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martedì 25 novembre 2014

Specchietto per le allodole


Quanto appena accaduto alle elezioni regionali in Emilia ed in Calabria conferma lo stato indecoroso della cosiddetta Democrazia rappresentativa, vero e proprio simulacro di oscenità piccolo-borghesi. Per i benpensanti ciò confermerebbe la legittimità della "politica" a governare il "Bel Paese". In realtà, si tratta di uno squallido specchietto per le allodole, un lurido escamotage per sottrarre furbescamente potere al popolo.
Tuttavia, sarebbe ingeneroso attribuire al solo regime partitocratico la totalità dei meriti. Il sistema Partitocratico, come la Luna, vive di "luce riflessa", non di luce propria. Esso si alimenta degli avanzi che i "poteri forti" lasciano di proposito sul loro ricco desco, al fine di alimentare una interessata cordata di clientele, onde perpetuare un potere fondato su prebende e privilegi che esula da qualsivoglia principio etico e di giustizia.
Naturalmente anche il popolo non è estraneo a questo sporco gioco. Anche il popolo, in specie negli anni addietro ha beneficiato di certi salvacondotti non proprio edificanti...e tuttavia, adesso che, sono saltati molti equilibri (ma non tutti) ci si aspettava una reazione adeguata. E invece, nulla. Non si salva nessuno. Non si salva l'Emilia Romagna al Nord e non si salva la Calabria nel profondo Sud. Non si salva questa società che esprime il peggio del peggio; non si salvano gli astensionisti che, così facendo, legittimano la partitocrazia imperante, lasciando che una ristretta cerchia di favoriti detti le regole del gioco, perpetuando l'odiosa casta politica, in modo tale che siano sempre i  peggiori a vincere.
In molti si sono indignati per gli scandali che hanno colpito varie regioni italiane ma, nonostante ciò, nulla cambia, se non l'astensionismo che tende così ad aumentare in modo allarmante.
Anche se oggi i politici continuano imperterriti a collocarsi a destra o a sinistra, nulla cambia... poiché costoro sfuggono alla dicotomia destra/sinistra, essendo entrambi funzionali al medesimo disegno global-mondialista. Del resto, i desiderata delle oligarchie finanziarie si riassumono in una sola parola: ELIMINAZIONE. Anzitutto, eliminazione della rappresentanza popolare, che, quando veritiera, viene immediatamente bollata con l'aggettivo "Populista"; quest'ultima, dunque, assume valenza eminentemente negativa per i politologi nostrani.  In secondo luogo, eliminazione della sovranità popolare, ossia della capacità di decidere autonomamente e, soprattutto, insindacabilmente, da qualsivoglia potere esterno. In terzo luogo, eliminazione delle diversità, ragion per cui tutto deve essere OMOLOGABILE, CATALOGABILE e CONTROLLABILE. Anche nella famiglia scompaiono le figure tradizionali, per essere sostituite da altre figure asessuate e, appunto, interscambiabili. Tutti questi pezzi che sembrano distinti e distanti assumono una reale fisionomia allorquando vengono collocati nella giusta ottica: Il POTERE MONDIALISTA.

sabato 25 ottobre 2014

L'attitudine umana (troppo umana) a delinquere


La Delinquenza è nata con l'uomo. Tuttavia, mai si è vista agguerrita ed organizzata come oggi. Forse perché essa rappresenta una risposta alla cosiddetta "società a due piani", di quelli che si trovano in alto, che sanno e possono, e di quelli che si trovano in basso, che non devono sapere bensì agire. Un salto di qualità la delinquenza l'ha fatto in America, negli anni '30, durante il proibizionismo. Fu allora che essa si specializzò nel gangsterismo. Una peculiarità, quest'ultima, molto apprezzata oggidì, soprattutto negli ambienti bancari, i quali sottraendo la violenza diretta, hanno intanto aggiunto il ricatto e l'intimidazione... che però, a quanto è dato sapere, sono oggi parti integranti dell'economia "democratica". Per questo oggi diventa un fatto quasi naturale rivolgersi indifferentemente al gangster o al banchiere: cambiano i metodi ma il risultato è pressoché identico.
Dopo l'ultimo conflitto bellico, i gangster sono sbarcati in Sicilia a fianco degli alleati e sono stati accolti dagli indigeni italici (italioti) come "liberatori". Costoro, dopo aver rieducato i banchieri nostrani, hanno sostituito la "civiltà del Lavoro", creata nel "vituperato ventennio", con quella del "Tempo libero", tanto che oggi, ancora molti giovani rimangono perennemente in vacanza a far compagnia ai loro genitori appena licenziati. Inoltre, non soddisfatti, hanno abolito la tanto odiata società gerarchizzata, per sostituirla con la carnevalizzazione della politica, dove un governo durava quanto una stagione. Poi, con la stagione di Tangentopoli, si è chiusa definitivamente anche l'epoca dei governi balneari. E' nata la seconda repubblica che ha visto tra i suoi protagonisti principali un imprenditore che ha portato in parlamento una ventata di freschezza.
La nuova industria dello spettacolo è sbarcata così a Palazzo Chigi: nani e ballerine hanno "danzato" per quasi un ventennio, offrendo la rivoluzione della fluidità e dell'avidità. Un lavoro non privo di rilevanza, proteso a coltivare nuove intelligenze: l'arte dell'imbroglio e l'inclinazione al meretricio. Il Cavaliere ha offerto così alla delinquenza una funzione salvifica e sociale. Ha costituito un trait d'union fra i due piani, fra quelli del piano alto e i sudditi sottostanti. Solo così un solerte finanziere - che dovrebbe arrestare chi naviga negli imbrogli - diventa suo prezioso collaboratore. Solo così un'immigrata marocchina (minorenne) è riuscita a far impallidire la città di Arcore. Solo così si comprende il perché la gente delinque, perché a farlo in modo proficuo, siano soprattutto i banchieri, gli alti funzionari di stato, gli ufficiali dei Carabinieri e della Finanza.   La delinquenza diventa così fattore sociale democratico unificante. Una risposta la si potrebbe rintracciare infine nella noia che questo carnevale americano - a lungo andare -  instilla nei suoi sudditi. In questo mondo di contabili ipocriti e bugiardi, delinquere è forse l'unico rimedio alla noia. Una via di uscita alla solita routine, o da una vita senza ideali, e perciò, priva di qualsiasi significato.

