mercoledì 29 luglio 2026

Razze e razzismo

 “Vi assicuro che sono completamente libero da ogni odio razziale. In ogni caso, è indesiderabile che una razza si mescoli con un'altra... L'orgoglio per la propria razza - e questo non implica disprezzo per le altre razze - è anch'esso un sentimento normale e sano. Non ho mai considerato i cinesi o i giapponesi inferiori a noi. Appartengono a civiltà antiche e ammetto liberamente che la loro storia passata è superiore alla nostra. Hanno il diritto di essere orgogliosi del loro passato, così come noi abbiamo il diritto di essere orgogliosi della civiltà a cui apparteniamo. Anzi, credo che più i cinesi e i giapponesi rimarranno irriducibili nel loro orgoglio razziale, più facilmente mi sarà possibile andare d'accordo con loro. La differenziazione di trattamento non è motivata dalla differenza di valore tra le due razze, ma dalla differenza fondamentale delle loro rispettive usanze.”

Adolf Hitler

mercoledì 1 luglio 2026

A 65 anni dalla morte di Louis-Ferdinand Céline, il suo funerale nelle parole di Lucien Rebatet


Autore del “best seller” della Collaborazione Les Décombres, pubblicato nel 1942 e rivaleggiante per asprezza con i pamphlet céliniani, Lucien Rebatet fu uno degli intellettuali francesi più vicini a Céline, prima e durante la guerra (indimenticabile il suo ritratto di quest’ultimo a Sigmaringen) e sino alla morte di Louis-Ferdinand Destouches il 1° luglio 1961, come testimoniato dal seguente passo:

«Siamo appena tornati dal funerale di Céline. È morto sabato verso le 6 di sera, d’una congestione cerebrale. Sin dalla mattina, si sentiva ancor più malmesso, aveva i nervi scoperti. Si era steso un istante dicendo a Lucette:
– Sto per morire.
Al che Lucette gli rispose con la sua aria serena:
– Lo dici sempre.
– No, questa volta lo sento proprio che sto per morire.
Poco dopo perse conoscenza, e, in venti minuti, fu tutto finito. Non sono venuto a conoscenza della sua morte che ieri sera grazie a una telefonata di Robert Poulet. Lucette ci teneva assolutamente che questa notizia rimanesse segreta il più possibile, che le orde di giornalisti non fossero allertate. E ha fatto bene. Non eravamo, quel mattino, che una trentina di amici (per la cronaca, Roger Nimier, Marcel Aymé, Robert Poulet, Claude Gallimard e io). E questo funerale semiclandestino è stata una straordinaria pagina céliniana. Il feretro era stato posato nella sua camera da letto, a lato della sala da bagno grande, aperta. Si vedeva il lavabo, gli asciugamani, e girando la testa dall’altra parte, gli stracci di Louis-Ferdinand, le sue cinque o sei canadesi sdrucite, appese le une sulle altre su di un attaccapanni.
Lucette avrebbe voluto una messa (Céline se ne fregava, avrebbe voluto la fossa comune), ma il curato di Bas-Meudon si era rifiutato. Aveva rifiutato persino di inviare una religiosa per l’ultima vestizione. Siamo andati allora direttamente al cimitero di Vieux-Meudon. Proprio in quell’istante, si è messa a cadere una pioggerella sottile, come per un’illustrazione di Morte a credito. Fu veramente stupefacente, ed eravamo appena usciti dal cimitero che il sole riapparve su questa banlieue eteroclita. Tutti noi avevamo giudicato come se fosse perfettamente nell’ordine delle cose di questi tempi che il più grande scrittore francese d’oggi fosse seppellito così, clandestinamente, da un pugno di amici, molto più miseramente che una lavascale»
.

a “Louis-Ferdinand Céline. Un profeta dell’Apocalisse. Scritti, interviste, lettere e testimonianze”, a cura di Andrea Lombardi, prefazione di Stenio Solinas

Tratto da “Louis-Ferdinand Céline. Un profeta dell’Apocalisse. Scritti, interviste, lettere e testimonianze”, a cura di Andrea Lombardi, prefazione di Stenio Solinas, Bietti Edizioni https://www.bietti.it/negozio/un-profeta-dellapocalisse-scritti-interviste-lettere-e-testimonianze-2/

Francesco Cuccovillo

Francesco Cuccovillo

sabato 23 maggio 2026

I Nuovi baroni, rapinatori dell'America.

