Proscritti, orfani di una nazione scomparsa. Rompiamo l'accerchiamento psicologico di chi ci vorrebbe nel ghetto, nella fogna delle opinioni irricevibili. Navighiamo a vista nelle rovine elettroniche del nostro tempo per preparare il terreno culturale della riscossa ideale.
venerdì 13 febbraio 2015
Crimini Multiculturali
giovedì 4 dicembre 2014
L'unica via d'uscita
Non si potrà mai dirimere il cosiddetto divario Nord/SUD se non si metterà la parola fine ad una certa forma mentis venutasi a costituire successivamente all'Unità d'Italia. In primo luogo, occorre sbarazzarci di certe costruzioni ideologiche errate che, per troppo tempo, hanno finito per condizionare il nostro modo di agire e di pensare. Queste pseudo-teorie, imposteci sin dai tempi della scuola, hanno finito per corrompere il nostro metro di giudizio, inoculando in noi un senso di minorità e prevaricando ogni nostra scelta, che risulta essere così condizionata dalla nostra appartenenza territoriale. Mi riferisco, in particolare, ad una sorta di colonialismo culturale che abbiamo - obtorto collo - dovuto subire. A molti questa mia asserzione parrà bislacca, ma non lo è affatto.
martedì 14 ottobre 2014
MANI DI FANGO
domenica 18 novembre 2012
Denaro e democrazia
Intanto ringrazio Pier Luigi per avermi fornito l'occasione di rispondere al suo post, sebbene non ne condivida l'assunto. Più condivisibile mi sembra invece il post di Pierre che invece ne mette in risalto i limiti ed anche le storture... Ed anzi forzando un pò il suo elaborato discorso si può addivenire sinteticamente a quanto segue..
sabato 18 febbraio 2012
O la Borsa o la vita!
In poche parole l'illustre economista indicava ai suoi prediletti tre semplici mosse:
- si prenda il Wall Street Journal,
- lo si apra alle pagine delle quotazioni in borsa, e dopo averlo posto ad una certa distanza,
- lo si prenda di mira tirandoci sopra diverse freccette. Preferibilmente molte freccette perchè queste ripartiscono il rischio e riducono le perdite.
In secondo luogo della Banca d'Italia prima e della BCE adesso. Prima perché non ha governato o perché non ha saputo governare. La vita di un economia si regge su alcune istituzioni, e se queste istituzioni non sono capaci di governare bene e, soprattutto, nell'interesse della collettività, è quasi scontato che certe cose accadano, prima o poi. Se questo tipo di "democrazia" ci ha portato allo sfascio o non è una vera democrazia, oppure non è un sistema adatto per governare. Quello che serve è un'unità di indirizzo tra economia e politica, poiché, all'origine dello sfascio, vi è il fatto inconfutabile che l'economia non è più al servizio della politica. In parole povere se tutti i ministeri più alti: Bilancio, Economia, Tesoro, devono (o no) essere composti da persone come quelle che vediamo oggi; oppure se al loro posto vi debbano essere persone del tutto sganciate dai poteri forti e perciò stesso veramente autonome. Ora, un altro punto: autonomia non equivale a completa libertà di fare i propri comodi. L'autonomia esige un controllo, altrimenti diventa un arbitrio. Purtroppo oggi le banche centrali e commerciali sono l'unica fonte di emissione monetaria. E, siccome manca assolutamente ogni sorta di controllo, la quantità di denaro emessa viene espansa o ristretta ad unico vantaggio dei potentati finanziari. L'inflazione e la deflazione sono - a tutti gli effetti - degli strumenti in mano alle banche centrali. Le Banche centrali attraverso l'elargizione di credito e la cosiddetta "stretta creditizia" sono riuscite a soggiogare intere nazioni. E lo fanno ancora oggi, di fronte ai nostri occhi. E' il cosiddetto andamento ciclico degli affari, un vero e proprio artifizio atto a condizionare e dirigere l'economia di un paese, a tutto vantaggio dei banchieri centrali.
“Il banco trae beneficio dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla”. William Patterson, fondatore della Banca d’Inghilterra.Un raccordo fra la politica e la economia va dunque ristabilito, in modo tale da restituire la sovranità al popolo per la legittimazione reale della democrazia.
© Petrus Aloisius
sabato 20 agosto 2011
Mario Draghi, ossia Mr. Britannia
Era il 1992, un anno decisivo per la recente storia italiana. All'improvviso un'intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarantani era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo
che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul clientelismo ma sino a quel punto nulla aveva potuto scalfirlo.
Né le denunce, né le proteste popolari né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla ribalta della cronaca: immaginiamoci un semplice mariuolo come Mario Chiesa. Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava e mentre l’attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese.
Con uragano di "Tangentopoli” gli italiani credettero che poteva iniziare un periodo migliore per l’Italia. In realtà ed in gran segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d'Italia sarà messa in vendita e la svendita venne chiamata “privatizzazione”, tanto, nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Stava indagando sui flussi di denaro sporco e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro. Probabilmente, le tecniche d’indagine di Falcone non piacevano a certi personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell’anno. L'omicidio di un simbolo dello Stato così importante come Falcone, significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell'élite del potere internazionale.
