domenica 14 dicembre 2014

ROMA: CAPITALE DELLA MAFIA



La nuova genia della Mafia, che a Roma non si può chiamar tale, ha come suo referente principale, non tanto la criminalità comune o organizzata che dir si voglia, quanto il SISTEMA di ASSISTENZA (pelosa) ai cosiddetti RIFUGIATI: un fiume di soldi che viene ripartito tra cooperative, mazzieri, mazzette, ecc.
Qual è il nesso umanitario che lega l'ex capo della segreteria veltroniana al Presidente del Consiglio? E cosa c'è, oltre una militanza a destra, tra un ex sindaco e un imprenditore? Cosa hanno in comune un ex assassino e un ex terrorista? Cosa li lega? E, soprattutto, come fanno ad avere "agganci" politici in alto loco? La realtà, al di la di ogni inutile perifrasi, è una sola, inequivocabile: DENARO! Questo è l'unico NESSO UMANITARIO che, come un cordone ombelicale, lega le persone dabbene, in giacca e cravatta, a quelle meno presentabili, munite di coltelli a serramanico o della più sofisticata Makarov 9 («che tu non senti neanche il clack, e già si è allargata la macchia di sangue»). Eppure era risaputo. Adesso tutti fanno FINTA di NON VEDERE, NESSUNO sapeva e, se sapeva, era male-informato, magari in odore di RAZZISMO. Questa è la realtà che nasconde una Roma degradata, maleodorante che, forse, nessuno più riuscirà a chiamare ancora "ROMA città eterna".

