mercoledì 30 aprile 2025

𝐒𝐄 𝐈𝐋 𝐅𝐔̈𝐇𝐑𝐄𝐑 𝐄𝐒𝐂𝐄 𝐃𝐀𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐑𝐌𝐀𝐃𝐈 ...

ndiviso con Solo io

«L'ombra sua torna
»: ma completare il verso di Dante riuscirebbe ingannevole, ché "dipartita" non s'era, propriamente, mai. Si celava in latebre donde oggi riaffiora. È la moda, sentenzia il superficiale. Lo stupido ricanta i ritornelli della nostalgia, immutati da mezzo secolo come i dogmi della colpa collettiva dei tedeschi. Cinquantaquattro anni dopo esser svanita nelle fiamme d'apocalisse, l'immagine del Führer riemerge fluttuante in quella zona che i tedeschi chiamano «l'industria della coscienza», stampa, cinematografo, archivi di fotografie: sono pellicole, serie di articoli nelle riviste, biografie, compilazioni frettolose chiamate "dossiers". Alcune sono tradotte, per lo più male, in lingue straniere. Più di un "ritorno", che è pura assurdità, sono sintomi, moltiplicati da mezzi e momenti eterogenei, dell'agitarsi di quella figura nella coscienza della nazione. Rispetto alla riunificazione quasi decennale, non appaiono causa, né conseguenza. La loro interpretazione va ricercata in una contabilità del tutto diversa.
Nostalgia? Assurdo. Rimorso d'averlo acclamato e seguito? Sarebbe cosa per pochi vegliardi. Fascino retrospettivo? O, meglio, tentativo di capire, previa rimozione della damnatio memoriae imposta dai vincitori alla nazione vinta e voluttuosamente accettata dai suoi nuovi capi, secondo quel "lavaggio del carattere" che il conte von Schrenck-Notzing smontò e descrisse?
Chi fu Hitler? Fu un "mostro", ossia uno di quei fuorilegge della politica e della morale che periodicamente violentano la vergine storia? Bonaparte fu ascritto a questa categoria. Chi conosce argomenti e toni della propaganda antinapoleonica non ha dubbi. La demonizzazione risultò allora alcuni decenni più breve solo perché i mezzi di persuasione non avevano raggiunto la forza del secolo ventesimo. A ritrarre i crimini del Terzo Reich furon chiamati maghi della fotografia e del cinema, Hitchcock per primo. Oppure, fu il prodotto ineluttabile di quelle forze elementari che foggiano il destino dei popoli, scatenate e potenziate dalla ribellione ai giganteschi torti subiti? I cronisti della stampa internazionale che si affollavano nel salone di Versailles quando il testo del "Trattato" fu presentato ai tedeschi che dovevano firmarlo, pena l'invasione e l'annichilimento, descrissero il contegno del conte Brockdorff-Rantzau, ministro degli Esteri dell'appena nata Repubblica tedesca, con parole come «gelida superbia», mentre il Conte, data un'occhiata al testo, fino allora sconosciuto, ne restò inebetito e come «esamine, sul punto di svenire per la disperazione».
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La lingua tedesca possiede un verbo e un sostantivo soltanto suoi, il cui uso si è moltiplicato dopo la rovina e l'umiliazione del Reich: bewaeltigen e Bewaeltung: verbo e sostantivo si lasciano correttamente tradurre soltanto in perifrasi. Entrambi sono amplificazioni della radice indogermanica ual, da cui discendono il latino valere e tutti i nostri valore, valuta, essere forte, avere valore. Die Vergangenheit bewaeltigen significa far forza al passato, digerirlo, archiviarlo, non esserne più ossessionati. Ecco il probabile nodo, con le difficoltà di scioglierlo, che simile ritorno porta alla superficie dell'anima tedesca. Le elezioni non c'entrano. C'entra ancora la domanda: Chi fu Hitler? Quei pochi che poterono guardarlo vivere, da vicino, misurarono la forza e la debolezza dell'uomo, anche se metterle in reciproco rapporto era cosa da pochi. L'una stava nel magnetismo che irradiava sulle folle, l'altra nell'incapacità ad avere nella vita altro interlocutore che se stesso.
Si può dire che fosse l'antitesi di Bismarck. Questi provocò violente opposizioni nelle assemblee e cominciò a magnetizzare la nazione soltanto dopo il ritiro dal governo. Ma la sua conversazione politica si insinuava nella coscienza dell'interlocutore, la penetrava, l'avvolgeva nelle spire della sua dialettica. La rimodellava: nella sua conversazione erano ironia, bonomia, crudeltà, charme, brutalità, poesia, sovrana padronanza di tutta l'umana tastiera. Hitler uomo di stato fu incapace di condurre una vera conversazione politica. L'interlocutore aveva l'impressione che le proprie parole cadessero in un vuoto. Hitler non sembrava percepirle, e quando alla sua volta parlava, guardava sovente l'interprete, ossia se stesso, laddove Bismarck succhiava il cervello dell'interlocutore e ne traeva nutrimento per la propria politica.
«È così bravo, dicono con espressione sorprendente i suoi collaboratori. Gli presentano persone, stringe mani tese con sguardo assente, risponde qualche parola. E noi restiamo lì, stupiti, senza capire. Bisogna guardare i suoi occhi. In quel viso insignificante, loro soli contano. Sono occhi di un altro mondo, occhi strani di un azzurro profondo e nero, dove la pupilla si distingue appena. Come indovinare che cosa passa? Che cosa abbiamo in comune con quegli occhi? La prima impressione, la più prodigiosa, rimane: sono occhi tristi. Un'angoscia quasi insormontabile, un'ansia inaudita vi hanno dimora ... ».
Le migliori descrizioni, tutte di stranieri, anche il superbo ritratto di Jacques de Benoist-Méchin, ridicono quest'istantanea di Robert Brasillach. In quel potere ipnotico sulle folle, in quella solitudine incapace di scrutare, vagliare, assimilare e politicamente utilizzare il pensiero e l'animo di un interlocutore furono la ragione e la causa della sua catastrofe.
E ciò premesso: fu un "eroe" nel senso dato al termine da Carlyle? Oppure, un "uomo rappresentativo", quale lo concepiva Emerson? Qui sta il problema che la coscienza germanica non riesce a bewaeltigen, sistemare e archiviare. In una pacata ma tremenda riflessione del 1948, Ludwig Dehio, uno storico liberale che aveva attraversato la dittatura, osservò che «nel Terzo Reich, una delle grandi nazioni europee ancor vigorosa e piena di vita, dovette lottare per la prima volta con lo spettro della morte. Non s'era mai visto nella storia europea». Soltanto dopo ottant'anni di polemiche gli storici e quel po' di pubblica opinione che ancora s'interessa a queste inezie, si arrendono all'idea che, se di responsabilità è il caso di parlare nelle origini della Prima guerra mondiale, i responsabili furono cinque, quante le potenze del giuoco, e le responsabilità non sono ancora state dosate e graduate. Passerà forse un altro secolo prima che i posteri capitolino dinanzi alla verità della Seconda guerra: che Gran Bretagna e Francia, dopo averne lasciati sfuggire quattro, colsero al volo l'ultimo pretesto contrattuale per riportare la Germania nei ceppi di Versailles, e che questo pretesto coincideva con l'ultima correzione legittima del Trattato. **** È incontestabile che, col Terzo Reich, Hitler mescolò alla politica tedesca elementi personali che gravemente la alterarono. Il più fatale fu l'antisemitismo prettamente viennese, maturato negli anni Ottanta dell'Ottocento per un intreccio di cause psicologiche e economiche locali, che Hitler assorbì prima della guerra nella sua "vie de bohême", e si estese al Reich negli anni di miseria nazionale seguiti alla pace imposta e all'inflazione. Le cause economiche non esercitarono sull'individuo Hitler alcuna influenza. Eugen Dollmann ricordava con stupefazione il giorno che il Führer si vantò con Mussolini di non essere mai stato socialista, neppure nella profonda miseria.
Di quegli anni miserabili, l'opinione modellata dai vincitori ripete il cliché del pittore privo di fantasia che copia cartoline di piazze e monumenti, senza figure umane per asserita riluttanza del "mostro" a disegnare i suoi simili. Il Catalogo dei "Dipinti, acquarelli e disegni di architettura", intitolato Adolf Hitler als Maler und Zeichner, compilato dal collezionista americano Billy F. Price, pubblicato dall'editore svizzero Gallant nel 1983 e stampato "by Arnoldo Mondadori Editore, Verona", riproduce (n.601 A, pag.225) il primo abbozzo di quello che sarebbe divenuto il Maggiolino Volkswagen: «Lo tenga lei», disse a Jakob Werlin, direttore della filiale di Monaco della Daimler-Benz, «ne parli con gente che se ne intende più di me. Ma non lo dimentichi...».
Era l'estate del 1932. Tanto poco Werlin se ne dimenticò, che il disegnetto, efficacissimo, appare oggi l'incontestabile incunabolo della più fortunata forma espressa dal disegno dell'industria automobilistica. Chi è Hitler? Il primo o il secondo? Scomodo ma evidente, è tutti e due. Quanto al trapianto dell'antisemitismo viennese nel Reich germanico, che n'era stato fino allora immune, nessuno ha mai studiato, ma che dico, neppure accennato, tra le cause della sua diffusione, alla "dichiarazione Balfour" con cui, nel 1917, la Gran Bretagna promise agli ebrei il "national home" in Palestina, scavando il baratro di un minaccioso malentendu tra gli ebrei tedeschi, fino allora perfettamente integrati, e il Reich, cui cominciarono ad augurare la rovina, premessa al crollo del satellite Ottomano, alle cui spese il Home ebraico doveva realizzarsi. Anche l'antisemitismo elevato a dottrina aveva avuto un precedente in Europa: la revoca dell'Editto di Nantes, che sollevò un'immensa ondata emotiva, ma non fu causa della guerra, così come non era stato l'atto di Luigi XIV a provocare la formazione della Lega di Augusta.
La diatriba sulle stragi degli Ebrei ha scarsa parte nel processo della Bewaeltigung. È certo che non si è mai trovato un ordine, un verbale, un foglio, una firma che attestino responsabilità e perfino la semplice cognizione, da parte del Führer, della cosiddetta "soluzione finale". Un capo di stato è certamente responsabile anche dei crimini che non ha conosciuto, se siano compiuti da funzionari e ufficiali dello Stato, ma il giudizio sulla persona è diverso. Quanti ho conosciuto e interpellato, che conobbero e frequentarono a lungo Hitler (Dollmann, Doenitz, Kesselring, Wolff, Westphal) decisamente esclusero che il Führer avesse parte, e perfino nozione, dei piani le cui responsabilità attribuivano a Himmler e funzionari inferiori come Eichmann. Naturalmente tutti costoro avevano ogni interesse, siccome l'avevano in varie guise servito, a tenere indenne il signore della guerra da queste accuse. Ma occorre aggiungere che, tutt'altro del monolito che comunemente ci si figura, il Terzo Reich fu un labirinto di responsabilità e competenze contraddittorie, fazioni in lotta feroce, oscurità, paradossi.