Ciò venne intuito anche da Charles Rose, procuratore distrettuale cli New York, che notò la particolarità degli attentati (anche Borsellino 19 luglio):
"Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato cosi visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell'attentato terroristico è un gesto di paura... Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi... è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove".
Quell'anno l'élite anglo-americana voleva rendere l'Italia un paese completamente soggiogato e dominato dal potere finanziario.
2 giugno del 1992, panfilo Britannia, in navigazione.
A bordo c'erano alcuni appartenenti all'élite di potere anglo-americana ed i grandi banchieri a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (MerriII Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).
In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d'Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, tra i quali Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell'Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell'Iri Riccardo Gall.
Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane.
Mani Pulite: solo un fumus
La stampa martellava su "Mani pulite", facendo intendere che da quell'evento sarebbero derivati grandi cambiamenti. Un grande cambiamento in effetti ci fu.
I banchieri angloamericani erano venuti a “fare la spesa”, ossia a comprarsi i gioielli dell’industria pubblica italiana a buon mercato. In lire svalutate comprarono i gioielli dell'industria italiana, IRI in testa.
Insomma: una strategia concertata.
Cominciò il Fondo Monetario Internazionale (altro organismo che mette sul lastrico interi paesi) che, come aveva fatto da altre parti, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell'élite. La Standard & Poor's declassò il debito italiano.
L'incarico di far crollare l'economia italiana venne affidato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
A causa di questi attacchi, la Lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.
Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull'Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d'Italia. C'erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell'élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d'Italia.
Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo.
Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d'Italia nel periodo del crollo della lira.
Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzalo informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
Nel giugno 1992 si era intanto insediato il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell'Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: appunto le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers. (Strano che il braccio destro di Craxi, uscisse indenne dalla bufera mani pulite.Il non poteva non sapere per lui non valeva).Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l'élite finanziaria li potesse controllare, ed in seguito rilevare.
Il 31 luglio 1992 viene abolita la scala mobile. Il 9 settembre il governo chiede al Parlamento di approvare una legge delega che gli consenta di cancellare spese, aumentare tasse, bloccare i salari pubblici ogni volta che la Banca d'Italia dichiarasse l'emergenza economica.
Il 13-17 settembre, si è in piena crisi: svalutazione della lira e successiva uscita dallo SME,il sistema monetario europeo. Per arginarla il governo Amato è costretto a varare una legge finanziaria da 100.000 miliardi (aumento dell'età pensionabile, aumento dell'anzianità contributiva, blocco dei pensionamenti, istituzione della minimum tax, patrimoniale sulle imprese, prelievo sui conti correnti bancari, introduzione dei ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta comunale sugli immobili (Ici), blocco di stipendi e assunzioni nel pubblico impiego, privatizzazioni ecc..). A fine anno f ineffabile Scalfaro annuncia “un nuovo rinascimento”. Roba da non credere!!!
Come già accennato, a seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua successiva svalutazione, le privatizzazioni sarebbero state f atte a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano, dell'economia nazionale e dell'occupazione. L' agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l'intero procedimento di privatizzazione.
II 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato. I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l'allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l'allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all'allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori. Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la "necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo", pur sapendo che l'Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.
Gli attacchi all'economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico-finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo clell'é1ite finanziaria.
Nel 1996, il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, riferiva che l'ltalia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché "se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco".
Denuncia dell'élite internazionale e getto della spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell'élite angloamericana.
Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni senza regole precise e a prezzi di favore. Pensate che l'Italia conquistò il record mondiale delle privatizzazioni: sui 460 miliardi di dollari del giro d'affari planetario di questo business negli anni'90, circa 100 miliardi di dollari erano imputabili a noi. La vendita Telecom fu l'operazione più grossa mai conclusa in Europa. Nel settore del gas e dell'elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300.
Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.
Le nostre autorità giustificavano la svendita del patrimonio pubblico con le privatizzazioni dicendo che si doveva "risanare il bilancio pubblico", ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto
le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Si diceva che Ie privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio, peggiore del male, è stato pagato dai cittadini italiani.
Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell'élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l'acquisto.
Telecom: stessa sorte
La privatizzazione della Telecom avvenne nell'ottobre del 1997.Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi.
La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche e. al Ministero del Tesoro rimase una quota del3,5%.Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio era disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari
hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.
La Telecom, come molte alle società, ha posto la sua sede in paesi esteri per non pagare le tasse allo stato italiano. Oltre a perdere le aziende gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno della società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono un paradiso fiscale.
Mettere un'azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che, infatti, è stata più volte calpestata, com'è emerso negli ultimi anni.
Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere. La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l'onere della manutenzione, di fatto, sulle spalle dei contribuenti.
Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati.
Dietro tutto questo c'era l'élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto
di devastazione dell'economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori.
Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il controllo di altre società o banche. Esemplare il caso Parmalat e Cirio. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie con un alto margine di rischio. La Parmalat emise bonds per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.
Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa , l'Agenzia di rating, Standard & Poor's, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti. Alla fine, questi complici della truffa non hanno pagato praticamente nulla, con tanti saluti alla giustizia italiana.
Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all'élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero.
Agli italiani venne dato il contentino di "Mani Pulite", che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere. Un polverone che è servito solo a consentire il saccheggio e a rimuovere un sistema politico che lo ostacolava o comunque non in linea con i desideri degli angloamericani. Il nostro paese è oggi controllato realmente da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come "autorevoli" (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell'interesse di questa élite, e non in quello del paese.
Questo, a grandi linee, è quanto veramente successo in quel 1992, che ha cambiato in peggio tutta la storia italiana. il resto sono solo chiacchiere di stampa e politica, entrambe asservite, buone solo per la credulità del parco buoi, quello che in fondo paga sempre per tutti.
Il Ruolo servile della stampa
Uno dei pochi articoli di giornale di quell'anno che parla del convegno sul Britannia, 1o presenta ovviamente quasi come un convegno istruttivo o stage per giovani managers, Il Corriere della Sera. La stessa colpevole congiura del silenzio fu adottata ed è tutt'ora adottata dalla grande stampa nazionale per i partecipanti al Club Bilderberg, un club voluto e variato ogni anno dai grandi finanzieri internazionali,
che attraverso i politici emergenti dei paesi, preparano veri e propri "cicchetti" per impadronirsi delle risorse nazionali in cambio di "carta straccia". –{altro che libertà di stampa...
Solo un cieco non vedrebbe come tutti gli avvenimenti di quell'anno non siano in qualche modo collegati.
Troppe coincidenze, e tutte nella medesima direzione. Resta il fatto, che Draghi tenne un discorso a quella riunione, in cui disse esplicitamente che il principale ostacolo ad una "riforma" del sistema finanziario in Italia era rappresentato dal sistema politico.
Guarda caso, dopo la crociera sul Britannia partì l'attacco speculativo contro la lira e l'uragano di Mani Pulite che proprio quel sistema politico abbatté.
Certo è che lo svegliarsi improvviso della magistratura, che per anni aveva ignorato e insabbiato, sembra sia avvenuto proprio in un momento opportuno per fare "Piazza Pulita" di una classe politica con velleità italiote, e per ottenere le "Mani libere" di fare entrare i governi dei "tecnici", gli amici della Goldman e soci. E qua, consentiteci anche di tirar in ballo il tanto vituperato Craxi.
Di sicuro un Craxi, per quanto corrotto, non avrebbe mai siglato un patto così scellerato, che prevedeva la svendita di tutto il comparto nazionale produttivo, lui che tenne testa agli americani nella vicenda dell'Achille Lauro, negando loro l'accesso sul nostro territorio per attaccare i sequestratori della nave, e portando avanti le trattative con i terroristi nonostante il veto del presidente Reagan, sempre lui che negò agli Usa la base di Sigonella. E, infatti, proprio qualche anno prima Craxi era stato duramente criticato dagli ambienti angloamericani, quegli stessi che non si privano mai d'interferire nella nostra politica interna per salvaguardare i loro interessi. Chi tocca i "fili Usa" muore!
Ed è bene anche ricordare al solito popolo cornuto, mazziato e festante che quando Craxi in Parlamento (mica ad annozero) invitò in pratica ad alzarsi chi non avesse preso tangenti, nessun prode mezza cartuccia italiota si alzò. Questo tanto per fare un po' di storia che le ipocrite tricoteuses attuali dimenticano.
Con l'aiuto della stampa iniziò una campagna martellante per incutere il timore nel popolo italiano di "non entrare in Europa", manco non fossimo stati tra i sei paesi fondatori...
Una campagna a cui presero parte attiva "The Economist" e "Financial Times, fogli al servizio dei saccheggiatori. Ora come allora.
Te la raccomando la stampa inglese e i soliti fessi, o molto interessati, laudatores nostrani! E questa è ormai storia, tant'è vero che sull'episodio del "panfilo Britannia" vi furono anche alcune interrogazioni parlamentari rimaste naturalmente senza risposta.
L’era dei governi tecnici
Fu f inizio dell'era dei governi tecnici, dopo 40 anni di regime DC, con il "tecnico" Ciampi, il tecnico Amato, il tecnico Prodi.
II governo doveva, a tutti i costi essere "tecnico", pur di non fare arrivare al potere neanche un'idea, che fosse tale e che lo fosse per il bene del paese.