Nuovi baroni rapinatori d'America


di Eustace Mullins

Per fare soldi nel mercato azionario, è necessario utilizzare gli stessi strumenti utilizzati dai grandi operatori uso; vale a dire, capitale e informazioni. La quantità di capitale su cui puoi mettere le mani
potrebbe essere limitato. È per la maggior parte delle persone. Ma la quantità di informazioni che puoi ottenere potrebbe essere limitato solo dal tuo desiderio di ottenere i fatti e dalla tua volontà di rifiutare in precedenza idee sbagliate o disinformazione. Quindi potresti iniziare a capire cosa sta succedendo nel mercato.

Devi prima riconoscere che sono avvenuti cambiamenti fondamentali nella nostra capitale struttura e proprietà di guadagno. Per più di un secolo, la tradizione americana pensato che per ottenere una grande ricchezza, devi avere la fortuna di diventare ricco con un miniera d'oro, per colpire il petrolio o possedere la tua banca. Nell'ultimo decennio abbiamo assistito al fenomeni sorprendenti di milionari e persino miliardari, che possedevano una vasta ricchezza nella forma di miniere d'oro, pozzi di petrolio o banche e che improvvisamente dichiararono fallimento. Cosa era sta succedendo al sogno americano? La risposta è che la capitalizzazione, o struttura del debito, era ora superando le attività di capitale. Il flusso di cassa, anche da una miniera d'oro, un pozzo di petrolio o una banca,
non era più sufficiente per pagare gli interessi, tanto meno per gestire il pagamento del capitale della struttura del debito.

Questo dilemma non era inevitabile, né derivava dall'ottimismo, o dall'ottimismo, dal coraggio correre rischi che hanno reso l'America la nazione più produttiva e più ricca del mondo.
La struttura del debito rispetto al dilemma delle attività di capitale è stata deliberatamente creata da un piccolo gruppo di i gestori di capitale, o finanzieri, che hanno abilmente usato la loro falange di centrali per la creazione di denaro banche per superare gruppi rivali e nazioni rivali. Questa situazione influisce direttamente sullo stock transazione che si svolge sugli scambi mondiali. Il tuo problema ora è come posso tradurre questa struttura del debito - le attività in conto capitale si scontrano in transazioni redditizie per me stesso?

Il problema di base è simile a quello di un gioco di poker: come scoprire quali carte sono l'altro sta tenendo? Nonostante il grande segreto che avvolge le principali transazioni finanziarie, quasi ogni mossa finanziaria è telegrafata in qualche modo, a causa del continuo e crescente concentrazione del potere finanziario in poche mani. Oggi un oscuro (ma non sconosciuto) la rete finanziaria raggiunge i suoi obiettivi attraverso relativamente pochi partecipanti. Verso le trentacinque anni di ricerca, ho ristretto questi partecipanti ai principali attori. Loro non solo esercitare un'enorme pressione sugli scambi attraverso il loro potere di acquistare o vendere enormi blocchi di stock, ma esercitano anche un effetto quotidiano sui prezzi e sul volume giornaliero degli scambi attraverso il loro controllo dei rubinetti, l'accensione o lo spegnimento del flusso monetario delle banche centrali o pseudogovernative.