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Altro nodo che rilutta alla Bewaeltigung, la Seconda guerra mondiale. Le sue origini immediate stavano nelle frontiere orientali, quali i vincitori nella pace di Versailles imposero alla Germania. Le origini lontane, nel caos economico creato in Europa dalla crisi americana. Negli anni Trenta, come poi nei Cinquanta, la Germania poteva sopravvivere soltanto dando pieno sviluppo alla sua immensa capacità di lavoro, esportando i suoi prodotti. Nel benessere crescente degli anni Cinquanta annegò il ricordo delle mutilazioni sofferte e delle rapine patite, di nuovo a titolo di riparazioni. Nella crescente miseria dei primi anni Trenta, il Reich avrebbe dovuto ribellarsi alle rapine e alle inique frontiere anche senza Hitler al potere. Se sulla Francia pesava la responsabilità delle schiaccianti riparazioni e delle immense mutilazioni territoriali, solo gli Stati Uniti furono autori della miseria tedesca per la folle espansione del credito e la criminale tariffa doganale che portò le firme del senatore Smoot e del deputato Harley. Le colpe francesi erano più elementari da classificare. Invece, il liberatore-rieducatore americano ha potuto insegnare al popolo tedesco, nel lavaggio di carattere e memoria seguito alla fine della guerra, storie molto diverse dalla verità. Aut mori, aut pati, il popolo tedesco nella sua identità collettiva e istituzionale dovette piegarsi a fingere di approvare quanto i suoi governanti accettarono, benché falso e imposto. Ora è giunto il momento che quanto resta di coscienza profonda a quel popolo sventurato chiede un riesame. L'uscita dal potere del partito democristiano per cinquanta anni asservito alla verità americana può essere, in piccola parte, anche conseguenza di questa fase della Bewaeltigung. La rimozione del viluppo di menzogne e leggende che costituiva la verità ufficiale ne sarà senz'altro accelerata. La riapparizione di Hitler sugli schermi, nei giornali, nei libri, nei dossiers, è forse il simbolo più appariscente affiorato di una lotta fino ad ora segreta e forse anche inconsapevole. Milano, 19 Novembre 1998

