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venerdì 25 aprile 2025

𝟑.𝟎.𝟏 - 𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 "𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞", 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐔.𝐒.𝐀. 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐮𝐛𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐲, 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚.


 di Antonio Pantano


L'operazione militare che gli Alleati imposero in Italia alle loro truppe per invadere e conquistare la pianura padana, oggi si ritiene - con enfasi da sciuscià servili - aver avuto data al 25 aprile 1945. Infatti vige anche con la imposta aura di "giorno di vacanza lavorativa e festa nazionale", pur non condivisa da tutti gli italiani, e non sentita totalmente dai giovani delle generazioni del XXI secolo che ne ignorano l'origine.
Però quel accadimento non avvenne e non si concluse quel giorno, perché in quel giorno la sovranità effettiva a Milano e in Lombardìa, nella Venezia Euganea, nella Venezia Tridentina anche di lingua germanica, nel Friùli e Venezia Giulia del tempo, in Piemonte, e parte dell'Emilia, era ancora, nella forma e nella sostanza, esercitata dalla Repubblica Sociale Italiana, e in quel giorno la vita si svolse normalmente (anche i cinema ed i teatri funzionavano insieme con tutti i servizi pubblici!) nei territori liberi e non conquistati, senza sussulti o interruzioni.
La data del 25 aprile 1945 fu scelta ed imposta dai comandi militari statunitensi solo per farla coincidere col giorno nel quale si insediò ufficialmente Harry Truman a Washington, alla presidenza degli Stati Uniti, in subentro a Franklin D. Roosevelt, morto per disfacimento fisico e crollo mentale 12 giorni prima. Ed in più, perché quel giorno era stato deciso durante la conferenza di Yalta, tra il 4 e l'11 febbraio 1945, per la convocazione a San Francisco della conferenza organizzativa delle "Nazioni Unite" costituende.
E nella prima conferenza organizzativa delle "Nazioni Unite" lo statunitense senatore Fulbrigth fissò anche i termini della successiva "unione europea" che i vincitori vollero e stabilirono su tutto il territorio d'Europa, da organizzarsi con accorta studiata
gradualità pluriennale, che avrebbe avuto inizio con la "comunità del carbone e dell'acciaio" controllata dai magnati apolidi che avevano sedi e basi negli U.S.A ..
Quindi: nessun motivo "italiano", o riguardante accadimenti in Italia!
Roosevelt e Truman, eminenti personaggi della politica statunitense deputati a potere e governo, aderirono, ottenendo alto grado e lignaggio, a potenti logge massoniche americane, secondo il criterio tassativo da lungo tempo (e tuttora vigente) per
intraprendere una carriera pubblica di esito prestigioso in quel paese. Infatti negli S.U.A., secondo la costituzione, il presidente della repubblica deve essere "cristiano", e - meglio e possibilmente, per la garanzia ed il prestigio, e consuetudine cristallizzata - massone, comunane considerante l'Altissimo. nella qualità di "architetto dell'universo".
Dal 1909 Harry Truman e dal 1911 F.D. Roosevelt, erano ossequiosi fedeli e praticanti verso il rigoroso e molto autorevole massonico " Supremo Rito Scozzese Antico ed Accettato ", di liturgìa autonoma nord americana.
Rito cui apparteneva - protetto da "logica" copertura prudenziale - anche il rampante prelato cristiano cattolico Francis Joseph Spellman [ Whitman, Massachusetts, 4 maggio 1889 - New York, 2 dicembre 1967 ], frequentatore dal 1916 dell'Italia, ove fece
apprendistato e lavorò, primo americano, nella segreteria di stato vaticana dal 1925 al 1932, frequentando con assiduità il poco più giovane, ed a lui molto affine per indole, Giovanni Battista Montini.
Furono gli anni che provocarono e concretarono negli S.U.A. la artificiosa crisi finanziaria e la logica indotta depressione, mentre in Italia ciò era assai lontano dall'immaginarsi, dominando le conquiste sociali e le attività innovative imposte dal regime fascista.

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testo liberamente estratto dal volume: 𝑬𝒛𝒓𝒂 𝑷𝒐𝒖𝒏𝒅 & 𝑷𝒆𝒍𝒍𝒆𝒈𝒓𝒊𝒏𝒊 - 𝑬𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝑽𝒊𝒕𝒂 𝑵𝒐𝒗𝒂 - pagg. 454,455

lunedì 21 aprile 2025

𝐈𝐥 "𝐟𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐬𝐚𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐭𝐚 " 𝐆𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐋𝐢𝐜𝐢𝐨, 𝐚𝐧𝐠𝐮𝐢𝐥𝐥𝐨𝐬𝐨 "𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨" 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐨𝐧𝐞


di Antonio Pantano

Con scarsa fantasìa, uno dei tanti "aedi" gazzettieri prezzolati a servizio del regime democratico che si dedicò profondamente a pubblicare "verità" (assai ben pagate) sulla vicenda, riuscì persino ad inventare una intromissione "tangente" di un tale fantaccino - che raggiunse il grado massimo di sotto caporale - Gelli Licio, dai primi anni '50 del XX secolo divenuto "venerabile" capo massone di una autorevole loggia operante in Italia sotto l'ala tutelante e protettrice del maggiorente democristiano (già attivo intellettuale e docente universitario di "economia fascista corporativa" nell'ultimo decennio del regime , ove esercitò più volte anche il ruolo di Presidente di commissione esaminatrice dei Littoriali, ma, aretinamente, "avveduto" di riparare in Svizzera durante i mesi duri e compromettenti della guerra in Italia, secondo i suggerimenti di molti cattolici di osservanza "vaticana") Amintore Fanfani [ Pieve Santo Stefano, AR, 6 febbraio 1908 - Roma, 20 novembre 1990 ] e dei "consociati di formale opposizione partitica" del clan sovieto-comunista di Togliatti & compagni.
Gelli Licio. Che, nella adolescenza - incapace ed inconcludente negli studi primari di obbligo - riuscì ad ottenere con alacre fatica la sola licenza di scuola elementare dopo aver compiuto i 12 anni. Da giovane, durante il "ventennio fascista", scelse di avviarsi nella carriera militare per garantirsi la certezza di introitare una qualsiasi paga sicura. Poi, influenzato per certo da una diffusa e sentita atmosfera corale generale, da volontario partecipò alla campagna militare anticomunista in Spagna. Vocato ormai a vivere da militar-soldato per convenienza, nella seconda guerra mondiale si trovò inviato da semplice fantaccino in Croazia (ove, al massimo, riuscì a trovarsi nelle mansioni di attendente - cioè guardarobiere e servitor cameriere - a qualche ufficiale superiore della corte di Mario Roatta), ove poi pervenne nei Balcani, in Montenegro, nel 1941, al seguito del federale fascista di Pistoia, tale Alonza, (a Pistoia, nell'anteguerra, il giovane Gelli aveva occupato l'incarico servile di aprire la mattina la Federazione Fascista per nettarla e curarla con mansioni da sotto-fattorino ed usciere) che lo impegnò a Càttaro. In guerra, ed anche ai tempi della R.S.I., il Gelli mai riuscì a raggiungere il grado militare di caporale, a causa della insufficienza del titolo di studio e della propria indole.
Quindi il Gelli Licio mai fu coinvolto, non avendo alcun grado nemmeno di sottoufficiale, in azioni e responsabilità di alcun rilievo militare e politico.
Ma nel dopoguerra gli si attribuì (con raffinato e disinvolto falso sistema dettato da ragioni apparentemente inspiegabili, ma rientrati in trame massoniche condivise dai partiti consociativi di potere, che contribuirono a gonfiargli un fantasioso e falso ruolo) un mai raggiunto - per lui impossibile a conseguirsi - grado di "gerarca fascista", perché, in realtà, come ho già accennato, ebbe
sola mansione di addetto alle quotidiane pulizie degli uffici che ospitavano la federazione fascista di Pistoia, e, per la funzione, precario possessore delle chiavi di quella sede. Mai, poi, il Gelli ebbe incarichi relativi a "trasferimento e gestione" di qualsiasi riserva aurea in tempo di guerra.
In Montenegro il Gelli potrebbe aver orecchiato - o, con verosimile certezza, orecchiò - da qualche prelato cattolico croato, in combutta con qualche alto militare italiano, della esistenza della "riserva aurea iugoslava" nascosta in cavità sotterranee segrete dal clan monarchico belgradese dei Karageorgevic, che poi in buona parte fu fatta trasferire su un battello navale sommergibile britannico con destinazione a banche inglesi. Così come potrebbe aver raccolto notizie della quantità residua di quel tesoro ancora nascosta nelle viscere delle montagne di quella regione.
Ma è ormai risaputo che pennivendoli e stampa - prezzolati lautamente dallo interessato e da chi a lui era legato da affari ed interessi - si prestarono per decenni ad intorbidare le acque - certamente per compiacere filoni deviati della magistratura penale italiana, depistatrice su eccidi e stragi divenute famose - per confonderle, inventando situazioni, vari e pittoreschi "golpe", traffici, combutte, certamente per volere di "logge potenti" più dello "stato", innaffiati dai fumi alcoolici creati dai contaballe sensazionalisti di provincia. Questi riuscirono ad inserire il Gelli anche in fantasiose istorie relative agli inattaccabili sotterranei della antica Frenzenfeste nel comune italiano di Fortezza, in provincia di Bolzano, alla confluenza della valle d'Isarco e della val Pusteria. Ove la mitica riserva aurea italiana fu posta a sicuro riparo sotterraneo a profondità di molte decine di metri di roccia basaltica in custodia nella pertinenza della "commissariata" Banca d'Italia, data la conformazione geologica della zona stretta tra gole nel fondovalle inaccessibile, ben protetta, ed impraticabile, dagli incessanti bombardamenti aerei anglo-americani, che miravano alla adiacente linea ferroviaria per il Brennero.
Ma, in area pistoiese ed aretina, mai è stata contraddetta e smentita la attendibile fondatissima opinione che tutto fu costruito ad arte per annebbiare e camuffare traffici lucrosi "consociativi" d'antica data, scaturiti dalla stantìa cronica e disinvolta attività di "confidente" e doppiogiochista che il Gelli - animato dalla fantasìa toscana e bassitaliota - seppe svolgere e svolse con molti del fronte Alleato, ed in particolare con alcuni "prodi" proditori "partigiani comunisti", operanti alla macchia proprio nei momenti del passaggio del fronte bellico in Toscana. Partigiani che seppero e vollero arricchirsi in quei frangenti, ed assai di più nel dopoguerra, con loschi traffici di oro e preziosi trafugati in molte direzioni (anche in danno di raggirati commercianti ebrei facoltosi - nel dopoguerra fu facile e consueto, per logica, attribuire le colpe di quelle grassazioni ai nazi-fascisti!), che in quel di Arezzo, ove il Gelli si stabilì, ebbero poi lievitazione ed esplosione. E nella zona fu poi alimentato un consistente polo affaristico e produttivo.
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testo liberamente estrapolato dal volume: Ezra Pound & Pellegrini - Edizioni Vita Nova

venerdì 16 agosto 2013

Mondialismo e società segrete (seconda parte)

Pubblichiamo la seconda parte dello studio, redatto da Paolo Taufer (e curato da Paolo Rada per le edizioni di “Avanguardia”) estrapolato dal Volume: "Il mondialismo: da dove viene e dove porta", atti del 3° Convegno di studi cattolici edito a cura della Fraternità sacerdotale San Pio X.