In questo "bene " invece rientrò l'allontanamento di Enrico Cuccia, Mediobanca, che si oppose alla svendita di Sme caldeggiata da Prodi. Si è poi visto come é finito questo colosso alimentare. Lo stesso Prodi, che dal1990 aL1993 fu consulente della Unilever e della Goldman Sachs, quando nel maggio del 1993 ritornò a capo dell'IRI riuscì a svendere la Cirio Bertolli alla Unilever al quarto del suo prezzo. Indovinate chi furono
gli advisors? Uomini della Goldman, che vi hanno lavorato sono, oltre a Costamagna e Prodi, Monti (catapultato alla carica di Commissario ed in lizza per un nuovo governo tecnico del dopo Berlusconi), Letta, Tononi e naturalmente Draghi (quest'ultimo,
come il prezzemolo, 1o ritroviamo in tutte le vicende dal sapore speculativo e losco n.d.d.). Sicuramente ce ne sono altri; molti nostri uomini politici se non hanno lavorato per la Goldman, lavoravano per I'FMI, come il defunto Padoa Schioppa (ve lo ricordate questo campione di cicchetti quando diceva "tasse è bello?" n.d.d.), presidente della BEI, Banca Europea per gli Investimenti La classe dei tecnici, fedeli servitori delle banche e dei circoli finanziari angloamericani, il cui motto era "privatizzare per saccheggiare". Quella della condizione di tecnicità per accedere
al potere fu un imperativo talmente tassativo, da riuscire nell'intento di dividere il PCI, con una fetta che divenne sempre più "tecnica", sempre più British, sempre più amica delle banche, sempre più PD. I1 premio di tutta questa svendita, prevista
per filo e per segno, fu la nostra "entrata in Europa", ovvero la cessione della nostra
già minata sovranità monetaria dalla Banca d'Italia alla Banca centrale europea/ Per una moneta, l'euro, che, con il tasso iniziale di cambio imposto e troppo elevato, è all'origine di tante attuali sciagure.
Queste sono informazioni che dovrebbero essere divulgate e spiegate in lungo e in
largo dalla stampa, ma che invece la stampa ha sempre occultato. Le anime belle e buone parleranno di complottismo, che vediamo congiure dappertutto...
Rassicuriamole, questi marpioni possono fare, hanno fatto e faranno anche di più e di meglio a danno nostro e vostro. Bisogna solo sapere aspettare.
Stravrogin
Articolo apparso sul n°6, Luglio-Agosto, 2011, de “L’Altra Voce”, diretta da Domenico Longo.
giovedì 15 luglio 2010
Insieme per una nuova etica politica (quarta parte)
Dalla “fogna” all’ingresso nella politica che conta.
Il crollo del muro di Berlino. Il disgelo. Il Governo Craxi e la mano morta del Berlusca.
Con l’abbattimento del “muro” non si sono aperte solamente le frontiere, non si è unicamente dato il via alla riunificazione della Germania, ma si accordato il “placet” all’occidentalizzazione dell’ex mondo del cosiddetto “socialismo reale”.
La marginalizazione del Msi finisce, almeno in parte e, per la prima volta, con l’ascesa a Palazzo Chigi di Bettino Craxi. In questo breve periodo, difatti, la destra esce dalla “fogna”; viene altresì ammessa a consultazioni formali, invitata a tavole rotonde e, soprattutto, quando invitata dai mass media, viene meno il solito clichè retorico e demonizzante.
In verità, v’è stato già nel 1977 un tentativo di legittimazione democratica dell’MSI, attraverso la scissione concretizzatasi nella creazione fallimentare di Democrazia Nazionale. In quell’occasione, i vertici del partito stigmatizzarono con parole di fuoco l’atteggiamento dei “Traditori Badogliani”: Servello, Tremaglia e Pisanò.
Almirante, primo fra tutti, accusa i suoi “compari” di fare “sporchi giochi”.
Ecco qui sotto uno stralcio dell’editoriale “Aria Pulita”.
"Se è vero, come è vero, che il partito che ho l’onore di dirigere è una
“casa di vetro” nella quale tutti possono guardare, non sorprenderà nessuno la
risoluzione presa nei confronti degli “ultimi seguaci di Badoglio” dei resti di
quella “Democrazia nazionale” sepolti nel ridicolo elettorale".
“Su Servello,…principale responsabile di questa losca manovra, avevamo sospetti fin dal 1945. Uomo degli americani, agente della CIA, erano trent’anni che lo
tenevamo d’occhio. Abbiamo permesso che salisse alle cariche più alte del
Partito di cui ho l’onore di essere segretario, per meglio sorvegliarlo, per
poter toccare con mano la sua indegnità fisica e morale….”
Non scenderò nei particolari, ma è superfluo rimarcare la soverchiante retorica di cui è pregno l’intero articolo. Inoltre, è palese l’utilizzo di un non velato sofisma con cui si giustifica l’ascesa al vertice di un dirigente. Del resto, l’apparentamento con la CIA o con i servizi segreti non era appannaggio esclusivo di Servello. Ma tant’è. Pisanò - per esempio - non ha mai dissimulato la sua fede “atlantica” e la sua simpatia per la “Benemerita”.