giovedì 4 dicembre 2014

L'unica via d'uscita


Non si potrà mai dirimere il cosiddetto divario Nord/SUD se non si metterà la parola fine ad una certa forma mentis venutasi a costituire successivamente all'Unità d'Italia. In primo luogo, occorre sbarazzarci di certe costruzioni ideologiche errate che, per troppo tempo, hanno finito per condizionare il nostro modo di agire e di pensare. Queste pseudo-teorie, imposteci sin dai tempi della scuola, hanno finito per corrompere il nostro metro di giudizio, inoculando in noi un senso di minorità e prevaricando ogni nostra scelta, che risulta essere così condizionata dalla nostra appartenenza territoriale. Mi riferisco, in particolare, ad una sorta di colonialismo culturale che abbiamo  - obtorto collo - dovuto subire.  A molti questa mia asserzione parrà bislacca, ma non lo è affatto.
Dall'unità d'Italia in avanti il Sud ha incominciato lentamente, ma inesorabilmente, a morire, vittima, dopo l'occupazione manu militari, non tanto dell'arroganza piemontese quanto della propria inedia culturale. Su questa conclamata verità, i rappresentati del Sud Italia "ELETTI" al neonato parlamento italiano, che ben conoscevano le storture commesse al sud dai Savoia e dei loro ascari alle martoriate terre meridionali, fondarono la loro FORTUNA PERSONALE. Fu così che, attraverso squallide operazioni di trasformismo, fecero di necessità virtù unicamente per accreditarsi nell'arena politica e accrescere il loro personale patrimonio.
Quella vergognosa strada fatta di squallidi compromessi al ribassso ha portato solo disgrazie alla nostra gente, alimentando negli anni un esodo pauroso che mai si era verificato prima dell'Unità.
I politici del tempo, incuranti del bene comune e interessati al loro esclusivo prestigio, hanno utilizzato i problemi reali che affliggevano il meridione d'Italia per porre in essere una sorta di ricatto permanente, rinnovatosi, di legislatura in legislatura, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri. Ma, nonostante gli aiuti pelosi, fatti passare come assistenza gratuita, nulla di serio è stato fatto per le popolazioni meridionali che, viceversa, hanno pagato con l'esilio e la morte la tanto "agognata" unità.
Anche al nord, naturalmente, fra le fasce di popolazione attiva, è cresciuto il malcontento, ingenerato e alimentato da un odio viscerale verso i meridionali. Un odio alimentato ad arte dal Sistema in modo indiretto, nel senso che, da una parte lo Stato faceva propaganda di egualitarismo unitario e, dall'altro finiva, incontrovertibilmente, per elogiare il pragmatismo e la laboriosità delle popolazioni settentrionali a discapito di quelle meridionali. Ai poveri meridionali venivano attribuite le infamie peggiori, a loro venivano affidati i lavori gravosi ed usuranti. Chi non dovesse crederci dovrebbe ascoltare quelle trasmissioni di Rai Storia che, a tarda sera, mandano in onda, le interviste ai lavoratori meridionali impiantati al nord.
Questa contrapposizione ha finito per  smantellare quanto fatto a fin di bene con l'unità dìItalia, finendo per avvalorare una secessione di fatto. Così, in questi ultimi anni, al nord Italia sono sorti movimenti separatisti che hanno visto aumentare il loro elettorato in modo esponenziale. Fra tutti questi è emerso un partito (Lega Nord) che ha letteralmente spopolato, mettendo in allarme tutti settori dello Stato, dalla Magistratura alle Forze dell'Ordine.
Costoro, però, in modo del tutto arbitrario, non hanno tenuto in debito conto un fattore fondamentale: la mutata situazione etnico-sociale venutasi a creare dopo il continuo esodo dei lavoratori meridionali nel nord italia. Infatti, in tutti questi anni, il tessuto politico sociale nel nord-italia era del tutto mutato. Al nord la teoria del Colonialismo interno è stata così rovesciata ed ha assunto contorni razzisti più o meno evidenti. Tali contorni si sono smorzati solo adesso, dopo gli immani scandali che hanno visto come protagonisti proprio chi stava criticando "Roma Ladrona". Oggi,  vista l'impossibilità della Lega Nord a pretendere la secessione per sganciarsi dall'Italia, si cambia tattica. Non si potrebbe capire diversamente l'atteggiamento della Lega Nord se si prescinde da questa tattica. Per loro il Sud Italia è una palla al piede, una zavorra da cui bisogna liberarsi ad ogni costo, pena l'arretramento del Nord verso il Continente Africano. Ora tutto ciò è falso; è frutto di misera propaganda elettorale che vuol far leva sui bassi istinti, privilegiando la "pancia", invece che la testa.  Il Nord, amputato della "scarpa vecchia", anche grazie alla diversa politica attuata sul territorio, meno assistenzialista e votata alla produzione, sicuramente potrebbe risollevarsi nel breve periodo, ma è difficile che prenda il volo e raggiunga paesi come la Germania o la Francia. Il nord, da solo, subirebbe un drastico declassamento in Europa, e le due Italie si vedrebbero costrette ad arretrare entrambe, vistosamente, in un modo che nessuno ha sperimentato prima.
Tutti noi, impressionati dall'iniziativa nordista (impostata sul piano sociale e politico dalla Lega), sentiamo il bisogno di riproporre i tratti e la fisionomia di una nuova questione meridionale, in risposta alla questione settentrionale agitata dalla Lega Nord. La forza della Lega di costruzione di un egemonia (per dirla con Gramsci) sta nell'aver saputo costruire un "Pensiero Lungo", basato su una chiara identità sociale, unita ad una spiccata capacità politica e ad un radicamento sul territorio. Tutte cose queste che sono mancate del tutto al Sud, a causa di una classe politica vecchia e incapace di creare una nuova classe dirigente. Gli intellettuali meridionali, inoltre, non hanno saputo elaborare un'egemonia culturale capace di imporsi al grosso pubblico, lasciando agli altri l'iniziativa e rimanendo succubi del pensiero altrui. L'ultimo pensiero lungo meridionale  è quello di Antonio Gramsci. Dopo di lui, il nulla.
Tutte le classi dirigenti meridionali che si sono avvicendate hanno seguito la mefitica linea del "do ut des", senza proporre nulla di serio ed innnovativo. Quello che serve, a mio modesto avviso, è cambiare mentalità. Occorre sbarazzarsi dei luoghi comuni... ed occorre farlo alla svelta. Soprattutto al sud che rimane sempre alla finestra aspettando che la "burrasca passi e torni il bel tempo". Prendere le redini in mano del potere non serve a nulla se a capo delle nostre comunità ci saranno gli incapaci di sempre, magari in versione localista e provinciale. Occorre uno slancio che promuova la libera iniziativa, sganciata da logiche padronali e assistenzialistiche. Occorre, togliere il potere a chi lo detiene saldamente nelle proprie sudicie mani, cambiando radicalmente  tutta la classe dirigente. E' un'utopia, lo so... ma è l'unica via d'uscita da questo cul de sac.

