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sabato 11 giugno 2016

La politica economica tedesca




di Wilhelm Bauer 

traduzione di F. R.


L’articolo che segue si basa su una conferenza che tenni all’Amerika-Institut, a Berlino, l’11 agosto 1939, davanti ad un gruppo di docenti statunitensi guidati dal professor Bruner del Teachers College della Columbia University di New York. Esso fornisce un breve schema sistematico delle varie misure messe in atto dal Governo tedesco nel corso di questi ultimi anni allo scopo di regolare la produzione e il consumo in conformità con gli scopi della politica economica tedesca. Per maggiori e più dettagliate informazioni rimando i lettori dell’articolo alle pubblicazioni 3 dell’Institut für Konjunkturforschung 4 (Berlin-Charlottenburg 2, Fasamenstr. 6).





Stato e economia 


La base di tutti gli interventi governativi in campo economico, in Germania, deve essere ricercata nella concezione Nazionalsocialista del rapporto fra economia e Stato. In conformità a questo concetto l’economia è subordinata allo Stato. In passato si riteneva che il destino dello Stato e della Nazione fossero riposti nell’economia, perciò si diceva che l’economia aveva così tanto rilievo e potere da controllare lo Stato e deciderne la politica. Nello Stato Nazionalsocialista la relazione fra economia e Stato è l’esatto contrario. Oggi è lo Stato e la sua politica a controllare o governare l’economia. Debbo sottolineare che nella visione Nazionalsocialista lo Stato non contiene, in se, alcun valore assoluto, come, ad esempio, nel caso della monarchia assoluta. Il valore supremo è la Nazione che in tedesco definiamo Volksgemeinschaft, cioè la comunità del popolo. Lo Stato è soltanto la forma organizzativa e la manifestazione della volontà del popolo. Ciò significa che lo Stato non si occupa delle condizioni economiche sempre che queste non entrino in conflitto col benessere della Nazione. Il principio dell’iniziativa privata è stato mantenuto. Tuttavia, dove appare necessario mettere l’economia al passo col benessere della Nazione, lo Stato non esiterà ad intervenire e dirigerla entro i binari 6 desiderati. Contrariamente a quanto si ritiene di solito, in Germania, non abbiamo una economia pianificata, piuttosto una economia guidata 7, se posso usare questa espressione.
 

Gli scopi


Gli scopi dell’attuale regolazione della produzione possono essere riassunti con poche parole. Prima di tutto, garantire i rifornimenti di materie prime per l’industria. Tutte le misure a questo scopo sono contenute nel Vierjahresplan 8 il cui obiettivo è quello di rendere la Germania più indipendente possibile dalle importazioni, aumentando la produzione nazionale. In secondo luogo, un incremento della produzione agricola interna allo scopo di ottenere, nei limiti del possibile, l’autosufficienza in campo alimentare. La Germania possiede soltanto poche materie prime ed ha sempre dovuto affrontare la necessità di importare la maggior parte di quelle di cui aveva esigenza. Ma, vi rendete ben conto che le importazioni possono essere pagate soltanto con gli incassi delle esportazioni o altre partite attive della bilancia commerciale 9 come i trasporti marittimi, le assicurazioni, o i ricavi di investimenti di capitale all’estero. Come risultato della guerra, la Germania non è più creditrice bensì debitrice. In altre parole, essa era oppressa da un indebitamento enorme e non aveva a propria disposizione grosse entrate da investimenti esteri, mentre le altre rendite dall’estero sono oggi minori di quanto fossero prima della guerra. Dunque la Germania deve limitare le proprie importazioni riducendole allo stesso livello delle proprie esportazioni, con la conseguenza che le importazioni tedesche di materie prime e di generi alimentari sono dipendenti dalla quantità di merci che gli altri paesi sono disposti o capaci di accettare da noi come forma di pagamento. 10
 
Regolazione diretta e indiretta della produzione

Il Governo Tedesco non segue alcuna teoria prefissata nello stabilire i metodi per mezzo dei quali compiere interventi nel campo della produzione. Questo è uno dei tratti più caratteristici della politica economica Nazionalsocialista. Nella lotta contro la disoccupazione, il Governo non ha privilegiato alcuna teoria, come quella dei lavori pubblici controllati o quella dell’incentivazione dell’iniziativa privata, ma le ha seguite ambedue equamente scegliendo quella che appariva migliore sul momento. Lo stesso dicasi per la regolamentazione della produzione. Le varie misure possono essere classificate in: 
  •  indirette
  •  dirette. 
Lo Stato intraprende misure indirette quando non interviene sulla produzione stessa e sull’investimento di capitali bensì sulle condizioni che li regolano. Esistono quattro gruppi specifici di misure indirette:
  1.  Regolazione delle tasse, e in particolare la loro riduzione. Per esempio, per rianimare la produzione automobilistica, che era precipitata ad un livello infimo, e quindi per stimolare la motorizzazione tedesca, che era assai in ritardo rispetto a quella di altri paesi, il Governo all’inizio del 1933 ha abolito la tassa su tutte le nuove auto per trasporto passeggeri, provvedimento esteso più tardi a tutti i veicoli in genere. Ciò ha reso i veicoli molto più a buon mercato e, di conseguenza, ne ha incrementato le vendite. Negli ultimi cinque anni, questi provvedimenti insieme alla fase ascendente dell’economia hanno portato un notevole incremento nelle vendite di automobili e ad un grosso miglioramento della motorizzazione tedesca. Nel 1932, solo il 19 per mille dei cittadini tedeschi possedeva un’auto contro il 41 per mille della Francia ed il 37 della Gran Bretagna; oggi, però, la cifra è giunta al 35 per mille in Germania, rispetto al 51 circa di Francia e Gran Bretagna. Un esempio ulteriore di regolazione della produzione per mezzo della riduzione delle tasse è stata l’esenzione a breve termine 11 dall’imposta sul reddito per i beni di produzione 12. A partire dal 1933 si è potuto dedurre il valore di questi beni dall’imponibile fiscale delle persone fisiche e dai profitti imponibili delle imprese. Questo provvedimento ha incentivato l’acquisto di tali beni ed è stato un mezzo per aumentare la mediocre attività dell’industria dei beni di produzione. L’elasticità della politica economica Nazionalsocialista è evidenziata dal fatto che questo provvedimento è stato abrogato non appena quest’industria ha raggiunto il pieno impiego.
  2.  Il secondo mezzo di controllo indiretto della produzione è la politica dei prezzi. Essa può avvenire in due modi: con la riduzione dei costi e con l’aumento o la garanzia dei prezzi di vendita. Questi metodi sono stati impiegati soprattutto in campo agricolo, dove la produzione reagisce rapidamente ai cambiamenti di prezzo. Un esempio di questa riduzione lo vediamo nei prezzi dei fertilizzanti chimici, delle macchine e degli utensili agricoli. D’altra parte, con una riduzione proporzionale dei prezzi agricoli è stato possibile incrementare in modo considerevole la superficie coltivata ad orzo in inverno, la produzione di fibre vegetali e di olio13, ed il numero delle pecore. 
  3. Strettamente connessa a questa politica dei prezzi vi è quella delle tariffe doganali 14, il cui utilizzo si rende necessario quando i prodotti nazionali devono competere con quelli stranieri. Ciò è particolarmente rilevante nel caso dei prodotti agricoli, i prezzi dei quali sono di gran lunga più bassi sul mercato mondiale che non in Germania. Sono state costituite speciali commissioni allo scopo di compensare queste differenze di prezzi, che hanno anche pienipoteri per regolare le importazioni. 
  4. L’ultimo mezzo di regolazione indiretta della produzione è il divieto di effettuare nuove emissioni di capitale privato sul mercato. 15 Da quando le nuove emissioni sono consentite solo per scopi speciali, tutti quei settori del commercio e dell’industria che erano isolati dal mercato, di conseguenza hanno visto limitate le proprie possibilità di investimento di capitale. E quindi possono soltanto ampliare i propri impianti, migliorare i propri macchinari, eccetera, fino al punto consentito loro dai propri fondi. Così, nel 1933 è stato costituito uno speciale consiglio sotto il controllo della Reichsbank, al quale deve essere fatta richiesta prima di lanciare nuove emissioni azionarie. Il permesso viene accordato esclusivamente per l’emissione di azioni con collocamento privato 16 a quelle aziende che perseguono i fini del Piano Quadriennale, per le quali, inoltre, non esistano altre possibilità di finanziare la loro attività.