Inoltre, secondo alcune indiscrezioni apparse sul n°1 de “Lo Stato” di Marcello Veneziani, a firma del logorroico Roberto Gervaso, scopriamo che il “Cavaliere” con la macchia ma senza vergogna, non solo avrebbe “sdoganato” il “neofascista” Gianfranco, portandolo con se al governo insieme a quel simpaticone dell’ “Umba” ma, nella sua lungimiranza e preveggenza, avrebbe tentato - già vent’anni prima dello scontro con l’Alberto Sordi della Politica italiana, Frangiasco - di favorire lo spostamento al centro dell’MSI, finanziando la scissione che poi si concretizzo con la creazione di “Democrazia Nazionale”.
Secondo Massimo Anderson, all’epoca presidente del FdG, oltre ai finanziamenti sottratti all’ MSI, vi furono altre cospicue somme garantite da un personaggio del mondo economico che aveva già le idee ben chiare di come avrebbe dovuto “evolversi” la Destra Nazionale.
Questo nome, sempre tenuto segreto per molti anni, è uscito dal “Cappello del mago” della Commissione Stragi, quando Andreotti, a proposito dei fondi dati dallo Scudocrociato a D.N. fu sconfessato da una lettera dell’On. Delfino che scopriva la losca trama. Tale missiva non fu mai smentita né da Andreotti né tantomeno dal ns. “caro” Cavaliere.
Rauti, dal canto suo, non è da meno. Quest’ultimo risultava da tempo sul libro paga della Cia, al pari di Guido Giannettini, mediocre giornalista e pessimo agente del Sid. I due scrissero a quattro mani anche un interessante testo (oggi introvabile) sulla guerra controrivoluzionaria: “Le mani rosse sulle forze armate”. Quando si tratta di creare panegirici o, in questo caso, scrivere libercoli ad uso e consumo dei camerati in buona fede tutti fanno la loro parte.
Vengo al punto. Nel 1983 sulla scia della legittimazione avanzante, il segretario del PSI, Bettino Craxi, nel corso delle consultazioni per la formazione del suo governo, dichiara che il suo partito è aperto al dialogo con il Movimento Sociale Italiano.
Questo è il segnale per l’inizio dell’ascesa a Montecitorio.
lunedì 12 luglio 2010
Insieme per una nuova etica politica (seconda parte)
La collocazione errata del fascismo e dei suoi epigoni a destra.
La volta scorsa ho, in modo oltremodo eloquente, spiegato le ragioni della mia distanza dalle cosiddette organizzazioni partitiche "classiche". Questa volta, invece, mi soffermerò sui preconcetti acquisiti e "genetici" della cosiddetta area di destra. Il primo concetto errato è, fuor di dubbio, la collocazione del partito missino a destra. Il 26 dicembre, nello studio di Arturo Michelini, fu fondato il MSI. All'inizio questo movimento nacque come strumento per assicurare una cittadinanza politica ai reduci fascisti, mantenendo, altresì, una continuità ideale con i valori esemplarmente incarnati nell'epopea di Salò.
Fino al 1948, Il MSI non aveva ancora sposato le ragioni della destra. La prova palese di tutto ciò va ricercata nel dibattito che seguì dopo la collocazione (in senso letterale) in parlamento all'estrema destra dei parlamentari missini.
In quell'occasione si rispose - assicurando la base militante - che l'opzione non era "ideologica" ma solo "tattica". Questo perché gli uomini di Togliatti erano seduti all'estremo opposto. Questa è la storia ufficiale.
In realtà, sia per posizione presa da parte di alcuni membri sia per l'influenza esercitata dai "centri di potere", il MSI si trasformò, gradualmente e diabolicamente da forza dinamica, antiplutocratica e rivoluzionaria in una forza statica, conservatrice al servizio dello Stato democratico antifascista!
Nel 1949, dopo un dibattito acceso e aspre polemiche, questo "movimento" si trasforma in un breve lasso di tempo da partito anti-americano a portabandiera dell'alleanza atlantica. Il passo successivo viene compiuto nel 1952. In occasione delle amministrative le liste missine ottengono un successo elettorale per un accordo a Roma tra missini, monarchici e democristiani. Ma veniamo al punto. Il primo preconcetto da rimuovere è quello dell'anticomunismo. Giuseppe Rauti fu il primo a determinare limpidamente la differenza tra bolscevismo e comunismo. Difatti su la rivista "Asso di bastoni" del 2 -01-55 scriveva, tra l'altro:
"La generica aspirazione anticomunista(…) si divide e si differenzia nettamente. C'è l'anticomunismo dei "valori", e c'è l'anticomunismo degli interessi. Ci sono quelli pronti a reagire contro la sovversione dilagante, per creare qualcosa di nuovo, e ci sono quelli che sono disposti solo a difendere quello che già esiste. V'è, insomma, un anticomunismo borghese ed un anticomunismo rivoluzionario, quello che per meglio distinguersi, ameremmo veder chiamare col suo più vero nome: antibolscevismo".
Peccato però, che dopo meno di dieci anni, Rauti rinnegò integralmente le sue convinzioni e si pose al servizio di chi nasconde solidi interessi, anziché proseguire sul difficile percorso prima intrapreso.