domenica 18 novembre 2012

Denaro e democrazia

Intanto ringrazio Pier Luigi per avermi fornito l'occasione di rispondere al suo post, sebbene non ne condivida l'assunto. Più condivisibile mi sembra invece il post di Pierre che invece ne mette in risalto i limiti ed anche le storture... Ed anzi forzando un pò il suo elaborato discorso si può addivenire sinteticamente a quanto segue..

mercoledì 31 ottobre 2012

Demonio-crazia

Premessa 

Chi studia la politica in modo serio e scrupoloso non può esimersi dal considerare il peso gravoso esercitato da quello che i filosofi tedeschi chiamano "Zeitgeist" (spirito del tempo) e i cui effetti empirici sono sotto gli occhi di tutti. Lo Zeitgeist, tuttavia, non è un fattore precisamente quantificabile ed è forse per questo motivo che non tutti i politologi lo inseriscono adeguatamente nei loro scritti o anche nei  dibattiti  accademici.

mercoledì 25 aprile 2012

L’unica liberazione possibile

LiberazioneSe coloro che oggi festeggiano la giornata della “liberazione” sapessero a quali disavventure e disagi sono andato incontro durante tutti questi anni per difendere l’indipendenza di giudizio e un’idea “politicamente scorretta”, con tutta probabilità avrebbero una qualche difficoltà nel definire cosa veramente significa essere liberi;  e dovrebbero rivedere il giudizio politico non solo sul 25 aprile ma anche quello sul 17 marzo 1861 e la cosiddetta “unità d’Italia”.
Ora senza fare inopportune digressioni dirò, semplicemente, che la sinistra non si è mai confrontata seriamente con la sua storia, lasciando spesso molti cadaveri nell’armadio del “politicamente corretto”.  Si dice che quelli furono eroi, o morti inevitabili e che, comunque, perirono per una “giusta causa”. Il caso di Pol Pot, però, non viene ascritto a queste categorie e perciò, viene sconfessato e non riconosciuto come di “sinistra”, evidentemente perché troppo sanguinario e poco marxista. 
L’enfasi retorica spinta sino alla millanteria appartiene purtroppo a certo nefasto repertorio nazional-patriottardo che ci rimanda alle sonore corbellerie scritte in occasione dell’unità d’Italia.  Chi ha studiato la Storia d’Italia solo sui manuali scolastici ha ricevuto un’istruzione distorta e assai settaria, non attenta a quelle che furono le vere ragioni dell’unità italiana.  La storia è una scienza che va continuamente aggiornata. E chi non lo fa è, appunto, settario. E se oggi si denunciano  le ruberie e il malaffare occorre – per quanto sia possibile -  andare all’origine e vedere dove si è cominciato a barare, perché le ruberie di allora rappresentano lo specchio autentico di quelle odierne.
Il primo finanziamento illecito ai partiti viene fatto proprio da Giuseppe Mazzini. Il nostro “eroe nazionale”, una settimana prima della proclamazione del Regno d’Italia, manda un banchiere (Adriano Lemmi), che oggi si chiamerebbe brasseur d'Affairs, con un a lettera di credito indirizzata a Francesco Crispi (altro padre di questa patria matrigna) e lo invita ad aiutarlo per la costruzione delle ferrovie. E qui bisognerebbe ricordare agli immemori pennivendoli del Sistema che l'Inghilterra del tempo era massimamente interessata all’affare ferrovie.  Mi fermo qui.
Ma veniamo all’oggi. Tutti ricordano gli articoli intrisi di odio dell’ormai scomparso Antonio Tabucchi che denunciava le contro manifestazioni di FN, rei di voler forse reinterpretare un’anacronistica marcia su Roma. Dimenticano, costoro, che persino i carri sovietici si sono sempre mossi con il  pretesto di voler aiutare popoli e governi minacciati…. Dico questo, en passant, solo per significare che esistono sempre molte verità e quella ritenuta corretta è quasi sempre ascrivibile al potere costituito; e proprio per questo, come minimo, assai discutibile e perciò degna di essere studiata e rivista con occhio spassionato e scevro da pregiudizi.
Si dice che il fascismo fu un regime illiberale e liberticida e per questo il 25 aprile serve a ricordarlo. E’ vero: il fascismo fu profondamente illiberale. Ma questo spirito illiberale esisteva ben prima dell’avvento fascista e, soggiungo, continuerà ad esistere. Gli italiani che oltraggiarono il corpo del Duce furono – in massima parte – gli stessi che lo applaudirono durante le oceaniche adunate. Per questo - ora come allora – occorre elogiare coloro che non fecero parte della massa belante, al servizio del potente di turno.
Per questo e tantissimi altri motivo dico semplicemente che il 25 aprile non è stata mai la mia festa: innumerevoli bandiere insanguinate la popolavano,  immenso odio civile  l’ha animata in tutti questi anni, supportato da una olografia  a dir poco manichea.  Il mito della resistenza  è stato usato come una clava dalla sinistra per colpire gli avversari politici e, soprattutto,  come surrogato della lotta al capitalismo. Ogni qual volta  occorreva giustificare i compromessi messi a punto dal PCI con la borghesia e il capitalismo si riesumava lo spauracchio antifascista in funzione dello Status quo.
Il comunismo ha tradito perciò la sua natura ideale e sociale, venendo meno ai suoi principi fondamentali. Il comunismo è diventato un alibi, un mezzo attraverso il quale fosse possibile far politica in nome di “giusti” e “nobili” ideali ma che, nei fatti, ha rappresentato la punta di lancia del compromesso storico.
Il rito battesimale della Liberazione ha dato al comunismo una patente di libertà negata nei fatti dalla Storia. E questo è ancor più vero “oggi” di “ieri”. Per far parte della comunità nazionale agli ex-neofascisti è stata necessaria l’abiura del fascismo tout court, senza nemmeno considerare quelli che furono i vantaggi e le scelte politiche sociali giuste per la comunità nazionale.  Si disputa da anni di riforme costituzionali senza che nessuno (nemmeno gli ex sedicenti fascisti) abbia messo seriamente sul tappeto il problema della “libertà” come assunto principale del nostro vivere civile.
Inoltre la pretesa unificante del 25 aprile come Liberazione Nazionale è un falso storico smentito dai fatti. Oggi si celebra l’avvento di una democrazia dimezzata, dalla quale non solo solo sono stati esclusi i "vinti"  ma pure chi non accetta i paradigmi di questo regime mascherato.  Si celebra una “vittoria” rubata da una minoranza ad un’altra minoranza, con larga parte della popolazione rimasta inerte e che, in massima parte, durante il fascismo, fu organica al sistema.  Oggi che i partigiani, per ragioni anagrafiche, sono quasi tutti deceduti, l’antifascismo in Italia si risveglia con un altro significato che esce fuori dai confini del politicamente corretto. Esso ha indossato i panni o dell’anti -berlusconismo viscerale, oppure dell’anti-politica, gettando un ponte fra due uomini, del tutto differenti. Il suo significato originario si è diluito, diventando altro da quello che era in origine. 
Per questo ed altro ancora non festeggio. L’unica liberazione possibile risiede nel conseguimento della verità storica attraverso la libertà di ricerca, senza che partiti e poteri possano mettervi bocca.
© Petrus Aloisius

martedì 17 aprile 2012

Milena: pennivendola del Sistema!