 

Politica di investimento di capitale 


Nel gran numero di metodi di influenzare direttamente la produzione, devo ricordare prima di
tutto le direttive del Governo che prevalgono in alcuni settori economici. A parte ciò una buona quantità di regolazione diretta della produzione da parte del Governo avviene attraverso la regolamentazione dell’attività d’investimento del capitale. Così la regolazione di questa attività significa veramente una direzione pianificata degli investimenti di capitale. Ciò si è dimostrato particolarmente necessario quando sono iniziati i lavori previsti dal Piano Quadriennale. In un certo senso gli investimenti di capitale furono bilanciati secondo l’urgenza. I più importanti: Piano Quadriennale, riarmo ed esportazioni. A questo proposito sono state introdotte un certo numero di misure, che possono essere classificate nella maniera seguente: - vi sono divieti d’investimento di capitali, il cui scopo è quello di impedire l’ampliamento degli impianti a quelle industrie la cui capacità produttiva è sufficiente a coprire la domanda. Ciò impedisce di dare inutilmente fondo a capitali limitati e materie prime disponibili, ed evita la sovrapproduzione ed i conseguenti turbamenti del mercato. Abbiamo imposto divieti in tal senso, per esempio, nell’industria cartaria, in quella del vetro, in parte di quella tessile e in parte di quella chimica. In secondo luogo la regolazione degli investimenti e della produzione attraverso garanzie del Governo sui ricavi e sulle vendite. Ho già sottolineato che il Nazionalsocialismo segue il principio dell’iniziativa privata. Tuttavia ciò non impedisce allo Stato, quando ciò appare necessario, di sollevare l’iniziativa privata da certi rischi che corre quando intraprende determinate iniziative. Le garanzie statali sui ricavi e sulle vendite sono particolarmente importanti nella produzione delle fibre di base, dell’olio lubrificante e della gomma sintetica. In Germania, le aziende impegnate in questi tipi di produzione sono private; tuttavia i loro ricavi sono stati garantiti fino a un certo livello dallo Stato, dal momento che questi prodotti sono di grande importanza per la politica economica dello Stato stesso. In alcuni settori lo Stato stesso è entrato nella produzione, ed a tale scopo ha compiuto investimenti di capitali. Il principio secondo cui gli affari debbano essere lasciati, per quanto possibile, all’iniziativa privata non significa che lo Stato non possa impegnarsi nelle attività economiche in certi campi della produzione ed a precise condizioni. Nel caso, ad esempio, del settore dell’estrazione del minerale di ferro. A seguito delle perdite di territori nella Grande Guerra, la produzione nazionale poteva coprire solo una piccola parte delle necessità di minerale di ferro del paese. Con la prospettiva di costi fissi e dei prezzi prevalenti e secondo i soliti metodi di sfruttamento, l’estrazione poteva essere realizzata con profitto solamente in una parte dei depositi tedeschi di minerale grezzo. Ma la dipendenza dalle importazioni in un settore così rilevante doveva essere eliminata. Però le condizioni e i problemi in questo tipo di produzione erano così peculiari e così ampi che lo Stato, correttamente, ha assunto l’iniziativa dell’estrazione in prima persona. Il Governo ha creato un’azienda, la Hermann Goering Reichswerke, 18 la cui attività è quella dello sfruttamento delle miniere a basso contenuto di minerale di ferro che in Germania abbondano. 19
 
Sovvenzioni 

Uno dei metodi più vecchi e meglio conosciuti di intervento statale sia qui che all’estero è quello di garantire delle sovvenzioni da parte dello Stato. Fuori dalla Germania, specialmente negli Stati Uniti, le sovvenzioni sono ben note, soprattutto nei trasporti marittimi. Anche qui l’impresa privata non è nella posizione di gestire questo settore economico nel modo che lo Stato considera desiderabile. La stessa cosa accade in Germania in alcuni campi della produzione. Per esempio, certi progetti edilizi, come la costruzione delle abitazioni per gli operai agricoli o gli insediamenti per gli operai dell’industria, sono realizzati entrambi direttamente con l’aiuto dei contributi dello Stato, o indirettamente con l’aiuto di prestiti garantiti dallo Stato a condizioni estremamente favorevoli. Inoltre, la produzione di metalli non ferrosi è stata sostenuta dalle sovvenzioni statali per molti anni.
 
Regolamentazione del consumo delle materie prime

Il terzo gruppo di misure governative per la regolamentazione della produzione riguarda il consumo delle materie prime. La quasi totalità dell’industria tedesca è soggetta al sistema di quote controllate di materie prime. L’essenza della fissazione delle quote risiede nel controllo delle importazioni, che venne introdotto nel 1934 come parte del Nuovo Piano per il commercio estero tedesco 21. Il controllo viene svolto da 27 commissioni di verifica, ognuna delle quali ha competenza per un settore dell’industria. Le fabbriche che usano materie prime importate sono autorizzate ad acquistarne all’estero solo una certa quantità. Normalmente, la base delle quote fissate è il consumo dei materiali per un certo mese. Ma si tiene conto anche dell’importanza degli ordinativi che la società deve soddisfare, concedendo una considerazione speciale per gli quelli esteri. A parte questo sistema di regolamentazione delle importazioni, esistono un certo numero di decreti che trattano dell’uso delle materie prime. Per esempio, come risultato della scarsità di lana e cotone, uno di questi decreti stabilisce che tutti i tessuti in lana e cotone fabbricati in Germania per il mercato nazionale devono contenere una certa percentuale di fibra artificiale. Certi prodotti, come i pomelli delle porte, non possono più essere d’ottone. Nell’edilizia residenziale privata può essere utilizzata solo una specifica quantità di ferro. Questo sistema di regolamentazione è stato elaborato con cura e la sua applicazione consente eccezioni. 22 In molti casi le materie prime di tipo classico devono essere sostituite con le nuove materie prime sintetiche che possono essere prodotte in Germania e quindi non necessitano di alcuna importazione. Ma l’uso di questi materiali sintetici non significa una abbassamento della qualità del prodotto finito. Al contrario, la carenza di materia prima conduce a nuove invenzioni e miglioramenti ed è origine, come nel caso del buna (gomma sintetica), a progressi tecnici che altrimenti non avrebbero avuto luogo. 23
 
Regole sulla fornitura di manodopera

Quando, nel corso degli anni precedenti, in Germania è scomparsa la disoccupazione ed è addirittura iniziata una nuova carenza di manodopera, fu impossibile per il Governo rimanere passivamente a guardare, poiché altrimenti vi sarebbe stato il pericolo che alcuni settori industriali fossero costretti a limitare la produzione. Così il Governo dovette regolamentare le riserve di manodopera e la loro distribuzione fra i vari settori. In Germania, oggi, le riserve di manodopera vengono assicurate dall’impiego supplementare di lavoratrici dopo il pensionamento, e dall’impiego di lavoratori autonomi superflui come salariati nell’industria. Ma queste riserve sono relativamente modeste tanto che si presenta il problema di aumentare il rendimento effettivo della manodopera. Ma il problema non è semplicemente quello di impiegare un maggior numero di persone, bensì impiegare le persone in quelle industrie dove sono più necessarie. Così è stato necessario preoccuparsi che in certe industrie non vi fosse diminuzione delle riserve di manodopera. Recentemente è stata approvata una legge che sottopone ogni cambiamento di occupazione da parte del lavoratore dipendente all’autorizzazione dell’ufficio del lavoro. Questa legge riguarda i seguenti settori produttivi: agricoltura, silvicoltura, industria mineraria (con l’esclusione di quella del carbone), industria chimica, costruzioni, industria dei materiali da costruzione, e industria del ferro e metalli. Con essa il Governo tedesco auspica che in questi settori così rilevanti le necessità particolarmente pressanti dello Stato verranno soddisfatte.
 