 
Le società segrete attingono dunque dalla stessa linfa di una rete sotterranea e invisibile di vasi comunicanti che oggi avvolge il pianeta. Circa il modo di operare soprattutto di quelle superiori, possiamo dire che non è tanto importante pe esse intervenire sulla scena aperta del mondo, quanto muovere con leggerezza e discrezione le coscienze: è l'azione, infatti, dell'Autorità sul Potere che il Guénon (*) maestro insider, di quel mondo iniziatico dove si coltiva la scienza che sa manipolare le forze, lumeggia col solito acume: "Un potere occulto - dice - di ordine politico e finanziario, (cioè il potere N.d.R.) non dovrà essere confuso con il potere occulto di ordine puramente iniziatico (cioè l'autorità N.d.R.) ed è facile comprendere che i capi di quest'ultimo non si interessano affatto alle questiono politico-sociali in quanto tali., anzi potranno anche avere una bassissima considerazione per coloro che si consacrano a questo genere di lavoro (...) Un altro punto da tenere presente è che i Superiori Incogniti, di qualunque ordine siano e qualunque sia il campo in cui vogliono agire, non cercano mai di creare dei "movimenti"(...) essi creano solo degli stati d'animo (état d'espirit), ciò che è molto più efficace, ma forse un poco meno alla portata di chiunque. E' incontestabile che la mentalità degli individui e della collettività può essere modificata da un insieme sistematico di suggestioni appropriate; in fondo l'educazione stessa non è altro che questo, e non c'è nessun "occultismo" (...) Uno stato d'animo determinato richiede, per stabilirsi condizioni favorevoli, e occorre approfittare di queste condizioni, se esistono, o provocarne la realizzazione. (8)
E' questa l'essenza della cosiddetta Arte Reale massonica, definita dal mago martinista Papus, famoso occultista dei primi del secolo, vescovo gnostico e membro per un certo tempo della società teosofica, come:

"la vecchia scienza dell'organizzazione sociale uscita dagli antichi santuari d'Egitto e pienamente conservata in certi centri detti ermetici". (9)


Struttura delle Società Segrete

Secondo il martinista Pierre Mariel, indubbio conoscitore della materia, le società segrete possono classificarsi in:
Società segrete inferiori, note al pubblico, come i primi tre gradi della massoneria, detti azzurri.o i cerchi esterni della società teosofica o clubs come il Rotary, il Rotaract, il Lions, il Kiwanis, la Round table, da non confondersi con quella storica fondata da Cecil Rhodes), il Soroptimist, ecc. tutti questi fungono da riserve di pesca per gli iniziati: del resto, il Rotary, il più noto e antico fra detti clubs – incontestabile veicolo al pari degli altri degli ideali massonici di fraternità, solidarietà e universalità – venne fondato a Chicago il 23 febbraio del 1905 da un massone d’alto rango, l’avv. Paul Harris e da altre tre colleghi, massoni come lui. Il reclutamento nelle società segrete inferiori avviene per cooptazione: si tratta per lo più di gente in buona fede, profondamente convinta di un ideale religioso, filosofico o politico. I nuovi iscritti vengono studiati e, se non dimostrano di essere adatti vengono avviati verso binari morti. Altrimenti vengono orientati verso la seconda categoria di società segrete.

Stephen Knight nella sua opera “The Brotherhood” (11) rivela in proposito che solo un quinto dei maestri massoni, titolo che compete al 3°, giunge all’Arco Reale (Holy Real Arch), passaggio fra il terzo grado e i livelli superiori (pag.235). La selezione man mano che si sale diventa sempre più stretta: in Inghilterra il 31° (Commendatore Grande Ispettore Inquisitore) è ristretto a 400 membri, il 32°(Sublime Principe del Real Segreto) a 180, e il 33° (Grande Ispettore Generale) a soli 75 membri. (pag.41)

Società segrete intermedie o di quadri, veramente segrete, i cui membri delle società segrete sono sconosciuti ai membri delle società segrete di base.
"Il nuovo iscritto è scelto d'autorità. Un rifiuto da parte sua lo esporrebbe a sanzioni imprevedibili"; egli deve, ormai, obbedire perinde ac cadaver, la minima indiscrezione, la minima imprudenza, sarebbero punite in modo radicale. Queste società di quadri modificano, secondo le circostanze, i propri nomi, e perfino le proprie strutture. Perciò non vengono scoperte se non dopo la loro scomparsa o metamorfosi. (12)
"Questi gruppi... si considerano al di la del bene e del male... controllano i meccanismi più importanti degli stati, così come i grandi organismi mondiali politici ed economici...
Ma queste associazioni, più che comandare eseguono. L'elaborazione del piano spetta alle società segrete di terzo grado."(13)

Le società segrete superiori (l'Autorità, ndr) che sono completamente sconosciute, ignorate dalle società segrete inferiori e "per le società segrete di quadri costituiscono un soggetto tabù".
"... Questo stato maggiore internazionale è composto soltanto da un esiguo numero di iniziati... alcuni di loro vivono, clandestinamente, un'esistenza ritirata, ascetica: nessuno sospetta la loro influenza o addirittura la loro identità. Tutti questi adepti hanno poteri immensi. Sembra che siano animati unicamente dalla volontà di potenza o - chi sa? - dalla fede in una missione universale..." Le società segrete superiori lavorano con le "forze irrazionali che, con una certa approssimazione, si chiamano magia, occultismo... Esse lasciano ai profani (o agli sciocchi) la caricatura di queste forze formidabili. Liberandosi da ogni sentimentalismo, hanno separato il buon grano dal loglio, cioè la superstizione dalla realtà. (14)
Il Mariel cita anche la suddivisione dell'umanità così come era stata operata da un celebre mago nero russo,
Gurdjeff - che fu compagno di studi di Stalin nel seminario di Alexandropol (15). Essa si articolava su quattro cerchi concentrici.
Passando dal centro verso la circonferenza egli individuava dapprima un cerchio interno: "che riunisce gli umani completamente svegli (=uomini "rigenerati" attraverso la magia, gli alti iniziati, i maghi, ndr) capaci di svegliare coloro che hanno selezionato. Tra questi adepti non vi può essere discordia. La loro attitudine è profondamente coordinata e li conduce verso uno scopo comune, senza la minima deviazione o costrizione". (16)
Viene poi il
cerchio mesoterico intermedio, i cui membri sono a conoscenza degli scopi da raggiungere, ma non ancora in grado di tradurli in azione.
Il terzo cerchio, exoterico, cerchio esterno della parte interna dell'umanità, agli uomini che vi fanno parte sono affidati compiti prettamente esecutivi.
Il
quarto cerchio è per Gurdjeff "il cerchio di Babele o della confusione delle lingue", dell'umanità addormentata, dei non iniziati, della mandria dei montoni, protagonisti di una storia edificante che il Gurdjeff amava raccontare ai suoi discepoli e che affido al giudizio del lettore:

"C'era una volta un mago ricco e avaro che possedeva molte mandrie di montoni. Non assoldava pastori né recingeva i pascoli. I montoni si sperdevano nei boschi, cadevano nei burroni e soprattutto scappavano all'avvicinarsi del mago, poiché avevano sentore ch'egli faceva della loro carne e del loro vello. Cosicché il mago trovò il solo rimedio efficace: Ipnotizzò i montoni e suggerì loro per prima cosa che essi erano immortali e che il fatto di scorticarli era eccellente per la loro salute. Poi, suggerì loro che egli era una buona guida , pronta a qualsiasi sacrificio per i suoi cari montoni che non erano più montoni. A questi suggerì loro che erano leoni, aquile o perfino maghi. E così il mago visse senza preoccupazioni. I montoni rimanevano sempre accanto alle loro mandrie, e aspettavano con serenità il momento in cui il mago li avrebbe tosati e sgozzati". (17)
Dulcis in fundo il martinista Mariel conclude citando un famoso mago polacco, membro di una società segreta del XIX secolo di nome Wronsky-Hoene, che dichiarava:

"Tutte le società segrete esistite e esistenti ancora sulla nostra terra, tutte le mosse da molle misteriose che le fanno dominare il mondo malgrado i governi, nascono in uno scenario mistico. Queste società segrete create a misura dal bisogno sono distaccate in gruppi d'appartenenza  distinti e opposti. Esse professano, rispettivamente, di volta in volta,  le opinioni storicamente più contrastanti per guidare separatamente e con efficacia, tutti i partiti politici, religiosi, economici e letterari ma si collegano a un centro comune quando devono ricevere una direzione comune".
Una dichiarazione da sottoscrivere nella sua interezza e che costituisce una buona sintesi di quanto si qui esposto. Del resto, anche i giornali parlano spesso di "pellegrini" di riguardo del mondo politico italiano, esponenti di spicco dei partiti italiani i più contrapposti, che ascendono a i templi del vero Potere, da Occhetto a Maroni da Fini a D'Alema. (18)
Fini, ad esempio, venne ricevuto a pranzo il 15 e 16 Febbraio 1995 dall'ex ambasciatore britannico a Roma Sir Derek Thomas nella sua veste di direttore della Banca Rothschild, mentre D'Alema, segretario del PDS, ha iniziato il primo maggio 1995 un viaggio di tre giorni  a Londra incontrando rappresentanti della Banca ebraica Schroeder, del potente Royal Institute on Internazional affairs (R.I.I.A.), il direttore della London School Economics, Sir Ralph Dahrendorf, massone d'alto bordo, e membro di circoli esclusivi come il R.I.I.A. e il Bildeberg Group. Recentemente poi Fini nella sua tournee americana preparata con cura da Maxwell Raab, esponente di spicco dell'alta massoneria ebraica del B'NAI B'RITH, ha incontrato David Rockfeller, Henry Kissinger, esponenti della Anti diffamazione dello stesso B'nai B'rith, il numero uno della potentissima banca d'affari ebraica Lazard, Felix Rohatyn. Fini,  in quell'occasione, rilasciò dichiarazioni che la dicevano lunga sui vari centri del vero potere, come quella raccolta dal "Corriere della Sera" e pubblicata il 16 ottobre:
"So bene che devo sottopormi alle valutazioni della comunità ebraica" o quella, assai rivelatrice, riportata da "il Giornale", in data 18-10-1995 quando alla domanda di Kissinger: "Signor Fini mi sa dire quando si decideranno a mandarvi alle urne in Italia?" Fini Rispondeva: "Mr Kissinger, veramente speravo che fosse lei a dirmelo".