𝐏𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐁𝐮𝐬𝐜𝐚𝐫𝐨𝐥𝐢, 𝑼𝑵𝑨 𝑵𝑨𝒁𝑰𝑶𝑵𝑬 𝑰𝑵 𝑪𝑶𝑴𝑨,𝑀𝑖𝑛𝑒𝑟𝑣𝑎 𝐸𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑝𝑎𝑔g.213-218

venerdì 25 aprile 2025

𝟑.𝟎.𝟏 - 𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 "𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞", 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐔.𝐒.𝐀. 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐮𝐛𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐲, 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚.


 di Antonio Pantano


L'operazione militare che gli Alleati imposero in Italia alle loro truppe per invadere e conquistare la pianura padana, oggi si ritiene - con enfasi da sciuscià servili - aver avuto data al 25 aprile 1945. Infatti vige anche con la imposta aura di "giorno di vacanza lavorativa e festa nazionale", pur non condivisa da tutti gli italiani, e non sentita totalmente dai giovani delle generazioni del XXI secolo che ne ignorano l'origine.
Però quel accadimento non avvenne e non si concluse quel giorno, perché in quel giorno la sovranità effettiva a Milano e in Lombardìa, nella Venezia Euganea, nella Venezia Tridentina anche di lingua germanica, nel Friùli e Venezia Giulia del tempo, in Piemonte, e parte dell'Emilia, era ancora, nella forma e nella sostanza, esercitata dalla Repubblica Sociale Italiana, e in quel giorno la vita si svolse normalmente (anche i cinema ed i teatri funzionavano insieme con tutti i servizi pubblici!) nei territori liberi e non conquistati, senza sussulti o interruzioni.
La data del 25 aprile 1945 fu scelta ed imposta dai comandi militari statunitensi solo per farla coincidere col giorno nel quale si insediò ufficialmente Harry Truman a Washington, alla presidenza degli Stati Uniti, in subentro a Franklin D. Roosevelt, morto per disfacimento fisico e crollo mentale 12 giorni prima. Ed in più, perché quel giorno era stato deciso durante la conferenza di Yalta, tra il 4 e l'11 febbraio 1945, per la convocazione a San Francisco della conferenza organizzativa delle "Nazioni Unite" costituende.
E nella prima conferenza organizzativa delle "Nazioni Unite" lo statunitense senatore Fulbrigth fissò anche i termini della successiva "unione europea" che i vincitori vollero e stabilirono su tutto il territorio d'Europa, da organizzarsi con accorta studiata
gradualità pluriennale, che avrebbe avuto inizio con la "comunità del carbone e dell'acciaio" controllata dai magnati apolidi che avevano sedi e basi negli U.S.A ..
Quindi: nessun motivo "italiano", o riguardante accadimenti in Italia!
Roosevelt e Truman, eminenti personaggi della politica statunitense deputati a potere e governo, aderirono, ottenendo alto grado e lignaggio, a potenti logge massoniche americane, secondo il criterio tassativo da lungo tempo (e tuttora vigente) per
intraprendere una carriera pubblica di esito prestigioso in quel paese. Infatti negli S.U.A., secondo la costituzione, il presidente della repubblica deve essere "cristiano", e - meglio e possibilmente, per la garanzia ed il prestigio, e consuetudine cristallizzata - massone, comunane considerante l'Altissimo. nella qualità di "architetto dell'universo".
Dal 1909 Harry Truman e dal 1911 F.D. Roosevelt, erano ossequiosi fedeli e praticanti verso il rigoroso e molto autorevole massonico " Supremo Rito Scozzese Antico ed Accettato ", di liturgìa autonoma nord americana.
Rito cui apparteneva - protetto da "logica" copertura prudenziale - anche il rampante prelato cristiano cattolico Francis Joseph Spellman [ Whitman, Massachusetts, 4 maggio 1889 - New York, 2 dicembre 1967 ], frequentatore dal 1916 dell'Italia, ove fece
apprendistato e lavorò, primo americano, nella segreteria di stato vaticana dal 1925 al 1932, frequentando con assiduità il poco più giovane, ed a lui molto affine per indole, Giovanni Battista Montini.
Furono gli anni che provocarono e concretarono negli S.U.A. la artificiosa crisi finanziaria e la logica indotta depressione, mentre in Italia ciò era assai lontano dall'immaginarsi, dominando le conquiste sociali e le attività innovative imposte dal regime fascista.

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testo liberamente estratto dal volume: 𝑬𝒛𝒓𝒂 𝑷𝒐𝒖𝒏𝒅 & 𝑷𝒆𝒍𝒍𝒆𝒈𝒓𝒊𝒏𝒊 - 𝑬𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝑽𝒊𝒕𝒂 𝑵𝒐𝒗𝒂 - pagg. 454,455

lunedì 21 aprile 2025

𝐈𝐥 " 𝐟𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐬𝐚𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐭𝐚 " 𝐆𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐋𝐢𝐜𝐢𝐨, 𝐚𝐧𝐠𝐮𝐢𝐥𝐥𝐨𝐬𝐨 "𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨" 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐨𝐧𝐞