Anche in questo caso, ci sono sempre alcuni indicatori di movimenti importanti in entrambe le direzioni, sebbene le decisioni esatte rimangono il segreto dei principali giocatori. L'enorme potere esercitato da questi creatori minano il potere precedentemente esercitato da tali pistoni di borsa come 
Milioni di porte, pionieri delle banche come George F. Baker della First National Bank (ora Citibank), o magnati di petrolio come il tardo H. L. Hunt. L'erede 42enne dell'impero Hunt, Ray Hunt, ha recentemente dichiarato a Fortune (8 luglio 1985): "Non torneremo mai ai bei vecchi tempi del petrolio industria ". Non sono solo i bei vecchi tempi dell'industria petrolifera, ma anche la costruzione dell'impero giorni dei Vanderbilts nelle ferrovie, Carnegie in acciaio o Baker in finanza, che hanno scomparso. Sono stati trasformati in nuovi tipi di operazioni finanziarie, come ad esempio fusioni, acquisizioni con leva finanziaria e altre forme di acquisizione. Anche in questo caso, i principali giocatori o originano queste operazioni oppure si spostano e le assumono nei momenti cruciali.

Eppure raramente ci viene riferita l'identità esatta dei principali attori. I giornali finanziari come "Wall Street Journal" e "Forbes" scrivono dei "predoni", i moderni bucanieri finanziari che presumibilmente si profilano fuori dalla nebbia come operatori di lupu solitario e prendono il controllo del maggiore corporazioni. I giornalisti finanziari non ci dicono che quando i Belzberg acquistano il controllo del Scovill Corp., agiscono semplicemente come agenti dei Rothschild, o che i Bronfman,  acquistando una grande quota di DuPont, stanno semplicemente eseguendo le istruzioni del Rothschild di Londra.

Forbes ha recentemente identificato Seagrams del Canada come il primo investitore straniero negli Stati Uniti Stati. Possiede interamente $ 2,4 miliardi di Joseph Seagrams and Sons di New York, e il 23% di DuPont Corp. da $ 14 miliardi e Seagrams del Canada è interamente controllato da Bronfman
famiglia. Giusto? Sbagliato. I Bronfmans possiedono un grande blocco

mercoledì 29 aprile 2026

La solita operetta ad usum delphini

 


La fanfara resistenziale che da giorni suona la solita operetta saturando il panorama dell’informazione è una patacca di enormi dimensioni. Lo sanno innanzitutto gli antifascisti, i quali sono i primi ad umiliare la memoria di quei pochi veri partigiani che combatterono coraggiosamente immergendoli nello stesso stagno maleodorante in cui galleggiano centinaia di migliaia di figuri senza alcun merito e senza alcuna dignità, avanzi della borsa nera, ladri, fannulloni, codardi, pervertiti, stupratori e voltagabbana. Insomma, soltanto per meschini obiettivi di potere, il peggio del peggio di una Nazione viene portato sugli scudi, viene indicato come adamantino esempio per le nuove generazioni, viene spacciato per meritorio protagonista della “vittoria militare” e della “liberazione”. E’ un po’ come la collana di palline di plastica dei Club Med: una convenzione per rendere più semplice l’acquisto della bibita o del caffè quando sei in mutande da bagno e non ti puoi portare dietro il portafogli. Il problema è che se esci dal villaggio e cerchi di fare il pieno di benzina pagandolo con le palline, il benzinaio giustamente ti piglia a calci in culo e ti rispedisce a fare il gioco caffè con l’animatore dalla erre moscia. La menzogna resistenziale funziona nel villaggio degli animatori dell’odio Berizzi e Montanari, dei Formigli e dei Fratoianni, dei Raimo e delle Salis. Ma fuori di lì per fortuna ci sono tante persone di buon senso che guardano alla storia della Resistenza come ad una lontana vicenda che oggi non ha senso imporre come religione di Stato. Persino i non fascisti hanno finalmente mangiato la foglia delle sospette inesauribili ed immortali staffette partigiane, delle poco verosimili imprese rocambolesche del “Compagno Trottola”, delle centinaia di “città medaglia d’oro” che “si sono liberate prima dell’arrivo degli Alleati”. Delle 650.000 richieste di “attestato di partigiano” presentate a conflitto concluso. Quante puttanate. Quanta retorica. Quanta omertà. Ma i compagni vanno compresi: se togliete sta roba qua, a loro restano solo battaglie folli a favore di altra feccia, che però, a differenza degli stupratori seriali delle Brigate Garibaldi a cui per convenzione è stata concessa una patina di retorico eroismo, si mostra nuda ogni giorno ai nostri occhi. Violenta, prepotente, arrogante, minacciosa ed assassina. Vogliono far credere che un composto e solenne rito del “Presente” sia più pericoloso delle sistematiche aggressioni condotte dagli antifascisti militanti ai danni di chiunque non sia allineato. Che un saluto romano sia più delinquenziale di una coltellata magrebina. Anche per questo non ha alcun senso la ricerca della “pacificazione”. La patacca storica della Resistenza alimenta ancora la religione talebana di Piazzale Loreto e delle “chiavi inglesi tra i capelli”. In Italia la guerra civile non è mai finita. Sarebbe ora che la Scuola facesse capire ai ragazzi che cosa essa fu veramente, con distacco e rigore storico. Mandando in cantina le fanfare e i viscidi animatori di odio che si arricchiscono con la nuova borsa nera.