E' doveroso sottolineare che sarebbe erroneo ritenere tutti i membri di una società segreta coscienti e al corrente dei suoi scopi occulti, Il pretesto ostentato di filantropia, ad esempio di studi filosofici, letterari, artistici o altri, serve infatti per ottenere l'adesione di personalità eminenti (tenute accuratamente all'oscuro dei suoi reali obiettivi) che le apportano una garanzia morale necessaria alla propria "copertura". E'ancora al Guénon che dobbiamo chiedere conferma:
"... vi sono molti massoni, dovremmo dire addirittura la maggior parte, persino nei gradi più alti, ai quali è estranea ogni conoscenza reale della Massoneria..."(20)


5. Una possibile gerarchia Mondialista

 
Inquadrata sia pure per sommi capi la dottrina e la struttura delle società segrete si può tentare, alla luce delle attuali conoscenze, di individuare nelle posizioni sui vari  piani di quella piramide che appare sul dollaro americano, sempre più luminosa verso il culmine dove troneggia l'occhio onniveggente, e viceversa sempre più buia man mano che si procede verso la base, occupata dai meno iniziati, e dal popolo.
 
La distinzione tra potere e autorità è topograficamente sommaria, in quanto elementi delle società superiori sono sempre presenti con funzioni di controllo in quelle inferiori, e, è logico ritenerlo,  a insaputa d queste ultime. Si può anzi più precisamente parlare con sufficiente certezza di osmosi fra i vari livelli.
Tuttavia se accettiamo simili approssimazioni e fissiamo lo sguardo sul Governo Mondiale come  obiettivo prossimo da raggiungere, possiamo dire che oggi la politica mondiale si esercita in circoli con grandi capacità di influsso sui governi nazionali come la Commissione Trilaterale, composta da circa 300 membri ( di cui solo un centinaio sembrano essere veri iniziati) che annualmente si riunisce  in sedute di alcuni giorni dove vengono  dibattuti  soprattutto problemi sociali ed economici e dalla quale sortiscono le vari linee comportamentali da affidare ai vari governi. Più ristretto è invece Il Bildeberg Group, limitato ad un comitato di personalità della finanza e della politica, al diretori degli Istituti Affari internazionali o a generali, al quale sono delegati problemi più specifici, come gli assetti territoriali, gli interventi militari, le linee politiche delle nazioni in quel momento protagoniste.Il tutto discusso a porte chiuse in conferenze annuali che, al pari di quelle dellla Trilaterale, si svolgono ogni anno nelle diverse capitali occidentali. Il Bildberg come la Trilaterale. è articolato su cerchi concentrici dove i veri iniziati stanno al centro, mentre il cerchio più estremo solitamente ospita professori universitari o politici e capi di stato in vista. Le decisioni del Bildberg hanno efficacia anche dopo anni e vengono notificati ad organismi come il G7, o vengono perfezionate in simposi tenuti dall'Aspen Institute, dal Club di Roma o dallo World Economic Forum di Davos, che dal 1971, riunisce principalmente  ministri dell'economia, degli esteri, esponenti dell'alta finanza dei vai paesi a Davos, in Svizzera, nella prima settimana di febbraio di ogni anno. Superfluo sottolineare che i membri del Bildberg e della Trilaterale sono in prevalenza massoni e che, soprattutto nei cerchi interni, non esistono forme di alternanza democratica, una contraddizione a livello di élites, dove la stabilità è d'obbligo, e sono sempre le stesse figure ad apparire, come ad esempio David Rockfeller, Gianni Agnelli, Lord Roll Of Ipsden, Lord Carrington o Henry Kissinger.

I massoni presenti nelle società segrete sono tuttavia divisi in due obbedienze; quelle del ramo anglo-americano e quelli della massoneria francofila umanista. E qui salta fuori  una divisione storica della massoneria, quella che si rifà al palladismo d'oltreoceano e alle società segrete  britanniche, la via anglo-americana alla repubblica universale, che si avvale delle ricchezze principalmente dei Rockefeller, in concorrenza con l'europea, più nota come Sinarchia, operante sull'asse franco tedesco, appoggiata dai Rothschild , in questi tempi come del resto lo dimostra la presenza ad un tempo di massoni di entrambe le estrazioni nei circoli mondialisti - chiaro indice di un comune scopo da perseguire al di là di ogni opposizione interna - le distinzioni non sono mai nette, per cui non deve stupire che ad esempio di scoprire in certe vicende storiche recenti il nome dei Rothschild a fianco dei Rockefeller.
Negli ultimi 2 o tre anni sembra comunque che l'influenza del ramo europeo sulle decisioni di politica mondiale sia  davvero declinando rispetto a quella delle potenti logge angloamericane.
Organismi sinarchici europei sono la Banca per il regolamenti internazionali di Basilea (della quale è vicepresidente Carlo Azeglio Ciampi, membro del Bildberg Group) che supervisiona flussi finanziari per più di 1100 miliardi di dollari giornalieri, 40 volte il volume dei commerci reali giornalieri  e, naturalmente, le strutture  della CEE.
E' agevole constatare che ad organismi ormai collaudati come il Bildberg e la Trilaterale si affiancano istituzioni di ispirazione nettamente anglo-americana, come la Banca Mondiale, Il Fondo Monetario Internazionale, la NATO, il Tavistock Institute of Human relations di Londra, dove vengono messe a punto le tecniche di penetrazione e guerra psicologica, ma soprattutto il potente Royal Institute of International Affairs (RIIA) di Londra, particolarmente importante in quanto il primo istituto di questo tipo suscitato nel 1919 e seguito in ordine di importanza nel 1921 dal Council on Foreign Relations (C.F.R.) americano, che, assieme, daranno origini a tutta una serie di istituti omologhi nel mondo.

Note
8) René Guenon, "Reflexions à propos du pouvoir occulte", pubblicato sulla rivista cattolica  "France antimaçonique", con lo pseudonimo di Le Shimnx, numero dell'11-06-1914, pag. 277
9) Rivista Mysteria,  aprile 1914, cit in Pierre Virion, "Blentot un gouvernemente mondial!?" Ed. Saint-Michel, Rennes 1967.
10) Pierre Mariel, "La società occulte che dominano il mondo". cit pag. 7
119Ed. Graton Books, London 1986
13) ivi, pag.9
14) ivi p. 206
15) Gerald Suster, "Hitler the occult messiah", St. Martin Press, New York, 1991. p.123
16) Pierre Mariel, op. cit. p.13
17)ibidem
18) vedi ad es. "La Stampa" dell 11 marzo 1994, e "Il Sole 24 ore" del 3-5-1995, ma a questi viaggi a mpio spazio è stato dato su tutti i principali quotidiani nazionlali
19) vedi anche "la Repubblica" 16 e 17 ottobre 1995; "il Giornale" , 18 ottobre 1995; "il Secolo d'Italia", 20 ottobre 1995,
20) René Guénon "Forme Tradizionali e cicli cosmici", edizioni Mediterranee, Roma 1981, pag.74.



 

giovedì 28 ottobre 2010

Un “fascista” scomodo

Nel genetliaco della nascita di Giovanni Preziosi urge dare una seria testimonianza di ciò che rappresentò realmente il suo infaticabile lavoro, incominciato con l’abito talare a Torella dei Lombardi e finito in camicia nera a Milano. Il nome di Giovanni Preziosi è stato praticamente cancellato dall’album dei ricordi e delle commemorazioni. E qui, non parliamo, ovviamente, del mondo accademico “democratico”, da cui non è nemmeno lecito aspettarsi qualcosa, ma della cosiddetta “destra” o, meglio, di quell'area di riferimento politico culturale che dice di volersi richiamare al fascismo. Persino lo storico Renzo De Felice - illustre accademico, prediletto dall'area neofascista che pure gli ha dedicato fittissime pagine - si sofferma unicamente sull'ultimo periodo della sua vita, tralasciando il periodo antecedente alla R.S.I. L’ unica volta in cui lo sentiamo nominare è per denigrarlo ed accostarlo alle figure più abiette che animarono l’ultimo periodo dell’epopea fascista: la R.S.I. In quest’ambito egli è stato relegato nel posto più basso, tanto che nemmeno i “sedicenti fascisti” osano nominarlo pur di non incorrere nella furia iconoclasta di stampa resistenziale. In realtà, Giovanni Preziosi rimarrà negli annali di storia per essersi guadagnato sul campo la qualifica di principale studioso della questione ebraica, della cui rettitudine e analisi ne beneficeranno, due lustri dopo, alti esponenti del Governo Nazional-Socialista tedesco.

sabato 16 ottobre 2010

IL MONDIALISMO

Riproponiamo all'attenzione dei "camerati" e, più ampiamente, dei lettori l'articolo di Maurizio Lattanzio:"il Mondialismo", già pubblicato sul n°15 della rivista "Orion" nel dicembre 1985 e successivamente ripubblicato dalla rivista "AVANGUARDIA".
 

