Paolo Cucchiarelli - Aldo Giannuli
Lo Stato parallelo
Gamberetti editrice, Roma 1997, pagg. 450, Lire 39.000
L'ottimo lavoro realizzato dai due giornalisti, grazie
alle documentazioni fornite dalla Commissione Stragi (siamo l'unico Stato al
mondo ove sia presente una simile commissione) contribuisce ad approfondire e
confermare quanto già espresso e sostenuto nell'analisi elaborata dalla
Comunità Politica di Avanguardia.
Uno dei fondamenti del progetto politico-culturale
Eurasia-Islam è la revisione del neofascismo con il contributo degli scritti
del soldato politico Vincenzo Vinciguerra; questo perchè Avanguardia vuole
rappresentare l'identità autentica del neofascismo (utilizziamo questo termine
per comodità d'espressione, altrimenti rischieremmo di non comprenderci
ulteriormente) cioè quella identità negata da quelle formazioni e da quelle
forze che hanno costituito solo ed esclusivamente il supporto della strategia
antisovietica degli Stati Uniti, senza elaborare alcun progetto politico
indipendente, e prestandosi, sul piano parlamentare, a rapporti poco chiari con
la «strategia della tensione» e con i servizi segreti in funzione di
stabilizzazione dell'ordine atlantico occidentale.
Questa nostra identità ideologica non ha precluso il
fatto che uno dei due autori del libro, precisamente Paolo Cucchiarelli -che
abbiamo avuto occasione di conoscere personalmente- abbia sinceramente potuto
apprezzare il nostro operato, riconoscendone l'unicità all'interno del «nostro»
ambiente. Questo giudizio d'elogio dimostra l'apertura mentale e l'onestà
intellettuale di un professionista come Cucchiarelli che, pur come da lui
precisato, non può condividere le nostre scelte politico-ideologiche, ma la sua
forma mentis gli permette di stimare
spontaneamente l'analisi da noi svolta, relativamente alla strategia della
tensione.
La strategia della tensione è la risultante operativa di
un disegno politico-strategico improntato al mantenimento dell'Italia nel campo
dell'Alleanza Atlantica a qualunque costo, pagando pure il caro prezzo della
perdita della sovranità politico-economica e militare. A questo scopo
concorrono, fin dall'immediato dopoguerra, tutti gli apparati politico-militari
ed esponenti delle istituzioni repubblicane, sostenuti e guidati dai vertici
dei servizi segreti statunitensi come l'OSS, progenitore della CIA ed i vertici
della NATO dislocati in Europa.
Il libro, oggetto della nostra recensione, ravvede
proprio negli anni 1947-1948 la nascita del «doppio Stato», con l'attività
dell'NSC (National Security Council), «la struttura americana che coordina la
politica di "contenimento" del comunismo varata dal presidente Henry
Truman nel 1948 e concretizzata poi nel piano "Demagnetize",
ufficialmente ignoto alle massime autorità del nostro governo. Un piano,
sarebbe meglio definirlo una pianificazione, importante per capire le dinamiche
politiche entro cui si collocano la nascita ed i reali compiti di
"Gladio". Questo piano di intervento avrebbe dovuto“smagnetizzare",
depotenziare, le capacità di attrazione che aveva l'idea comunista sulle masse
francesi ed italiane». (1)
Il dato più inquietante viene colto da una dichiarazione
perentoria del generale Paolo Inzerilli, ex-comandante di "Stay
Behind", che afferma: «Come capo di Stato maggiore avevo cercato
dappertutto il piano "Demagnetize", che prevedeva l'utilizzo di ogni
azione possibile per evitare in Francia, ma soprattutto in Italia, l'avvento al
potere del partito comunista. Non lo trovai mai perchè questo piano, per
volontà degli americani che lo prepararono, non doveva essere visionato da
estranei, tantomeno dai governi alleati coinvolti». (2)
Questo piano costituisce appunto l'anticipazione di
"Gladio" su cui puntualizza sempre Inzerilli: «Tutti i politici
sapevano di Gladio, ripeto, tutti quelli che si erano succeduti come ministri
della Difesa. Li ho informati personalmente dal 1975 in poi, a cominciare da
Forlani, compresi Ruffini e Lattanzio, che davanti alla Commissione
Parlamentare hanno giurato di non saperne nulla. Anche Lagorio sapeva, e anche
Craxi, che in seguito ha dichiarato di non aver capito bene di cosa si
trattasse. Pace all'anima sua, ma perfino Spadolini si era chiamato fuori,
nonostante la sua firma sull'informativa Gladio da un margine all'altro del foglio».