di Antonio Pantano

Con scarsa fantasìa, uno dei tanti "aedi" gazzettieri prezzolati a servizio del regime democratico che si dedicò profondamente a pubblicare "verità" (assai ben pagate) sulla vicenda, riuscì persino ad inventare una intromissione "tangente" di un tale fantaccino - che raggiunse il grado massimo di sotto caporale - Gelli Licio, dai primi anni '50 del XX secolo divenuto "venerabile" capo massone di una autorevole loggia operante in Italia sotto l'ala tutelante e protettrice del maggiorente democristiano (già attivo intellettuale e docente universitario di "economia fascista corporativa" nell'ultimo decennio del regime , ove esercitò più volte anche il ruolo di Presidente di commissione esaminatrice dei Littoriali, ma, aretinamente, "avveduto" di riparare in Svizzera durante i mesi duri e compromettenti della guerra in Italia, secondo i suggerimenti di molti cattolici di osservanza "vaticana") Amintore Fanfani [ Pieve Santo Stefano, AR, 6 febbraio 1908 - Roma, 20 novembre 1990 ] e dei "consociati di formale opposizione partitica" del clan sovieto-comunista di Togliatti & compagni.
Gelli Licio. Che, nella adolescenza - incapace ed inconcludente negli studi primari di obbligo - riuscì ad ottenere con alacre fatica la sola licenza di scuola elementare dopo aver compiuto i 12 anni. Da giovane, durante il "ventennio fascista", scelse di avviarsi nella carriera militare per garantirsi la certezza di introitare una qualsiasi paga sicura. Poi, influenzato per certo da una diffusa e sentita atmosfera corale generale, da volontario partecipò alla campagna militare anticomunista in Spagna. Vocato ormai a vivere da militar-soldato per convenienza, nella seconda guerra mondiale si trovò inviato da semplice fantaccino in Croazia (ove, al massimo, riuscì a trovarsi nelle mansioni di attendente - cioè guardarobiere e servitor cameriere - a qualche ufficiale superiore della corte di Mario Roatta), ove poi pervenne nei Balcani, in Montenegro, nel 1941, al seguito del federale fascista di Pistoia, tale Alonza, (a Pistoia, nell'anteguerra, il giovane Gelli aveva occupato l'incarico servile di aprire la mattina la Federazione Fascista per nettarla e curarla con mansioni da sotto-fattorino ed usciere) che lo impegnò a Càttaro. In guerra, ed anche ai tempi della R.S.I., il Gelli mai riuscì a raggiungere il grado militare di caporale, a causa della insufficienza del titolo di studio e della propria indole.
Quindi il Gelli Licio mai fu coinvolto, non avendo alcun grado nemmeno di sottoufficiale, in azioni e responsabilità di alcun rilievo militare e politico.
Ma nel dopoguerra gli si attribuì (con raffinato e disinvolto falso sistema dettato da ragioni apparentemente inspiegabili, ma rientrati in trame massoniche condivise dai partiti consociativi di potere, che contribuirono a gonfiargli un fantasioso e falso ruolo) un mai raggiunto - per lui impossibile a conseguirsi - grado di "gerarca fascista", perché, in realtà, come ho già accennato, ebbe
sola mansione di addetto alle quotidiane pulizie degli uffici che ospitavano la federazione fascista di Pistoia, e, per la funzione, precario possessore delle chiavi di quella sede. Mai, poi, il Gelli ebbe incarichi relativi a "trasferimento e gestione" di qualsiasi riserva aurea in tempo di guerra.
In Montenegro il Gelli potrebbe aver orecchiato - o, con verosimile certezza, orecchiò - da qualche prelato cattolico croato, in combutta con qualche alto militare italiano, della esistenza della "riserva aurea iugoslava" nascosta in cavità sotterranee segrete dal clan monarchico belgradese dei Karageorgevic, che poi in buona parte fu fatta trasferire su un battello navale sommergibile britannico con destinazione a banche inglesi. Così come potrebbe aver raccolto notizie della quantità residua di quel tesoro ancora nascosta nelle viscere delle montagne di quella regione.
Ma è ormai risaputo che pennivendoli e stampa - prezzolati lautamente dallo interessato e da chi a lui era legato da affari ed interessi - si prestarono per decenni ad intorbidare le acque - certamente per compiacere filoni deviati della magistratura penale italiana, depistatrice su eccidi e stragi divenute famose - per confonderle, inventando situazioni, vari e pittoreschi "golpe", traffici, combutte, certamente per volere di "logge potenti" più dello "stato", innaffiati dai fumi alcoolici creati dai contaballe sensazionalisti di provincia. Questi riuscirono ad inserire il Gelli anche in fantasiose istorie relative agli inattaccabili sotterranei della antica Frenzenfeste nel comune italiano di Fortezza, in provincia di Bolzano, alla confluenza della valle d'Isarco e della val Pusteria. Ove la mitica riserva aurea italiana fu posta a sicuro riparo sotterraneo a profondità di molte decine di metri di roccia basaltica in custodia nella pertinenza della "commissariata" Banca d'Italia, data la conformazione geologica della zona stretta tra gole nel fondovalle inaccessibile, ben protetta, ed impraticabile, dagli incessanti bombardamenti aerei anglo-americani, che miravano alla adiacente linea ferroviaria per il Brennero.
Ma, in area pistoiese ed aretina, mai è stata contraddetta e smentita la attendibile fondatissima opinione che tutto fu costruito ad arte per annebbiare e camuffare traffici lucrosi "consociativi" d'antica data, scaturiti dalla stantìa cronica e disinvolta attività di "confidente" e doppiogiochista che il Gelli - animato dalla fantasìa toscana e bassitaliota - seppe svolgere e svolse con molti del fronte Alleato, ed in particolare con alcuni "prodi" proditori "partigiani comunisti", operanti alla macchia proprio nei momenti del passaggio del fronte bellico in Toscana. Partigiani che seppero e vollero arricchirsi in quei frangenti, ed assai di più nel dopoguerra, con loschi traffici di oro e preziosi trafugati in molte direzioni (anche in danno di raggirati commercianti ebrei facoltosi - nel dopoguerra fu facile e consueto, per logica, attribuire le colpe di quelle grassazioni ai nazi-fascisti!), che in quel di Arezzo, ove il Gelli si stabilì, ebbero poi lievitazione ed esplosione. E nella zona fu poi alimentato un consistente polo affaristico e produttivo.
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testo liberamente estrapolato dal volume: Ezra Pound & Pellegrini - Edizioni Vita Nova

sabato 29 marzo 2025

Un aristocratico sognatore, visionario e nichilista

Oggi ricorre il genetliaco di Ernst Jünger, nato in Germania a Heidelberg, il 29 marzo 1895. Il suo nome è sconosciuto ai più; compare, per converso, nei blog di gruppi identitari e nazionalpopolari, più per una sorta di equivoco che per reale conoscenza. La sua vita, estremamente lunga e prolifica, meriterebbe uno studio più attento, soprattutto riguardo alle numerose opere pubblicate. Qui mi fermerò alle mie conoscenze, limitando lo sguardo ad un’opera in particolare, rimandando chi fosse interessato ad approfondire il personaggio in altre sedi.