La Società Massonica

«Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo
numero che produce gli avvenimenti; un gruppo un poco più
numeroso che vigila alla loro esecuzione e ne segue il compimento, e, infine, una stragrande maggioranza che non conosce mai ciò che si è prodotto in realtà»



Il termine "mondialismo" si riferisce ad una concezione politico-culturale di cui si fanno portatori e diffusori potenti gruppi tecnocratico-plutocratici occulti o, quanto meno, "defilati", non esposti alle luci dei riflettori - cioè dei mass-media sapientemente manovrati - che "illuminano" la grande ribalta politica internazionale. Costoro operano tramite istituzioni parimenti occulte o, se si preferisce, semi-pubbliche (Trilateral Commission, Bilderberg Group, Council on Foreign Relations, Pilgrims Society, sistema bancario internazionale, ecc.), con l’obiettivo di giungere alla realizzazione di un progetto che prevede l’instaurazione di un unico Governo Mondiale, depositario del potere economico, politico, culturale e religioso. Le articolazioni strutturali di un simile progetto - già in via di attuazione, si pensi solo al M.E.C. - sono fondate sulla integrazione dei grandi insiemi (USA - in posizione preminente - Europa Occidentale, Giappone, Russia e relativi "satelliti", Cina Popolare, Terzo Mondo), che saranno sottoposti al dominio dei tecnocrati-funzionari dell’apparato di potere plutocratico installato nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Sono le strutture operative del comando oligarchico dal quale l’Alta Finanza internazionale pianifica e concretizza l’asservimento dei popoli mediante i diabolici meccanismi della Grande Usura. [1]
La manifesta aspirazione a fare dell’ordine di valori di cui si è portatori il centro di gravità di un processo di unificazione mondiale, è stata sempre caratteristica costante di ogni forma tradizionale, di ogni religione e, più ampiamente, di ogni movimento di Idee ispirato ai valori della tradizione. È la ordinatio ad unum, l’universalità - cioè il progetto di integrazione dei popoli nel quadro di un ordine gerarchico a contenuto etico-spirituale, modellato sui valori dell’Essere e culminante nella dimensione metafisica o Unità Principale (chi "sa" mi intende ...). Ciò avviene all’interno di differenziate e organiche forme tradizionali conformi alle vocazioni spirituali e alle conformazioni etiche delle diverse comunità umane.
Il mondialismo, invece, è la "scimmia" dell’universalità; è la contraffazione antitradizionale delle idealità universali che hanno omogeneamente permeato le costruzioni politiche ed hanno ispirato le vicende storiche delle Civiltà tradizionali. L’universalità è un sistema di gerarchie ontologiche che configurano un ordine piramidale ascendente lungo un asse cosmico verticale, mentre il mondialismo, al contrario, è la materializzazione e la decomposizione internazionalistica in senso orizzontale dell’idea-forma universalistica. É la reductio ad unum, un processo dissolutivo discendente, il cui tratto distintivo è il riduzionismo, cioè la degradazione dell’umanità ad una poltiglia indifferenziata, secondo i perversi ritmi scanditi da condizionanti e alienanti dinamiche massificatorie. Punto d’arrivo è la serie degli individui-robot che ripetono demenzialmente uno stesso tipo dalle bestiali caratteristiche di tesaurizzatore, trafficante e consumatore di cose materiali. Questo obiettivo tattico è perseguito dall’oligarchia mondialista in funzione di una strategia di dominio planetario. Religione e politica, nazione e razza, cultura e costume, diventeranno puri nomi carenti di qualsivoglia contenuto; rappresentazioni multicolori da immettere nei mercantili e cosmopoliti circuiti della società mondiale dello spettacolo; allucinazioni collettive che surrogano la realtà, estraendo da ogni organico rapporto di interazione con il mondo interiore dell’uomo, il quale, del resto, dovrà essere ed è sostituito da una scatola vuota riempita, anzi, meglio, ingozzata dai falsi bisogni - ci sono anche idioti che li chiamano aspirazioni (sic!) - indotti dall’alienazione consumistica a fini di conservazione e di potenziamento del sistema capitalistico internazionale. Ridotto il valore ad interesse, l’individuo diventa schiavo della ricchezza e, conseguentemente, di coloro che la creano, la controllano e se ne servono con diabolica perizia.
L’istituzione mondialista è occulta, o, se si preferisce, per dirla con Bordiot, «discreta». È quindi necessario l’uso di una metodologia interpretativa storico-politica e sociologico-giuridica che miri alla individuazione di due oggetti o, meglio, di due aree di indagine situate in dimensioni diverse: quella dell’istituzionalità pubblica e quella dell’istituzionalità occulta. Queste due nozioni sono meri rilievi descrittivi; per quanto riguarda l’aspetto sostanziale, è più appropriato parlare, rispettivamente, di società «strumentalizzate» e di società «strumentalizzanti».
Il complesso istituzionale pubblico è il quadro di riferimento giuridico-costituzionale nel cui ambito si snoda la vita politica ufficiale delle nazioni (governi e parlamenti, partiti e sindacati, dichiarazioni politiche e prese di posizione diplomatiche, ecc).
L’istituzionalità pubblica presenta dei profili e delle dinamiche esterne, apparenti, palesi, a volte addirittura appariscenti, che si articolano in una serie di atti e di fatti, i quali, ripresi, rilanciati e, soprattutto, gonfiati dai mass-media, servono alla fabbricazione delle opinioni che saranno poi propinate come materia di dibattito, nel libero confronto democratico, alle turbe di imbecilli che infestano l’epoca contemporanea.
L’istituzionalità occulta o, per usare un eufemismo, "ufficiosa", è il complesso degli organismi privati (consorterie ebraico-massoniche, Banca, Multinazionale, CFR) privi di qualsiasi rilievo giuridico-costituzionale, mediante i quali l’oligarchia matura le scelte funzionali alla realizzazione dell’obiettivo strategico ultimo: il raggiungimento del potere mondiale.
La corte degli stracci che cela l’esistenza e l’operatività della dimensione istituzionale occulta, è rappresentata dall’istituzionalità pubblica. Essa provvede all’esecuzione di decisioni e progetti adottati dall’oligarchia mondialista in ambienti esclusivi, ristretti, sottratti a qualunque forma di controllo popolare e in regime di assoluta irresponsabilità. Il complesso istituzionale occulto decide felpatamente al riparo da occhi indiscreti; il complesso istituzionale pubblico esegue tra i grandi clamori e le scintillanti coreografie approntati dagli squallidi giullari dell’informazione del Sistema.
La dimensione occulta è il luogo politico, l’ambito di ricezione e lo spazio di aggregazione delle risultanti del processo di "distillazione" e "condensazione" verso l’"alto sociale" dei soggetti, delle tendenze etiche e delle connotazioni psicologiche che caratterizzano in senso mercantile e materialistico la borghesia e il proletariato. Siamo di fronte a categorie economiche che, nel corso dell’esercizio della loro prassi di potere, non possono esimersi dal subire un processo di "decantazione" che proietti ai vertici delle "loro" società - rispettivamente, all’ovest come all’est- l’oligarchia tecno-plutocratica e l’oligarchia tecno-burocratica. Esse - data l’identità del materiale umano da cui sono formate, delle premesse ideologiche illuministiche da cui muovono e dall’azione di collegamento "omogeneizzante" sviluppata dalle componenti tecnocratiche, comune ai due sistemi - sono quindi destinate alla fatale convergenza mondialista.
Dunque da non sottovalutare gli impulsi alla interazione - l’istituzionalità pubblica li definisce «pacifica cooperazione internazionale» - indotti nei due «massimi sistemi» contemporanei dalle tecnocrazie operanti al loro interno, allo scopo di pervenire a una gestione unitaria, su scala mondiale, dei meccanismi di produzione, al di sopra delle distinzioni politiche e al di fuori dei vincoli di sovranità degli stati nazionali.
Ma quali sono le origini storico-culturali del mondialismo? A quali referenti culturali di fondo va ricondotto questo fenomeno sovversivo operante ormai da secoli?
Universo religioso-culturale dell’ebraismo e massoneria - le cui vicende storiche si intrecciano inscindibilmente con quelle dell’ebraismo, il quale, alla fine, ne farà un suo prezioso strumento- sono la cornice teorica nella quale inquadrare il fenomeno mondialista.
In origine la Massoneria è un’organizzazione iniziatico-spirituale, espressione, relativa al piano delle forme storiche, procedente dalla dimensione informale nella quale si situa la Tradizione Primordiale.
Rispetto ad essa, la Massoneria rappresenta una Via di partecipazione basata sull’analogia simbolica esistente tra i gradi ontologici della realizzazione spirituale e l’arte della costruzione degli edifici, cioè la «muratoria». Si tratta della «massoneria operativa», formata da adepti: i massoni, i quali svolgono un’attività materiale inerente alla costruzione di edifici e, forse, di templi e cattedrali le cui linee architettoniche esprimono una simbologia metafisico-tradizionale. Di qui l’intima connessione tra massoneria operativa e corporazioni medioevali.
«La costruzione materiale - scrive Julius Evola [2]- divenne cioè una semplice allegoria per un’opera creativa interna e segreta; il tempio esteriore fu simbolo per quello interno; la pietra grezza da squadrare era la comune individualità umana, da rettificare affinchè fosse qualificata per l’ "opus transformationis", cioè per un superamento della caducità umana e per l’acquisizione di un sapere e di una libertà superiore, i gradi di tale realizzazione corrispondendo a quelli originari della vera gerarchia della "massoneria operativa" e non ancora "speculativa"».
Però, tra i secc. XVII e XVIII, la Massoneria subirà gli effetti di un processo degenerativo che la ridurrà ad organizzazione profana, ispirata a principi laici ed umanitari, che ne faranno la protagonista del secolo dell’illuminismo e la promotrice delle rivoluzioni borghesi dei secoli successivi.
«Effettivamente nel quadro del processo controiniziatico che vide organizzazioni regolari e tradizionali, o i loro residui, cadere in preda di influenze di segno opposto, anche molte logge massoniche subirono un’inversione di polarità e tradussero in termini individualistici, laici e democratici aspetti del diritto iniziatico, quali, ad esempio, i concetti di libertà, parità, fraternità». [3]
Nell’ambito di questa vicenda che, prima di essere storica, è metastorica, si inserisce la nascita della «massoneria speculativa», cioè della massoneria moderna di Rito Scozzese Antico e Accettato, importante espressione e supporto storico della Sovversione. Essa nasce a Londra il 24 giugno del 1717, giorno della festa di S. Giovanni Battista, patrono dei costruttori delle città. In quel giorno, infatti, quattro logge: "Crown Alehouse", "Apple the Taverne", "Rummer and Grape", e "Goose and Gridirion Alehouse", decidono di unificarsi nella "Grande Loggia" di Londra, dalla quale si irradierà un vasto e rapido movimento di espansione che, nel giro di 10-15 anni, vedrà l’Europa punteggiata di logge massoniche.
La Massoneria speculativa ad indirizzo illuministico ed aconfessionale, diventerà il punto di aggregazione di filoni di pensiero ad orientamento umanitario e cosmopolita sparsi nell’Europa; essa ne farà i coefficienti di organizzazione, secondo i moduli di un abile sincretismo, di una ideologia laico-democratica ed egualitaria, il cui internazionalismo di fondo, negatore delle specificità etnico-culturali dei popoli e delle civiltà, sarà la solida piattaforma su cui poggiare la «Repubblica Universale» ispirata ai valori del deismo razionalista e vagheggiata - tra gli altri- anche dal massone Giuseppe Mazzini.
