L'operazione militare che gli Alleati imposero in Italia alle loro truppe per invadere e conquistare la pianura padana, oggi si ritiene - con enfasi da sciuscià servili - aver avuto data al 25 aprile 1945. Infatti vige anche con la imposta aura di "giorno di vacanza lavorativa e festa nazionale", pur non condivisa da tutti gli italiani, e non sentita totalmente dai giovani delle generazioni del XXI secolo che ne ignorano l'origine.
Proscritti, orfani di una nazione scomparsa. Rompiamo l'accerchiamento psicologico di chi ci vorrebbe nel ghetto, nella fogna delle opinioni irricevibili. Navighiamo a vista nelle rovine elettroniche del nostro tempo per preparare il terreno culturale della riscossa ideale.
venerdì 25 aprile 2025
𝟑.𝟎.𝟏 - 𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 "𝟐𝟓 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞", 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐔.𝐒.𝐀. 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐮𝐛𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐲, 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚.
L'operazione militare che gli Alleati imposero in Italia alle loro truppe per invadere e conquistare la pianura padana, oggi si ritiene - con enfasi da sciuscià servili - aver avuto data al 25 aprile 1945. Infatti vige anche con la imposta aura di "giorno di vacanza lavorativa e festa nazionale", pur non condivisa da tutti gli italiani, e non sentita totalmente dai giovani delle generazioni del XXI secolo che ne ignorano l'origine.
lunedì 21 aprile 2025
𝐈𝐥 " 𝐟𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐬𝐚𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐭𝐚 " 𝐆𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐋𝐢𝐜𝐢𝐨, 𝐚𝐧𝐠𝐮𝐢𝐥𝐥𝐨𝐬𝐨 "𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨" 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐨𝐧𝐞
di Antonio Pantano
sabato 29 marzo 2025
Un aristocratico sognatore, visionario e nichilista
Oggi ricorre il genetliaco di Ernst Jünger, nato in Germania a Heidelberg, il 29 marzo 1895. Il suo nome è sconosciuto ai più; compare, per converso, nei blog di gruppi identitari e nazionalpopolari, più per una sorta di equivoco che per reale conoscenza. La sua vita, estremamente lunga e prolifica, meriterebbe uno studio più attento, soprattutto riguardo alle numerose opere pubblicate. Qui mi fermerò alle mie conoscenze, limitando lo sguardo ad un’opera in particolare, rimandando chi fosse interessato ad approfondire il personaggio in altre sedi.
Le opere più famose sono: “il Trattato del ribelle“, edito da Adelphi e “l’Operaio” (1932), Guanda. E tuttavia la sua importanza trascende il suo impegno politico. Fra l’altro egli prese parte attivamente nel primo conflitto mondiale e venne alla ribalta delle cronache come portavoce di una filosofia nata sul campo di battaglia. Infatti le sue idee non discendevano da uno studio astratto, fatto a tavolino, bensì da una lucida esperienza eroica, vissuta fra le trincee. Una volta terminata la “Grande Guerra“, divenne un esponente di spicco di quella che venne definita come “rivoluzione conservatrice”. Più tardi partecipò all’esperienza paramilitare dei Freikorps, e dopo essere convolato a nozze (3 agosto 1925) con Gretha de Jeinsen, l’anno succesivo ebbe il suo primogenito. Così, interruppe l’università e si dedicò completamente all’attività letteraria. E, nonostante fosse adulato da Joseph Goebbels in persona, mai volle aderire al partito nazionalsocialista. Gli venne persino offerto il ruolo di guida dell’unione nazista degli scrittori che rifiutò senza remora alcuna. Partecipò anche alla seconda guerra mondiale come ufficiale. A Parigi incontrò molti intelettuali francesi, tra cui L.F.Céline, con il quale ebbe diverse lit. Verso la fine della guerra fu sospettato di aver congiurato contro Hitler ma, in mancanza di riscontri, fu assolto e però congedato dall’esercito. Alla fine della guerra venne accusato ingiustamente di connivenza con il regime, nonostante nei suoi scritti, la sua ostilità verso Adolf Hitler sia conclamata. Si leggano a tal proposito “Strahlungen” (in italiano Irradiazioni. Diario 1941-1945 ).
Nel 1953 scrive “il Nodo Gordiano“. Il titolo mi ha subito incuriosito. Qui vi si tratta delle relazioni fra Oriente e Occidente che rappresentano, a ben vedere, un tema storico basilare. Vi sono numerosissime osservazioni di alto pregio culturale. In effetti, parlando dell’apparente dicotomia, fra Oriente e Occidente, fra Europa ed Asia, bisogna ammettere che non si sta parlando tanto di due concetti geografici e politici diversi e contrapposti, quanto di due possibilità metastoriche a cui ogni uomo, dotato di intelletto e buona volontà, può accedere.Ma veniamo al titolo: “Il nodo gordiano”. Questo, a mio modesto avviso, rappresenterebbe un problema insormontabile quando questi due mondi (oriente e occidente) si incontrano e, soprattutto, quando la questione fondamentale è il dominio del mondo stesso.