Le opere più famose sono: “il Trattato del ribelle“, edito da Adelphi e “l’Operaio” (1932), Guanda. E tuttavia la sua importanza trascende il suo impegno politico. Fra l’altro egli prese parte attivamente nel primo conflitto mondiale e venne alla ribalta delle cronache come portavoce di una filosofia nata sul campo di battaglia. Infatti le sue idee non discendevano da uno studio astratto, fatto a tavolino, bensì da una lucida esperienza eroica, vissuta fra le trincee. Una volta terminata la “Grande Guerra“, divenne un esponente di spicco di quella che venne definita come “rivoluzione conservatrice”. Più tardi partecipò all’esperienza paramilitare dei Freikorps, e dopo essere convolato a nozze (3 agosto 1925) con Gretha de Jeinsen, l’anno succesivo ebbe il suo primogenito. Così, interruppe l’università e si dedicò completamente all’attività letteraria. E, nonostante fosse adulato da Joseph Goebbels in persona, mai volle aderire al partito nazionalsocialista. Gli venne persino offerto il ruolo di guida dell’unione nazista degli scrittori che rifiutò senza remora alcuna. Partecipò anche alla seconda guerra mondiale come ufficiale. A Parigi incontrò molti intelettuali francesi, tra cui L.F.Céline, con il quale ebbe diverse lit. Verso la fine della guerra fu sospettato di aver congiurato contro Hitler ma, in mancanza di riscontri, fu assolto e però congedato dall’esercito. Alla fine della guerra venne accusato ingiustamente di connivenza con il regime, nonostante nei suoi scritti, la sua ostilità verso Adolf Hitler sia conclamata. Si leggano a tal proposito “Strahlungen” (in italiano Irradiazioni. Diario 1941-1945 ).

Nel 1953 scrive “il Nodo Gordiano“. Il titolo mi ha subito incuriosito. Qui vi si tratta delle relazioni fra Oriente e Occidente che rappresentano, a ben vedere, un tema storico basilare. Vi sono numerosissime osservazioni di alto pregio culturale. In effetti, parlando dell’apparente dicotomia, fra Oriente e Occidente, fra Europa ed Asia, bisogna ammettere che non si sta parlando tanto di due concetti geografici e politici diversi e contrapposti, quanto di due possibilità metastoriche a cui ogni uomo, dotato di intelletto e buona volontà, può accedere.Ma veniamo al titolo: “Il nodo gordiano”. Questo, a mio modesto avviso, rappresenterebbe un problema insormontabile quando questi due mondi (oriente e occidente) si incontrano e, soprattutto, quando la questione fondamentale è il dominio del mondo stesso.

Dal mondo islamico sappiamo dell’esistenza delle ” sette torri del diavolo“; in altre parole di quei punti strategici, geopolitici e geomantici, che non debbono mai essere travalicati.Su questo aspetto, René Guénon ci ha fornito preziose informazioni, approfondite da alcuni suoi seguaci che adesso, per brevità, eviterò di citare. E comunque, in estrema sintesi, il nodo gordiano rappresenterebbe l’Asia; la spada di Alessandro, l’Europa. L’Asia rappresenterebbe un coacervo di forze elementari, soggette al potere divino, la spada di Alessandro rapprenterebbe invece, l’ordine, la legge, la libertà, il rispetto umano. In realtà, questo mito antagonista viene elevato a carattere universale. Esso si trova in tutte le mitologie dualistiche. Un Oriente da cui non ci separano più le migliaia e migliaia di chilometri evocati in una “Via della seta”, con buona pace degli amanti di una certa letteratura sentimentale, alla Edmondo De Amicis. Questo è tanto più vero oggi, in un mondo sempre più reso limitrofo dal progresso tecnico-scientifico, che dal racconto che ne fa l’autore.

Egli, esaltando la lotta e la prova di forza dell’uomo, elaborò, successivamente una sorta di “titanismo antiborghese“, con influenze spiccatamente nietzschiane. La sua opera è caratterizzata da uno stile elevato e ricercato, spesso volutamente cifrato, che richiedono alacre impegno e decodificazione attenta.

Naturalmente questa posizione non può venir accettata da studiosi come il Guénon o come Evola che invece collocavano il loro filosofare nell’ambito del monismo. Metafisicamente, per Evola, come per Guénon, le cose stanno assai diversamente. Ma Junger rimane in ambito segnatamente profano, estremamente condizionato dal dato politico. In questo senso, sarebbe fortemente auspicabile, che ognuna delle due culture si sforzasse di ripensare se stessa, magari in una nuova e più lucida sintesi, che eviti, però, il pericolo sincretistico e disumanizzante. Oriente, dunque, non più evocato come l”incognita tellus” dei geografi di medievale memoria, ma come estrema Lux, “ex Oriente Lux” in grado di aprire quel “terzo occhio”, di cui difetta l’Occidente. Il suo riconoscimento più grande, però, arrivò più tardi negli anni ’80, attraverso l’autorevole “Premio Goethe”, che lo elevò tra i massimi scrittori e pensatori tedeschi del Novecento; il merito stava soprattutto nell’analisi (e nella critica) della modernità; motivo di attualità e di profondo interesse ancora oggi.

giovedì 6 febbraio 2025

LA PAROLA ASSASSINATA

 
LA PAROLA ASSASSINATA
Il sogno europeo di Robert Brasillach

di Salvatore Santangelo


La zuppa magra, i muri freddi, la marcia orgogliosa” …  il 6-02-1945, alle ore 9.38, viene fucilato il giornalista, narratore e poeta Robert Brasillach.

L’accusa: “Intelligenza” con il nemico per aver aderito a quel gruppo composito di intellettuali, alcuni di grande spessore come Drieu la Rochelle e Céline, che scelsero di sognare un’alleanza impossibile, nel 1940-45, fra la Francia vinta e la Germania che sembrava essere lo strumento principe per la costruzione di un nuovo assetto europeo. 