Milena Gabanelli, nell'ultima puntata di "Report", forse consigliata da qualche velina trasmessa dall'alta finanza, ha riproposto l'abolizione del contante come soluzione alla crisi imperante nell'eurozona. Secondo quanto mostrato dalla "solerte" giornalista di RAI3, attraverso questa misura "miracolosa" sarebbe possibile lastricare strade, costruire ponti e palazzi; in più secondo la furba giornalista, si eliminerebbe il malaffare e l'evasione fiscale.  La Gabanelli ha quantificato pure la cifra: 150 miliardi di €. Questi sono i soldi che servono, infatti, esclusivamente, per stampare carta moneta (il cosiddetto costo tipografico).

Dimentica - la solerte giornalista- che larga parte della popolazione è assai restia ad attuare la smaterializzazione del contante... un processo - quest'ultimo - incominciato inconsapevolmente con la Rivoluzione Francese e che adesso è stato possibile  mettere in pratica, proprio attraverso l'ausilio dell'informatica (altro elemento utilissimo in ambito finanziario) che permette il trasferimento di ingenti somme, tramite la semplice pressione del tasto invio. 

In realtà dietro questa "sparata giornalistica" si cela il più grande imbroglio che le Banche stanno lentamente mettendo in atto: il controllo di tutto e di tutti, attraverso l'emissione monetaria e il controllo del credito.  Senza contare che nell'attuale sistema capitalistico, il gettito di molte attività si ridurrebbe a zero, costringendo alla chiusura le aziende; poichè il problema principe non è affatto il debito pubblico che è fortemente ingenerato dal Signoraggio Bancario, poichè se è vero (come è vero) che per stampare carta-moneta (senza alcun corrispettivo in valuta pregiata oro o argento) occorrono miliardi, quanti ne vengono sottratti dal Signoraggio Bancario?  A questa ultima domanda dubito che la Gabanelli dia una risposta.
Quindi, senza che la massa belante se ne accorga, le febbrili iniziative portate a compimento dagli agenti incaricati alla difesa dell'attuale apparato economico finanziario, continuano senza soluzione di continuità, in totale spregio della democrazia  (buona solo quando si tratta di criticare il "vituperato" ventennio fascista) e, soprattutto, del popolo sovrano.
© Douglas

sabato 18 febbraio 2012

O la Borsa o la vita!

L'economista Sergio Ricossa in un sua opera, "Come si manda in rovina un Paese. Cinquant'anni di mala economia, Rizzoli, Milano 1995", cita il caso di una grande giocatrice in Borsa, la signora Anna Bonomi Bolchini. Costei, figlia di una portinaia e senza alcuna cognizione economico-finanziaria, accumulò una grossa fortuna speculando in Borsa. Ricossa annota questo prezioso particolare. Questa signora, prima di decidere sui grandi investimenti, si premurava di consultare la sua cartomante di fiducia. Questa apparente boutade, in realtà non è poi un modo come un altro per passare il tempo e, soprattutto, non è un modo scorretto di orientarsi sul mercato finanziario, visto che persino un esimio premio Nobel per l'economia, Paul Samuelson per orientare i suoi studenti negli investimenti borsistici, suggeriva loro il famoso "teorema delle freccette".
In poche parole l'illustre economista indicava ai suoi prediletti tre semplici mosse:
  1. si prenda il Wall Street Journal,
  2. lo si apra alle pagine delle quotazioni in borsa, e dopo averlo posto ad una certa distanza,
  3. lo si prenda di mira tirandoci sopra diverse freccette. Preferibilmente molte freccette perchè queste ripartiscono il rischio e riducono le perdite.
Questo, secondo il noto economista, è il modo più sicuro per non perdere in Borsa.
D'altra parte, già nel secolo scorso, il primo direttore dell'Economist, Sir Walter Bagehot, nel suo famoso libro, "Lombard Street", descriveva il mercato di Borsa come una grande bisca internazionale. Di qui il celeberrimo modo di dire: Quell'uomo "gioca" in Borsa.
Oggi, grazie alla deregulation e alla velocità con cui è possibile spostare enormi quantità di denaro, il mondo della Borsa si è spostato magicamente nel mercato valutario e ha perso il carattere di gioco per diventare un vero e proprio modo di governare gli uomini e le cose. Ciò si è reso possibile grazie ad un inganno: il mito della libera circolazione degli uomini, delle merci e dei capitali. Oggi infatti per muovere migliaia di miliardi basta pigiare le dita su di un pc. su queste decine di miliardi dollari solo un quinto sono destinati a saldare onesti utili scambi di beni e servizi, mentre tutti il resto ricerca di investimenti speculativi. Ebbene questo fenomeno e stato favorito dalla deregulation e dalla libera circolazione dai capitali.
Strumentalizzando molto certe coincidenze tra l'ascesa dello spread e la mancata approvazione di riforme e manovre finanziarie di un governo, si è arrivati ad istituzionalizzare una figura estranea alle democrazie, pur facendone, di fatto, parte integrante: il mercato.
Ci sono precise responsabilità. Anzitutto dei politici che hanno permesso tutto ciò.
In secondo luogo della Banca d'Italia prima e della BCE adesso. Prima perché non ha governato o perché non ha saputo governare. La vita di un economia si regge su alcune istituzioni, e se queste istituzioni non sono capaci di governare bene e, soprattutto, nell'interesse della collettività, è quasi scontato che certe cose accadano, prima o poi. Se questo tipo di "democrazia" ci ha portato allo sfascio o non è una vera democrazia, oppure non è un sistema adatto per governare. Quello che serve è un'unità di indirizzo tra economia e politica, poiché, all'origine dello sfascio, vi è il fatto inconfutabile che l'economia non è più al servizio della politica. In parole povere se tutti i ministeri più alti: Bilancio, Economia, Tesoro, devono (o no) essere composti da persone come quelle che vediamo oggi; oppure se al loro posto vi debbano essere persone del tutto sganciate dai poteri forti e perciò stesso veramente autonome. Ora, un altro punto: autonomia non equivale a completa libertà di fare i propri comodi. L'autonomia esige un controllo, altrimenti diventa un arbitrio. Purtroppo oggi le banche centrali e commerciali sono l'unica fonte di emissione monetaria. E, siccome manca assolutamente ogni sorta di controllo, la quantità di denaro emessa viene espansa o ristretta ad unico vantaggio dei potentati finanziari. L'inflazione e la deflazione sono - a tutti gli effetti - degli strumenti in mano alle banche centrali. Le Banche centrali attraverso l'elargizione di credito e la cosiddetta "stretta creditizia" sono riuscite a soggiogare intere nazioni. E lo fanno ancora oggi, di fronte ai nostri occhi. E' il cosiddetto andamento ciclico degli affari, un vero e proprio artifizio atto a condizionare e dirigere l'economia di un paese, a tutto vantaggio dei banchieri centrali.
Inoltre è da segnalare anche un assurdo giuridico. Attraverso il commissariamento della politica, non solo viene delegittimata la "democrazia", ormai completamente svuotata dalla sovranità popolare, ma viene lesa anche la "certezza del diritto" che è un principio imprescindibile per ogni stato che ama definirsi tale. La politica è debole ed il parlamento è stato di fatto esautorato da forze estranee al mandato popolare. Il parlamento - occorre ricordarlo anche adesso e non solo quando conviene a "lor signori" - è l'organo centrale del nostro sistema costituzionale. Non per nulla la frettolosa nomina di Mario Monti a senatore a vita rappresenta la classica foglia di fico per coprire un assurdo giuridico e costituzionale.