mercoledì 30 aprile 2025

𝐒𝐄 𝐈𝐋 𝐅𝐔̈𝐇𝐑𝐄𝐑 𝐄𝐒𝐂𝐄 𝐃𝐀𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐑𝐌𝐀𝐃𝐈 ...

ndiviso con Solo io

«L'ombra sua torna
»: ma completare il verso di Dante riuscirebbe ingannevole, ché "dipartita" non s'era, propriamente, mai. Si celava in latebre donde oggi riaffiora. È la moda, sentenzia il superficiale. Lo stupido ricanta i ritornelli della nostalgia, immutati da mezzo secolo come i dogmi della colpa collettiva dei tedeschi. Cinquantaquattro anni dopo esser svanita nelle fiamme d'apocalisse, l'immagine del Führer riemerge fluttuante in quella zona che i tedeschi chiamano «l'industria della coscienza», stampa, cinematografo, archivi di fotografie: sono pellicole, serie di articoli nelle riviste, biografie, compilazioni frettolose chiamate "dossiers". Alcune sono tradotte, per lo più male, in lingue straniere. Più di un "ritorno", che è pura assurdità, sono sintomi, moltiplicati da mezzi e momenti eterogenei, dell'agitarsi di quella figura nella coscienza della nazione. Rispetto alla riunificazione quasi decennale, non appaiono causa, né conseguenza. La loro interpretazione va ricercata in una contabilità del tutto diversa.
Nostalgia? Assurdo. Rimorso d'averlo acclamato e seguito? Sarebbe cosa per pochi vegliardi. Fascino retrospettivo? O, meglio, tentativo di capire, previa rimozione della damnatio memoriae imposta dai vincitori alla nazione vinta e voluttuosamente accettata dai suoi nuovi capi, secondo quel "lavaggio del carattere" che il conte von Schrenck-Notzing smontò e descrisse?
Chi fu Hitler? Fu un "mostro", ossia uno di quei fuorilegge della politica e della morale che periodicamente violentano la vergine storia? Bonaparte fu ascritto a questa categoria. Chi conosce argomenti e toni della propaganda antinapoleonica non ha dubbi. La demonizzazione risultò allora alcuni decenni più breve solo perché i mezzi di persuasione non avevano raggiunto la forza del secolo ventesimo. A ritrarre i crimini del Terzo Reich furon chiamati maghi della fotografia e del cinema, Hitchcock per primo. Oppure, fu il prodotto ineluttabile di quelle forze elementari che foggiano il destino dei popoli, scatenate e potenziate dalla ribellione ai giganteschi torti subiti? I cronisti della stampa internazionale che si affollavano nel salone di Versailles quando il testo del "Trattato" fu presentato ai tedeschi che dovevano firmarlo, pena l'invasione e l'annichilimento, descrissero il contegno del conte Brockdorff-Rantzau, ministro degli Esteri dell'appena nata Repubblica tedesca, con parole come «gelida superbia», mentre il Conte, data un'occhiata al testo, fino allora sconosciuto, ne restò inebetito e come «esamine, sul punto di svenire per la disperazione».
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La lingua tedesca possiede un verbo e un sostantivo soltanto suoi, il cui uso si è moltiplicato dopo la rovina e l'umiliazione del Reich: bewaeltigen e Bewaeltung: verbo e sostantivo si lasciano correttamente tradurre soltanto in perifrasi. Entrambi sono amplificazioni della radice indogermanica ual, da cui discendono il latino valere e tutti i nostri valore, valuta, essere forte, avere valore. Die Vergangenheit bewaeltigen significa far forza al passato, digerirlo, archiviarlo, non esserne più ossessionati. Ecco il probabile nodo, con le difficoltà di scioglierlo, che simile ritorno porta alla superficie dell'anima tedesca. Le elezioni non c'entrano. C'entra ancora la domanda: Chi fu Hitler? Quei pochi che poterono guardarlo vivere, da vicino, misurarono la forza e la debolezza dell'uomo, anche se metterle in reciproco rapporto era cosa da pochi. L'una stava nel magnetismo che irradiava sulle folle, l'altra nell'incapacità ad avere nella vita altro interlocutore che se stesso.
Si può dire che fosse l'antitesi di Bismarck. Questi provocò violente opposizioni nelle assemblee e cominciò a magnetizzare la nazione soltanto dopo il ritiro dal governo. Ma la sua conversazione politica si insinuava nella coscienza dell'interlocutore, la penetrava, l'avvolgeva nelle spire della sua dialettica. La rimodellava: nella sua conversazione erano ironia, bonomia, crudeltà, charme, brutalità, poesia, sovrana padronanza di tutta l'umana tastiera. Hitler uomo di stato fu incapace di condurre una vera conversazione politica. L'interlocutore aveva l'impressione che le proprie parole cadessero in un vuoto. Hitler non sembrava percepirle, e quando alla sua volta parlava, guardava sovente l'interprete, ossia se stesso, laddove Bismarck succhiava il cervello dell'interlocutore e ne traeva nutrimento per la propria politica.
«È così bravo, dicono con espressione sorprendente i suoi collaboratori. Gli presentano persone, stringe mani tese con sguardo assente, risponde qualche parola. E noi restiamo lì, stupiti, senza capire. Bisogna guardare i suoi occhi. In quel viso insignificante, loro soli contano. Sono occhi di un altro mondo, occhi strani di un azzurro profondo e nero, dove la pupilla si distingue appena. Come indovinare che cosa passa? Che cosa abbiamo in comune con quegli occhi? La prima impressione, la più prodigiosa, rimane: sono occhi tristi. Un'angoscia quasi insormontabile, un'ansia inaudita vi hanno dimora ... ».