martedì 25 novembre 2014

Specchietto per le allodole


Quanto appena accaduto alle elezioni regionali in Emilia ed in Calabria conferma lo stato indecoroso della cosiddetta Democrazia rappresentativa, vero e proprio simulacro di oscenità piccolo-borghesi. Per i benpensanti ciò confermerebbe la legittimità della "politica" a governare il "Bel Paese". In realtà, si tratta di uno squallido specchietto per le allodole, un lurido escamotage per sottrarre furbescamente potere al popolo.
Tuttavia, sarebbe ingeneroso attribuire al solo regime partitocratico la totalità dei meriti. Il sistema Partitocratico, come la Luna, vive di "luce riflessa", non di luce propria. Esso si alimenta degli avanzi che i "poteri forti" lasciano di proposito sul loro ricco desco, al fine di alimentare una interessata cordata di clientele, onde perpetuare un potere fondato su prebende e privilegi che esula da qualsivoglia principio etico e di giustizia.
Naturalmente anche il popolo non è estraneo a questo sporco gioco. Anche il popolo, in specie negli anni addietro ha beneficiato di certi salvacondotti non proprio edificanti...e tuttavia, adesso che, sono saltati molti equilibri (ma non tutti) ci si aspettava una reazione adeguata. E invece, nulla. Non si salva nessuno. Non si salva l'Emilia Romagna al Nord e non si salva la Calabria nel profondo Sud. Non si salva questa società che esprime il peggio del peggio; non si salvano gli astensionisti che, così facendo, legittimano la partitocrazia imperante, lasciando che una ristretta cerchia di favoriti detti le regole del gioco, perpetuando l'odiosa casta politica, in modo tale che siano sempre i  peggiori a vincere.
In molti si sono indignati per gli scandali che hanno colpito varie regioni italiane ma, nonostante ciò, nulla cambia, se non l'astensionismo che tende così ad aumentare in modo allarmante.
Anche se oggi i politici continuano imperterriti a collocarsi a destra o a sinistra, nulla cambia... poiché costoro sfuggono alla dicotomia destra/sinistra, essendo entrambi funzionali al medesimo disegno global-mondialista. Del resto, i desiderata delle oligarchie finanziarie si riassumono in una sola parola: ELIMINAZIONE. Anzitutto, eliminazione della rappresentanza popolare, che, quando veritiera, viene immediatamente bollata con l'aggettivo "Populista"; quest'ultima, dunque, assume valenza eminentemente negativa per i politologi nostrani.  In secondo luogo, eliminazione della sovranità popolare, ossia della capacità di decidere autonomamente e, soprattutto, insindacabilmente, da qualsivoglia potere esterno. In terzo luogo, eliminazione delle diversità, ragion per cui tutto deve essere OMOLOGABILE, CATALOGABILE e CONTROLLABILE. Anche nella famiglia scompaiono le figure tradizionali, per essere sostituite da altre figure asessuate e, appunto, interscambiabili. Tutti questi pezzi che sembrano distinti e distanti assumono una reale fisionomia allorquando vengono collocati nella giusta ottica: Il POTERE MONDIALISTA.