(3)
Elementi appartenenti alle ex-bande partigiane bianche,
alla Brigata Osoppo, al MACI (Movimento di Avanguardia Cattolica Italiana),
precedono Gladio, la struttura italo-statunitense costituita allo scopo di
pianificare lo sviluppo della branca italiana della rete
"Stay-behind". Ai vertici dell'organizzazione di Gladio vi è il
numero 2 della CIA a Roma Marc Wyatt, in collaborazione con l'ufficio
"R" del SIFAR, mobilitato al fine di conseguire reclutamenti
affidabili ed una preparazione efficiente che prevedeva corsi d'addestramento
nella base di Capo Marrargiu in Sardegna.
Dalla relazione del presidente del Consiglio alla
Commissione Stragi del 18 ottobre 1990 si evince che venne sottoscritto in data
26 novembre 1956, dal SIFAR e dal servizio statunitense un accordo relativo
alla organizzazione e all'attività della rete clandestina post-occupazione,
accordo comunemente denominato "Staybehind" ("stare
indietro") con il quale furono confermati tutti i precedenti impegni
intervenuti nella materia tra Italia e Stati Uniti e vennero poste le basi per
la realizzazione dell'operazione indicata in codice con il nome Gladio. Come
rilevato nel secondo capitolo, «... le iniziative CIA sono state tutte
approvate e conosciute dal governo americano. Lo stesso non avveniva certo per
il SIFAR, perchè collocato fuori dal circuito decisionale diretto del governo».
(4)
Chiunque sia dotato di un minimo di capacità critica non
può far altro che impegnarsi ed inquietarsi per il totale svuotamento del
potere decisionale che riguardava, e che oggi permane, i vertici istituzionali
dello Stato.
«Fin dalla sua nascita, l'organizzazione Gladio si è
vista attribuire compiti di intervento nella vita politica interna del paese,
con la finalità precipua di condizionare il libero e democratico svolgimento in
funzione anticomunista. Ad avviso degli scriventi, l'organizzazione Gladio
dipendeva quindi in realtà in tutto e per tutto dalla CIA. Numerosissimi sono i
documenti attestanti la continua assistenza del servizio americano al SIFAR-SID-SISMI
per le esigenze dell'operazione Gladio e vi sono tracce documentali di continui
rifornimenti al servizio italiano da parte degli americani». (5)
Quando Andreotti «scandalizzò» tutti, rivelando
l'esistenza di Gladio, venivano confermate le dichiarazioni che Vincenzo
Vinciguerra rese alcuni anni prima e più precisamente nel 1984, relative
all'esistenza di «strutture parallele» ove operavano civili e militari
inquadrati in ambito NATO. Anche altre strutture come i Nuclei di difesa dello
Stato, il gruppo Sigfried e l'organizzazione Rosa dei Venti, al contrario di
quanto molti sostengono, devono essere viste come strutturate in ambito NATO.
Soprattutto nel distaccamento territoriale del Veneto, uomini dell'Esercito
come Spiazzi e gli uomini di Ordine Nuovo erano legati ed accomunati dai
contatti con personaggi poco noti all'opinione pubblica, ma fondamentali, come
Marcello Soffiati, Sergio Minetto e Carlo Digilio, assidui frequentatori della
base FTASE di Verona.
Le prove delle operazioni che avrebbero dovuto vedere
come protagoniste queste «strutture parallele», le possiamo scorgere nel «campo
scuola» dell'Alto Adige, dove «vi fu chi agì dietro le quinte di una
rivendicazione etnica e politica al fine di tenere alta una tensione che mirava
a sperimentare e applicare sul campo le tecniche di «guerra non ortodossa»
maturate all'inizio degli anni '60 all'estero sulla scia dell'esperienza
dell'OAS e che erano state da poco recepite in Italia». (6)
L'elaborazione dottrinaria della «guerra non ortodossa»
fu presentata per la prima volta in Italia dal 3 al 5 maggio 1965 al Convegno
su "La guerra rivoluzionaria" organizzato dall'Istituto Pollio,
patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa, in collaborazione con l'Ufficio
REI del colonnello Rocca e finanziato dal SID. La «guerra non ortodossa» è il
vettore operativo per la realizzazione della destabilizzazione sociale, al fine
di raggiungere una stabilizzazione politica. É appunto l'espressione
«destabilizzare l'ordine pubblico per stabilizzare l'ordine politico», coniata
da Vinciguerra, che spiega sinteticamente il significato e l'obiettivo di tutte
le stragi avvenute nel nostro Paese; stragi che rimarranno per lo più impunite
poichè lo Stato, attore protagonista di questo scenario, non potrà mai punire
se stesso.