Le migliori descrizioni, tutte di stranieri, anche il superbo ritratto di Jacques de Benoist-Méchin, ridicono quest'istantanea di Robert Brasillach. In quel potere ipnotico sulle folle, in quella solitudine incapace di scrutare, vagliare, assimilare e politicamente utilizzare il pensiero e l'animo di un interlocutore furono la ragione e la causa della sua catastrofe.
E ciò premesso: fu un "eroe" nel senso dato al termine da Carlyle? Oppure, un "uomo rappresentativo", quale lo concepiva Emerson? Qui sta il problema che la coscienza germanica non riesce a bewaeltigen, sistemare e archiviare. In una pacata ma tremenda riflessione del 1948, Ludwig Dehio, uno storico liberale che aveva attraversato la dittatura, osservò che «nel Terzo Reich, una delle grandi nazioni europee ancor vigorosa e piena di vita, dovette lottare per la prima volta con lo spettro della morte. Non s'era mai visto nella storia europea». Soltanto dopo ottant'anni di polemiche gli storici e quel po' di pubblica opinione che ancora s'interessa a queste inezie, si arrendono all'idea che, se di responsabilità è il caso di parlare nelle origini della Prima guerra mondiale, i responsabili furono cinque, quante le potenze del giuoco, e le responsabilità non sono ancora state dosate e graduate. Passerà forse un altro secolo prima che i posteri capitolino dinanzi alla verità della Seconda guerra: che Gran Bretagna e Francia, dopo averne lasciati sfuggire quattro, colsero al volo l'ultimo pretesto contrattuale per riportare la Germania nei ceppi di Versailles, e che questo pretesto coincideva con l'ultima correzione legittima del Trattato. **** È incontestabile che, col Terzo Reich, Hitler mescolò alla politica tedesca elementi personali che gravemente la alterarono. Il più fatale fu l'antisemitismo prettamente viennese, maturato negli anni Ottanta dell'Ottocento per un intreccio di cause psicologiche e economiche locali, che Hitler assorbì prima della guerra nella sua "vie de bohême", e si estese al Reich negli anni di miseria nazionale seguiti alla pace imposta e all'inflazione. Le cause economiche non esercitarono sull'individuo Hitler alcuna influenza. Eugen Dollmann ricordava con stupefazione il giorno che il Führer si vantò con Mussolini di non essere mai stato socialista, neppure nella profonda miseria.
Di quegli anni miserabili, l'opinione modellata dai vincitori ripete il cliché del pittore privo di fantasia che copia cartoline di piazze e monumenti, senza figure umane per asserita riluttanza del "mostro" a disegnare i suoi simili. Il Catalogo dei "Dipinti, acquarelli e disegni di architettura", intitolato Adolf Hitler als Maler und Zeichner, compilato dal collezionista americano Billy F. Price, pubblicato dall'editore svizzero Gallant nel 1983 e stampato "by Arnoldo Mondadori Editore, Verona", riproduce (n.601 A, pag.225) il primo abbozzo di quello che sarebbe divenuto il Maggiolino Volkswagen: «Lo tenga lei», disse a Jakob Werlin, direttore della filiale di Monaco della Daimler-Benz, «ne parli con gente che se ne intende più di me. Ma non lo dimentichi...».
Era l'estate del 1932. Tanto poco Werlin se ne dimenticò, che il disegnetto, efficacissimo, appare oggi l'incontestabile incunabolo della più fortunata forma espressa dal disegno dell'industria automobilistica. Chi è Hitler? Il primo o il secondo? Scomodo ma evidente, è tutti e due. Quanto al trapianto dell'antisemitismo viennese nel Reich germanico, che n'era stato fino allora immune, nessuno ha mai studiato, ma che dico, neppure accennato, tra le cause della sua diffusione, alla "dichiarazione Balfour" con cui, nel 1917, la Gran Bretagna promise agli ebrei il "national home" in Palestina, scavando il baratro di un minaccioso malentendu tra gli ebrei tedeschi, fino allora perfettamente integrati, e il Reich, cui cominciarono ad augurare la rovina, premessa al crollo del satellite Ottomano, alle cui spese il Home ebraico doveva realizzarsi. Anche l'antisemitismo elevato a dottrina aveva avuto un precedente in Europa: la revoca dell'Editto di Nantes, che sollevò un'immensa ondata emotiva, ma non fu causa della guerra, così come non era stato l'atto di Luigi XIV a provocare la formazione della Lega di Augusta.
La diatriba sulle stragi degli Ebrei ha scarsa parte nel processo della Bewaeltigung. È certo che non si è mai trovato un ordine, un verbale, un foglio, una firma che attestino responsabilità e perfino la semplice cognizione, da parte del Führer, della cosiddetta "soluzione finale". Un capo di stato è certamente responsabile anche dei crimini che non ha conosciuto, se siano compiuti da funzionari e ufficiali dello Stato, ma il giudizio sulla persona è diverso. Quanti ho conosciuto e interpellato, che conobbero e frequentarono a lungo Hitler (Dollmann, Doenitz, Kesselring, Wolff, Westphal) decisamente esclusero che il Führer avesse parte, e perfino nozione, dei piani le cui responsabilità attribuivano a Himmler e funzionari inferiori come Eichmann. Naturalmente tutti costoro avevano ogni interesse, siccome l'avevano in varie guise servito, a tenere indenne il signore della guerra da queste accuse. Ma occorre aggiungere che, tutt'altro del monolito che comunemente ci si figura, il Terzo Reich fu un labirinto di responsabilità e competenze contraddittorie, fazioni in lotta feroce, oscurità, paradossi.