Aumento della produzione

Se state per chiedermi quali risultati sono stati raggiunti nel campo della regolamentazione della produzione, non posso fare altro che fornirvi alcune cifre che vi mostreranno la portata dell’incremento della produzione in Germania. Oggi la produzione industriale totale in Germania 24 è aumentata del 144% rispetto al 1932. Anche i risultati del 1929, anno di picco massimo della produzione, furono superati già nel 1936, mentre oggi vengono prodotti circa il 30% in più dei beni industriali del 1929. La produzione di beni capitali 25 è cresciuta molto di più di quella dei beni di consumo, tanto che oggi è di quattro volte quella del 1932 e più di una volta e mezzo di quella del 1929. I progressi nel settore della produzione delle materie prime nazionali è stata addirittura maggiore. La produzione di materiale ferroso è cresciuta da una media di 843.000 tonnellate per i primi tre mesi del 1938 ad 1.226.000 tonnellate per i primi tre mesi del ’39. Si tratta di un incremento del 45%. Inoltre vi è stato un notevole progresso anche nella produzione nazionale di petrolio. Nel 1938 la produzione di fibre sintetiche ha raggiunto le 155.000 tonnellate, contro le 5.400 del 1933 e le 102.000 del 1937.
 



Hermann Göring, Beauftragter fuer den Vierjahresplan
Politica dei consumi

Anche un certo numero di misure per la regolamentazione della produzione influenzano il consumo, tutte quelle che toccano la produzione dei beni di consumo. Per esempio, quando, nell’interesse di una fornitura sufficiente di pane, viene disposto che tutto il pane prodotto debba contenere una certa quantità di farina di mais, questo tocca individualmente tutti i consumatori. (Aggiungo, incidentalmente, che questa particolare misura, in vista di un buon raccolto, è stata abolita il 1° ottobre del ’38). Altrettanto dicasi per i cambiamenti nel campotessile e in altri settori dove stanno guadagnando posizioni i nuovi materiali sintetici. L’idea della “regolazione dei consumi” è, senza dubbio, qualcosa di totalmente nuovo per voi. Nei libri di testo e nei manuali di economia non esiste nulla su tale argomento. Naturalmente, il fatto che –contrariamente all’opinione comune- l’uomo non possa consumare tutto ciò che desidera è vecchia quanto la terra. Ed anche oggi, nei moderni sistemi economici, l’individuo è soggetto a molte restrizioni in fatto di consumi. Nel Medio Evo esistevano condizioni rigide sugli abiti usati dalle varie classi. I paesi mercantili, vale a dire i paesi del 17° e 18° secolo, limitarono i consumi per ragioni economiche, soprattutto per stimolare l’industria nazionale e abbattere le importazioni. E se tenete conto della nostra stessa posizione non troverete alcuna restrizione, o soltanto poche, come effetto dell’azione dello Stato (ricorderete naturalmente i giorni del Proibizionismo! 26), ma molto più probabilmente troverete grandi limitazioni dei consumi dovute alla clientela, alla moda, alle abitudini, all’appartenenza sociale 27 e, ultimo ma non meno importante, alla produzione industriale. Probabilmente vi risulterebbe assai difficile acquistare uno dei tanti tipi di cappello di paglia, da sei ad otto, che potete trovare in quasi tutti i negozi, in particolare uno che fosse particolarmente leggero e comodo o fatto su misura. Questi oggetti non vengono fabbricati da nessuna parte, e sarebbe anche molto difficile trovare qualcuno che possa realizzarvene uno su vostro disegno. La produzione industriale di cappelli, che logicamente è basata sull’uso di macchine, non può certamente produrli. Proseguendo sull’argomento dei cappelli, per voi sarebbe impossibile passeggiare in America con in testa un capello di feltro di foggia bizzarra 28 al posto del solito cappello, senza essere derisi, in quanto ciò sarebbe contrario alle usanze ed ai costumi americani. E alla fine il fatto che ogni famiglia debba spendere una certa parte del proprio reddito per il cibo, somma che è inversamente proporzionale al reddito, è certamente una restrizione ben maggiore alla libertà dei consumi che pesa in modo assai più elevato sull’individuo. Come potete notare, la completa libertà nei consumi è una questione piuttosto dubbia. Una volta che vi siete resi conto di questo, non vi apparirà più tanto assurdo che io parli di regolamentazione governativa dei consumi. Negli stati autoritari, la direzione del consumo fa parte del diritto totalitario dello Stato, che subordina l’individuo alle più alte necessità della Nazione. L’obiettivo della politica tedesca del consumo è di incrementare i consumi stessi e così innalzare il livello di vita dell’intera Nazione –specialmente quello della classe lavoratrice-, di adattare i consumi alla produzione e di regolarli secondo i criteri Nazionalsocialisti. Le mire della regolamentazione dei consumi sono in parte di natura politica ed in parte determinate dalla situazione economica. E’ assai più difficile regolare i consumi che qualunque altro soggetto economico. Perché ogni misura relativa ad essi tocca grandi masse, l’intera popolazione. Un decreto relativo all’industria della produzione di minerale di ferro riguarda soltanto poche centinaia di aziende. Però una richiesta al consumatore tocca 19 o 20 milioni di famiglie con 75 milioni di persone. Questo fatto da solo rende necessari metodi speciali per regolamentare i consumi. Ho accennato a questi metodi parlandovi della fornitura del pane e della produzione tessile. Di natura analoga sono alcune limitazioni imposte al commercio, per cui viene consentito l’acquisto solo di quantità prefissate di prodotto per ciascun consumatore, come accade, per esempio, nel caso di grasso nei mesi nei quali vi è carenza di questo genere. Il mezzo più importante per regolare i consumi è la pubblicità. Naturalmente, questo metodo non garantisce un successo sicuro come i provvedimenti di legge. Ma ha il grande vantaggio di dare al consumatore la sensazione di fare qualcosa di sua spontanea volontà e che l’unica pressione esercitata su di lui è quella della propria coscienza.
 
Alimentazione

La Germania è nella posizione sfortunata da avere un limite di produzione o d’importazione per quei generi alimentari il cui consumo aumenta con l’incrementare del reddito, come i grassi, il burro, le uova, eccetera. Così l’obiettivo è stato quello di portare il consumatore ad utilizzare il più possibile quei generi alimentari che in Germania abbondano e fare un uso minore di quelli di cui non vi è scarsità o che devono essere importati. Allo stesso tempo, abbiamo avuto la possibilità di guidare l’alimentazione nel modo migliore dal punta di vista della salute. Per esempio è stato fatto tutto il possibile per persuadere il popolo che per gran parte della popolazione, per esempio per coloro che non compiono lavori manuali pesanti, una dieta troppo ricca di grassi non è particolarmente salubre. Per gli stessi motivi, un grande successo è stato ottenuto nell’aumentare il consumo di pesce. Oggi in Germania si consumano 26,9 libbre di pesce pro capite annue, contro le 18,7 di cinque anni fa. 29 Un riassunto complessivo nel campo della regolazione dei consumi potete trovarla nella lista degli alimenti che ha realizzato l’Institut für Konjunkturforschung. L’Istituto ha classificato i generi alimentari in tre gruppi, quelli il cui consumo deve essere incrementato, quelli con un livello di consumo da mantenere invariato e quelli il cui consumo deve essere limitato. I generi alimentari interessati sono i seguenti:
- consumi da incrementare: patate, zucchero, marmellata, latte scremato, formaggio di siero, orzo, farina d’avena, sagù 30, miele artificiale, latticello 31, formaggio d’Harz, formaggio di Limburgo, verdure e ortaggi prodotti in Germania, pesce, carne di montone, conigli.
- consumi da mantenere: pane, pasta, farina, frutta, lenticchie, carne di maiale, uova, latte, carne di cervo, riso, piselli, frutta secca, pollame, cacao, fagioli, miele.
- consumi da limitare: manzo, vitello, burro, lardo, pancetta, margarina, oli da cucina, grassi, grano saraceno, miglio, verdure d’importazione, formaggio ad alto contenuto di grassi.
In Germania non abbiamo ogni anno provviste regolari di tutti i generi alimentari, come accade in America. Così l’Istituto ha stilato una lista di quegli alimenti che devono essere spinti in modo particolare in certi mesi dell’anno. Come esempio vi citerò due mesi:
a gennaio: carne di maiale, oche, pesce, cavolo, ravanelli, conserve di frutta e di verdura;
a settembre: carne di montone, pollame, funghi, sottaceti, pomodori, fagioli, insalata, spinaci, susine, piselli e mele.
Comunque, desidero sottolineare che questi non sono i soli prodotti che possono essere consumati, ma il pubblico deve essere educato ad adattare la propria dieta allo scopo di conformarla alle oscillazioni delle riserve di certi alimenti. La pubblicità a questo scopo non viene condotta dall’Institut für Konjunkturforschung o direttamente dal Governo ma da enti statali quali la Reichsnährstand o da compagnie private. 32 Un’altra misura che mira allo stesso scopo è la Campagna contro lo Spreco. L’obiettivo di quest’ultima è chiaramente indicato dalla sua stessa denominazione.