Nel corso della storia, l’ebraismo si infiltrerà massicciamente nelle logge massoniche, fino a farne sostanzialmente un suo strumento -per altro conforme- di cui servirsi per l’attuazione dell’aspirazione ebraica all’egemonia mondiale.
Mayer Amschel RothschildNel 1773 [4], a Francoforte di Baviera, l’ebreo Mayer Amschel Rothschild - fondatore della casa bancaria omonima - riunisce nella sua casa d’affari 12 alti esponenti del mondo bancario, finanziario e industriale per presentare loro lo schema di fondo di un piano di dominio mondiale. Rothschild affiderà al consanguineo Adam Weishaupt il compito di fornire un decisivo contributo al raggiungimento di questo obiettivo.
Nel 1776 [5] nasce l’Ordine degli Illuminati di Baviera o "Gesellschaft der Perfectibilisten", associazione di indirizzo gnostico-razionalista alla cui fondazione - oltre a Weishaupt - concorreranno gli ebrei Wessely, Moses Mondelssohn, unitamente ai tre banchieri, parimenti giudei, Itzig, Friedlander e Mayer. Il programma [6] degli Illuminati contiene riferimenti teorici che costituiranno i cardini del pensiero radicaldemocratico successivo, specie marxista, e dell’ideologia che alimenterà "I Protocolli dei Savi Anziani di Sion" e il "Patto Sinarchico". In questo programma si afferma la necessità dell’abolizione della proprietà privata e del diritto ereditario, del capovolgimento dell’ordine politico sociale, della lotta contro le religioni, di rivoluzione permanente internazionale. Inoltre nel punto 20 si descrivono i lineamenti di un Unico Governo Mondiale, la cui direzione politica, nel punto 23, è riservata ad una classe dirigente tecnocratica (finanzieri, industriali, scienziati, economisti).
Nel 1782 [7], al congresso massonico di Wilhelmsbad, l’Ordine degli Illuminati confluirà nella Massoneria che, di li a pochi anni, ricoprirà un ruolo centrale nel sussulto sovversivo del 1789, mentre nei secoli seguenti porterà a termine l’attacco decisivo all’ordine aristocratico europeo. Infatti l’assalto coordinato all’Europa aristocratica sarà messo a punto nel corso del Congresso Massonico Internazionale di Strasburgo tenutosi nel 1847.
L’anno seguente -il 1848 delle barricate tanto care all’oleografia risorgimentale- l’Europa vacillerà sotto i colpi della sovversione giudaico-massonica: da Parigi a Vienna, da Milano a Berlino, da Venezia a Madrid, da Roma a Napoli, le pretestuose parole d’ordine (indipendenza nazionale, costituzione liberale, ecc.) e i metodi insurrezionali -i cui sincronismi spaziali e temporali lasceranno chiaramente intuire un’unica regia- non riusciranno a mascherare il vero obiettivo dell’attacco: lo Stato aristocratico-gerarchico e l’universo politico-ideale che le sorregge.
Il Talmud ha rappresentato il tessuto unificante e l’elemento di coesione che ha garantito all’ebraismo della Diaspora la conservazione della sua profonda identità religiosa, spirituale ed etico-culturale, a dispetto della sua dispersione nel mondo. In esso e nella cultura dell’ebraismo diasporico sono rintracciabili i più solidi riferimenti storici e religioso-culturali del fenomeno mondialista.
Originariamente la forma tradizionale ebraica si riconnette alla tradizione Primordiale, la cui origine metafisica e non-umana opererà un’indubbia azione disciplinatrice e rettificatrice nei confronti delle perverse e dissolventi tendenze presenti nel corpus razziale ebraico. L’ebraismo, comunque, non si sottrarrà ad un processo di decadenza - comune ad altre forme tradizionali e riferibile ad un periodo compreso tra l’VIII e il VI secolo a.C. - che affonda le sue radici nel piano della metastoria, e che propizierà nell’ebraismo un’assunzione profana e materializzata dei princìpi dell’antica tradizione, soprattutto il tema dell’elezione divina del popolo ebraico. «Questo tema che nell’ebraismo antico era stato contenuto, bene o male, entro il quadro organico di una tradizione, subì, col degenerare della tradizione in un tradizionalismo residuale, un processo di materializzazione, dando luogo a un razzismo intransigente e ad un risentimento smisurato nei riguardi dei non ebrei. (...) la fine politica degli ebrei, la loro dispersione, la loro condanna in quanto popolo deicida fecero scattare, come un’idea di rivalsa e una speranza di revanche, la teoria di Israele quale popolo destinato al comando universale. La volontà di dominio mondano, prodotta e giustificata dalla laicizzazione del tema biblico della scelta di Israele quale "popolo di Dio", si legò a un desiderio sfrenato di ricchezza materiale e a una pronunciata propensione per il mercato; e ciò, in parte, è senza dubbio da mettersi in relazione con la materializzazione di un altro motivo tradizionale: quello del Regno». [8]
Il Talmud è la raccolta giurisprudenziale costituita dall’esegesi e dal commento rabbinico del Vecchio Testamento; la codificazione dei rabbini diventerà quindi la depositaria dell’identità cultural-razziale dell’ebraismo. Secondo l’ebreo Graetz, storico del giudaismo, «il Talmud è stato il simbolo che ha tenuto assieme i Giudei dispersi nei vari paesi, custodendo l’unità del Giudaismo». Un altro ebreo, I. Epstein, scrive: «... ed è il Talmud che ha formato le dottrine religiose e morali del giudaismo odierno». Senz’altro interessante la considerazione di alcuni passi del Talmud: «Il Messia darà agli Ebrei il dominio del mondo, al quale serviranno e saranno sottoposti tutti i popoli» [9]. Oppure: «Il Santissimo parlò così agli Israeliti: Voi mi avete riconosciuto come unico dominatore del mondo, e perciò io vi farò gli unici dominatori del mondo». [10] E, ancora: «Tutti i popoli verranno al monte del Signore e al Dio di Giacobbe e saranno soggiogati dagli Israeliti». [11]
L’etica talmudica, nel corso dei secoli, si sedimenterà nell’anima razziale del popolo ebraico, facendone il principale supporto antropologico delle forze dell’Antitradizione e il più efficace propagatore storico dei processi sovversivi che da essa si esprimono. L’idea-forma mercantile, concepita come condizione dell’anima, connotazione psicologica e status interiore, troverà nel giudeo il riflesso storico più omogeneo e conforme. Ben presto, però, essa esprimerà un’ampia tendenza espansiva che la condurrà a valicare i confini delimitati dall’unità etnica -la razza ebraica- postasi in origine quale sua condizione di manifestazione.
Dal punto di vista storico e culturale, questo straripamento etico si renderà palese attraverso «... quella mercantilizzazione dell’esistenza che trovò, almeno in sette secoli di storia europea (effettualmente, data l’europeizzazione del mondo, oggi si può dire, purtroppo, della storia mondiale), nell’anima ebraica la sua matrice più frenetica e virulenta, e nell’ebreo il suo tipico, più incisivo e potente, veicolo d’infezione». [12]
L’affermazione e la diffusione della mentalità giudeo-mercantile -tramite le ideologie individualistiche e materialistiche- anche tra i non ebrei, rappresenterà una decisiva vittoria giudaica. L’ebraismo fornirà un contributo primario alla propagazione delle ideologie cosmopolite, ma, allo stesso tempo, custodirà gelosamente la propria identità razziale, culturale e nazionale, conscio del fatto che ciò gli avrebbe assicurato una fondamentale posizione di preminenza e di vantaggio nei confronti di popoli sradicati e di civiltà dissolte nella massificazione mondialista.
«Facciamo notare che noi Ebrei siamo una nazione singolare, della quale ogni ebreo è suddito incondizionatamente, quali che siano la sua residenza, il suo mestiere e la sua fede». (Luigi Brandeis del Tribunale Supremo degli Stati Uniti). Joseph Morris, rabbino londinese, autore dell’opera "Israele una Nazione", sostiene che «... Israele costituisce una grande nazione (...) Nessuna setta, nè comunità religiosa avrebbe il diritto di portare tal nome (...) Negare la nazionalità ebraica equivarrebbe a negare l’esistenza degli Ebrei». O, ancora, Mosè Hess dall’opera "Roma e Gerusalemme": «Ogni ebreo appartiene alla propria razza e di conseguenza al giudaismo e non ha importanza alcuna che egli stesso e i suoi antenati abbiano rinnegato la propria fede religiosa».
L’internazionalismo finanziario, accompagnato e coperto dagli alibi ideologici e dalle parole d’ordine pacifiste e umanitarie, sarà un corrosivo fermento cosmopolita che aprirà continuamente varchi alla marcia, apparentemente inarrestabile, del progetto relativo al "One World", cioè al livellamento e all’unificazione mondialista degli uomini e dei popoli ridotti a segatura senza identità, senza rango, senza razza, in una parola: senza senso.
«Non esiste - scrive Jean Izoulet [13], professore di filosofia al Collége de France - che un solo problema sulla terra, ed è il problema di Israele. Problema delle due facce, di cui la faccia interna è il laicismo (rapporti tra scienza e fede) e la faccia esterna, l’internazionalismo (rapporti tra patria e umanità). Laicismo e internazionalismo sono le due facce del giudaismo».
Il denaro diventerà strumento di attualizzazione ed elemento di mediazione del rapporto di schiavitù che lega gli individui -ormai sradicati- all’oligarchia giudeo-plutocratica; l’individuo schiavo del denaro è automaticamente schiavo degli usurai che detengono il monopolio dell’emissione della moneta e della distribuzione del credito. «Dallo stato caotico dell’economia il genio ebraico sviluppò il sistema del capitalismo organizzato, grazie allo strumento più efficace: il sistema bancario ...». [14]
L’egemonia ebraica nelle banche e nelle istituzioni finanziarie configurerà i coefficienti di organizzazione di una struttura mercantile internazionale; il pianeta sarà concepito come un immenso mercato che faccia da premessa per la realizzazione di un progetto di unificazione mondiale che, partendo dal piano economico, investirà via via il piano sociale, politico, culturale, religioso.
«Per questa oligarchia il Tempio sarà uno solo, per tutto il mondo cosmico abitato dall’uomo. E si edificherà, nel segreto dei conciliabili bancari, nella Banca del Mondo, centro di emissione dove la cabala degli iniziati trasformerà la carta in oro. Là celebreranno il rito dell’inversione di tutti i valori. Il prodotto che diventa niente; ed il niente di uno straccio di carta che diventa valore, oro. Affinchè il lavoro produca miseria e la miseria intellettuale dei parassiti si trasformi nel controllo di tutte le ricchezze del mondo».
Questi accenni vogliono essere un’introduzione e un contributo alla delineazione dello schema culturale di fondo nel quale si inquadra e dal quale procede la fenomenologia mondialista, che nelle istituzioni e nelle strutture del capitalismo internazionale trova le sue più importanti articolazioni organizzative. La comprensione della cultura del mondialismo è la premessa indispensabile per conferire spessore alla conseguente concreta azione di smascheramento basata sulla puntuale denuncia di nomi, atti e fatti che, altrimenti, se non ricondotti alla logica profonda che li sottende, perderebbero la loro efficacia dimostrativa.
La battaglia culturale del sodalizio-comunità nel quale radichiamo la nostra identità sovraindividuale, potrà essere condivisa o respinta, ma, ciò che è certo e che più conta, ad essa non potrà essere disconosciuta una inoppugnabile qualificazione culturale ed un indubbio rigore scientifico.
Maurizio Lattanzio
 