sabato 25 ottobre 2014

L'attitudine umana (troppo umana) a delinquere


La Delinquenza è nata con l'uomo. Tuttavia, mai si è vista agguerrita ed organizzata come oggi. Forse perché essa rappresenta una risposta alla cosiddetta "società a due piani", di quelli che si trovano in alto, che sanno e possono, e di quelli che si trovano in basso, che non devono sapere bensì agire. Un salto di qualità la delinquenza l'ha fatto in America, negli anni '30, durante il proibizionismo. Fu allora che essa si specializzò nel gangsterismo. Una peculiarità, quest'ultima, molto apprezzata oggidì, soprattutto negli ambienti bancari, i quali sottraendo la violenza diretta, hanno intanto aggiunto il ricatto e l'intimidazione... che però, a quanto è dato sapere, sono oggi parti integranti dell'economia "democratica". Per questo oggi diventa un fatto quasi naturale rivolgersi indifferentemente al gangster o al banchiere: cambiano i metodi ma il risultato è pressoché identico.
Dopo l'ultimo conflitto bellico, i gangster sono sbarcati in Sicilia a fianco degli alleati e sono stati accolti dagli indigeni italici (italioti) come "liberatori". Costoro, dopo aver rieducato i banchieri nostrani, hanno sostituito la "civiltà del Lavoro", creata nel "vituperato ventennio", con quella del "Tempo libero", tanto che oggi, ancora molti giovani rimangono perennemente in vacanza a far compagnia ai loro genitori appena licenziati. Inoltre, non soddisfatti, hanno abolito la tanto odiata società gerarchizzata, per sostituirla con la carnevalizzazione della politica, dove un governo durava quanto una stagione. Poi, con la stagione di Tangentopoli, si è chiusa definitivamente anche l'epoca dei governi balneari. E' nata la seconda repubblica che ha visto tra i suoi protagonisti principali un imprenditore che ha portato in parlamento una ventata di freschezza.
La nuova industria dello spettacolo è sbarcata così a Palazzo Chigi: nani e ballerine hanno "danzato" per quasi un ventennio, offrendo la rivoluzione della fluidità e dell'avidità. Un lavoro non privo di rilevanza, proteso a coltivare nuove intelligenze: l'arte dell'imbroglio e l'inclinazione al meretricio. Il Cavaliere ha offerto così alla delinquenza una funzione salvifica e sociale. Ha costituito un trait d'union fra i due piani, fra quelli del piano alto e i sudditi sottostanti. Solo così un solerte finanziere - che dovrebbe arrestare chi naviga negli imbrogli - diventa suo prezioso collaboratore. Solo così un'immigrata marocchina (minorenne) è riuscita a far impallidire la città di Arcore. Solo così si comprende il perché la gente delinque, perché a farlo in modo proficuo, siano soprattutto i banchieri, gli alti funzionari di stato, gli ufficiali dei Carabinieri e della Finanza.   La delinquenza diventa così fattore sociale democratico unificante. Una risposta la si potrebbe rintracciare infine nella noia che questo carnevale americano - a lungo andare -  instilla nei suoi sudditi. In questo mondo di contabili ipocriti e bugiardi, delinquere è forse l'unico rimedio alla noia. Una via di uscita alla solita routine, o da una vita senza ideali, e perciò, priva di qualsiasi significato.

venerdì 24 ottobre 2014

Globalismo: una parola, molti significati


Il diavolo sotto mentite spoglie

C'è ancora chi, nonostante la crisi, nonostante tutto, continua imperterrito a tessere le lodi del Globalismo. Mi chiedo: ma sanno esattamente cosa significa? Per i più informati è solo una ripetizione su scala planetaria del colonialismo. Per altri, i "VIP", il mezzo per superare frontiere ed oceani, e vivere il mondo in tempo reale. Per me il globalismo è un cancellino. Cancella i legami fra l'uomo e i luoghi in cui è nato e cresciuto; cambia incessantemente le abitudini e i costumi, i sapori e gli odori dei suoi piatti; impone i suoi diktat in tutti i campi, ti dice cosa fare e cosa no, ma ti fa credere di essere tu a scegliere; fa SCOMPARIRE i ruoli e le gerarchie, rendendo tutto interscambiabile: uomini fanno e donne fanno gli uomini. Disintegra la religione che un tempo univa e divide ciò che era unito. Il globalismo, insomma, è il demonio.

martedì 14 ottobre 2014

MANI DI FANGO



Il fango di Genova è diventato una cartina di tornasole per il cosiddetto "Bel Paese". Esso rappresenta, in modo assai emblematico, il nostro governo: parolaio, inefficace, vergognoso e mendace. In particolare rappresenta anche la sconfitta del Nord "pragmatico", oltre che dell'intero centrosinistra.
Il giorno dopo l'ennesimo alluvione che ha fatto esondare i fiumi, rompendo tutti gli argini, ci si chiede ancora come sia stato possibile tutto ciò. La risposta non è una ma non è difficile a darsi: abusivismo edilizio, cattiva amministrazione, incuria, mancato rispetto dell'ambiente e del territorio. Tutte cose arcinote. Tutte cose che in altri tempi non sarebbero passate inosservate e che, invece, oggi, sono all'ordine del giorno. Prendersela dunque con il solito "destino cinico e baro" è un'impresa ardua che non regge alla prova dei fatti.
Il guaio è che la città di Genova non è la sola città ad essere interessata da questo increscioso fenomeno. Notizie simili ci arrivano da Parma e da altre zone limitrofe in Piemonte. Allora, se le cose stanno così, perché non prendersela con coloro i quali si sono resi responsabili di tutto questo? Presto detto.
Non è possibile. In vero, qui, non si tratta solo di denunciare chi aveva il dovere di sorvegliare ed avvertire in tempo utile cosa stava accadendo in questo stramaledetto paese... Qui si tratta di mettere la parola "FINE" a ciò che da tempo accade nella totale indifferenza di tutto e di tutti!
Basti pensare all'ex ministro Claudio Burlando, ora governatore della Liguria, nonché commissario ad hoc, guarda caso, proprio per le alluvioni. Poi c'è il sindaco Marco Doria, anche lui di centrosinistra, e anche lui in carica da moltissimo tempo (più d'un ventennio).  A ciò aggiungiamo che l'attuale presidente del Consiglio è, pure lui, di centro sinistra, si è tenuto per sé la delega alla Protezione civile, cercando maldestramente di emulare uno come Benito Mussolini.
Eppure, nominando, non impropriamente,  il vituperato "Ventennio", viene da dire che Mussolini fece cose assai egregie, in tal proposito.
Penso, per esempio, alla Tutela paesaggistica ed idrogeologica. Cose che adesso invece cozzano con la devastante, demenziale  cementificazione dei suoli agricoli e la cessione dei terreni demaniali ai privati, o all'inquinamento atmosferico, della terra e delle acque.
In questo stramaledetto paese, ci vorrà una persona che, oltre ad assumersi le responsabilità delle cariche che occupa,  sia anche e soprattutto veramente RESPONSABILE?