 
  
Richard Walther Darré

Altri settori del consumo

I problemi della regolamentazione dei consumi in altri campi sono notevoli quanto quelli del settore alimentare. E’ ben noto che la Germania deve importare la maggior parte delle materie prime necessarie per la manifattura dei tessuti, delle scarpe, eccetera. Come conseguenza del considerevole incremento del reddito nel corso degli ultimi cinque anni, la domanda di questi prodotti è molto aumentata. Ciò ha fatto crescere il rischio che i consumi eccedano le capacità produttive nazionali. Poiché è impossibile limitare forzosamente il consumatore in questo campo, l’obiettivo è stato, più che altro per mezzo della pubblicità, di dirigere il consumo nelle direzioni in cui praticamente le possibilità sono quasi illimitate. Perciò il consumo è stato guidato verso tutti quei servizi, come i viaggi, il teatro, lo sport, il cinema, eccetera. L’introduzione di auto popolari di basso costo è stata una ulteriore guida al consumo verso un bene che può essere prodotto in quantità sufficiente a soddisfare la domanda. Ovviamente la pubblicità da sola non è sufficiente. Poiché è proprio in quei settori nei quali il consumatore si sente libero, che è più difficile portarlo ad usare il proprio danaro per acquistare ciò che si desidera che egli compri. Quindi la pubblicità è stata efficacemente sostenuta da riduzioni di prezzo di tutti i generi. Ed anche qui l’auto popolare a basso costo è l’esempio migliore. Essa costa circa 1.000 RM ed è molto meno cara di qualsiasi altra automobile. Inoltre, gli apparecchi radio popolari a basso costo hanno incrementato le vendite anche in questo settore. Vengono continuamente migliorati e ne viene ridotto il prezzo. La Reichsbahn, le Ferrovie dello Stato, hanno introdotto tariffe ridotte per i viaggi verso qualsiasi grande mostra o esposizione, come quella dell’automobile, quella della radio, gli avvenimenti sportivi, eccetera, cosicché molta più gente può approfittare di queste occasioni.
 
Consumo organizzato
 
Il Koloss von Prora, sull’isola di Rügen

Un campo particolare della regolamentazione dei consumi è l’organizzazione di questi svolta da grandi organizzazioni politiche, specialmente dal Deutsche Arbeitfront. 33 Qui gli scopi politici e sociali corrispondono a quelli economici. Viene fatto di tutto per persuadere il lavoratore a spendere il proprio reddito quanto più possibile per quelle cose che rappresentano un miglioramento sostanziale del suo livello di vita e il meno possibile per ciò che può creare un peso per il saldo valutario tedesco con l’estero. Attraverso l’organizzazione è possibile effettuare riduzioni dei prezzi, e queste riduzioni rendono accessibili al lavoratore le cose che in precedenza si potevano permettere solo le classi più agiate. L’elemento principale nel campo del consumo organizzato è la Kraft durch Freude, la Forza attraverso la Gioia 34. Di seguito alcune cifre ed esempi per mostrare ciò che è stato realizzato. Fino al 1937, 9 milioni di cittadini tedeschi hanno fatto viaggi ed escursioni. Quelli che seguono sono esempi tratti a caso da una lista di 350 viaggi da Berlino preparati per il periodo da maggio a settembre del 1938:
- un viaggio di due settimane in Alta Baviera costa da 50 a 60 RM, mentre una vacanza di otto giorni sulle coste del Baltico costa solo 31 RM e un viaggio di 16 giorni in Prussica orientale solto 41 RM. Queste tariffe comprendono tutto: biglietto ferroviario, vitto e alloggio, escursioni, eccetera. Nell’ultima stagione teatrale, quella 1937/38, la KdF ha organizzato 7.000 spettacoli teatrali. Solo per i lavoratori delle autostrade sono stati organizzati altri 7.000 fra concerti e spettacoli. Negli ultimi quattro anni 34 milioni di persone hanno partecipato alle serate di cultura e spettacolo promosse dall’organizzazione Feierabend, il cui nome potremmo tradurre con Una serata di festa. Sette milioni di persone hanno preso parte a manifestazioni sportive, di ginnastica, a partite, eccetera. Sull’isola di Rügen 35 stiamo costruendo una grande stazione balneare, che offrirà opportunità di svago e riposo a 20.000 persone.
 
Vista panoramica di uno dei blocchi del Prora





Crociere portano i lavoratori tedeschi in Portogallo, a Madeira, in Norvegia e in Italia. Alla fine del 1937, oltre 180.000 avevano compiuto questi viaggi. Recentemente il DAF ha varato le proprie navi, la Wilhelm Gustloff e la Robert Ley, 36 che sono state realizzate ed equipaggiate proprio per questi viaggi per mare. Abbiamo pianificato la costruzione di circa 20 piroscafi a questo scopo. Le comodità e le condizioni di vita a bordo di queste navi non sono diverse da quelle delle grandi navi di linea, infatti proprio come sui grandi piroscafi di lusso, così sulla Wilhelm Gustloff e sulla Robert Ley avete a disposizione il bagno quotidiano in acqua fresca, acqua corrente calda e fredda in ogni cabina, bevande fresche, potete nuotare in una grande piscina, praticare dello sport in palestra, godervi giochi da tavolo, e la sera ballare o assistere a uno spettacolo. Le escursioni a terra non sono differenti da quelle organizzate dal Lloyd tedesco o dalla linea di navigazione Hamburg-America. Ma l’intero costo delle tre settimane di vacanze è di 158,37 RM, compreso il viaggio in treno da Berlino a Genova e quello da Amburgo a Berlino. La normativa prevede che solo i lavoratori che guadagnano meno di 300 RM al mese possano partecipare a queste crociere; comunque, la maggior parte dei partecipanti guadagna meno di 200 RM mensili. Tutte queste possibilità di consumo organizzato, che ogni anno coinvolgono più persone, portano al fatto che il livello di vita in Germania non può essere accertato coi metodi usuali, e porta anche al fatto, consentitemi di dirlo concludendo, che il livello di vita tedesca non può essere paragonato statisticamente con quello degli altri paesi. Perciò, quando leggete qualsiasi statistica sullo standard di vita tedesco, voi stessi avrete l’impressione, dopo aver appreso dei viaggi, degli svaghi, eccetera, che quelle cifre non forniscono un quadro corretto, poiché sul livello di vita in Germania incidono un buon numero di cose che le statistiche non possono indicare.