Note:
1] Giacinto Auriti, "L’ordinamento internazionale del sistema monetario", Marino Solfanelli editore, Chieti 1987;
2] Julius Evola, "Ricognizioni", Ed. Mediterranee, Roma 1974;
3] Claudio Mutti, "Stalin, Trotzsky e l’Alta Finanza", Quaderni del Veltro, Ferrara 1974;
4] Nesta H. Webster, "World revolution, the plot against Civilisation", Britson P. Co. Devon 1971, 6ª ed., p. 32;
5] Olivia Maria O’Grady, "The beasts of the Apocalypse", O’Grady Publications, Benicia USA 1959, p. 118;
6] Williams Guy Carr, "Pawn in the game", St. George Press, Glendale USA 1970, 7ª ed., pp. 26-31;
7] Nesta H. Webster, "Secret Societies and subeversive Mouvements", Britons Publishing Company, 8ª ed., Londra 1964, pp. 233-234;
8] Claudio Mutti, "Ebraicità ed ebraismo - I Protocolli dei Savi Anziani di Sion", Ed. di Ar, Padova 1976;
9] Tal. Bab. Trat. Schalb., fol.120, c.l. e Shanedrin, fol. 88 c.2; fol. 99 c.l.;
10] Chenga, fol. 3, 3;
11] Commento ad Isaia, fol.4 c.2;
12] F. G. Freda, "I Protocolli", op. cit.;
13] Cit. in Yann Moncomble, "La Trilaterale et les secrets du mondialisme", Ed. Faits et documents, Parigi 1980;
14] "L’ebreo americano", 10 settembre 1920;
15] "La rivolta del Popolo", citato in Carlo A. Roncioni, "Il potere occulto", Ed. Sentinella d’Italia, Monfalcone 1974.

lunedì 8 febbraio 2010

E Garibaldi sformò l’Italia

Quel che non si dice del mitico generale. Il caso più famoso fu il massacro di Bronte. Ma non ci fu solo quello. La storia del Mille e del loro capo è piena di tante ombre. Ecco quel che dovreste sapere e che non vi è mai stato raccontato...

[Da «il Sabato», 31 gennaio-6 febbraio 1987, p. 19]

Carlo Alberto, il re tentenna. Mazzini, l’apostolo della Patria. Garibaldi l’eroe dei due mondi. Cavour, il gran tessitore. E poi il «grido di dolore», «Obbedisco»!, «Ci siamo e ci resteremo», «Qui si fa l’Italia o si muore», «Roma o morte»! e così via. Abbiamo una storia da operetta: bisogna avere proprio un cuore di pietra per non scoppiare a ridere. Qualche storico ha cominciato a dissipar le nebbie su quel colossale falso storico (e dove era leggenda appaiono spesso grottesche pagliacciate e talvolta imprese criminali). Ma gli eroi del risorgimento restano. Il Mazzini ad esempio. Che dire della descrizione che ne dà il Farini fuori dei canoni ufficiali: «Mediocre uomo in tutto, orgoglio stragrande in sembianza d’umiltà», astratte vacuità...? Garibaldi poi è marmo e bronzo.

Lo sceneggiato TV Il Generale di Magni fa di tutto per sfuggire all’enfasi e alla retorica. Ed era ora. Ma la scelta di Franco Nero ha dato un tocco di edulcorata classe holliwoodiana ad un personaggio, il Garibaldi storico, piuttosto rozzo e un tantinello esaltato. Sentiamolo: «Papa e clero disgrazia e cancro d’Italia». Ed ancora: «Il grido d’ogni italiano, dalle fasce alla vecchiezza deve essere: guerra al prete»!. Tale fu la scienza e la ‘classe’ del nizzardo. Appena sbarca in Sicilia si proclama Dittatore, svuota conventi e monasteri, li saccheggia, confisca, scioglie a forza i Gesuiti, imprigiona, stabilisce bivacchi militari nelle splendide chiese meridionali. Garibaldi era stato iniziato alla Massoneria nel 1842 a Montevideo. A Palermo fonda una quantità di Logge. Nel 1864 viene eletto primo Gran Maestro della massoneria italiana e poi Gran Maestro onorario a vita. (Massoni erano pure Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele, Crispi, Ricasoli e così via). Con lui la massoneria italiana vara una virulenta tradizione anticattolica.

Il nostro eroe che mise al suo asino il nome del Papa, che chiamava Pio IX «un metro cubo di letame» (nel 1881 i massoni dettero addirittura l’assalto al funerale del Papa per scaraventarne la salma nel Tevere) fu il caposcuola su cui si formarono quelle generazioni di liberi-pensatori. Fra questi, qualche anno dopo, il mangiapreti romagnolo Mussolini Benito. Siamo appena nel 1904 quando il giovane rivoluzionario di Predappio attacca Papa Sarto «in nome dell’Anticristo che è la ragione, che si ribella al dogma e abbatte Dio». Pochi anni dopo salirà agli onori della cronaca per un libello blasfemo scritto per celebrare l’anniversario della morte di Garibaldi. Ma ancora nel 1918, direttore de Il Popolo d’Italia, sarà a Milano, sotto il monumento a Garibaldi a celebrare la vittoria. «Fin da giovane Mussolini era stato un esponente tipico, quasi caricaturale dell’ideologia massonica» (Vannoni). La pacata e lucida mente di Jemolo vedrà nel Mussolini, ormai Duce d’Italia, «il più diretto erede del garibaldinismo».

Del resto il «segreto iniziatico» della dottrina massonica non è proprio l’autodivinizzazione dell’uomo e l’idolatria del Capo/Stato? (Nei catechismi patriottici si celebrava in Garibaldi la Trinità: «Il Padre della patria, il Figlio del popolo, lo Spirito della libertà»).

Si potrebbero poi sorprendere i legami del garibaldinismo col fascismo anche attraverso curiosi canali secondari. Il massone, mazziniano, Eduardo Frosini ad esempio, che sedette alla presidenza del I congresso fascista di Firenze (1919), che nel suo giornale La Questione morale (già allora!) per primo propugnò la vocazione imperiale di Roma. Del resto proprio il garibaldino-massone Crispi aveva varato in grande quella politica coloniale imperialista che il Duce si sentirà in dovere di portare a compimento, con la fondazione dell’Impero. Altri generali garibaldini (e massoni) come Nino Bixio, dai massacri di contadini calabresi finiranno i loro anni a mercanteggiare in schiavi cinesi con il Perù. È la singolare epopea dei ‘liberatori’...

La conquista del Sud. Lo sceneggiato televisivo di Magni racconta dunque soltanto il biennio ‘60-’61 del nizzardo. Quello sceneggiato dice e non dice: troppo lontana è la verità dalla leggenda. Proviamo allora a oltrepassare il fronte, per capire finalmente come fu visto Garibaldi, in quei due anni, dalle popolazioni ‘liberate’. Spigolature di un documento eccezionale davvero da antologia, e oggi quasi introvabile. È un libello appassionato e infuocato di un intellettuale napoletano, Giacinto de Sivo, pubblicato quasi un secolo fa clandestinamente e anonimo, e nel 1965 ristampato in copia anastatica da un piccolo editore: I Napolitani al cospetto delle nazioni civili. È la stessa storia, ma stavolta scritta dai vinti: il grido di ribellione di un popolo non solo colonizzato e umiliato dai sedicenti ‘liberatori’ ma per di più coperto di menzogne nella storia ufficiale, quella scritta dai vincitori. «Ell’è una trista ironia lo appellar risorgimento questo subissamento del bel paese».