L'equivoco è così diffuso che neppure i vertici ne sono rimasti immuni. Mirko Tremaglia in un'intervista rilasciata alla rivista "AREA" dichiara:
"Allora Rauti era l'antitesi della sinistra: quando facemmo il congresso dell'Aquila, nel '53, da una parte c'eravamo noi, chiamati i "visi pallidi" che eravamo quelli della “sinistra”, e poi c'era Rauti che capeggiava "i figli del sole" cioè la destra "aristocratica" del raggruppamento…"
Dopo aver letto ciò, si sarebbe tentati di chiedere a Tremaglia il motivo (vero) per cui non si è iscritto al PCI di Togliatti.
Adesso, senza entrare nel merito di questa strumentale e improvvisata dichiarazione, ritengo utile sgombrare il campo da questi inutili dubbi citando il maestro, Julius Caesar Andrea Evola.
Il Barone nero, anticomunista serio e convinto, ha sprecato litri d'inchiostro per spiegare ai sedicenti camerati questa esemplare verità:
"L'antitesi vera non e' quella tra capitalismo e marxismo, ma è quella esistente tra un sistema nel quale l'economia è sovrana, quale pure sia la forma che essa riveste, e un sistema nel quale essa è subordinata a fattori extraeconomici entro un ordine assai più vasto e più compiuto, tale da conferire alla vita umana un senso più profondo e di permettere lo sviluppo delle possibilità più alte di lei."
Franco Cardini, nel numero 18 de "lo Stato", lucidamente, scrive:
"La risposta è tutta compresa in un equivoco e un paradosso: il 1848.
Per questo, le destre non sono omologabili. Esistono i liberal-conservatori, come i Gentile, i Salvador de Madariaga, Gli Ortega y Gasset, i Max Weber. Ma questo tipo di Destra non ha nulla ha che vedere con quella che nasce dalla Controrivoluzione, né con quella che - animata da un odio feroce e irremissibile contro i valori borghesi usciti dall'ottantanove - finisce spesso col simpatizzare con utopisti e rivoluzionari".
E' noi a questo ultimo tipo dobbiamo riferirci e, di conseguenza, impostare la nostra politica comune. Bisogna disfarsi, al più presto, dell'inutile ciarpame nostalgico e imboccare una "strada nuova".
Un altro macroscopico errore va sicuramente rintracciato nel voler associare il fascismo alla destra. La sola connessione tra il fascismo correttamente inteso e la destra la si può ritrovare solo col nazionalismo. Dopo di che, le strade si dividono in modo irreversibile. Il socialismo rivoluzionario di un Sorel, la morte di Bombacci insieme ai gerarchi fascisti, il nichilismo di Nietzsche, il disprezzo dell'essere borghese di Drieu La Rochelle, non possono in alcun modo essere associati alla "moda borghese" di destra e di sinistra!
Per quanto concerne, poi, il fascismo, le sue origini e soprattutto l'epopea della RSI, non vi sono, a mio parere, dubbi di sorta. A prescindere dalla provenienza socialista del Duce e dall'incarnazione sociale e nazionalsocialista dell'esperienza finale, vi sono numerosi scritti del ventennio che confermano in modo inequivocabile le scelte operate da Mussolini. Scriveva Benito Mussolini il 7-04-1926:
"Noi rappresentiamo un principio nuovo, noi rappresentiamo l'antitesi netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola , degli immortali principi dell'89(…)"
A tutt'oggi, v'è, da parte di qualcuno, l'infelice scelta di associare il Fascismo al liberalismo. Non so se questo sia avvenuto più per caso (il caso non esiste) o per attirare alcuni nostalgici verso il lido sicuro dei propri interessi. Il fascismo è la negazione del liberalismo e dell’individualismo. Il fascismo è avanguardia totale, rispetto al marciume ideale ed epocale del 1789 del '48 e del 1917. Il fascismo e il nazionalsocialismo sono il superamento del materialismo storico marxista ed insieme il ripudio della società del "benessere borghese". A questo "benessere" il nazifascismo contrappone un altro benessere: il sano spirito legionario. Per operare una sintesi. Il fascismo è rivoluzionario nei principi, nelle idee e soprattutto nelle azioni. La destra è conservazione dell'ordine borghese, reazione, politica antipopolare al servizio del capitale, delle banche e di chi ha solidi interessi da difendere. Nessuna analogia con la porcilaia borghese. Nessun apparentamento coi monarchici reazionari. Le somiglianze artificiose servono ai massoni del blocco conservatore, alla destra tutta, che nell'attuale clima, tendono a dividere il fascismo buono da quello cattivo. Questa è la strategia elaborata e portata a compimento da tutta la destra, a scapito dei camerati in buona fede. Per rendersene conto basta leggere un qualsiasi giornale di destra.