La Robert Ley, nave da crociera per i lavoratori della KdF


Le note e le foto sono a cura del Traduttore.
1 Il titolo originale è: 1939 GERMAN ECONOMIC POLICY (under Hitler).
2 Wilhelm Bauer era austriaco e collaboratore di Arthur Seyss-Inquart.
3 L’autore si riferisce ai Wochenbericht des Instituts fur Konjunkturforschung, Relazioni settimanali pubblicate dall’Istituto.
4 Istituto per la Ricerca sulla Congiuntura Economica.
5 La versione inglese riporta “business” che significa affari, ma anche “azienda”, “lavoro”, “professione” e comunque “occupazione, professione o commercio regolare”. Per questo motivo si è preferito tradurre con “economia”.
6 Letteralmente: “canali”.
7 O “economia controllata”. Si tratta di un’economia in cui l’iniziativa privata, come sostiene Bauer, non è soppressa, ma può muoversi soltanto entro limiti tracciati da un programma statale o sotto il controllo dello Stato su questioni fondamentali come il credito, la produzione, gli scambi con l’estero, eccetera.
8 il Piano Quadriennale (VierJahresPlan), alla cui guida venne posto, il 18 ottobre 1936, Hermann Goering (12 gennaio 1893-15 ottobre 1946) con poteri straordinari sia sul settore pubblico che su quello privato, aveva come obiettivi il raggiungimento della totale indipendenza economica e la protezione dell’agricoltura nazionale. Furono costruite raffinerie, impianti chimici, fabbriche per lo sviluppo di materiali sintetici, eccetera. La Reichsbank concesse prestiti straordinari e crediti massicci alle industrie ed a singoli cittadini per investimenti produttivi. Un parte importante del Piano fu dedicata ai lavori pubblici, affidati a Fritz Todt (4 settembre 1891-8 febbraio 1942), per la motorizzazione e lo sviluppo autostradale. L’Amt Des VierJahresPlan (Ufficio del Piano Quadriennale) oltre al Beauftragter fuer den Vierjahresplan (Delegato per il Piano quadriennale), Hermann Goering, comprendeva il Segretario di Stato Paul Koerner come Vice Presidente e, come Plenipotenziari Generali (Generalbevollmaechtigte) Albert Speer, Carl Krauch, Franz Neuhausen e Fritz Sauckel.
9 Anche “bilancia dei pagamenti”.
10 La cosa può apparire banale ma funzionò. In pratica la Germania riuscì a pagare gran parte delle importazionidi materie prime, se non quasi tutte, esclusivamente coi prodotti finiti. Una moderna forma di baratto.
11 Solitamente in economia per “breve termine” s’intende un periodo inferiore ai 18 mesi.
12 Per beni di produzione s’intendono macchinari, impianti, eccetera che vengono utilizzati per la realizzazione dei prodotti finiti. Il loro contrario sono i beni di consumo.
13 Letteralmente “frutti [quindi piante] da olio”.
14 Dazi.
15 Ovvero di emettere azioni da parte delle società private.
16 Il collocamento privato prevede il completo assorbimento di una emissione da parte di un sindacato di collocamento titoli o altro intermediario finanziario, che successivamente introdurrà i titoli presso il pubblico in maniera graduale, anche attraverso la borsa valori.
17 L’investimento in beni capitali (cioè i beni strumentali, indiretti, eccetto la terra) da parte di un governo o d’una impresa.
19 Il principio, anche in questo caso, era quello più volte ribadito del Gemeinnutz vor Eigennutz, ovvero che l’Interesse comune viene prima dell’interesse privato.
20 La sovvenzione statale, nel III Reich, veniva intesa nel suo significato economico letterale, ovvero come quella somma di danaro versata dallo Stato per assistere il finanziamento di un’impresa che, pur se antieconomico dal punto di vista dei profitti, è ritenuti essenziale per il benessere dei cittadini.
21 Deutscher Aussenhandel.
22 Letteralmente: “non è strettamente burocratica”.
23 Nel 1933 il dottor Walter Bock e Eduard Tschunkur realizzarono una gomma sintetica, chiamata Buna-S, che risultò degna sostituta della gomma naturale, avendo la stessa resistenza e durata, anche se vulcanizzava con qualche problema. Nel 1934 Eduard Tschunkur e Erich Konrad ottennero una gomma, la Buna-N o Perbunan, che oltre alle qualità della Buna-S, in più era resistente a solventi ed olii. Vi erano riusciti: grazie ai chimici tedeschi, la Germania non doveva più importare gomma: Buna S per le produzioni normali di scarpe, vestiti, elastici in genere e Buna N per tutti gli usi più tecnici.
24 E’ bene ricordare che siamo a metà del 1939.
25 Beni di produzione. Vedi nota 12.
26 E’ bene rammentare che il pubblico della conferenza era statunitense.
27 Letteralmente: “al punto di vista sociale”.
28 La traduzione letterale è impossibile, per questo si è preferito “di foggia bizzarra”.
29 Una libbra equivale a 453 grammi. Quindi: 12,19 Kg contro 8,47.
30 Anche sago. Fecola che si ricava da alcune piante delle Cicadacee.
31 Latte di siero.
32 W. Darré (1895-1953) creò la Reichsnährstand nel settembre del 1933 quando annunciò la battaglia per aumentare la produzione del grano ed emanò la legge secondo la quale la proprietà agricola poteva essere ereditata solo dal figlio maggiore. La Reichsnährstand controllava ogni momento della produzione agricola, dalle produzioni, ai costi, ai prezzi. Nel 1938 il reddito medio degli agricoltori era aumentato del 41%. Nel 1938 la Germania raggiunse inoltre la completa autosufficienza alimentare per il pane, le patate, lo zucchero, la carne, le verdure e le uova.
33 Il DAF, Fronte del Lavoro, era composto da due settori principali, il Nationalsozialistische Betriebsorganization - NSBO, l'organizzazione delle fabbriche e il Nationalsozialistische Handels und Gewerbeorganization - NSHABO,dell'industria e del commercio.
34 La Kraft durch Freude faceva parte del DAF. L'organizzazione era incaricata di organizzare attività come viaggi, crociere, concerti, attività sportive e culturali per i lavoratori tedeschi.
35 L’isola si trova in Meclemburgo, ad est di Rostock, sul Baltico. Nel 1936 fu costruito un ponte per collegare l'isola alla terraferma e si iniziò la costruzione del Prora, la stazione balneare gestita dalla KdF che la guerra non consentì di terminare. Il complesso era composto da otto edifici identici che si estendevano per circa 4,5 km nella baia vicino a Prorer Wiek, a circa 150 metri dal mare. Progettato dall’architetto Clemens Klotz (1886-1969) il progetto ricevette il Gran Premio per l’Architettura all’Esposizione di Parigi del 1937. Le stanze, di cinque metri
per tre, guardavano tutte il mare. Vi erano teatri, cinema e piscine. Alla costruzione lavorarono 9.000 operai edili. Nel 1945 la zona cadde sotto il controllo sovietico e Prora divenne una base militare.
36 La Wilhelm Gustloff stazzava 25.484 tonnellate, la Robert Ley 27.288. Le altre navi controllate dalla KdF erano: la Berlin (15.286), la Columbos (32.000), la Der Deutsche (11.430), la Dresden (14.500), la Monte Olivia (14.000), la Monte Sarmiento (14.000), la Oceana (8.791), la Sierra Cordoba (11.469) e la Stuttgart (13.400).

domenica 18 novembre 2012

Denaro e democrazia

Intanto ringrazio Pier Luigi per avermi fornito l'occasione di rispondere al suo post, sebbene non ne condivida l'assunto. Più condivisibile mi sembra invece il post di Pierre che invece ne mette in risalto i limiti ed anche le storture... Ed anzi forzando un pò il suo elaborato discorso si può addivenire sinteticamente a quanto segue..

lunedì 16 aprile 2012

Fuori dall'euro: torniamo alla Lira!