Nella stagione dell’odio Brasillach è vittima designata, prima e non ultima, di una resa dei conti le cui proporzioni rimangono ancora oscure; nella sola Francia si parla di oltre 100.000 esecuzioni sommarie dopo la “liberazione”.

Così all’età di soli 36 anni, moriva uno degli esponenti più significativi della cultura europea del ‘900.

Si da giovanissimo si era infatti distinto per la vivacità intellettuale, l’agile penna e la tendenza all’eresia.

Nel 1931 diviene, a soli 22 anni, redattore dell’Action Francaise e dalla stampa i suoi primi racconti.

Ma, in quegli anni, l’Europa è attraversata da grandi e nuovi sconvolgimenti: in Italia prima, e in Germania poi, una generazione di giovani reduci forgiati nelle “tempeste d’acciaio” della Grande Guerra, ha conquistato attraverso la piazza lo Stato, dando vita ad un nuovo esperimento a cu si dava il nome di Fascismo.

 Le mal du siécle = le fascisme come lo definiva lo stesso Brasillach. Un tipo umano “che canta, che marcia che sogna”, insomma una sorta di poesia che informa di sé tutta la realtà. A questa idea di un fascismo come poesia, Brasillach resterà fedele sino all’ultimo anche quando con la catena al piede scriverà le ultime note e gli ultimi versi mentre il “grande sogno” si è infranto.

Il congresso di Norimberga del 1936, cui assiste come inviato, e successivamente, la Guerra Civile Spagnola – è tra i primi a visitare l’Alcazar liberato – gli faranno rompere le ultime esitazioni e questo figlio del nazionalismo maurassiano  si converte così ad un ideale europeo che vede nel Reno non un confine ma un ponte lanciato pe un nuovo incontro.

Un incontro di pari dignità, di quella fierezza che insieme alla speranza, Brasillach ha difeso coerentemente sino all’ultimo e che ha lasciato a testamento per coloro che, anche attraverso i suoi scritti, hanno tentano o tentano di rincorrere quel sogno.

domenica 24 novembre 2024

Mondialismo e Società segrete (quarta parte)


Il vecchio mondo è crollato e il nuovo non e ancora nato”, esordiscono gli autori, constatando che il mondo è in preda all'anarchia  “dove i vecchi valori sono contestati e disprezzati, dove di conseguenza nessuno crede più a nulla.


di Paolo Taufer

 “Per fortuna, proseguono, un barlume che ci guidi infine s'è acceso a partire dal 9 novembre 1989 con la caduta del muro di Berlino. 9 novembre vale a dire tre volte nove, poiché c'è novem che nel latino di Roma significa 9, nono mese del suo calendario. Tre volte 9 fa 999, seguito da mille, il ritorno all'unità: `l'unità della nostra civiltà, dell'universale e la fine delle tensioni".
   
Autorevole conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che nel crollo del comunismo appellarsi al caso, a nebbiosi determinismi o addirittura a interventi miracolosi del Cielo può depistare, costituendo esso crollo piuttosto un momento programmato sulla via di  quella Repubblica universale, o Grande  Opera, per secoli perseguita con sistematicità e determinazione da sette anticristiane.
   Trova altresì conferma la dottrina massonica, cioè gnostica,  del cicli cosmici secondo la  quale la terra passerebbe, con ritmo bimillenario, da un “eone a un altro “eone, da un'era ad un'altra era:
Che altri accettino la rivelazione di un'eternità che paralizza l'uomo e l'idea di una creazione immobile senza inizio né fine. Che concepiscano un tempo lineare che fluisce sempre nello stesso senso senza mai ritornare. Per noi, al contrario, dove tutto è ragione e simbolo, il grande orologio del tempo gira senza fine intorno al suo asse, ruota che instancabilmente compie ii' suoi cicli e le sue Rivoluzioni, che' gira senza posa per ritornare al suo punto di partenza, serpente ouroboros che mangia la sua, coda...”.
“...Oggi nei tempi travagliati che viviamo, annunciatori della fine del ciclo, l'abominevole era dei Pesci volge alla fine e attendiamo il sorgere dell'era dell'Acquario che inaugurerà un nuovo, grande, inizio”.
   Verso il 2000 si concluderebbe dunque “l'abominevole” e tenebrosa “Era dei Pesci, caratterizzata dal dominio di Cristo e la sua religione, fondata sul rigore morale, l'ascetismo e la rinuncia, per passare all' “Era dell'Acquario” che, all'insegna della soppressione di ogni divieto morale, costituirebbe una specie di ritorno al Paradiso terrestre (la nuova “età dell'oro"), sotto il controllo e il dominio degli “alti iniziati", formati alla scuola del talmudismo e del cabalismo ebraici, che prevedono appunto, in una prospettiva messianica, la restaurazione del “Grande Eden", o “Mondo a venire".
    ... Viviamo anni ripugnanti, dicono i nostri autori, la fine di un grande ciclo e di un piccolo ciclo, quello di ikthus, che in greco significa “pesce”. Si, stiamo evolvendo nella turbolenza di un periodo di rivelazione che in greco si chiama “apocalisse”, un caos da cui, un nuovo ordine, quello dell'Acquario, segno sublime dei nostro Fratello Mozart e della sua musica divina che inaugurerà, speriamo/o, una nuova età dell'oro”.
“Secondo la nostra tradizione brahamanica, ripresa ed esposta nell'inno induista alla Grande Dea, oggi termina il 7° ciclo". Dove il “Re del Mondo”, spiega lo storico della massoneria Serge Hutin (23), viene identificato dagli iniziati come "la massima. sovranità dei 2 governi invisibili, il vero “Re dei Re”  dal quale emanerebbe ogni autorità, diritto e potere, incluso quello della "Comunità dei Maghi" che  avrà la missione di elaborare la sintesi universale delle grandi religioni e dei potenti dirigenti..' (24) Il Re del Mondo, scrive il Guénon, riportando l'opinione di un alto iniziato polacco che negli anni fece un avventuroso viaggio nelle steppe dell'Asia Centrale, Ferdinand Ossendowski (1876-1945):  è in rapporto con i pensieri di tutti coloro che dirigono il destino dell'umanità... Conosce le loro intenzioni e le loro idee" (25).