Per spiegare questo fenomeno occorre andare all'origine; e cioè, alla fondazione della Banca d'Inghilterra.
“Il banco trae beneficio dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla”. William Patterson, fondatore della Banca d’Inghilterra.



Nel 1694 nasce la Banca d'Inghilterra prestando denaro (che allora aveva un valore intrinseco) ma ottenendo dal re il permesso di diffondere altrettanta cartamoneta sulla base di quello che aveva prestato al sovrano. In questo modo si riuscì a raddoppiare la base monetaria. Questo è il tragico inizio di un fenomeno di espropriazione strisciante della sovranità monetaria.
Dal VI sec. A.C., quando nell'Asia minore (nella stessa città e nello stesso periodo in cui era vissuto Talete) nasce la prima moneta coniata, fino alla fine del 1600, la proprietà dell'emissione monetaria era assicurata al Re o alla Repubblica. Era una prerogativa dello Stato, insomma. Con l'avvento della Banca d'Inghilterra questa tradizione venne tragicamente interrotta. Chiaramente non è che prima, nel corso dei secoli, tutto sia andato nel verso giusto: ci sono state alterazioni dei valori monetari, iperinflazioni ecc. Questo ultimo punto ha giustificato il passaggio a questa privatizzazione della emissione monetaria.
Successivamente (1800), sul modello della Bank of England, viene creata la Banca di Francia. Nel 1894 arriva anche la "Banca d'Italia" e poi, alla fine, dopo aver combattuto per molto tempo contro la costituzione di una Banca Centrale, anche gli Stati Uniti d'America, si doteranno di questo mefitico istituto: la Federal Reserve.
Nel dopoguerra, in Germania, la Bundesbank sarà la prima Banca centrale dotata di "autonomia". Perché? Perché occorre aspettare la fine della Seconda guerra mondiale affinché la Germania si doti di una Banca Centrale autonoma?

La cosiddetta autonomia delle Banche Centrali è stata caratterizzata per la creazione di moneta scritturale (bancaria), che ha ridotto il circolante a una parte minima occorrente a regolare le transazioni. Infatti, se vi ricordate le famose cinquecento lire con sopra stampigliata la dicitura "repubblica italiana", ricorderete pure che non servivano pressoché a nulla (a parte le elemosine o le mance al bar). Un po' come avviene oggi per gli euro e i centesimi metallici. In pratica, appena la moneta di carta serve a comprare qualcosa di cospicuo la proprietà diventava ed è della banca centrale. Ma anche questa è limitata, poiché tutto viene effettuato digitando la cifra su un Computer. Nel momento in cui le banche Centrali, collegate in qualche modo coi poteri pubblici, assumono l'autonomia, automaticamente la perdono, perché la massa dei segni monetari, quelli che servono a regolare la maggior parte delle transazioni, ormai passa al di fuori del circolante. Paradossalmente, la massa di cartamoneta emessa dalle Banche Centrali si sta degradando alla stessa maniera degli spiccioli metallici emessi dagli Stati. Quindi, in definitiva, oggi anche le Banche Centrali sono state messe in crisi dal la proliferazione del mercato. Negli Stati Uniti d'America, già prima della creazione dell'Euro, chi pagava con il contante veniva guardato con sospetto (o perché accattone o perché malavitoso). Per questo motivo si è fatto un passo in avanti nell'indirizzo sbagliato, istituzionalizzando la carta di credito, assottigliando ulteriormente il circolante aumentando il potere di chi crea moneta. Adesso con la tracciabilità nei pagamenti sono stabilite per legge multe fino al 40% dell'importo per chi compie transazioni in contanti oltre i 1.000 euro! Il regime della tracciabilità diventa operativo. Le regole anche per assegni e libretti. Insomma siamo alla dittatura del denaro. E questo avviene con la complicità e il silenzio-assenso dei politici.
Un problema, questo, essenziale per le democrazie, di difficilissima soluzione, è proprio quello della cosiddetta autonomia; poiché, nel momento in cui le banche centrali assumono l’autonomia questa cessa. Il mercato monetario non può essere più lasciato in balia degli speculatori internazionali.
Un raccordo fra la politica e la economia va dunque ristabilito, in modo tale da restituire la sovranità al popolo per la legittimazione reale della democrazia.
© Petrus Aloisius

giovedì 4 marzo 2010

Ancora sull'uguaglianza

Di fronte alle candidature falsamente "democratiche e popolari", di "giovani" senza arte nè parte, pateticamente asserviti alle logore "leggi" del potere, alle prossime consultazioni amministrative, facciamo nostro lo scritto di Rutilio sermonti contro l'illusione democratica.