Le vagonate di "carta-straccia" fatte cadere a pioggia sugli istituti di Credito dalla Banca Centrale Europea non sono serviti a finanziare famiglie e imprese. Mille miliardi di euro sono infatti serviti esclusivamente alle Banche che li hanno ricevuti.  Tutti pensavano (o quasi) che questi cumuli di carta (perchè di carta si tratta) fossero la panacea  a tutti i mali che affliggono l'euro-zona. La nomina di Mario Draghi ha infatti permesso l'erogazione a bassi tassi di interesse (1%) agli istituti di credito europei. Peccato però che queste Banche non pratichino il medesimo tasso di sconto alle imprese e, soprattutto, alle famiglie. Un'indagine promossa da Bankitalia  (fonte dunque non sospettabile di remare contro le banche) dimostra - dati alla mano - come nel nostro Paese i prestiti alle famiglie e alle imprese siano notevolmente diminuiti, a fronte, per converso, di un aumento consistente dei tassi di interesse. Il tasso TAEG per il credito al consumo è giunto alla stratosferica percentuale del 10,1% (febbraio 2012) quando nel febbraio dell'anno precedente era del 8,88%. Intanto, i colossi bancari acquistano BOT e BTP, influenzando lo spread. E il circolo vizioso si chiude.
Allora, ancora una volta, vale la pena di ribadire il concetto. Gli Italiani devono ripudiare il debito sovrano che lo Stato ha contratto - senza  o contro il volere dei cittadini - con la banca centrale europea. Una volta ripudiato il debito e usciti definitivamente da questa lurida congrega denominata eurozona,  è necessario processare tutti coloro che si sono resi responsabili di questa triste sciagura. In altre parole, chi ha contratto il debito (siccome non è in grado materialmenente di onorarlo) deve pagare personalmente e in proporzione alla carica indebitamente ricoperta. Chiunque abbia tramato, lucrato, o si sia semplicemente reso complice deve essere messo alla sbarra. Una volta accertate responsabilità e colpe si proceda celermente allo sconto della pena, possibilmente senza sconti e, per i casi meno gravi all'interdizione permanente dai pubblici uffici.
Dopo di chè, lo Stato deve necessariamente tornare a battere moneta in nome e per conto del popolo italiano, sottraendo alle banche centrali il monopolio della emissione e togliendo ai mercati e alle agenzie di rating l'indebito privilegio di dettare i punti dell'agenda  politica del nostro paese. La nuova classe politica, per converso, in virtù dell'enorme responsabilità di cui dovrebbe farsi carico, dovrebbe essere penalmente responsabile (anche con la massima pena)  in caso di una scellerata politica di emissione monetaria, evitando sprechi e facili guadagni.
© Black Water

sabato 18 febbraio 2012

O la Borsa o la vita!

L'economista Sergio Ricossa in un sua opera, "Come si manda in rovina un Paese. Cinquant'anni di mala economia, Rizzoli, Milano 1995", cita il caso di una grande giocatrice in Borsa, la signora Anna Bonomi Bolchini. Costei, figlia di una portinaia e senza alcuna cognizione economico-finanziaria, accumulò una grossa fortuna speculando in Borsa. Ricossa annota questo prezioso particolare. Questa signora, prima di decidere sui grandi investimenti, si premurava di consultare la sua cartomante di fiducia. Questa apparente boutade, in realtà non è poi un modo come un altro per passare il tempo e, soprattutto, non è un modo scorretto di orientarsi sul mercato finanziario, visto che persino un esimio premio Nobel per l'economia, Paul Samuelson per orientare i suoi studenti negli investimenti borsistici, suggeriva loro il famoso "teorema delle freccette".
In poche parole l'illustre economista indicava ai suoi prediletti tre semplici mosse:
  1. si prenda il Wall Street Journal,
  2. lo si apra alle pagine delle quotazioni in borsa, e dopo averlo posto ad una certa distanza,
  3. lo si prenda di mira tirandoci sopra diverse freccette. Preferibilmente molte freccette perchè queste ripartiscono il rischio e riducono le perdite.
Questo, secondo il noto economista, è il modo più sicuro per non perdere in Borsa.
D'altra parte, già nel secolo scorso, il primo direttore dell'Economist, Sir Walter Bagehot, nel suo famoso libro, "Lombard Street", descriveva il mercato di Borsa come una grande bisca internazionale. Di qui il celeberrimo modo di dire: Quell'uomo "gioca" in Borsa.
Oggi, grazie alla deregulation e alla velocità con cui è possibile spostare enormi quantità di denaro, il mondo della Borsa si è spostato magicamente nel mercato valutario e ha perso il carattere di gioco per diventare un vero e proprio modo di governare gli uomini e le cose. Ciò si è reso possibile grazie ad un inganno: il mito della libera circolazione degli uomini, delle merci e dei capitali. Oggi infatti per muovere migliaia di miliardi basta pigiare le dita su di un pc. su queste decine di miliardi dollari solo un quinto sono destinati a saldare onesti utili scambi di beni e servizi, mentre tutti il resto ricerca di investimenti speculativi. Ebbene questo fenomeno e stato favorito dalla deregulation e dalla libera circolazione dai capitali.
Strumentalizzando molto certe coincidenze tra l'ascesa dello spread e la mancata approvazione di riforme e manovre finanziarie di un governo, si è arrivati ad istituzionalizzare una figura estranea alle democrazie, pur facendone, di fatto, parte integrante: il mercato.
Ci sono precise responsabilità. Anzitutto dei politici che hanno permesso tutto ciò.
In secondo luogo della Banca d'Italia prima e della BCE adesso. Prima perché non ha governato o perché non ha saputo governare. La vita di un economia si regge su alcune istituzioni, e se queste istituzioni non sono capaci di governare bene e, soprattutto, nell'interesse della collettività, è quasi scontato che certe cose accadano, prima o poi. Se questo tipo di "democrazia" ci ha portato allo sfascio o non è una vera democrazia, oppure non è un sistema adatto per governare. Quello che serve è un'unità di indirizzo tra economia e politica, poiché, all'origine dello sfascio, vi è il fatto inconfutabile che l'economia non è più al servizio della politica. In parole povere se tutti i ministeri più alti: Bilancio, Economia, Tesoro, devono (o no) essere composti da persone come quelle che vediamo oggi; oppure se al loro posto vi debbano essere persone del tutto sganciate dai poteri forti e perciò stesso veramente autonome. Ora, un altro punto: autonomia non equivale a completa libertà di fare i propri comodi. L'autonomia esige un controllo, altrimenti diventa un arbitrio. Purtroppo oggi le banche centrali e commerciali sono l'unica fonte di emissione monetaria. E, siccome manca assolutamente ogni sorta di controllo, la quantità di denaro emessa viene espansa o ristretta ad unico vantaggio dei potentati finanziari. L'inflazione e la deflazione sono - a tutti gli effetti - degli strumenti in mano alle banche centrali. Le Banche centrali attraverso l'elargizione di credito e la cosiddetta "stretta creditizia" sono riuscite a soggiogare intere nazioni. E lo fanno ancora oggi, di fronte ai nostri occhi. E' il cosiddetto andamento ciclico degli affari, un vero e proprio artifizio atto a condizionare e dirigere l'economia di un paese, a tutto vantaggio dei banchieri centrali.
Inoltre è da segnalare anche un assurdo giuridico. Attraverso il commissariamento della politica, non solo viene delegittimata la "democrazia", ormai completamente svuotata dalla sovranità popolare, ma viene lesa anche la "certezza del diritto" che è un principio imprescindibile per ogni stato che ama definirsi tale. La politica è debole ed il parlamento è stato di fatto esautorato da forze estranee al mandato popolare. Il parlamento - occorre ricordarlo anche adesso e non solo quando conviene a "lor signori" - è l'organo centrale del nostro sistema costituzionale. Non per nulla la frettolosa nomina di Mario Monti a senatore a vita rappresenta la classica foglia di fico per coprire un assurdo giuridico e costituzionale.

Per spiegare questo fenomeno occorre andare all'origine; e cioè, alla fondazione della Banca d'Inghilterra.
“Il banco trae beneficio dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla”. William Patterson, fondatore della Banca d’Inghilterra.



Nel 1694 nasce la Banca d'Inghilterra prestando denaro (che allora aveva un valore intrinseco) ma ottenendo dal re il permesso di diffondere altrettanta cartamoneta sulla base di quello che aveva prestato al sovrano. In questo modo si riuscì a raddoppiare la base monetaria. Questo è il tragico inizio di un fenomeno di espropriazione strisciante della sovranità monetaria.
Dal VI sec. A.C., quando nell'Asia minore (nella stessa città e nello stesso periodo in cui era vissuto Talete) nasce la prima moneta coniata, fino alla fine del 1600, la proprietà dell'emissione monetaria era assicurata al Re o alla Repubblica. Era una prerogativa dello Stato, insomma. Con l'avvento della Banca d'Inghilterra questa tradizione venne tragicamente interrotta. Chiaramente non è che prima, nel corso dei secoli, tutto sia andato nel verso giusto: ci sono state alterazioni dei valori monetari, iperinflazioni ecc. Questo ultimo punto ha giustificato il passaggio a questa privatizzazione della emissione monetaria.
Successivamente (1800), sul modello della Bank of England, viene creata la Banca di Francia. Nel 1894 arriva anche la "Banca d'Italia" e poi, alla fine, dopo aver combattuto per molto tempo contro la costituzione di una Banca Centrale, anche gli Stati Uniti d'America, si doteranno di questo mefitico istituto: la Federal Reserve.
Nel dopoguerra, in Germania, la Bundesbank sarà la prima Banca centrale dotata di "autonomia". Perché? Perché occorre aspettare la fine della Seconda guerra mondiale affinché la Germania si doti di una Banca Centrale autonoma?