Le rivelazioni si susseguono: “La progressiva soppressione delle frontiere economiche e sociali porterà con sé il predominio dell'uomo forte, cioè di colui che ha minori bisogni. Se le cose stanno così, dovranno condurre, dopo un periodo di forti tensioni, a un nuovo ordine teocratico". 

Siamo dunque caro lettore, al cospetto di un pensiero massonico genuino che ci riporta a quanto affermato all'inizio, ossia che colui che rifiuta una lettura teologica dei nostri tempi si condanna a non capire nulla di quanto stiamo vivendo. Viceversa per gli avversari  di Cristo non esistono dubbi, quando, come in questo caso, ci partecipano, apertis verbis, che si tratta, né più né meno, di fondare una nuova religione universale, in aperta contrapposizione col Vangelo, da proporre e imporre a tutti gli uomini. 

Tale è il pensiero della Grande Loggia di Francia, che si professa teista, lasciando a baloccarsi con la laicità e la democrazia, i bassi iniziati e il mondo profano delle turbe, rimbecillite e confuse da duecento anni di rivoluzioni. Alzti iniziati sanno invece che società sono prodotte e plasmate dalla religione: che la religione produce la morale e che dalla morale discende la legge. Per essi è assodato che senza religione non può esservi che disordine e caos.  "I preti caldei ed egiziani, coloro che celebrano i grandi misteri dell'antichità pagana, i maestri della cabala ebraica, erano degli iniziati." 

I conti tornano: coll'autorità che le deriva dall'essere la seconda obbedienza massonica francese, la Gran Loggia conferma punto per  punto le direttrici individuate in questo intervento, ossia il piano di dominazione mondiale ispirato dai maghi in diretto contatto con la potestas tenebrarum, il governo mondiale dell'Era dell'Acquario in forma di dittatura teocratica, la presenza degli alti iniziati nella società attraverso i secoli, la religione unica da essi custodita e oggi trasmessa nelle grandi adunanze dell' "Onu delle religioni" in forma di sintesi di ogni morale ed ogni costume, risultato della commistione e della contraddizione di tutte, dove non v'è più distinzione fra vero e falso, fra bene e male, dove ogni principio è contraddetto e discutibile per far sì che le regole della convivenza diventino arbitrarie e cadano nella disponibilità dei potenti, che possono allora modificarle a loro piacimento. Ma per realizzare il passaggio all'età dell'oro sarà necessario strumentalizzare, guidare ispirandole, le masse, ignare del loro bene supremo isolando allo stesso tempo con misure che vanno dall' "ostracismo morale" alla coercizione di coloro che sollecitamente non si apriranno al novus ordo, definiti "civilmente incapaci".
"Anche gli ebrei attendono la venuta di un Messia. In attesa di questa venuta, i disordini attuali e a venire determinano un atteggiamento e un'azione da opporre alle masse che hanno perduto il settentrione e l'oriente e che chiamiamo, per semplicità, “masse conservatrici", inadatte ai cambiamenti. Tali masse sono il sottoprodotto snaturato di masse politiche messe attualmente al servizio di forze distruttive". (...)

"Le individualità positive (vale a dire gli iniziati) devono creare degli “isolotti di resistenza” sulla scorta di una preoccupazione essenziale: la loro sopravvivenza. Ogni opposizione dottrinale dovrà cedere il passo di fronte a questo problema che deve condurre a un consenso unanime.

La coalizione delle individualità deve colpire con un ostracismo morale le masse conservatrici, isolarle e togliere ad esse ogni credito. Pazientemente, senza sosta, si deve mobilitare ogni elemento per ampliare il fronte”. (...)
“il rimedio a lungo termine consiste evidentemente nel massimo riassorbimento delle masse conservatrici attraverso la riabilitazione di ogni elemento responsabile. Naturalmente occorre rendersi conto che un resto vi sarà. Un certo numero rimarrà ciò che è. Occorre tuttavia guidarlo. Come? Agendo in modo deciso per privarlo dei propri mezzi di immunità e di nocività”.
Si dovrà perciò, in questo senso, maturare una giurisprudenza che distingua l'uomo illuminato che accetta ogni responsabilità e gode dei corrispondenti diritti, dal “profano”, civilmente incapace. Bene inteso, tale distinzione sarà soggetta a cambiamento, potendo ogni profano accedere all'iniziazione dopo un periodo di “prova”, vale a dire dopo avere adempiuto ai doveri che competono al suo nuovo statuto”.
Sovvengono le minacciose espressioni del “Cittadino del Mondo David Spangler, erede di Alice Bailey, fondatrice del Lucis Trust, e moderno sacerdote della Nuova Era sulla sorte da riservare a coloro che, rifiutando ad oltranza l'iniziazione alla Nuova Era, rifiuteranno il segno della Bestia: 

"Non è davvero importante sapere ciò che accadrà al vecchio mondo: siamo sicuri che il Cristo (s'intende qui l'Anticristo, n.d.r.) sorveglierà le sue milizie e che essi saranno interamente presi in carico da questa presenza cosmica...Tuttavia, noi possiamo dire qualcosa sul luogo dove andranno il vecchio mondo e coloro che vi resteranno affezionati. In tutta la creazione c'è una infinità di sfere e di ambienti, rappresentanti diversi gradi di sviluppo della coscienza...Sarà allora urgente che costoro vengano riassorbiti nei mondi interiori...in altre parole il pianeta o il livello in cui la legge di attrazione li condurrà potrà essere un altro livello della coscienza terrestre if cui essi potranno rimanere ed essere istruiti fino a quando potranno nuovamente essere rivestiti di corpo fisico...Conta poco perciò sapere se le persone dovranno essere eliminate da ogni piano terrestre o se prevarrà questo schema..." 