Uguaglianza che passione!
di Rutilio Sermonti

Dal tempo in cui la politica, dall’essere questione di fatti, decadde ad essere questione di parole, e cioè dagli anni dei famosi “lumi”, non c’è dubbio che quella di più largo uso, tanto da assurgere rapidamente a dogma, fu l’eguaglianza (égalité, in lingua originale ). In fondo, anche la famosa, e non meglio definita, “liberte”, non era che un corollario dell’égalité. Potenza delle parole ! È veramente allucinante riflettere su come un concetto così radicalmente estraneo a tutte le coscienze abbia potuto avere tanto successo di palcoscenico. Sia prima che dopo la proclamazione, non c’è infatti rapporto umano, da quelli economici a quelli sentimentali, che non sia fondato sulla diversità. Nessuno mai intraprende un’attività economica con altri, pescandoli a caso, bensì in base a quelli che ritiene più affidabili e più a sè sinergici, e quindi con un giudizio di diversità. Nessuno organizza il più innocente dei picnic se non in compagnia di gente a lui simpatica, escludendo rompiballe e piantagrane: altro giudizio “discriminatorio”.
Nessuno si sogna di comporre una squadra di calcio se non cercando i più “bravi” ed escludendo le schiappe, i pigri o i narcisisti. Non parliamo poi dell’amore, che tanto spazio occupa nelle fantasie di uomini e donne, e in cui l’apprezzamento soggettivo di diversità è, magari, effimero, ma - al momento - talmente potente, da determinare addirittura una “impotentia coeundi” del partner maschile verso una che non sia “di suo gusto”.
Sfidiamo chiunque a farci un solo esempio di rapporto umano che presupponga l’uguaglianza, e quindi la fungibilità, dei partecipi. In effetti: ve n’è uno solo, ma non è un rapporto naturale: quello tra eletto ed elettore in “democrazia” Un voto vale effettivamente come qualsiasi altro, ed è proprio quello il motivo per cui la democrazia rappresentativa non è che la più fosca tirannia mai inventata.
La grande conquista dell’“égalité”, strombazzano gli “ideologhi, è l’eguaglianza difronte alla leggeeee! L’hanno pure scritto, tutti giulivi, sui muri delle aule. “La Legge è uguale per tutti”. Come se non fosse una banalità. La legge è sempre stata uguale per tutti, per il solo fatto di essere legge, ossia un comando astratto. Date certe condizioni - dice e ha sempre detto la legge - queste sono le conseguenze, penali o civili. Va da sé che, solo col fissare le condizioni, per essere impiccati o per beneficiare di un vitalizio, la Legge non stabilisce uguaglianze, bensì diversità. Ma sono diversità “uguali per tutti” (almeno in teoria). L’uomo qualunque, però, quello “uguale” non ha con “la Legge” alcun rapporto diretto. I rapporti che direttamente lo toccano, egli li ha con altri due pubblici poteri: quello giudiziario, che stabilisce e dispone come la Legge vada applicata al suo caso concreto, e quello amministrativo, che gli impartisce comandi e divieti in pretesa applicazione della Legge astratta di cui sopra. Ed è lì - ahi ahi - che casca l’asino dell’uguaglianza.
E la colpa è sempre della maledetta eguaglianza.
Il perchè lo sappiamo bene. È che la rappresentanza parlamentare non qualificata garantisce che il potere vada e rimanga, non a chi meglio governa, ma a chi meglio è capace, coi turpi sistemi di cui più volte ci siamo occupati, di turlupinare gli sprovveduti. Ma la casta intoccabile dei Padroni Veri è quella che ha nelle sue mani le sorti, le carriere e i privilegi, sia dei giudici che degli “esecutivi”, a cominciare dalle “forze dell’ordine”, per tacer dei “servizi”. Ne consegue che - fatte le debite e meritorie eccezioni -, la carne è debole, e forte è la tentazione di scansare guai ponendosi al servizio, non della nazione, ma dei privati interessi di chi l’ha ridotta la larva di se stessa.
Ottant’anni addietro, la mia nonna paterna mi diceva, fiduciosa: «Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi». Questo dell’eguaglianza, invece, sembra che gli sia riuscito discretamente. Durerà ancora a lungo?


Ringraziamo pubblicamente il sito:http://luniversale.splinder.com/ per l'utile segnalazione.

venerdì 27 novembre 2009

La critica della Democrazia

Finché si resterà fermi alla formula democratica e parlamentare, finché si dovrà esitare ad ogni passo, tremare dinanzi ai circoli, temere le cabale, lusingare i faziosi, vivere alla giornata, sarà impossibile costruire.

Bisognerebbe poter preparare un lavoro di ampio respiro, confidarlo ai più competenti, dar loro l'autorità e il tempo necessario al compimento di un'opera. Se si deve continuare a scegliere i ministri secondo il colore dei partiti e non secondo la qualità, se nessuno può comandare, se non si è mai sicuri del domani, non si creeranno che incoerenti ed instabili. Noi siamo a questo punto.

Ogni osservatore attento deve convenirne.

Non vi e possibilità di risanamento se non nella misura in cui si sfugge a queste tirannidi democratiche.

Verrà il giorno che, con le buone o con le cattive, spinti a ciò dai rovesci, noi ci dovremo liberare a nostra volta dalle convenzioni di una democrazia incapace di governare, di scegliere, di durare e di creare.