La cosiddetta autonomia delle Banche Centrali è stata caratterizzata per la creazione di moneta scritturale (bancaria), che ha ridotto il circolante a una parte minima occorrente a regolare le transazioni. Infatti, se vi ricordate le famose cinquecento lire con sopra stampigliata la dicitura "repubblica italiana", ricorderete pure che non servivano pressoché a nulla (a parte le elemosine o le mance al bar). Un po' come avviene oggi per gli euro e i centesimi metallici. In pratica, appena la moneta di carta serve a comprare qualcosa di cospicuo la proprietà diventava ed è della banca centrale. Ma anche questa è limitata, poiché tutto viene effettuato digitando la cifra su un Computer. Nel momento in cui le banche Centrali, collegate in qualche modo coi poteri pubblici, assumono l'autonomia, automaticamente la perdono, perché la massa dei segni monetari, quelli che servono a regolare la maggior parte delle transazioni, ormai passa al di fuori del circolante. Paradossalmente, la massa di cartamoneta emessa dalle Banche Centrali si sta degradando alla stessa maniera degli spiccioli metallici emessi dagli Stati. Quindi, in definitiva, oggi anche le Banche Centrali sono state messe in crisi dal la proliferazione del mercato. Negli Stati Uniti d'America, già prima della creazione dell'Euro, chi pagava con il contante veniva guardato con sospetto (o perché accattone o perché malavitoso). Per questo motivo si è fatto un passo in avanti nell'indirizzo sbagliato, istituzionalizzando la carta di credito, assottigliando ulteriormente il circolante aumentando il potere di chi crea moneta. Adesso con la tracciabilità nei pagamenti sono stabilite per legge multe fino al 40% dell'importo per chi compie transazioni in contanti oltre i 1.000 euro! Il regime della tracciabilità diventa operativo. Le regole anche per assegni e libretti. Insomma siamo alla dittatura del denaro. E questo avviene con la complicità e il silenzio-assenso dei politici.
Un problema, questo, essenziale per le democrazie, di difficilissima soluzione, è proprio quello della cosiddetta autonomia; poiché, nel momento in cui le banche centrali assumono l’autonomia questa cessa. Il mercato monetario non può essere più lasciato in balia degli speculatori internazionali.
Un raccordo fra la politica e la economia va dunque ristabilito, in modo tale da restituire la sovranità al popolo per la legittimazione reale della democrazia.
© Petrus Aloisius

sabato 20 agosto 2011

Mario Draghi, ossia Mr. Britannia

image-229214-panoV9free-gkweEra il 1992, un anno decisivo per la recente storia italiana. All'improvviso un'intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarantani era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo
che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul clientelismo ma sino a quel punto nulla aveva potuto scalfirlo.

Né le denunce, né le proteste popolari né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla ribalta della cronaca: immaginiamoci un semplice mariuolo come Mario Chiesa. Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava e mentre l’attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese.

Con uragano di "Tangentopoli” gli italiani credettero che poteva iniziare un periodo migliore per l’Italia. In realtà ed in gran segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d'Italia sarà messa in vendita e la svendita venne chiamata “privatizzazione”, tanto, nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Stava indagando sui flussi di denaro sporco e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro. Probabilmente, le tecniche d’indagine di Falcone non piacevano a certi personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell’anno. L'omicidio di un simbolo dello Stato così importante come Falcone, significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell'élite del potere internazionale.
Ciò venne intuito anche da Charles Rose, procuratore distrettuale cli New York, che notò la particolarità degli attentati (anche Borsellino 19 luglio):

"Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato cosi visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell'attentato terroristico è un gesto di paura... Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi... è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove".


Quell'anno l'élite anglo-americana voleva rendere l'Italia un paese completamente soggiogato e dominato dal potere finanziario.

Panfilo-Britannia-1992

2 giugno del 1992, panfilo Britannia, in navigazione.

A bordo c'erano alcuni appartenenti all'élite di potere anglo-americana ed i grandi banchieri a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (MerriII Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).
In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d'Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, tra i quali Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell'Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell'Iri Riccardo Gall.
Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane.

Mani Pulite: solo un fumus

mani_pulite_fotogramma_1La stampa martellava su "Mani pulite", facendo intendere che da quell'evento sarebbero derivati grandi cambiamenti. Un grande cambiamento in effetti ci fu.
I banchieri angloamericani erano venuti a “fare la spesa”, ossia a comprarsi i gioielli dell’industria pubblica italiana a buon mercato. In lire svalutate comprarono i gioielli dell'industria italiana, IRI in testa.
Insomma: una strategia concertata.
Cominciò il Fondo Monetario Internazionale (altro organismo che mette sul lastrico interi paesi) che, come aveva fatto da altre parti, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell'élite. La Standard & Poor's declassò il debito italiano.

george_soros_lightboxL'incarico di far crollare l'economia italiana venne affidato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
A causa di questi attacchi, la Lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.
Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull'Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d'Italia. C'erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell'élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d'Italia.
Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo.
Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d'Italia nel periodo del crollo della lira.
Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzalo informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.

giuliano-amatoNel giugno 1992 si era intanto insediato il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell'Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: appunto le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers. (Strano che il braccio destro di Craxi, uscisse indenne dalla bufera mani pulite.Il non poteva non sapere per lui non valeva).Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l'élite finanziaria li potesse controllare, ed in seguito rilevare.


Il 31 luglio 1992 viene abolita la scala mobile.  Il 9 settembre il governo chiede al Parlamento di approvare una legge delega che gli consenta di cancellare spese, aumentare tasse, bloccare i salari pubblici ogni volta che la Banca d'Italia dichiarasse l'emergenza economica.
Il 13-17 settembre, si è in piena crisi: svalutazione della lira e successiva uscita dallo SME,il sistema monetario europeo. Per arginarla il governo Amato è costretto a varare una legge finanziaria da 100.000 miliardi (aumento dell'età pensionabile, aumento dell'anzianità contributiva, blocco dei pensionamenti, istituzione della minimum tax, patrimoniale sulle imprese, prelievo sui conti correnti bancari, introduzione dei ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta comunale sugli immobili (Ici), blocco di stipendi e assunzioni nel pubblico impiego, privatizzazioni ecc..). A fine anno f ineffabile Scalfaro annuncia “un nuovo rinascimento”. Roba da non credere!!!

125302Come già accennato, a seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua successiva svalutazione, le privatizzazioni sarebbero state f atte a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano, dell'economia nazionale e dell'occupazione. L' agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l'intero procedimento di privatizzazione.

II 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato. I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l'allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l'allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all'allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori. Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la "necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo", pur sapendo che l'Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.
Gli attacchi all'economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico-finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo clell'é1ite finanziaria.


antonio-fazioNel 1996, il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, riferiva che l'ltalia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché "se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco".
Denuncia dell'élite internazionale e getto della spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell'élite angloamericana.
Anche negli anni successivi  avvennero altre privatizzazioni senza regole precise e a prezzi di favore. Pensate che l'Italia conquistò il record mondiale delle privatizzazioni: sui 460 miliardi di dollari del giro d'affari planetario di questo business negli anni'90, circa 100 miliardi di dollari erano imputabili a noi. La vendita Telecom fu l'operazione più grossa mai conclusa in Europa. Nel settore del gas e dell'elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300.
Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.
Le nostre autorità giustificavano la svendita del patrimonio pubblico con le privatizzazioni dicendo che si doveva "risanare il bilancio pubblico", ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto
le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Si diceva che Ie privatizzazioni avrebbero migliorato  la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio, peggiore del male, è stato pagato dai cittadini italiani.
Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell'élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l'acquisto.

