giovedì 29 aprile 2021

Intollerante a chi? Il paradosso di Popper e la cattiva coscienza dei liberali

Il paradosso della tolleranza di Popper sostiene che, se una società pone come proprio principio la tolleranza, e se lo persegue fino alle estreme conseguenze, finisce per essere soggiogata dagli intolleranti; ossia da coloro che ne negano il principio, ma che in base ad esso reclamano di essere accolti - ossia tollerati - in seno alla società medesima. La soluzione di Popper è appunto che una società tollerante, per la propria sopravvivenza, non deve tollerare gli intolleranti, ossia deve farsi a sua volta intollerante verso chi la minaccia. Cavalcato ampiamente dai sostenitori di un modello democratico aggressivo e autoritario, che desidera revocare asilo ad ogni posizione critica nei suoi confronti, il paradosso della tolleranza sembra essere cosa ovvia a tutti coloro che ne fanno una forma di legittimazione della propria militanza. Ciò che stupisce è il modo in cui gli si attribuisce un qualche valore giustificatorio che evidentemente non possiede, quasi fosse in grado di ripristinare un ordine razionale, precario e discutibile, confermandolo in modo inappellabile. Il paradosso della tolleranza afferma, in sostanza, che per poter essere tolleranti bisogna esse- re intolleranti. Da ciò si deduce che una società autenticamente tollerante non può esistere, per- che per esistere verrebbe meno al principio che la definisce. Di fatto, siccome una società che si dice tollerante esiste, ed è quella che invoca il paradosso della tolleranza per giustificare la propria intolleranza, quella società mente. Poi- ché afferma di essere tollerante ma non lo è, essa tollera, in sostanza, solo se stessa e ciò che ritiene non le nuoccia, come un qualsiasi altro ordine autoritario. Se questi argomenti vi sembrano desueti e vi mettono a disagio, è perché siete assuefatti a una certa retorica del politicamente corretto. Non vi sarebbe infatti ragione di stupirsi di quella forma di realismo politico che ammette senza troppe fisime che all'origine del patto sociale, l'even- to mitico che fonda ogni ordine costituito, vi sia un atto di contenimento e repressione delle forze disgregatrici, ossia un atto violento contro la violenza. Tale crimine o peccato originario, che dir si voglia, è come l'ombra del diritto, che sempre l'accompagna ma che mai vi si identifica, costituendone lo scandalo e il pungolo critico. Il paradosso e il tragico sono all'origine del vivere associato, e ogni società, tranne la nostra, se ne è fatta virilmente carico. Solo l'anima bella della modernità ha rifiutato lo scandalo del patto so- ciale, per scrollare da sé la responsabilità della violenza, e attribuirla interamente a ogni altro ordine reso così immorale e condannabile. Quanto scritto sopra esige da noi due conside- razioni. Innanzitutto dovrebbe indurci a mettere in discussione giudizi troppo affrettati su civiltà ed epoche che, come la nostra, hanno difeso ciò che ritenevano fondante e permesso quanto non lo metteva in discussione. Inoltre, dovrebbe metterci in guardia dalla pretesa - nostra o di chiunque altro - di essere immuni dalla tentazione di sopraffazione e repressione che accompagna e accomuna ogni forma di vivere associato. Solo l'ammissione che ogni società è costitutivamente violenta e conservativa permette di disciplinar- ne, regolarne e contenerne le pulsioni più peri- colose e coercitive. Senza vergogna, senza cattiva coscienza. 

Weltanschauung ITALIA - il Primato Nazionale, Aprile 2021.

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