Lèon Degrelle. ottobre 1939

martedì 27 marzo 2007

Schizofrenie politico-istituzionali


27-03-2007 - 15:01

immagineSono letteralmente disgustato da tutto questo mercanteggiare, da questo insulso "mercato delle vacche". La mostra amata repubblica democratica e antifascista, maggioranza e opposizione, sta dando un cattivo spettacolo di se. Non entrerò nel merito della "missione di Pace", condotta sotto l'egida dell'ONU. Non esprimerò alcun giudizio di merito circa la giustezza di questa guerra. Purtuttavia, un governo serio deve mantener fede agli impegni presi. Altrimenti siamo di fronte ad uno stato-pagliaccio. E se c'è un reale cambiamento di rotta il governo in carica deve avvisare gli alleati e le forze in campo e accollarsi tutte le responsabilità che una tale decisione comporta. Non si può procedere sull'onda di un sensazionalismo, mirato a far combaciare due facciate di due diverse medaglie. In altre parole, non si può un giorno dire una cosa e quello successivo farne un'altra. Quest'atteggiamento schizofrenico è dovuto in gran parte all'estrema litigiosita di uno schieramento, estremamente variegato, unito solo da un pessimo antiberlusconismo di facciata. Purtroppo, le moderne espressioni politiche mettono tutti nello stesso "calderone democratico" e vanno necessariamente incontro a questa specie di problemi. D'altronde, tale situazione la si conosceva fin dall'inizio. E, sotto questo punto di vista, il centrosinistra ha ragione da vendere. Perciò chi reclama il diritto di ritornare alle urne, di dare voce al "popolo sovrano" è in cattiva fede. Perchè è stato proprio il popolo a scegliersi questo governiccchio. Un governicchio veramente debole e sconclusionato. Sotto quest'ultimo aspetto, però, una parte di colpa la si deve attribuire ad una pessima legge elettorale, giustamente giudicata da qualcuno come una "porcata". Ciò nonostante tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Perchè una cosa è immaginare un conflitto interno (alla maggioranza) altra cosa e viverlo in prima persona. Ma tant'è...

sabato 24 marzo 2007

Scandali e indignazioni inutili


Qualcuno ha affermato che "gli Scandali sono il sale delle democrazie". Non so cosa vi può essere di saggio in questa affermazione. Tuttavia, la citazione appare del tutto appropriata, visto il clima da basso Impero che regna inconstrastato nel paese (italia). Mi riferisco evidentemente a Vallettopoli e a tutto il bailamme che ne è seguito. Una parte cospicua di questi "scandali" sono dovuti all'assenza di controlli. Non esiste infatti una presenza costante dello Stato che "vigila" solo a fasi alterne. Si renderebbe necessaria una normativa che regoli certi "traffici", senza cadere nel baratro di un inutile moralismo. Attualmente esiste una politica del laissez-faire . Lo Stato chiude un occhio e, a volte, anche due. Uno stato che, a parole, condanna la prostituzione e ciò che ne deriva ma, nei fatti, lascia fare. Personalmente credo che l'abrogazione per legge delle "case chiuse" (legge Merlin) sia stato un clamoroso errore. In tal modo la prostituzione veniva "regolamentata" e, con i dovuti "aggiornamenti", si poteva anche trarne alcuni benefici. Senza dubbio una cosa del genere farà rizzare la peluria su qualche testa p(r)elata. Ma sarebbe un grave errore lasciare le cose così come stanno. Una prostituzione (civile) può essere esercitata in modo assolutamente discreto, fuori dai riflettori di ogni genere e tipo. In tal modo si eviterebbe di alimentare lo sfruttamento da parte della malavita, togliendo dalle tasche della mafia ingenti somme di danaro, restituendone buona parte allo Stato, evitando altresì altri spiacevoli episodi criminogeni. Per non parlare dei vantaggi che una tale decisione comporterebbe sul piano del buoncostume e dell'ordine pubblico. Inoltre devesi registrare l'assoluto doppiopesismo di questo governicchio, pronto a far di tutto per salvar la faccia di un vile portavoce e, invece, altrettanto solerte nel perseguire il più alto esponente di Casa Savoia. Sarebbe invece stato più giusto introdurre un salvacondotto per gli alti ranghi che, spesso, sono oggetto di ricatti e vere e proprie persecuzioni private. Ma, come dicevo prima, viviamo in un periodo nefasto, senza alcun rispetto per le persone dabbene.

giovedì 22 marzo 2007

Il Bel Peese


22-03-2007 - 12:26

immagineLo Spettacolo che stanno dando in Aula alla Camera i "nostri" parlamentari è veramente deprimente. Due coalizioni - apparentemente opposte - litigano senza un motivo serio. Entrambi gli schieramenti, con qualche eccezione nelle ali estreme, sono orientati ad assicurare all'italia-paese un governo a prevalente orientamento liberista. Perchè allora accapigliarsi? E' ovvio: per ingannare ulteriormente i sudditi del sistema paese, per dare una parvenza di opposizione. Oppure, molto più semplicemente, per difendere meri interessi di bottega. Quello che ci troviamo di fronte è un piccolo paese, una contrada nel paesaggio globale. Eppure tutti si stracciano le vesti per difendere i "diritti" e la "democrazia". Ma quale democrazia? Quella dei servizi segreti e dei delitti mai puniti? Quella dell'indipendenza territoriale e dell'ingerenza straniera? O quella dell'orgoglio nazionale? Io invece sostengo che siamo in un regime totalitario persino peggiore di quello vissuto negli anni venti. 

lunedì 12 marzo 2007

Resistere... resistere... resistere

"Vertumnus et Pomona", Paulus Moreelse, anno 1630
Riprendo a scrivere, non senza qualche imbarazzo. Ma non mi occuperò ancora di politica in senso stretto, poichè sarebbe tempo sprecato. Ed il tempo a nostra disposizione è poco. Occorre, dunque, impiegarlo nel migliore dei modi. Anche perchè nell'attuale panorama politico è difficile trovare una collocazione accettabile. La democrazia è un Bluff, così come lo è stato il comunismo. Solo che, attualmente, non esiste un sistema più adatto ai "tempi".  Per questo si deve tener ben presente lo "specchio dei tempi" e non irrigidirsi su posizioni indifendibili. Bisogna, per converso, mantenere una dignità interiore. Una dignità che non tenga in alcun conto il parere altrui. Non si tratta di saccenza o, peggio, di Superbia. Al contrario: la superbia è la radice di tutti i mali! Non dimentichiamolo. Lo stesso vale per l'invidia che ne costituisce la nemesi. Al massimo si può parlare di una sana fierezza interiore, un virile amor proprio. Il processo di secolarizzazione è tuttora in atto. Anzi, a dire il vero, si trova addirittura in una fase molto avanzata. Tale processo è un Signum temporum e, come tale, non può essere evitato. In tale ottica si inserisce la sconfitta delle religioni. La sconfitta non è solo apparente: calo crescente delle vocazioni, diminuzione esponenziale dell'interesse dei fedeli verso le Istituzioni religiose ecc. Oggi la secolarizzazione ha sfondato le porte del tempio. Se è vero che i cavalli dei cosacchi del Don non sono arrivati ad abbeverarsi alle fontane di San Pietro, è altrettanto vero che, poco distanti, sono sorte fiorenti attività commerciali che hanno fatto degli oggetti di culto la loro personale fortuna. Per questo motivo assistiamo inermi ad una devizione costante, con alcuni punti di arresto, che ne costituiscono un temporaneo. Lo sfondamento  è prossimo. E' partirà dall'interno, cosicchè renderà inutile ogni barricata esterna.   