venerdì 12 settembre 2014

Il Cerchio anamorfico


Nella perdurante crisi che attanaglia il "Bel Paese" c'è un elemento assai trascurato da politologi e opinionisti: è la mancata percezione della causa prima della crisi. La maggioranza degli italiani conosce a menadito i vari impedimenti che ostacolano il cammino di questo paese, ma non conosce o, meglio, non riesce a percepire la causa prima e vera di tutti.
Tutti parlano di mancata crescita, di riforme mancate, jobs act, art. 18 et similia. I più "informati" vi diranno invece che le cause sono altre e ataviche:  burocrazia pervasiva, corruzione, evasione, malversazione. A questo punto c'è il solito solone che afferma la centralità dell'istruzione e il fatto che non esiste una classe dirigente di alto livello. Vero. Ma io continuo ad affermare che queste, seppure importanti, sono cause indirette. Altri ancora vi parleranno di Banche, di complotti  ed altro ancora. Tutte cose che possono anche avere un margine di verità ma che, prese singolarmente, mostrano tutta la loro fallacia.
Personalmente, credo, invece, che queste cause siano solo un "riflesso" di altra causa.
Vi è una  sorta di “cerchio”, ingenerato dal sistema informativo che, nel dare le notizie, "ri-veli" (nasconda due volte) la notizia genuina, fornendone, di contro, un’immagine distorta, anamorfica.
La nostra epoca è caratterizzata, perciò, da un cerchio anamorfico che rinchiude la verità,  forzando tutto all’interno di un mefitico quadro, dal quale nessuna soluzione mai potrà venir fuori.  Questo fatto è determinato dall'aridità spirituale, dal fatto che nessuno, nemmeno nei quadri più alti, possieda un'illuminazione dell'alto verso l'alto.
La nostra è un’età di aridità spirituale. L’aridità spirituale, spesso, è una prova necessaria, nessun dubbio al riguardo, ma è tra le prove più ardue. La nostra è un’epoca dove solo si permuta il già noto, o ci si rifugia in passate certezze, ormai del tutto inapplicabili, e perciò stesso, foriere di divisioni e allontanamenti.  Per questo motivo, sovente, mi scontro con quelli che dovrebbero essere miei sodali ma che, ad uno sguardo attento, appaiono, nel migliore dei casi, come varianti controllatissime del "sistema".
Sulla sincerità di alcuni promotori di questi tentativi non c’è da dubitare, poiché coloro che sono in malafede, prima o poi, la manifestano senza nemmeno accorgersene Ed allora? Si  tratta solo di ottusità umana inguaribile, oppure v'è dell'altro? A tal proposito non vi è tema di smentita: la stupidaggine umana in larga misura e i difetti (sempre presenti anche in individualità di alto rango) hanno fortemente inficiato ogni cosa; a questo devonsi aggiungere le poderose influenze arhimaniche che condizionano il divenire umano. Queste sono vive e vegete e operano sul serio!
Questa età nefasta che affetta un'apertura mentale un tanto al chilo non fornisce nuovi margini di manovra e sa solo costruire nuovi conformismi. Ma c’è pure dell’altro. A mio avviso, l’errore sostanziale deve rintracciarsi nei pur timidi tentativi dissolutrici, tutti miranti ad ottenere come una sorta di “riforma interna” dei quadri di riferimento tradizionali che abbiamo ereditato. Occorre invece cominciare ad uscirne per poter intravvedere una soluzione che non sia il perdurare sul cammino che ci porta inevitabilmente  alla dissoluzione.