Telecom: stessa sorte


telecom italiaLa privatizzazione della Telecom avvenne nell'ottobre del 1997.Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi.
La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche e. al Ministero del Tesoro rimase una quota del3,5%.Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio era disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari
hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società  è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.
La Telecom, come molte alle società, ha posto la sua sede in paesi esteri per non pagare le tasse allo stato italiano. Oltre a perdere le aziende gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno della società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono  un paradiso fiscale.
Mettere un'azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che, infatti, è stata più volte calpestata, com'è emerso negli ultimi anni.
Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere. La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo  rimanere l'onere della manutenzione, di fatto, sulle spalle dei contribuenti.
Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati.

bankersDietro tutto questo c'era l'élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto
di devastazione dell'economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori.
Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il controllo di altre società o banche. Esemplare il caso Parmalat e Cirio.  Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie con un alto margine di rischio. La Parmalat emise bonds per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.
Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa , l'Agenzia di rating, Standard & Poor's, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti. Alla fine, questi complici della truffa non hanno pagato praticamente nulla, con tanti saluti alla giustizia italiana.
Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all'élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo,  sui cittadini, sulla politica e sul paese intero.
Agli italiani venne dato il contentino di "Mani Pulite", che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere. Un polverone che è servito solo a consentire il saccheggio e a rimuovere  un sistema politico che lo ostacolava o comunque non in linea con i desideri degli angloamericani. Il nostro paese è oggi controllato realmente da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come "autorevoli" (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell'interesse di questa élite, e non in quello del paese.
Questo, a grandi linee, è quanto veramente successo in quel 1992, che ha cambiato in peggio tutta la storia italiana. il resto sono solo chiacchiere di stampa e politica,  entrambe asservite, buone solo per la credulità del parco buoi, quello che in fondo paga sempre per tutti.

Il Ruolo servile della stampa
Uno dei pochi articoli di giornale di quell'anno che parla del convegno sul Britannia, 1o presenta ovviamente quasi come un convegno istruttivo o stage per giovani managers, Il Corriere della Sera. La stessa colpevole congiura del silenzio fu adottata ed è tutt'ora adottata dalla grande stampa nazionale per i partecipanti al Club Bilderberg, un club voluto e variato ogni anno dai grandi finanzieri internazionali,
che attraverso i politici emergenti dei paesi, preparano veri e propri "cicchetti" per impadronirsi delle risorse nazionali in cambio di "carta straccia". –{altro che libertà di stampa...
Solo un cieco non vedrebbe come tutti gli avvenimenti di quell'anno non siano in qualche modo collegati.
Troppe coincidenze, e tutte nella medesima direzione. Resta il fatto, che Draghi tenne un discorso a quella riunione, in cui disse esplicitamente che il principale ostacolo ad una "riforma" del sistema finanziario in Italia era rappresentato dal sistema politico.
Guarda caso, dopo la crociera sul Britannia partì l'attacco speculativo contro la lira e l'uragano di Mani Pulite che proprio quel sistema politico abbatté.
Certo è che lo svegliarsi improvviso della magistratura, che per anni aveva ignorato e insabbiato, sembra sia avvenuto proprio in un momento opportuno per fare "Piazza Pulita" di una classe politica con velleità italiote, e per ottenere le "Mani libere" di fare entrare i governi dei "tecnici", gli amici della Goldman e soci. E qua, consentiteci anche di tirar in ballo il tanto vituperato Craxi.
Di sicuro un Craxi, per quanto corrotto, non avrebbe mai siglato un patto così scellerato, che prevedeva la svendita di tutto il comparto nazionale produttivo, lui che tenne testa agli americani nella vicenda dell'Achille Lauro, negando loro l'accesso sul nostro territorio per attaccare i sequestratori della nave, e portando avanti le trattative con i terroristi nonostante il veto del presidente Reagan, sempre lui che negò agli Usa la base di Sigonella. E, infatti, proprio qualche anno prima Craxi era stato duramente criticato dagli ambienti angloamericani, quegli stessi che non si privano mai d'interferire nella nostra politica interna per salvaguardare i loro interessi. Chi tocca i "fili Usa" muore!
Ed è bene anche ricordare al solito popolo cornuto, mazziato e festante che quando Craxi in Parlamento (mica ad annozero) invitò in pratica ad alzarsi chi non avesse preso tangenti, nessun prode mezza cartuccia italiota si alzò. Questo tanto per fare un po' di storia che le ipocrite tricoteuses attuali dimenticano.
Con l'aiuto della stampa iniziò una campagna martellante per incutere il timore nel popolo italiano di "non entrare in Europa", manco non fossimo stati tra i sei paesi fondatori...
Una campagna a cui presero parte attiva "The Economist" e "Financial Times, fogli al servizio dei saccheggiatori. Ora come allora.
Te la raccomando la stampa inglese e i soliti fessi, o molto interessati, laudatores nostrani! E questa è ormai storia, tant'è vero che sull'episodio del "panfilo Britannia" vi furono anche alcune interrogazioni parlamentari rimaste naturalmente senza risposta.

L’era dei governi tecnici

Fu f inizio dell'era dei governi tecnici, dopo 40 anni di regime DC, con il "tecnico" Ciampi, il tecnico Amato, il tecnico Prodi.
II governo doveva, a tutti i costi essere "tecnico", pur di non fare arrivare al potere neanche un'idea, che fosse tale e che lo fosse per il bene del paese.
In questo "bene " invece rientrò l'allontanamento di Enrico Cuccia, Mediobanca, che si oppose alla svendita di Sme caldeggiata da Prodi. Si è poi visto come é finito questo colosso alimentare. Lo stesso Prodi, che dal1990 aL1993 fu consulente della Unilever e della Goldman Sachs, quando nel maggio del 1993 ritornò a capo dell'IRI riuscì a svendere la Cirio Bertolli alla Unilever al quarto del suo prezzo. Indovinate chi furono
gli advisors? Uomini della Goldman, che vi hanno lavorato sono, oltre a Costamagna e Prodi, Monti (catapultato alla carica di Commissario ed in lizza per un nuovo governo tecnico del dopo Berlusconi), Letta, Tononi e naturalmente Draghi (quest'ultimo,
come il prezzemolo, 1o ritroviamo in tutte le vicende dal sapore speculativo e losco n.d.d.). Sicuramente ce ne sono altri; molti nostri uomini politici se non hanno lavorato per la Goldman, lavoravano per I'FMI, come il defunto Padoa Schioppa (ve lo ricordate questo campione di cicchetti quando diceva "tasse è bello?" n.d.d.), presidente della BEI, Banca Europea per gli Investimenti La classe dei tecnici, fedeli servitori delle banche e dei circoli finanziari angloamericani, il cui motto era "privatizzare per saccheggiare". Quella della condizione di tecnicità per accedere
al potere fu un imperativo talmente tassativo, da riuscire nell'intento di dividere il PCI, con una fetta che divenne sempre più "tecnica", sempre più British, sempre più amica delle banche, sempre più PD. I1 premio di tutta questa svendita, prevista
per filo e per segno, fu la nostra "entrata in Europa",  ovvero la cessione della nostra
già minata sovranità monetaria dalla Banca d'Italia alla Banca centrale europea/ Per una moneta, l'euro, che, con il tasso iniziale di cambio imposto e troppo elevato, è all'origine di tante attuali sciagure.
Queste sono informazioni che dovrebbero essere divulgate e spiegate in lungo e in
largo dalla stampa, ma che invece la stampa ha sempre occultato.  Le anime belle e buone parleranno di complottismo, che vediamo congiure dappertutto...
Rassicuriamole, questi marpioni possono fare, hanno fatto e faranno anche di più e di meglio a danno nostro e vostro. Bisogna solo sapere aspettare.
Stravrogin

Articolo apparso sul n°6, Luglio-Agosto, 2011, de “L’Altra Voce”, diretta da Domenico Longo.