Ma veniamo ai giorni nostri. La rappresentazione più eclatante e macroscopica la si è avuta nel '68. Non ricorderò, per essere breve, le vicissitudini di Valle Giulia e l'assalto all'Università di Roma deciso dal MSI. Ad ogni buon conto, si può affermare, senza tema di smentita, che nel breve lasso di tempo intercorso fra questi due eventi nasce e muore l'unica idea di una rivoluzione unitaria antiborghese.
L'idea così teorizzata da Pierre Drieu La Rochelle moriva sul nascere, per mano di Almirante, Caradonna e altri. Dopo quest'ultimo episodio il potere utilizzo, a propria discrezione e consumo, i due opposti estremismi per consolidare e mantenere lo "Status quo". Appare evidente, che a farne le spese maggiori fu proprio il neo fascismo. Difatti, da quel momento, si guadagno, sul campo, la nomea di violento reazionario. Non solo! L'università perse i suoi rappresentanti. La cultura, già fortemente politicizzata e antifascista, si consolidò come unica cultura dominante del paese. La sinistra aveva messo a segno un altro importante obiettivo gramsciano: la conquista del potere culturale. Il neofascismo, per converso, fu punito e relegato nel ghetto o, meglio, nella "fogna".
Fine della seconda puntata.
sabato 10 luglio 2010
Insieme per una nuova etica politica
Nuovi Orizzonti (prima parte)
Di fronte alla rinascita di vari gruppi e/o partiti di poca importanza, è d'uopo ampliare gli orizzonti e auspicare unità d'intenti e chiarezza di vedute. Da sempre e, aggiungo, per fortuna, mi sono sempre astenuto dall'appartenere a qualsiasi "partito" e questo non solo per motivi ideologici.
Le altrettante rappresentazioni mentali di partito e di tesseramento sono, per me, concetti mefitici, rimasugli esiziali dell'esperienza liberale e democratica. Queste idee, cui, sovente, fanno riferimento i politici nostrani, sono scaturite dalla Rivoluzione Francese. Gli stessi concetti di destra e di sinistra sono degli ambiti di riferimento troppo angusti e, spesso capziosi, che non danno idea alcuna dell'eterogeneità degli schieramenti. Se, poi, usciamo dai confini nazionali, questi concetti sono addirittura vertibili. Ritengo necessario, perciò, iniziare a trasmettere quelle importanti nozioni di buon discernimento, che fanno riferimento alle idee tradizionali di Stato organico in contrapposizione allo Stato Sistema. Per chi trovasse estranei questi concetti, rimando alla lettura dei testi di R.Guenon e, soprattutto, di Julius Evola. Ritornando al girone degli esclusi, si può affermare, senza tema di smentita, che la destra in Italia è stata solo un utile paravento al servizio del "Sistema".
Mi spiego ulteriormente.
Il neo fascismo è stato usato spesso a mo' di scudo contro il veterocomunismo e, talvolta, come spada al servizio d'interessi del tutto estranei, se non addirittura contrari, agli stessi militanti.
In cinquant'anni d'attività (sarebbe meglio parlare di sopravvivenza!) nulla di veramente esemplare è stato compiuto. Per converso, si è assistito ad un continuo ed inesorabile svilimento degli originari ideali che, invece di essere conservati, sono stati progressivamente traditi e "aggiornati" alle direttive del potere. Molti si meravigliano della svolta di Fini a Fiuggi. Nulla di più chiaro e previsto.
Il movimento senza importanza è, sin dalle sue origini, NATO per contenere, dirigere e condizionare gli stessi militanti. Altro che esuli in patria! Altro che ideali da vivere e memoria da conservare!
Il primo segnale s'è avuto con l'adesione al Patto Atlantico. Adesione, questa, apparentemente tormentata ma, in realtà, preordinata dai vertici al fine d'accordare la più ampia disponibilità ai nuovi padroni; adesione non necessaria, in quanto il suddetto movimento non contava "un fico secco" perché piccolo e al di fuori dell'arco costituzionale. Inoltre, la sua storia è contrassegnata dal trasformismo e dall'utilitarismo più bieco. Qui, di seguito, riporto le principali enormità:
• l’adesione al Patto Atlantico;
• l’inclusione della didascalia D.N. nell’egida fiammeggiante ed il conseguente apparentamento coi monarchici;
• la repressione sistematica degli spiriti ardimentosi e la commistione con logge d'ogni genere e rango;
• la difesa dell'essere Borghese come modello di vita anteponendolo al sano spirito legionario;
• ed infine “last but not least” la connivenza con gli apparati deviati e non deviati dei “servizi”.
Oggi, più che mai, dovrebbe riaffermarsi quell'idea "tradizionale", che riporti in vita l'ordine virile e luminoso dello Stato. Questo "Nuovo Ordine" della reazione dovrebbe rovesciare l'immagine delle ginecocrazie plebee.
Lo Stato non è espressione della "società"(1). La concezione sociale dello stato è indice d'una regressione naturale dello stato, che passa dal maschile al femminile, dal polo positivo al negativo. Il positivismo sociologico che è alla base di predetta concezione, non fa altro che convalidare questa tesi. Il potere Anagogico che caratterizza il suddetto modello di assetto societario, è praticamente nullo.
domenica 21 febbraio 2010
Lucciole per lanterne
domenica, 21 febbraio 2010
"Italiani popolo di santi, poeti e di navigatori..."