***
Altro nodo che rilutta alla Bewaeltigung, la Seconda guerra mondiale. Le sue origini immediate stavano nelle frontiere orientali, quali i vincitori nella pace di Versailles imposero alla Germania. Le origini lontane, nel caos economico creato in Europa dalla crisi americana. Negli anni Trenta, come poi nei Cinquanta, la Germania poteva sopravvivere soltanto dando pieno sviluppo alla sua immensa capacità di lavoro, esportando i suoi prodotti. Nel benessere crescente degli anni Cinquanta annegò il ricordo delle mutilazioni sofferte e delle rapine patite, di nuovo a titolo di riparazioni. Nella crescente miseria dei primi anni Trenta, il Reich avrebbe dovuto ribellarsi alle rapine e alle inique frontiere anche senza Hitler al potere. Se sulla Francia pesava la responsabilità delle schiaccianti riparazioni e delle immense mutilazioni territoriali, solo gli Stati Uniti furono autori della miseria tedesca per la folle espansione del credito e la criminale tariffa doganale che portò le firme del senatore Smoot e del deputato Harley. Le colpe francesi erano più elementari da classificare. Invece, il liberatore-rieducatore americano ha potuto insegnare al popolo tedesco, nel lavaggio di carattere e memoria seguito alla fine della guerra, storie molto diverse dalla verità. Aut mori, aut pati, il popolo tedesco nella sua identità collettiva e istituzionale dovette piegarsi a fingere di approvare quanto i suoi governanti accettarono, benché falso e imposto. Ora è giunto il momento che quanto resta di coscienza profonda a quel popolo sventurato chiede un riesame. L'uscita dal potere del partito democristiano per cinquanta anni asservito alla verità americana può essere, in piccola parte, anche conseguenza di questa fase della Bewaeltigung. La rimozione del viluppo di menzogne e leggende che costituiva la verità ufficiale ne sarà senz'altro accelerata. La riapparizione di Hitler sugli schermi, nei giornali, nei libri, nei dossiers, è forse il simbolo più appariscente affiorato di una lotta fino ad ora segreta e forse anche inconsapevole. Milano, 19 Novembre 1998