Personalmente riteniamo ininfluente sapere se a compiere
una strage sia stato tizio o caio, non ci importa il piano giudiziario quanto
un giudizio storico-politico.
La «madre di tutte le stragi» rimane quella del 12
dicembre 1969 che vede implicati I'Aginter Press, un'agenzia di copertura della
CIA, l'Ufficio Affari Riservati del Viminale, quindi il Ministero degli
Interni, l'Ufficio "D" del SID e l'arma dei carabinieri, con
competenze di depistare le indagini successive alla strage, ma soprattutto
esponenti del «neofascismo atlantico di servizio» legati alla cellula veneta di
ON.
II generale Gianadelio Maletti, in un'audizione
rilasciata a Johannesburg alla Commissione Stragi, ha affermato che: «...
obiettivo di fondo delle stragi era quello di suscitare una richiesta di ordine
da parte della società, tale da favorire un pronunciamento militare». (7)
Ma la strage del 12 dicembre 1969 non è il colpo di
Stato; il rovescio di Stato, ma è la proclamazione di uno stato di emergenza
che rafforza il regime, elimina le opposizioni che deve eliminare, anche la
destra, viene presa ad esempio per le stragi successive.
I morti erano il prezzo che l'Italia doveva pagare; così
come affermato da Victor Marchetti, braccio destro di Wyatt a Roma: «... Ci
sono stati sempre morti nelle guerre e questa è una guerra fredda».
Tutte le stragi vanno viste in quest'ottica, ad eccezione
di una: quella del 31 maggio 1972 a Peteano di Sagrado, ove morirono tre
carabinieri.
Peteano, rivendicato dal punto di vista teorico,
organizzativo ed esecutivo da Vincenzo Vinciguerra non può essere definita una
strage, ma un atto di guerra. Una strage colpisce indiscriminatamente obiettivi
civili. Un'azione nell'ottica di un attacco allo Stato, come nel caso di
Peteano, vede colpiti tre uomini in divisa, rappresentanti dello Stato, senza
coinvolgere nessun civile. E il 31 maggio 1972 giunse il panìco; un'autentica cagarella assalì i vertici del
«neofascismo atlantico di servizio» e di quelle strutture parallele che
vedevano attaccate le loro strategie, perchè «... da destra non si poteva e non
si doveva attaccare lo Stato».
Oggi Vincenzo Vinciguerra è in carcere, dopo essersi
costituito volontariamente; continua la sua lotta, al fine di veder trionfare
un'ideale di verità, una verità che lui continua ad affermare e che lo Stato
nega.
A chi continua a denigrare, a etichettare come folle e
pazzo quest'uomo, noi rispondiamo che quanto detto da Vinciguerra trova
ampiamente riscontro nelle nostre analisi politiche, viene largamente
confermato in sede giudiziaria è nulla è mai stato smentito. Alla luce di
queste considerazioni occorre sottolineare che il soldato politico Vincenzo
Vinciguerra non chiede nulla: nè concessioni, nè privilegi, che tanto di moda
sono oggi con il proliferarsi dei «pentiti». No, Vinciguerra non è un pentito,
rivendica onorevolmente l'attentato di Peteano e rimane in piedi anche dietro
quelle sbarre che mai e poi mai potranno togliergli quella libertà interiore
caratteristica degli «uomini di razza». Vinciguerra viene attaccato da tutto il
putrido ambiente dell'estrema destra dato che egli ha messo definitivamente al
muro, ha scoperto le carte ai «totem»
del neofascismo, ai Freda, ai Rauti, ai Delle Chiaie e molti altri che ancora
oggi intendono monopolizzare quest'area politico-culturale, senza poter avere
il minimo elemento per riuscir a controbattere quanto detto da Vinciguerra che
salvaguarda però i vecchi camerati in buona fede.
«Non farò i nomi di coloro che io so essere stati
coinvolti inconsapevolmente in certe operazioni perchè me lo vietano precise
ragioni etiche, mentre indicherò con nome e cognome coloro che dalla militanza
politica sono passati ad un inserimento in strutture dei servizi di sicurezza
divenendo in tal modo agenti di tali servizi destinati ad operare in ambito
politico, essendo inseriti nelle formazioni di destra. I loro nomi li posso
fare perchè non riconosco ad essi la qualifica di camerati». (8)
Il comportamento di Vincenzo Vinciguerra è ritenuto una
follia; al contrario risulta essere la manifestazione di una ben precisa
visione del mondo, uniformata ad una scala di valori plasmata dall'onore e
dalla fedeltà a una idea, un atteggiamento che cinquanta anni fa sarebbe stato
riconosciuto come espressione di coerenza, oggi appare invece follia.
