La fanfara resistenziale che da giorni suona la solita operetta saturando il panorama dell’informazione è una patacca di enormi dimensioni. Lo sanno innanzitutto gli antifascisti, i quali sono i primi ad umiliare la memoria di quei pochi veri partigiani che combatterono coraggiosamente immergendoli nello stesso stagno maleodorante in cui galleggiano centinaia di migliaia di figuri senza alcun merito e senza alcuna dignità, avanzi della borsa nera, ladri, fannulloni, codardi, pervertiti, stupratori e voltagabbana. Insomma, soltanto per meschini obiettivi di potere, il peggio del peggio di una Nazione viene portato sugli scudi, viene indicato come adamantino esempio per le nuove generazioni, viene spacciato per meritorio protagonista della “vittoria militare” e della “liberazione”. E’ un po’ come la collana di palline di plastica dei Club Med: una convenzione per rendere più semplice l’acquisto della bibita o del caffè quando sei in mutande da bagno e non ti puoi portare dietro il portafogli. Il problema è che se esci dal villaggio e cerchi di fare il pieno di benzina pagandolo con le palline, il benzinaio giustamente ti piglia a calci in culo e ti rispedisce a fare il gioco caffè con l’animatore dalla erre moscia. La menzogna resistenziale funziona nel villaggio degli animatori dell’odio Berizzi e Montanari, dei Formigli e dei Fratoianni, dei Raimo e delle Salis. Ma fuori di lì per fortuna ci sono tante persone di buon senso che guardano alla storia della Resistenza come ad una lontana vicenda che oggi non ha senso imporre come religione di Stato. Persino i non fascisti hanno finalmente mangiato la foglia delle sospette inesauribili ed immortali staffette partigiane, delle poco verosimili imprese rocambolesche del “Compagno Trottola”, delle centinaia di “città medaglia d’oro” che “si sono liberate prima dell’arrivo degli Alleati”. Delle 650.000 richieste di “attestato di partigiano” presentate a conflitto concluso. Quante puttanate. Quanta retorica. Quanta omertà. Ma i compagni vanno compresi: se togliete sta roba qua, a loro restano solo battaglie folli a favore di altra feccia, che però, a differenza degli stupratori seriali delle Brigate Garibaldi a cui per convenzione è stata concessa una patina di retorico eroismo, si mostra nuda ogni giorno ai nostri occhi. Violenta, prepotente, arrogante, minacciosa ed assassina. Vogliono far credere che un composto e solenne rito del “Presente” sia più pericoloso delle sistematiche aggressioni condotte dagli antifascisti militanti ai danni di chiunque non sia allineato. Che un saluto romano sia più delinquenziale di una coltellata magrebina. Anche per questo non ha alcun senso la ricerca della “pacificazione”. La patacca storica della Resistenza alimenta ancora la religione talebana di Piazzale Loreto e delle “chiavi inglesi tra i capelli”. In Italia la guerra civile non è mai finita. Sarebbe ora che la Scuola facesse capire ai ragazzi che cosa essa fu veramente, con distacco e rigore storico. Mandando in cantina le fanfare e i viscidi animatori di odio che si arricchiscono con la nuova borsa nera.Franco Nerozzi