𝐏𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐁𝐮𝐬𝐜𝐚𝐫𝐨𝐥𝐢, 𝑼𝑵𝑨 𝑵𝑨𝒁𝑰𝑶𝑵𝑬 𝑰𝑵 𝑪𝑶𝑴𝑨,𝑀𝑖𝑛𝑒𝑟𝑣𝑎 𝐸𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑝𝑎𝑔g.213-218

martedì 29 aprile 2025

L'Appeso

 

Un corpo ormai irriconoscibile, deturpato oltre ogni sembianza umana, oscillava capovolto dalla pensilina di un distributore di benzina. Rimaneva lì, immobile, sotto un pallido sole di primavera che pareva esitare a posarsi su di lui. Era il corpo di Benito Mussolini, colui che per vent’anni aveva orientato — nel bene come nel male — il destino dell’Italia.

Tutt'intorno, una folla tumultuante e ostile si accalcava: le stesse voci che un tempo lo avevano acclamato come un nume tutelare, ora inveivano, orinavano, sputavano, percuotevano a più non posso quel resto d’uomo che non poteva più difendersi. Così si chiudeva, in una scena di feroce contraddizione, la parabola umana e politica del fondatore del fascismo.
Era il 29 aprile 1945.

venerdì 25 aprile 2025

𝟑.𝟎.𝟏 - 𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 "𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞", 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐔.𝐒.𝐀. 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐮𝐛𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐲, 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚.