Tornando alla stagioni delle stragi, arriviamo al 2
agosto 1980 a Bologna.
La strage di Bologna avviene in un momento in cui massimo
è l'allarme del regime, è l'allarme dei servizi di sicurezza italiani alleati e
nordamericani per la potenza elettorale raggiunta dal PCI; quindi la strage di
Bologna, anche questa, risponde come tutte le altre stragi alla logica di uno
Stato che non sapendo più come fronteggiare un nemico politico ricorre a mezzi
estremi, ai mezzi della violenza da attribuire ora agli estremisti di sinistra,
ora agli estremisti di destra, per giustificare un suo eventuale intervento.
Dietro la strage di Bologna possiamo rilevare il ruolo fondamentale svolto
dalla Loggia massonica "Propaganda 2" (P2), che si è assunta da tempo
il compito di partecipare in prima persona alla battaglia anticomunista,
finanziando, tra l'altro, molti esponenti dell'estrema destra, come ad esempio
Augusto Cauchi.
Furono proprio gli uomini della P2, inseriti ai vertici
dei servizi che impedirono l'accertamento della verità su Bologna, ricorrendo
all'opera di depistaggio. Tra di loro appaiono Grassini, direttore del SISDE;
Santovito, direttore del SISMI; Musumeci, Pazienza e Belmonte. Moltissimi
ufficiali dell'esercito, uomini dei servizi, esponenti politici di primo piano
sono iscritti alla massoneria, come molti magistrati, come molti funzionari di
polizia, molti ufficiali dell'arma dei carabinieri.
La Loggia P2, al contrario di quanto viene generalmente
affermato, non rappresenta un centro di potere occulto, bensì un centro di
potere palese; occulto forse per l'opinione pubblica, non per lo Stato ed i
vertici dello Stato.
In merito risulta significativo l'atteggiamento di un
uomo come l'ex-presidente della Repubblica Francesco Cossiga che non ha mai
rinnegato chi considera fedele ad un'idea che è anche sua. Per esempio ha
discusso tutta la ricostruzione fatta sulla P2, definendola «... un luogo di
oltranzismo atlantico»; ha difeso Edgardo Sogno e gli uomini di
"Gladio"; ha sempre difeso Giuseppe Santovito, che insediò a capo del
SISMI; oppure Vito Miceli, uno dei nomi che ricorrono nella storia della
strategia della tensione; così come il generale Giuseppe D'Ambrosio, altro
consigliere militare del presidente, che figura tra le carte della commissione
P2.
La massoneria quindi è un altro dei temi cari a Cossiga.
Lui, cattolico, non esita a definirsi amico di Armando Corona, Gran Maestro
della massoneria recentemente approdato nel neonato partito fondato dal
«picconatore».
Oltre alle stragi, la strategia della tensione viene
caratterizzata anche dai tentativi di colpi di stato, dal "Piano
Solo" al "Golpe Borghese", orchestrati dai servizi di sicurezza
statunitensi ed italiani con la collaborazione dei militari, della malavita
organizzata e degli «estremisti di destra».
«Anche se nessun colpo di stato ebbe successo, lo
stragismo contribuì ad ottenere altri risultati. Quantomeno venne raggiunto lo
scopo di scongiurare un governo delle sinistre, così come venne colto l'altro
obiettivo -connesso e più vasto- di far esaurire l'ondata della protesta lasciando
indenne il sistema politico e sociale. Se si adotta il punto di vista proposto
da Vinciguerra («destabilizzare per stabilizzare») non è azzardato dire che la
strategia della tensione ha raggiunto la parte più rilevante dei propri scopi».
(9)
Manuel Negri
Note:
1) Cucchiarelli-Giannuli, "Lo stato parallelo",
pag. 33;
2) Fausto Biloslavo, "C'era un altro piano chiamato
Demagnetize", su "L'Italia Settimanale" del 5 maggio 1995, pagg.
20-21;
3) Fausto Biloslavo, "La rivolta dei
gladiatori", su "L'Italia Settimanale" del 5 maggio 1995, pagg.
2021;
4) Cucchiarelli-Giannuli, "Lo stato parallelo",
pag. 89;
5) ibidem, pag. 101;
6) ibidem, pag. 125;
7) Franco Ferraresi, "Il generale Maletti e la
verità di Piazza Fontana", sul "Corriere della Sera" del
16/3/1997;
8) "Lo Stato parallelo" pag. 179;
9) ibidem, pag. 371
