle coste meridionali degli Usa?) e Zibgniew Brzezinski, Kissinger è stato il più assiduo ed il più influente tra i partecipanti del Bilderberg. In pratica il nocciolo teorico che negli anni ha articolato, sviscerato e materializzato l’idea della globalizzazione.
Banche, fondi finanziari - più che illimitati e difficili da quantificare - potere politico, militare ed industriale permettono a questi individui di limitare le libertà a miliardi di persone, di accumulare risorse e profitti incommensurabili, di muovere guerre, di decidere vita e morte di governi e di irretire le coscienze attraverso un controllo ed un depistaggio dei mezzi di informazione davvero mefistofelico.
In sintesi si potrebbe scrivere che “la chiave per far sì che il potere si accentri nelle loro mani sta nel fatto di convincerci a «rinunciare alle nostre libertà, per far fronte a un comune nemico o a una crisi globale».”
È davvero curioso notare la simpatia, l’apprezzamento di David Rockefeller verso la rivoluzione cinese di Mao.
Così come dalla lettura del testo in questione emerge una verità storica ben precisa, inconfutabile. Ovvero la funzione fisiologica avuta dai filantropi, dai banchieri ipercapitalisti - gli antesignani del Bilderberg ...- nel finanziare la rivoluzione bolscevica e nel sostenere la scalata al potere di elementi quali Lenin e Trotskij. In tal contesto un ruolo di primo piano, ancora, lo ebbero i Rockefeller.
“Fin dagli anni ‘20 - scrive Estulin -, gli interessi del duo Morgan-Rockefeller hanno giocato un ruolo determinante in molti accordi commerciali pro-Sovietici. Costoro controllavano le più importanti aziende che facevano affari con la Russia sovietica ...Nel 1926, la “Vacuum Oil Company”, una proprietà di Rockefeller, firmò un accordo con l’azienda sovietica “Naphta” per commercializzare il petrolio sovietico nei Paesi europei, attraverso la Chase National Bank (anch’essa di Rockefeller). Tal gruppo di potere bancario e finanziario, oltre a sostenere Stalin durante la II Guerra Mondiale, trasferì sin dagli anni ‘50 nella Russia sovietica tecnologia bellica prodotta negli USA.
Potremo adesso apparire presuntuosi. Negli anni dalle nostre voci, dalla nostra carta stampata, dalle nostre articolazioni e denunce, dalla nostra esigenza di ricerca della verità storica, quanto compreso nelle pagine del pregevole testo di Estulin - uomo caparbio, coraggioso e generoso, sopra tutto un uomo libero - era stato gridato a gran voce. Ci han presi per complottisti, per visionari, ci han censurati, denunciati, presi per ...pazzi!
Ma osiamo affermare fermamente e lucidamente che per arrestare l’ondata usurpatrice mossa dalle strutture mondialiste, così come per sconfiggere la ristrutturazione neoliberista della società, bisogna uscir fuori ed abbattere ogni logica capitalista e struttura che ne avalli la funzione. “Le attuali democrazie rappresentative - leggiamo nel libro oggetto della nostra recensione - si basano su governi “eletti” ...i quali possono essere “scaricati” creando delle “crisi orchestrate a tavolino” tramite un terzo potere (chiamato “sistema delle banche centrali indipendenti”, che di fatto li finanzia.
Negli Stati Uniti, questa banca centrale si chiama “Federal Reserve” ed è un istituto privato strettamente collegato al Bilderberg. In Europa, abbiamo la “Banca Centrale Europea”, le cui politiche monetarie sono stabilite dall’élite del Bilderberg, di cui fa parte il suo presidente, Jean Claude Trichet”.
Una nota finale. Una critica fondata che non sappiamo se Estulin leggerà mai.
Nella esplicazione della sua analisi, il giornalista canadese afferma (pag.108) che, durante il periodo di isolazionismo tra le due guerre mondiale negli Usa, “ ...nessuno si accorse della somiglianza di obiettivi che vi era tra il nazismo e il progetto di un nuovo ordine mondiale”, così come auspicato dai sostenitori d’un mondo unico.
A parte la lungimiranza e la chiarezza della dottrina nazionalsocialista a sviscerare la questione finanziaria e dell’usura apportata ai danni delle nazioni europee, in primis la Germania, prede dell’egemonia del grande capitale che nella realtà aveva affamato e derubato, oltre a succhiarne il sangue, i popoli d’Europa, la geopolitica del NSDAP guardò unicamente ai territori dell’Est. Agli immensi territori che compongono il cuore del continente euroasiatico, onde assicurare la pace, la libertà, lo sviluppo e il benessere all’Europa.
Nel pensiero e nella dottrina hitleriana non aleggiarono minimamente, in nessun contesto, progetti di egemonia planetaria. A Hitler non interessava minimamente l’intero continente americano, né l’Australia, né l’Africa o l’Estremo Oriente. L’Indonesia ed Hong Kong. Neanche il sud d’Europa, come lo stesso Tirolo. Intervenne militarmente nei Balcani e in Nord Africa unicamente per salvare dalla disfatta lo sbrindellato alleato italiano, militarmente nei mezzi a disposizione non idoneo ad una guerra di tal portata, i cui stati maggiori già tramavano con la massoneria d’Oltremanica.
Altro non c’è da aggiungere.
Leggete, in ogni caso, “Il ClubBilderberg”. La comprensione del suo contenuto Vi porterà a conoscere il lato occulto della politica. La regia segreta che tien per mano il nostro destino. Leggete - che lo facciano prioritariamente i nostri ‘controllori’ - ed avrete la consapevolezza di quale dannazione siamo i destinatari. Pur se i mondialisti, i banchieri filantropi ed i sodali del progetto sinarchico, mai potranno acquistare l’animo e l’onore degli Uomini liberi.
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