L’altrastoria. Il Regno delle due Sicilie è libero e indipendente fin dal 1734, con un re italianissimo, napoletano. Non è una terra ricca solo di passato (da Cicerone a Orazio, a S. Tommaso a Vico a Tasso...): ha una grande tradizione giuridica, enormi ricchezze artistiche e — si direbbe oggi — ambientali. La statistiche dicono: in proporzione meno poveri che a Parigi e Londra, le tasse più lievi d’Europa, la prima flotta d’Italia, una popolazione cresciuta di 1/3 dal 1800 al 1860, un debito pubblico di appena 500 milioni di Lire per 9 milioni di abitanti, contro il Piemonte che ha più di mille milioni di debito per quattro milioni di abitanti (il sud in sostanza dovrà pagare i debiti del Piemonte, anche. quelli fatti per conquistarlo). Inoltre «erano in cassa 33 milioni di ducati quando il liberatore Garibaldi vi mise su le mani e li fe’ disparire».

Il re di Torino, di origini e lingua francese aveva spedito un nizzardo a «liberare dagli stranieri» una terra governata da un re ben più italiano di lui (per di più Napoli era, in confronto a Torino quel che oggi sarebbe Firenze in confronto ad Aosta). Ma il re di Napoli, cattolico e sostenitore del Papa, negli equilibri internazionali era sostanzialmente isolato.

Dunque come possono 1000 uomini male armati e peggio vestiti distruggere così un Regno con un esercito di 100.000 uomini? I vincitori rispondono (e hanno scritto): per il gran valore dei garibaldini e l’appoggio delle popolazioni. In realtà Garibaldi poteva esser rigettato in mare fin dallo sbarco. La vera arma vincente che spianò la strada al nostro fu quella della massoneria piemontese e francese che fra burocrati, ufficiali e ministri si era comprato tutto il Palazzo di Francesco II: «La setta corrompe e inventa la storia» scrive De Sivo, «sospinge l’umanità a subire la tirannide o ad esser tiranna». Qualche esempio. A Calatafimi il generate Landi (al prezzo di 18.000 ducati) impedisce ai suoi di sbaragliare i garibaldini già in rotta. Senza alcuna ragione 20.000 soldati vengono fatti uscire da Palermo senza colpo ferire. E poi Milazzo, Messina: migliaia di soldati di Francesco spediti sulle montagne lontane. Il generale Ghio ne disciolse 10.000. Altrettanti il generale Briganti che però viene fucilato sul posto, per alto tradimento dai suoi stessi soldati. E poi altri ufficiali leali al re costretti a disarmare le proprie truppe e a consegnare migliaia di soldati a qualche decina di garibaldini che avevano loro stessi sbaragliato e ridotto alla resa. E infine le sconfitte di Garibaldi sul Volturno e l’incredibile comportamento degli ufficiali di Francesco che avevano ormai Napoli e la vittoria definitiva a portata di mano.

Un generale Cialdini, ad esempio che passò con Garibaldi mitragliando le popolazioni insorte contro il suo tradimento (come, anni prima, erano insorte contro Pisacane). Decine dl città «reazionarie», che avevano organizzato la resistenza (da Isernia, a Venosa, a Barile, Monteverde, Cotronei, S. Marco e così via) furono distrutte e bruciate dai Garibaldini. Villaggi, cascine, molini, saccheggiati, contadini massacrati (non solo a Bronte). «Purificheremo col ferro e col fuoco le regioni infestate dall’immonda bava del prete» scriveva il traditore generale Pianelli nel febbraio ‘61, passato coi ‘liberatori’.

«Napoli non avversa l’Italia» scriveva appassionatamente il nostro De Sivo, «ma combatte la setta, che è anti-italica, com’è anticristiana e anti-sociale, atea e ladra». Da questa ribellione nasce il brigantaggio contro l’occupante piemontese. «Briganti noi combattenti in casa nostra, difendendo i tetti paterni; e galantuomini voi venuti qui a depredar l’altrui?».

Il De Sivo si appella ad un’Europa complice e connivente dell’invasore: «La setta» scrive «deruba, distrugge e poi ci impone i suoi maestri piemontesi, le sue leggi, i suoi debiti, il suo vocabolario e gli esempi di laidezze e rapine e irreligione e ferocia». Si ha un bel deprecare, oggi, la proverbiale diffidenza dei popoli del meridione d’Italia verso le istituzioni e lo Stato; e condannar la mafia e cosi via. Del resto proprio gli espropri dei beni della Chiesa nel Sud, con cui a Torino si costituirono te finanze del nascente Stato massonico, sono fra le cause del futuro sottosviluppo del sud, del suo ritardo nei confronti del nord, che ha esportato i debiti e importato le ricchezze. «Il primo frutto dell’unità è l’aumento dei balzelli pubblici... Oh le promesse dei settari! A voi basta il gridar popolo e civiltà per saccheggiare i popoli civili».

Ma il parlamento piemontese non ci pensa due volte ad annettersi le provincie meridionali: era un Parlamento eletto da 100 mila persone per 24 milioni di abitanti (al 95% contadini e cattolici). Un parlamento ‘liberale’: «Codesti sedicenti deputati, ignoti al popolo, corifei della setta, eletti da se stessi…». Per salvar la faccia Garibaldi, ad annessione già avvenuta organizzò un plebiscito: era il 21 ottobre 1860. I risultati ufficiali furono proclamati su piazze e strade deserte: 1.313.376 per l’annessione e 10.312 contro. Anche a prender per buone cifre tanto balorde, si deve comunque pensare ad una minoranza sui 9 milioni di abitanti.

Ma quel che era accaduto in quei giorni, sui libri dei vincitori non sta scritto. Aggressioni, uccisioni, arresti, intimidazioni. Grandi cartelli dichiaravano «Nemico» chi votava No; il voto peraltro non fu segreto: furono poste due urne palesi e quelle del No «coperte da bande di camorristi». Anche astenersi era colpa di Stato: «Salvar la vita, in quei giorni era pensiero universale». E poi garibaldini — anche stranieri — che votavano anche 10, 20 volte: perfino Garibaldi, Bixio e Sirtori non si vergognarono di votare. E per chi si ribellava era dura. Ad esempio si può ricordare il rapporto del governatore garibaldino della Capitanata: «Insurrezioni nel giorno del plebiscito: si son fatti sforzi eccezionali perche l’insurrezione non sia generale». (segue la richiesta di armi e soldati). O il suo collega di Teramo che proclamava lo stato d’assedio nei comuni della provincia ancora 9 giorni dopo il plebiscito: «I reazionari presi con le armi saran fucilati»!.

Agli stati d’assedio, i brogli, le violenze, vanno aggiunte le galere piene di «reazionari», gli esiliati, i fucilati... «Ma alla setta bastava mostrare all’Europa una maggioranza di cifre». Sarà un testimone d’eccezione, Lord Russel in un dispaccio del 24 ottobre a testimoniare che «i voti che ebber luogo in quelle province non han grande valore...». Ma la scuola dei vincitori racconta ben altro: dice che la gran capitale di un Regno, la bellissima Napoli fu entusiasta di diventare una prefettura di Torino. «Lasciate dal vantar plebisciti. Dite che son fatti compiuti; e sì che son compiuti, ma per restar monumenti eterni di vostra nequizia. Voi, gretta minoranza, volete imporre il vostro pensiero ad una nazione, e col pensiero i ceppi... un pugno di tristi vuol comandare a milioni; perciò destituisce, disarma, condanna, pugnala, carcera, esilia, fucila ed incendia.
Siete atroci perche pochi; siete costretti a dar terrore, perché vi manca il numero; dovete far seguaci con la corruzione perché non avete il concorso della virtù».(De Sivo). Questa fu l’epopea del ‘liberatore’ Garibaldi raccontata dal popolo ‘liberato’. Sui libri di scuola (la scuola dei vincitori) si trova al capitolo: Risorgimento.

Antonio Socci

martedì 24 novembre 2009

L'agente "doppio" Pino Rauti.


di Manuel Negri.