Dal mondo islamico sappiamo dell’esistenza delle ” sette torri del diavolo“; in altre parole di quei punti strategici, geopolitici e geomantici, che non debbono mai essere travalicati.Su questo aspetto, René Guénon ci ha fornito preziose informazioni, approfondite da alcuni suoi seguaci che adesso, per brevità, eviterò di citare. E comunque, in estrema sintesi, il nodo gordiano rappresenterebbe l’Asia; la spada di Alessandro, l’Europa. L’Asia rappresenterebbe un coacervo di forze elementari, soggette al potere divino, la spada di Alessandro rapprenterebbe invece, l’ordine, la legge, la libertà, il rispetto umano. In realtà, questo mito antagonista viene elevato a carattere universale. Esso si trova in tutte le mitologie dualistiche. Un Oriente da cui non ci separano più le migliaia e migliaia di chilometri evocati in una “Via della seta”, con buona pace degli amanti di una certa letteratura sentimentale, alla Edmondo De Amicis. Questo è tanto più vero oggi, in un mondo sempre più reso limitrofo dal progresso tecnico-scientifico, che dal racconto che ne fa l’autore.
Egli, esaltando la lotta e la prova di forza dell’uomo, elaborò, successivamente una sorta di “titanismo antiborghese“, con influenze spiccatamente nietzschiane. La sua opera è caratterizzata da uno stile elevato e ricercato, spesso volutamente cifrato, che richiedono alacre impegno e decodificazione attenta.
Naturalmente questa posizione non può venir accettata da studiosi come il Guénon o come Evola che invece collocavano il loro filosofare nell’ambito del monismo. Metafisicamente, per Evola, come per Guénon, le cose stanno assai diversamente. Ma Junger rimane in ambito segnatamente profano, estremamente condizionato dal dato politico. In questo senso, sarebbe fortemente auspicabile, che ognuna delle due culture si sforzasse di ripensare se stessa, magari in una nuova e più lucida sintesi, che eviti, però, il pericolo sincretistico e disumanizzante. Oriente, dunque, non più evocato come l”incognita tellus” dei geografi di medievale memoria, ma come estrema Lux, “ex Oriente Lux” in grado di aprire quel “terzo occhio”, di cui difetta l’Occidente. Il suo riconoscimento più grande, però, arrivò più tardi negli anni ’80, attraverso l’autorevole “Premio Goethe”, che lo elevò tra i massimi scrittori e pensatori tedeschi del Novecento; il merito stava soprattutto nell’analisi (e nella critica) della modernità; motivo di attualità e di profondo interesse ancora oggi.
giovedì 6 febbraio 2025
LA PAROLA ASSASSINATA
LA PAROLA ASSASSINATAIl sogno europeo di Robert Brasillach
di Salvatore Santangelo
“La zuppa magra, i muri freddi, la marcia orgogliosa” … il 6-02-1945, alle ore 9.38, viene fucilato il giornalista, narratore e poeta Robert Brasillach.
L’accusa: “Intelligenza” con il nemico per aver aderito a quel gruppo composito di intellettuali, alcuni di grande spessore come Drieu la Rochelle e Céline, che scelsero di sognare un’alleanza impossibile, nel 1940-45, fra la Francia vinta e la Germania che sembrava essere lo strumento principe per la costruzione di un nuovo assetto europeo.
Nella stagione dell’odio Brasillach è vittima designata, prima e non ultima, di una resa dei conti le cui proporzioni rimangono ancora oscure; nella sola Francia si parla di oltre 100.000 esecuzioni sommarie dopo la “liberazione”.
Così
all’età di soli 36 anni, moriva uno degli esponenti più significativi della
cultura europea del ‘900.
Si
da giovanissimo si era infatti distinto per la vivacità intellettuale, l’agile
penna e la tendenza all’eresia.
Nel
1931 diviene, a soli 22 anni, redattore dell’Action Francaise e dalla stampa i
suoi primi racconti.
Ma,
in quegli anni, l’Europa è attraversata da grandi e nuovi sconvolgimenti: in
Italia prima, e in Germania poi, una generazione di giovani reduci forgiati
nelle “tempeste d’acciaio” della Grande Guerra, ha conquistato attraverso la
piazza lo Stato, dando vita ad un nuovo esperimento a cu si dava il nome di
Fascismo.
Le mal du siécle = le fascisme come lo definiva lo
stesso Brasillach. Un tipo umano “che canta, che marcia che sogna”, insomma una
sorta di poesia che informa di sé tutta la realtà. A questa idea di un fascismo
come poesia, Brasillach resterà fedele sino all’ultimo anche quando con la
catena al piede scriverà le ultime note e gli ultimi versi mentre il “grande
sogno” si è infranto.
Il
congresso di Norimberga del 1936, cui assiste come inviato, e successivamente,
la Guerra Civile Spagnola – è tra i primi a visitare l’Alcazar liberato – gli
faranno rompere le ultime esitazioni e questo figlio del nazionalismo
maurassiano si converte così ad un
ideale europeo che vede nel Reno non un confine ma un ponte lanciato pe un nuovo
incontro.
Un
incontro di pari dignità, di quella fierezza che insieme alla speranza,
Brasillach ha difeso coerentemente sino all’ultimo e che ha lasciato a
testamento per coloro che, anche attraverso i suoi scritti, hanno tentano o
tentano di rincorrere quel sogno.