 di Antonio Pantano


L'operazione militare che gli Alleati imposero in Italia alle loro truppe per invadere e conquistare la pianura padana, oggi si ritiene - con enfasi da sciuscià servili - aver avuto data al 25 aprile 1945. Infatti vige anche con la imposta aura di "giorno di vacanza lavorativa e festa nazionale", pur non condivisa da tutti gli italiani, e non sentita totalmente dai giovani delle generazioni del XXI secolo che ne ignorano l'origine.
Però quel accadimento non avvenne e non si concluse quel giorno, perché in quel giorno la sovranità effettiva a Milano e in Lombardìa, nella Venezia Euganea, nella Venezia Tridentina anche di lingua germanica, nel Friùli e Venezia Giulia del tempo, in Piemonte, e parte dell'Emilia, era ancora, nella forma e nella sostanza, esercitata dalla Repubblica Sociale Italiana, e in quel giorno la vita si svolse normalmente (anche i cinema ed i teatri funzionavano insieme con tutti i servizi pubblici!) nei territori liberi e non conquistati, senza sussulti o interruzioni.
La data del 25 aprile 1945 fu scelta ed imposta dai comandi militari statunitensi solo per farla coincidere col giorno nel quale si insediò ufficialmente Harry Truman a Washington, alla presidenza degli Stati Uniti, in subentro a Franklin D. Roosevelt, morto per disfacimento fisico e crollo mentale 12 giorni prima. Ed in più, perché quel giorno era stato deciso durante la conferenza di Yalta, tra il 4 e l'11 febbraio 1945, per la convocazione a San Francisco della conferenza organizzativa delle "Nazioni Unite" costituende.
E nella prima conferenza organizzativa delle "Nazioni Unite" lo statunitense senatore Fulbrigth fissò anche i termini della successiva "unione europea" che i vincitori vollero e stabilirono su tutto il territorio d'Europa, da organizzarsi con accorta studiata
gradualità pluriennale, che avrebbe avuto inizio con la "comunità del carbone e dell'acciaio" controllata dai magnati apolidi che avevano sedi e basi negli U.S.A ..
Quindi: nessun motivo "italiano", o riguardante accadimenti in Italia!
Roosevelt e Truman, eminenti personaggi della politica statunitense deputati a potere e governo, aderirono, ottenendo alto grado e lignaggio, a potenti logge massoniche americane, secondo il criterio tassativo da lungo tempo (e tuttora vigente) per
intraprendere una carriera pubblica di esito prestigioso in quel paese. Infatti negli S.U.A., secondo la costituzione, il presidente della repubblica deve essere "cristiano", e - meglio e possibilmente, per la garanzia ed il prestigio, e consuetudine cristallizzata - massone, comunane considerante l'Altissimo. nella qualità di "architetto dell'universo".
Dal 1909 Harry Truman e dal 1911 F.D. Roosevelt, erano ossequiosi fedeli e praticanti verso il rigoroso e molto autorevole massonico " Supremo Rito Scozzese Antico ed Accettato ", di liturgìa autonoma nord americana.
Rito cui apparteneva - protetto da "logica" copertura prudenziale - anche il rampante prelato cristiano cattolico Francis Joseph Spellman [ Whitman, Massachusetts, 4 maggio 1889 - New York, 2 dicembre 1967 ], frequentatore dal 1916 dell'Italia, ove fece
apprendistato e lavorò, primo americano, nella segreteria di stato vaticana dal 1925 al 1932, frequentando con assiduità il poco più giovane, ed a lui molto affine per indole, Giovanni Battista Montini.
Furono gli anni che provocarono e concretarono negli S.U.A. la artificiosa crisi finanziaria e la logica indotta depressione, mentre in Italia ciò era assai lontano dall'immaginarsi, dominando le conquiste sociali e le attività innovative imposte dal regime fascista.

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testo liberamente estratto dal volume: 𝑬𝒛𝒓𝒂 𝑷𝒐𝒖𝒏𝒅 & 𝑷𝒆𝒍𝒍𝒆𝒈𝒓𝒊𝒏𝒊 - 𝑬𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝑽𝒊𝒕𝒂 𝑵𝒐𝒗𝒂 - pagg. 454,455