Non v'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Così atteggiandosi, molti continuano ancora a credere alle vecchie cariatidi del neofascismo italiano, come Rauti o Freda, anche davanti a numerosi elementi che li hanno inchiodati al muro e liquidati come collaboratori organici dei presidii operativi all'interno dell'Occidente in funzione di stabilizzazione dell'ordine atlantico imposto dagli Stati Uniti d'America.
La "commedia" di Rauti inizia già durante I'esperienza della Repubblica Sociale Italiana; è lui stesso a confermare che mai fu fascista, ma come egli sottolinea:
"Avevo scelto di combattere nella RSI, sapendo che la guerra era perduta, per motivi più patriottici che ideologici."(1)
Terminata la seconda guerra mondiale, prende il via la strategia statunitense del mantenimento dello status quo, in funzione antisovietica, per mantenere inalterati gli equilibri di Yalta. In questo contesto gli ex pseudofascisti alla Rauti partecipano alle trame del Sistema ed assumono un ruolo subalterno e subordinato che i vincitori, i detentori del potere, assegnano agli sconfitti che si mettono al loro servizio.
Rauti, già negli anni cinquanta, inizia a lavorare come giornalista del quotidiano "Il Tempo" di Roma, testata giornalistica che riceveva generose sovvenzioni statunitensi, per il quale, Rauti stesso andava a visionare i carri armati Leopard.
Nel 1956 dà vita ad Ordine Nuovo, che risulta essere una organizzazione parallela, secondo quanto teorizzato dallo stesso Rauti nel suo intervento al Convegno del Parco dei Principi: "Non si pensi che questo convegno esaurisca la sua importanza nel dar vita al documento conclusivo. Spetterà poi ad altri organi, in senso militare, in senso politico generale, trarre da tutto questo le conseguenze concrete e far sì che segua l'elaborazione concreta della tattica controrivoluzionaria e della difesa." (2) Ordine Nuovo riceveva armi ed esplosivi dall'Arma dei Carabinieri e dall'Esercito Italiano, nel quale Rauti aveva enorme fiducia e che difendeva a spada tratta contro tutto e tutti. Giunse anche a pubblicare, a fianco di Giannettini e Beltrametti, un opuscolo "Le mani rosse sulle forze armate': commissionato dal generale Aloia, in sua difesa, dopo essere stato duramente attaccato dai comunisti e da Paese Sera, in seguito alla presentazione a Cesano di Roma del primo (ed ultimo) battaglione di Assalto.(3) L'elaborazione dottrinaria della guerra controrivoluzionaria vede la luce appunto il 3 maggio 1965 all'hotel Parco dei Principi di Roma; il famoso convegno dell’istituto Pollio. Nello stesso anno, ricordiamolo, Licio Gelli, già collaboratore dei servizi di sicurezza, viene ammesso alla Loggia Romagnosi per intervento del vertice massonico. La massoneria di Palazzo Giustiniani è diretta da un uomo di fiducia della CIA, il Gran Maestro Giordano Gamberini. (4)
Con lui, la massoneria- internazionale, tramite la Loggia Propaganda 2, assume un ruolo importante nella lotta anticomunista.
Il convegno dell’istituto Pollio, dicevamo, è stato patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa, organizzato dai Servizi Segreti (ufficio REI, diretto dal colonnello rocca), finanziato dal SID. Tra gli altri, vi parteciparono oltre a Rauti, personaggi come Giorgio Pisanò, il "fascista" cui nessuno doveva "toccare" i carabinieri e la Nato, Beltrametti, Giannettini e tra gli invitati figurava anche Stefano Delle Chiaie.
Dalle dichiarazioni di due partecipanti come De Boccard e Finaldi apprendiamo che I'lstituto " ...fu indirettamente finanziato dall'Ufficio "R" del SIFAR mediante una campagna di abbonamenti ai bollettini che I'lstituto stesso pubblicava presso una agenzia "D". (...) Lo stesso "relatore" Pino Rauti, le cui iniziative politiche vengono, come si è visto, sovvenzionate dal SIFAR, comparirà già nel 1968, nella informativa del SID del 25 novembre. Nello stesso anno è in rapporti con la nota AginterPress (diretta emanazione della CIA, N.d.R.). (...) Rauti, Giannettini, Beltrametti, Torchia Giorgio, risulteranno assunti dallo Stato Maggiore della difesa diretto dal generale Aloia e "devoluti" alle esigenze del Sid dell'ammiraglio Henke.
(5) Pino Rauti risulta dunque aver lavorato per lo Stato Maggiore delle Forze Armate nate dalla Resistenza antifascista, è stato un esperto del SID ed ha reclutato uomini per queste strutture parallele. Se non bastasse, potremmo citare le parole del colonnello Oscar Le Winter, ex agente della CIA, il quale afferma l'esistenza di un documento CIA che elenca persone, grado, compenso mensile di uomini legati a questa associazione. Rauti era un agente del grado 2 e veniva stipendiato con 4000 dollari al mese. (6)
Rauti "predicava la rivoluzione", che "tutto doveva distruggere per tutto ricostruire" e formava, contemporaneamente e riservatamente, i "Nuclei di Difesa dello Stato" (inquadrati in ambito Nato, N.d.R.) che, ovviamente, rivolgevano il loro interesse propagandistico alle Forze Armate e di polizia". (7)
"Nel corso del 1966, molti ufficiali dell'Esercito Italiano ricevettero una lettera che li invitava ad organizzarsi per reagire alla montante offensiva del comunismo. II centro di controspionaggio di Padova (diretto dal colonnello dei carabinieri Giorgio Slataper) inviava all'ufficio "D" del SID una nota informativa nella quale si segnalava la possibilità che ispiratori della lettera fossero Pino Rauti e Giulio Maceratini (8)
A confermare ciò abbiamo la requisitoria del 13 dicembre1974 del Pm. Alessandrini, in
occasione del processo per la strage di Piazza Fontana:
"Fin dal 1966 Freda e Ventura, poco più che ventenni erano in contatto col gruppo Rauti-Giannettini installatosi nel SID per Maggiore e per conto di questo gruppo spedirono manifestini dei sedicenti Nuclei di Difesa dello Stato a vari ufficiali dell'Esercito"(9)
Il legame di sudditanza che univa ON alle istituzioni repubblicane e atlantiste è determinato dalla guida del movimento assunta da Rauti, ma affidata alle "stellette" dei vari corpi separati italiani ed atlantici e dagli organismi di sicurezza, a cominciare dal SIFAR fino al Sismi.
ON era una filiale dei Servizi di Sicurezza con una linea politico-ideologica funzionale all'Alleanza Atlantica; espletava il proprio compito tramite infiltrazione, provocazione e strumentalizzazione di gruppi politici volti a perseguire fini coincidenti con quelli di alcuni apparati dello Stato ai quali erano legati.
Questa era la strategia della controguerra rivoluzionaria, atta ad acuire le tensioni sociali, nel mostrare il pericolo che doveva essere evidenziato tramite attentati da attribuire alla sinistra, ma anche attraverso infiltrazioni a sinistra.
Tutta la visione politico-strategica degli "anni di piombo" risale a questa elaborazione, attuata in modo perfetto da ON, tendente a programmare un'attività sovversiva che attraverso stragi sollecitasse una reazione emotiva, psicologica da parte del popolo, capace di rafforzare le strutture dello Stato contro il pericolo rappresentato dalla sinistra; assai significativa è in merito la definizione di Vinciguerra "destabilizzare per stabilizzare':
Rauti si prestò a fare questo, a condurre questa guerra, perché di vera e propria guerra si tratta, contro la popolazione civile, al fine di assecondare gli equilibri strategici atlantici in funzione anticomunista.
Le sopracitate analisi e conclusioni vengono confermate dal giudice Salvini, che segue l'inchiesta su Piazza Fontana, il quale in una sua sentenza-ordinanza dice fra l'altro che "la presenza di settori degli apparati dello Stato nello sviluppo del terrorismo di destra non può essere considerata "deviazione" ma normale esercizio, per un lungo periodo, di una funzione istituzionale. La posta in gioco era la difesa degli equilibri politici esistenti in Italia e il mantenimento del nostro paese nel campo occidentale ed atlantico." (10)
Grazie a Rauti iniziano a muoversi in questa scacchiera gli uomini del gruppo di Padova, che entrarono così a far parte del "gioco sporco". Rauti e Giannettini parteciparono ad un importante incontro con Freda tenutosi a Padova il 18 aprile 1969 durante il quale i Servizi Segreti avevano dato via libera alla campagna di attentati del gruppo padovano ed alla strategia di infiltrazione a sinistra. (11)
Rauti risulta ancora protagonista qualche anno dopo, sempre in circostanze poco chiare, quando gli furono consegnati i documenti massonici riguardanti le compromissioni nel golpe Borghese da parte di noti esponenti politici. (12)
Alla luce di questi fatti e considerazioni, I'europarlamentare Pino Rauti afferma oggi,
con grande faccia tosta, che è possibile che alcuni elementi di destra possano essere stati manovrati e strumentalizzati dai servizi. Forse tralascia il fatto che questa strumentalizzazione, come lui la chiama, è stata possibile grazie al fatto che a capo di questi uomini, nella maggior parte dei casi, vi era lui con ON, che fin dall'inizio con i servizi ci lavorava.
Per chi ancora non fosse convinto della malafede di questo individuo, ricordiamo che quando fu alla guida del MSI - dal gennaio del 1990 al luglio del 1991 - non riuscì neanche a cancellare la dicitura "destra nazionale" dal simbolo del partito; non compì il minimo tentativo per realizzare tutto ciò che da anni continuava a raccontare a destra e a manca: Rauti non ha mai assunto una reale posizione antagonista agli Stati Uniti, al liberalcapitalismo.
Durante la sua segreteria non prese mai una netta e contraria posizione all'intervento italiano nella guerra del Golfo che fu di sostegno agli USA ed a Israele; non ha mai cercato di attualizzare l'eredità dei postulati sociali, popolari, anticapitalistici e rivoluzionari della Repubblica Sociale Italiana, della quale si ritiene portabandiera; non ha mai cacciato fuori dal MSI tutta la componente reazionaria, conservatrice e filomassonica. Rauti, e nessun altro appartenente al MSI, poteva e doveva fare questo poiché il "Movimento senza importanza" era solamente un calderone anticomunista e patriottardo che del Fascismo Sociale e Rivoluzionario, anticapitalistico e antigiudaico non possedeva nulla.
Così pure oggi, Pino Rauti continua imperterrito il suo operato di agente sistemico a riposo, senza più compiti e doveri di prima importanza, ma al quale nessuno rimprovera ormai qualche uscita e sparata velleitaria, quasi come a voler ringraziarlo dei servizi resi per molti anni alla causa antifascista.
Note:
1) "lnterrogatorio alle destre", di Michele Brambilla, Ed. Rizzoli 1995;
2) "Servizi segreti" a cura di Pietro Calderoni, Tullio Pironti editore, Napoli 1986;
3) "Il mistero della Rosa dei Venti" di Amos Spiazzi di Corte Regia, Ed. Centro Studi
Carlomagno, 1995;
4) "Trame atlantiche" di Sergio Flamigni, Kaos edizioni, Milano 1995;
5) Pietro Calderoni, op. cit.;
6) Intervista rilasciata alla trasmissione di "Rai 3" "Dossier Gladio";
7) "La strategia del depistaggio" di Vincenzo Vinciguerra, Ed. II Fenicottero, 1993;
8) "Lo stato parallelo" di Paolo Cucchiarelli e Aldo Giannuli, Gamberetti editrice, Roma 1997;
9) "La strage di Bologna" a cura di Giuseppe De Lutiis, Ed. Riuniti Roma 1986;
10) cfr. "Gazzetta di Mantova" del 29 maggio 1995;
11) "I burattinai. Stragi e complotti in Italia" di Philip Willan, Tullio Pironti editore, Napoli 1993;
12) Pietro Calderoni, op. cit.
articolo estrapolato dal mensile “Avanguardia” n°12 dell’anno XV – n°143 della serie – Dicembre 1997 -