domenica 25 giugno 2006

Clima estivo e referendum

 I referendum e le votazioni – in genere – mi rendono malinconico. Cosa ne può capire un macellaio di Riforme Costituzionali? La forbice dell’analfabetismo si è così allargata che non risparmia nemmeno altre categorie! Avete mai provato a chiedere ad un comune mortale qual è la differenza fra la riforma attuale, quella cioè di cui oggi siete chiamati a pronunciarvi e quella varata dal centrosinistra nel 2001 con soli 4 voti di scarto?  Forse qualcuno saprà anche rispondere. Ma la massa? Quella che – per intenderci – forma il consenso sa dire qualcosa nel merito? Io temo di no.  Le cose non migliorerebbero affatto se dovessimo allargare il nostro ristretto orizzonte alla politica internazionale e ai delicati equilibri geopolitici in atto. La gente sa ciò che riesce a comprendere e ciò che è in diretto rapporto con la propria situazione contingente.  Tutto il resto è tabù, roba per esperti del settore. Per questo è necessario uscire dall’ipocrisia “democratica” che illude ed inganna, senza dare risposte concrete alle esigenze di tutti.  Così dietro lo spauracchio dell’autoritarismo, del “fascismo”, si compiono i peggiori misfatti a danno dell’intera collettività. Il tutto in nome del nobile ideale democratico. Detesto questo tipo di politica che vuole apparire buona e giusta, quando invece non lo è affatto. La democrazia è una pura invenzione ad uso e consumo dei “mangiapatate a tradimento”. Il popolo non ha mai comandato e mai (credo) comanderà. E forse, sotto certi aspetti, è anche un bene. Pensate a  cosa si andrebbe incontro se una cosa del genere – con tutte le varianti del caso – accadesse: sarebbe il caos. E’ giusto invece che a comandare siano i più giusti, i più bravi, i migliori insomma. Si dovrebbe creare una “scuola d’élite “  che preparasse la classe dirigente al governo del paese. Invece, per via della “democrazia”,  ci troviamo una classe politica mediamente impreparata, che deve spesso far ricorso ad aiuti “esterni” per far fronte a problemi tecnici urgenti. La forma dello stato dovrebbe essere piramidale, su base meritocratica. Ma una tal cosa è inimmaginabile oggi.  Quindi, non so voi, ma io me ne vado in montagna.

venerdì 11 giugno 2004

L'alibi del voto

Il tempo che stiamo vivendo è - senza ombra di dubbio - il tempo che sta redigendo l'atto di morte della democrazia.
La democrazia è un programma incompiuto, volutamente.
Le elezioni che si stanno per celebrare sono una farsa.
Bisogna fare perciò tre considerazioni:

  1. la prima è che nel mondo di oggi l'essenziale delle decisioni   che influenzano la politica sono prese da persone  non elette dal popolo, senza alcuna legittimazione democratica;
  2. la seconda riguarda l'europa, in quanto non esiste ancora un corpus unico e si registra altresì un altissimo deficit di democrazia. La commissione europea, per esempio, non viene eletta. Paradossalmente il parlamento europeo (eletto dal popolo) è proprio l'istituzione con meno poteri.
  3. Il margine di manovra degli stati nazionali che pure permangono nell'Unione europea va via via affievolendosi.
Quindi chi ci apprestiamo ad eleggere  non avrà alcun potere decisionale sulle cose veramente importanti, sulle cose che incideranno praticamente nella vita di ognuno. Chi, per converso,  prende le decisioni, è un cooptato, un nominato dalle oligarchie del potere globale.

Questa è una mefitica conseguenza della mondializzazione in atto. Gli stati europei - anche se lo volessero - non avrebbero la possibilità di giocare un ruolo autonomo ed indipendente rispetto alle decisioni della Commissione europea. In particolare, tale restrizione si esplica soprattutto in ambito economico e finanziario, dove  lo spazio di manovra per gli stati nazionali e davvero esiguo. Tutte le leggi nazionali vengono degradate e sottomesse a quelle europee.
Chi è allora che determina le decisioni importanti? I  più vi risponderanno che ciò è determinato dal mercato, dai movimenti di capitale e, soprattutto dai tassi di interesse e di scambio.
La situazione che si è venuta a creare con la moneta unica è veramente grave ed insolita. Qui non ci troviamo infatti di fronte ad un deficit democratico  nel quale  ci sono dei despoti che confiscano il potere al popolo sovrano. Qui ci troviamo di fronte al fatto conclamato che persino i dirigenti hanno un potere limitato.
Questo dato di fatto ci deve far riflettere. Anzitutto dobbiamo rivedere il concetto stesso di potere. Il potere non è più qualcosa di tangibile, di identificabile con un determinato luogo. o con determinate persone. Il potere è oggi qualcosa di evanescente. Certo ci sono delle persone che lo fanno funzionare, ma sono - appunto - funzionari, persone non indispensabili e, anzi, sostituibili. Oggi le decisioni vengono prese altrove, negli organismi internazionali come il W.T.O. il F.M.I. la Trilateral Commission, ecc.
Ecco perché è inutile andare a votare.
© Petrus Aloisius

domenica 4 gennaio 1998

“A lavar la testa all’asino si perde l’acqua e il sapone!”

Non pago degli ammonimenti di alcuni camerati, ho cercato, invano, d’intraprendere una campagna d’informazione presso il “concime sistemico” del Movimento Senza Importanza, ora esemplarmente incarnato nell’MS-FT. Dopo una lotta impari “all’ultima sedia” al fine di aprire le menti ad alcuni sedicenti camerati, ho, per usare un eufemismo, “gettato la spugna”. Amici, tranquillizzatevi! La scena è esilarante e meriterebbe di essere verseggiata nel latino di Plauto.