La comunità di intenti fra le "guide", i "master of Wisdom"  del New Age e gli alti iniziati è perfetta...come irriducibile e totale appare il comune disprezzo e odio di teosofisti e massoneria  per Cristo e la sua legge che si vuole  colpire in  coloro che la osservano e la difendono. Senonché la società che questi signori vogliono sostituire alla società cristiana non potrà reggersi perchéPpriva di ogni morale. Il rituale non è affermazione ma, come ben riconosce Sant'Agostino,  negazione, onde non può creare ma solo distruggere. Il vizio, il delitto non costruiscono ma demoliscono; perché il bene il bene e la virtù edificano e rinsaldano. La società che sta nascendo sotto i nostri occhi e in tanti, anche cattolici, salutano come l'alba di una nuova e migliore era, è dunque, una società di morte dove relativismo, soggettivismo, sregolatezza, discordia, degenerazione, droga, aborto, alcolismo, imperversano in misura sempre crescente. Gli alti iniziati stanno togliendo all'uomo quella verità che fa liberi.  fondamento di ogni libertà, lo riducono in realtà ad una schiavitù inaudita, in pari tempo, offrendogli la "libertà dalla Legge divina", quella libertà di delitto di cui pornografia, divorzio e vizio sono le manifestazioni più evidenti e impressionanti. All'insegnamento di Cristo, per cui il peccato è schiavitù, (Giov. 8,34) e la "verità rende liberi" (Giov, 8, 32) essi contrappongono quello per cui il peccato è liberazione dall'oppressione dei comandamenti, e la negazione della verità oggettiva, e quindi del Bene e della Legge oggettivi, è lo scopo per cui l'uomo deve aspirare con tute le proprie forze per realizzare la sua dignità di essere libero. 

Ma torniamo al nostro documento: gli avvenimenti e i segni ci mostrano bene che stiamo per raggiungere la fine di un grande piccolo segno (ciclo? n.d.r.). La ruota si appresta a girare , ma ssumerà il verso buono o cattivo della rotazione? Dextrosum o sinistrorsum? Verso destra o verso sinistra? Che ci predice la Ruota della fortuna la lama 10 del tarocco iniziatico ?"

Noi che pretendiamo di essere un'alleanza di uomini illuminati che senza sosta lavorano al  progresso dell'Umanità , diamo tutti assieme, in un'immensa catena d'unione , tutti gli ordini e tutte le obbedienze tra loro fuse, si, diamo tutti insieme il buon impulso alla Grande Ruota Cosmica  che misura il tempo a spirale...". Si , tutti i segni sono lì a rivelarcelo: il mondo avanza a grandi passi da quasi 300 anni che l'ultima massoneria s'è costituita". 

Senonchè, non se ne dubiti, il regno di costoro sarà breve: sulla menzogna non si costruisce, e, come vi ho già detto il male non crea, ma distrugge: Satana è il negatore, non il Creatore. Abilissimo nell'annientare egli, e come lui i suoi seguaci, è incapace di costruire. Potere quindi essere certi, su questo coincidono la buona logica e la Scrittura, che il suo regno sarà tremendo, ma assai breve. Quando l'Iniquo si manifesterà, e l'uomo metterà se stesso nel tempio di Dio (II Tess. 2,4), quando gli uomini di Chiesa avranno consumato fino in fondo la grande apostasia (II Tess. 3), quándo il Governo mondiale predetto nell'Apocalisse (13, 7-8) sarà installato e la Grande Opera satanica compiuta, allora il Signore Gesù distruggerà l'Anticristo e tutti coloro che, sedotti dalle sue lusinghe o intimiditi dalle sue minacce, non avranno accolto la verità in maniera da salvarsi (II Tess. 2,12). Egli precipiterà tutti questi operatori di iniquità nello stagno di fuoco e zolfo preparato per essi, e il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli (Ap. 14, 10-11). 

La domanda che si pone a questo punto e che investe direttamente ogni cattolico, perchè in essa è contenuto il nostro destino eterno, è questa: "E noi?", "E io?". Di che parte siamo, di che parte sono, di che parte saremo? Non ci si illuda di neutralità, tra il bene e il male non è possibile: chi si proclama indifferente, neutrale fra i due, è già dalla parte del male.' Gesù stesso l'ha detto: "chi non è con me è contro di me" (Matteo 12,30). La nostra inerzia in questi momenti prepara la nostra caduta: chi non si oppone alla corrente ne sarà rapito e l'albero cade dove pende. All'opera dunque! fin d'ora, aprendo le intelligenze, svelando l'azione della Controchiesa, staccando etichette, ripulendo apparenze, avendo ben presente la responsabilità che comporta il conoscere, che va di pari passo con quella di far conoscere, chiedendo assiduamente, quotidianamente, alla Madonna quel dono della perseveranza finale che, come ci ricorda S. Alfonso de Liguori in quella vera e propria guida del Cielo che è il suo "Apparecchio alla morte", certamente ci concederà se, a nostra volta, saremo perseveranți nel chiederglielo.

Fine. 

Le prime tre parti dell'articolo  "Mondialismo e società segrete" sono state

pubblicate sui numeri 135,136 e 137 di "Avanguardia".


Note:

23) Serge Hutin, "Governi occulti e società segrete", ed. Mediterranee, Roma 1973, pag. 62.

24) ibidem, pag. 195.

25) René Guénon, "Il Re del Mondo", edizioni Adelphi, Milano 1994, pag. 39.

domenica 20 ottobre 2024

La Strage degli innocenti ( Gorla- 20-10-1944)


Cade oggi un tristissimo anniversario: ottant'anni fa, Il 20 ottobre 1944, da Foggia decollarono tre squadre di aerei angloamericani (451º Bomb Group) diretti a Milano per colpire le industrie militari della Breda. Quella che doveva essere una normale operazione militare si trasformò presto in un'assurda tragedia. Una delle squadre sbagliò le coordinate e, con la missione ormai fallita, dovette rientrare alla base. Rimaneva il problema del carico: le bombe già armate non potevano essere riportate indietro, per non mettere a rischio l'incolumità degli equipaggi. Contrariamente alle procedure previste in situazioni analoghe, Knapp non ordinò di sganciare le bombe nelle campagne o in mare durante il volo di ritorno, ma dispose di eliminarle subito: bombe da 220 kg l’una (10 per ogni velivolo) vennero scaricate direttamente sulla città di Milano, 
In un istante si consumò un vero e proprio massacro. Le bombe devastarono il quartiere di Gorla, causando oltre 600 vittime a Milano. La tragedia divenne ancor più terribile quando alcune bombe colpirono una scuola elementare locale, causando la morte di oltre 200 persone, tra cui 184 bambini, maestre e alcune madri. Chiamata "la strage dei piccoli martiri di Gorla", rimane ancora oggi un monito sull’assurdità della guerra.