“Vi assicuro che sono completamente libero da ogni odio razziale. In ogni caso, è indesiderabile che una razza si mescoli con un'altra... L'orgoglio per la propria razza - e questo non implica disprezzo per le altre razze - è anch'esso un sentimento normale e sano. Non ho mai considerato i cinesi o i giapponesi inferiori a noi. Appartengono a civiltà antiche e ammetto liberamente che la loro storia passata è superiore alla nostra. Hanno il diritto di essere orgogliosi del loro passato, così come noi abbiamo il diritto di essere orgogliosi della civiltà a cui apparteniamo. Anzi, credo che più i cinesi e i giapponesi rimarranno irriducibili nel loro orgoglio razziale, più facilmente mi sarà possibile andare d'accordo con loro. La differenziazione di trattamento non è motivata dalla differenza di valore tra le due razze, ma dalla differenza fondamentale delle loro rispettive usanze.”
Esuli in Patria
Proscritti, orfani di una nazione scomparsa. Rompiamo l'accerchiamento psicologico di chi ci vorrebbe nel ghetto, nella fogna delle opinioni irricevibili. Navighiamo a vista nelle rovine elettroniche del nostro tempo per preparare il terreno culturale della riscossa ideale.
mercoledì 29 luglio 2026
Razze e razzismo
mercoledì 1 luglio 2026
A 65 anni dalla morte di Louis-Ferdinand Céline, il suo funerale nelle parole di Lucien Rebatet
Autore del “best seller” della Collaborazione Les Décombres, pubblicato nel 1942 e rivaleggiante per asprezza con i pamphlet céliniani, Lucien Rebatet fu uno degli intellettuali francesi più vicini a Céline, prima e durante la guerra (indimenticabile il suo ritratto di quest’ultimo a Sigmaringen) e sino alla morte di Louis-Ferdinand Destouches il 1° luglio 1961, come testimoniato dal seguente passo:
«Siamo appena tornati dal funerale di Céline. È morto sabato verso le 6 di sera, d’una congestione cerebrale. Sin dalla mattina, si sentiva ancor più malmesso, aveva i nervi scoperti. Si era steso un istante dicendo a Lucette:– Sto per morire.Al che Lucette gli rispose con la sua aria serena:– Lo dici sempre.– No, questa volta lo sento proprio che sto per morire.Poco dopo perse conoscenza, e, in venti minuti, fu tutto finito. Non sono venuto a conoscenza della sua morte che ieri sera grazie a una telefonata di Robert Poulet. Lucette ci teneva assolutamente che questa notizia rimanesse segreta il più possibile, che le orde di giornalisti non fossero allertate. E ha fatto bene. Non eravamo, quel mattino, che una trentina di amici (per la cronaca, Roger Nimier, Marcel Aymé, Robert Poulet, Claude Gallimard e io). E questo funerale semiclandestino è stata una straordinaria pagina céliniana. Il feretro era stato posato nella sua camera da letto, a lato della sala da bagno grande, aperta. Si vedeva il lavabo, gli asciugamani, e girando la testa dall’altra parte, gli stracci di Louis-Ferdinand, le sue cinque o sei canadesi sdrucite, appese le une sulle altre su di un attaccapanni.Lucette avrebbe voluto una messa (Céline se ne fregava, avrebbe voluto la fossa comune), ma il curato di Bas-Meudon si era rifiutato. Aveva rifiutato persino di inviare una religiosa per l’ultima vestizione. Siamo andati allora direttamente al cimitero di Vieux-Meudon. Proprio in quell’istante, si è messa a cadere una pioggerella sottile, come per un’illustrazione di Morte a credito. Fu veramente stupefacente, ed eravamo appena usciti dal cimitero che il sole riapparve su questa banlieue eteroclita. Tutti noi avevamo giudicato come se fosse perfettamente nell’ordine delle cose di questi tempi che il più grande scrittore francese d’oggi fosse seppellito così, clandestinamente, da un pugno di amici, molto più miseramente che una lavascale»

Tratto da “Louis-Ferdinand Céline. Un profeta dell’Apocalisse. Scritti, interviste, lettere e testimonianze”, a cura di Andrea Lombardi, prefazione di Stenio Solinas, Bietti Edizioni https://www.bietti.it/negozio/un-profeta-dellapocalisse-scritti-interviste-lettere-e-testimonianze-2/
Francesco Cuccovillo
sabato 23 maggio 2026
I Nuovi baroni, rapinatori dell'America.
Nuovi baroni rapinatori d'America
di Eustace Mullins
mercoledì 29 aprile 2026
La solita operetta ad usum delphini
mercoledì 30 aprile 2025
𝐒𝐄 𝐈𝐋 𝐅𝐔̈𝐇𝐑𝐄𝐑 𝐄𝐒𝐂𝐄 𝐃𝐀𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐑𝐌𝐀𝐃𝐈 ...
«L'ombra sua torna»: ma completare il verso di Dante riuscirebbe ingannevole, ché "dipartita" non s'era, propriamente, mai. Si celava in latebre donde oggi riaffiora. È la moda, sentenzia il superficiale. Lo stupido ricanta i ritornelli della nostalgia, immutati da mezzo secolo come i dogmi della colpa collettiva dei tedeschi. Cinquantaquattro anni dopo esser svanita nelle fiamme d'apocalisse, l'immagine del Führer riemerge fluttuante in quella zona che i tedeschi chiamano «l'industria della coscienza», stampa, cinematografo, archivi di fotografie: sono pellicole, serie di articoli nelle riviste, biografie, compilazioni frettolose chiamate "dossiers". Alcune sono tradotte, per lo più male, in lingue straniere. Più di un "ritorno", che è pura assurdità, sono sintomi, moltiplicati da mezzi e momenti eterogenei, dell'agitarsi di quella figura nella coscienza della nazione. Rispetto alla riunificazione quasi decennale, non appaiono causa, né conseguenza. La loro interpretazione va ricercata in una contabilità del tutto diversa.
martedì 29 aprile 2025
L'Appeso
Un corpo ormai irriconoscibile, deturpato oltre ogni sembianza umana, oscillava capovolto dalla pensilina di un distributore di benzina. Rimaneva lì, immobile, sotto un pallido sole di primavera che pareva esitare a posarsi su di lui. Era il corpo di Benito Mussolini, colui che per vent’anni aveva orientato — nel bene come nel male — il destino dell’Italia.
venerdì 25 aprile 2025
𝟑.𝟎.𝟏 - 𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 "𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞", 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐔.𝐒.𝐀. 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐮𝐛𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐲, 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚.
L'operazione militare che gli Alleati imposero in Italia alle loro truppe per invadere e conquistare la pianura padana, oggi si ritiene - con enfasi da sciuscià servili - aver avuto data al 25 aprile 1945. Infatti vige anche con la imposta aura di "giorno di vacanza lavorativa e festa nazionale", pur non condivisa da tutti gli italiani, e non sentita totalmente dai giovani delle generazioni del XXI secolo che ne ignorano l'origine.