Il Fatto e il Luogo (la riunione post-elettorale)

Invitato presso la Federazione Provinciale Berto Ricci (CE), ho, da subito, avuto una pessima impressione dell’ambiente circostante. Un luogo buio e male illuminato, cui faceva eco un oscurantismo mentale, motivato dal falso perbenismo e da un evanescente spirito legionario. Ai pochi mobili vecchi e impolverati bene s’accordavano le zucche delle cariatidi ivi presenti. Le luci al neon, usate per risparmiare sulla bolletta, non riuscivano ad illuminare le “menti” degli intervenuti. Allo stesso modo, la mancanza d’argomenti validi non suscitava in me alcun’emozione viva. Sulle pareti v’erano affissi alcuni manifesti. Uno, in particolare, ha risvegliato il mio disgusto: “Clandestini fuori dai confini!”. Un altro faceva, addirittura ridere. “Aiutiamo i nostri in Somalia”. La proposta di diffondere alcune copie del mensile “Avanguardia” mi veniva immediatamente contestata a causa di alcune foto sul Terzo Reich. A corredo di tutto l’ambiente regnava sovrano uno scarso livello informativo ed un basso profilo antropologico-culturale.
Tutto sembrava estinguersi nell’andirivieni di megagalattiche panzane sull’insuccesso del segretarioPROF. MICHELE FALCONE a Sindaco. I discorsi profusi a piene mani dall’unico capace di parola sensata, erano pregni di retorica e demagogia. Si parlava di diritti negati, di soprusi subiti, di manifesti coperti, di brogli elettorali (quali?), di libertà e di democrazia… (ma dov’è siamo a Radio Radicale?!). La sconfitta, si sa, non ha padri ed è figlia di … nessuno. Poi, ad un tratto, mi è stato chiesto cosa ne pensassi. Rispondevo che: quanto stava accadendo… “scendeva sul piano inclinato della mia indifferenza…”. Dopo questa sceneggiata masochista, intervenni dicendo che prima d’ogni cosa era necessario abiurare i vecchi metodi e il manierismo desueto di far politica.  Alla fine il federale diede il verdetto: “il mio successo è stato evidente… la lista non ha retto!” Ma quale successo?
E’ mai possibile mettere in lista candidati del tutto avulsi all’ambiente circostante, peraltro nemmeno residenti, con l’unico scopo di portare acqua al candidato sindaco? Contenti loro… Come  dire:  meglio una seggiola oggi che due scranni domani. All’esilarante comica partecipavano oltre i soliti noti, anche vecchie carcasse dell’M.S.I.
Il dubbio amletico era questo: al ballottaggio che fare? Io assistevo in modo abulico alle domande e alle risposte che si succedevano una dopo l’altra come nuvole di fumo. Alla fine, all’unanimità, si decise per il “non voto”. Finalmente qualcosa di positivo, pensai.
Dopo aver spiegato le mie ragioni, passavo in rassegna le motivazioni che, per fortuna, mi hanno sempre trattenuto dall’appartenere attivamente a tale “movimento”.
Pino rauti… Pino Rauti ha lavorato al Servizio delle Forze armate antifasciste, ed ha reclutato uomini per le strutture parallele….
 
In primis c’è da dire che, sin dalla sua nascita, il MSI, è stato solo una propaggine o, meglio, una variante controllatissima del “Sistema”. Questo “movimento” è nato male. Nato per dare un tetto agli “esuli in patria”, è diventato il “refugium peccatorum” del peggiore neofascismo. Inoltre, ha partorito non pochi aborti. Elenchiamone alcuni.
· L’adesione al Patto Atlantico;
· l’inclusione della didascalia D.N. nell’egida fiammeggiante ed il conseguente apparentamento coi monarchici;
· la repressione sistematica degli spiriti ardimentosi e la commistione con logge d'ogni genere e rango;
· ed infine “last but not least” la connivenza con gli apparati deviati e non deviati dei “servizi”. (1)
(1) Il grande “Mangiafumo” è stato un abile ed astuto puparo nel muovere le fila dei “solerti” camerati. Tutti, chi più chi meno, sono stati manovrati come burattini. E’ bastato poco più che fumo: gagliardetti, distintivi, svastiche fatte a “Forcella (NA)” e aquile importate dagli States (come quella raffigurata sulle tessere di O.N.). Aria fritta. E’ bastato fargli credere di lavorare per una causa importante e per gli “immortali ideali” con la copertura di apparati influenti et…voilà il gioco è fatto. Altro che teste calde! Teste di… A questo punto è d’uopo fare una precisazione. In questa melma ideologica, che va dalla farsa al grottesco, emerge una figura di spicco, arguta e lucida, sprezzante ed indomita, che accortasi dell’inghippo…, li ha smascherati ed ha saputo assurgere all’autentico ruolo assegnatogli. Costui che, tuttora, sta pagando con la privazione della libertà il suo “essere ribelle” è l’unico, nel panorama dell’estrema destra italiana, che può, a vari titoli, definirsi “soldato politico”. Il resto è , come dicevo prima, “aria fritta”.
 
PS.la Lista dei Trombati.
  1. Gennaro Rea =12
  2. Anna tartaglione= 21
  3. Maria Di Maio= 18
  4. Antonietta Finale = 11
  5. Cristiana Giangirolami= 0
  6. Luigi Acunzo = 0
  7. Pierino Anzaghi = 5
  8. Umberto Barbone = 9
  9. Marcello Blandolino = 27
  10. Mario Cacciamani = 6
  11. Raffaele Caggiano = 0
  12. Stefania Capuano = 0
  13. Vincenzo Carpine = 0
  14. Sebastiano Ciontoli = 0
  15. Alfredo Roberto Coccia = 12
  16. Giovanni D’Andrea = 1
  17. Luisa de Maria = 0
  18. Antonio Della Rocca = 9
  19. Antonio Di Saverio = 4
  20. Mario Fusco = 0
  21. Ciro Gargiulo = 1
  22. Anna Iuliano = 1
  23. Massimo Longobardi = 2
  24. Luciano Meola = 11
  25. Giuseppe Merola = 2
  26. Antonio Minasi = 7
  27. Gennaro Muti = 0
  28. Costanza Natale = 1
  29. Ettore Negroni = 0
  30. Francesco Odaleschi = 0
  31. Francesco Pecorario = 0
  32. Carlo Raucci = 9
  33. Raffaele Ronga = 0
  34. Izzo Battista = 0
  35. Annibale Rossi = 1
  36. Lugi Santillo = 7
  37. Annetta Scalisi = 1
  38. Costanzo Sisti = 9
  39. Mariangela Spaziante = 1
  40. Nicola Visone = 0
Articolo Pubblicato su “La Scure Sannita”, periodico ciclostilato in proprio,  a cura del Circolo Nazional Popolare “Giovanni Preziosi”.