B.M.
Mussolini, in un discorso del 1935, all'inizio della conquista dell'Etiopia, parlando del popolo italiano, fece questa solenne affermazione. Oggi, dopo oltre dieci lustri, il detto andrebbe sicuramente aggiornato. E dire che esistono individui che osano accostare la figura immacolata del Duce, a quella dell'attuale capo del Governo. Una bestemmia vera e propria, che non conosce limiti alla decenza. Ora che la cloaca è stata nuovamente scoperchiata, il fetore aleggia su tutto lo stivale italico, una seria analisi si impone ad ogni onesto italiano (degli Italyoti me ne frego!!). La prima cosa che verrebbe da dire è questa: "Tangentopoli non è servita a nulla". In questa affermazione c'è sicuramente del vero poiché in quella operazione (scattata sicuramente in ritardo e paradossalmente ad orologeria) venne escluso (o quasi) il più grande partito d'opposizione: il P.C.I. Negli anni successivi, Berlusconi ha fatto passare l'idea che le leggi andavano interpretate, la costituzione rivista e che la corruzione fosse inevitabile. Sulla Costituzione sono ancora più drastico, visto che essa ha visto la luce in un periodo storico dove l'obiettività non albergava più a Roma...Non è esattamente un film di cattivo gusto, ma quasi...E' un documentario della storia italiana, fatta d'intrallazzi, di poltrone, di corruzione e malversazioni. Prima, per molto di meno, si rischiava grosso. Ora, visto che il puzzo è diventato insopportabile (non a caso il MSI fece la sua campagna elettorale dopo mani pulite distribuendo "saponette"), si cerca di correre ai ripari. In realtà solo gli ingenui possono credere alla favoletta delle pene più severe per i corrotti. La Corte dei Conti ha quantificato l'andazzo della corruzione con numeri da capogiro: ogni anno ci sarebbe stato un aumento esponenziale del fenomeno. Il guaio è che finanche due Giudici della Corte sono indagati, oltre ad un giudice Costituzionale e ad un Magistrato della Procura romana. Inoltre se prima si rubava per i partiti adesso, a causa di un individualismo esasperato, si ruba per proprio conto. Il guaio è che non esiste alcun freno morale a tale andazzo. Chi non segue la scia è un pirla, un buono a nulla. Ecco la triste verità! Mussolini tentò di ridare dignità al Popolo italiano, senza perseguire politiche di interesse personale. Ecco la verità. Allora lo Stato era proprietario della moneta; adesso nemmeno l'Europa (altro ente creato ad hoc dalle banche) lo è!. E chi fa indebiti paragoni fra il Duce, Benito Mussolini (Che Dio lo abbia in Gloria!) e Berlusconi scambia lucciole per lanterne!!
© Douglass
domenica 4 ottobre 2009
Le rovine attuali
@Douglass su http://proscritti.splinder.com/
giovedì 22 marzo 2007
Il Bel Peese
sabato 27 marzo 2004
Paradisi e inferni
«... repentini spostamenti di fondi che generano crisi di instabilità anche politica, dovendosi riscontrare spesso la rovina o il grave danno subito da decine di migliaia di piccoli risparmiatori che si ritrovano di colpo a non potere più disporre dei propri risparmi ...»
È ormai consuetudine che ogni mese, dalle pagine di "Avanguardia", si commentino gli avvenimenti maggiormente rimarchevoli di politica interna, di economia e società e quant'altro. I noti eventi legati al caso Parmalat hanno però, tra le altre cose, puntato fugacemente il riflettore su quel mondo sommerso e defilato costituito dalle piazze finanziarie "offshore". Questa espressione, che deriva dal linguaggio della marineria, può essere tradotta con «al largo, in alto mare, lontano dalla costa» ma nel caso che ci interessa si può parlare piuttosto di un qualcosa che è «fuori giurisdizione». Ovvero le attività finanziarie e bancarie condotte da aziende o persone fisiche al di fuori della nazione di appartenenza, al fine di beneficiare di particolari legislazioni che in molti Stati tendono a limitare od annullare l'imposizione fiscale sulle persone e soprattutto sulle aziende e le società, incentivando in questo modo la concentrazione di grossi capitali.
Su questo tema che continua ad essere di straordinaria attualità oggi come venti o quaranta anni fa la casa editrice malatempora (alla quale rinnoviamo la nostra stima anche e soprattutto per il coraggio dimostrato nel rapportarsi lealmente con la nostra Comunità nonostante la -per taluni versi- opposta concezione del mondo e dell'uomo) che ha pubblicato un libretto dal titolo "Paradisi fiscali. Uno scippo planetario" [1] che mira, pur senza pretese specialistiche, a conferire una panoramica di insieme su questo aspetto scandaloso del capitalismo contemporaneo.
Certamente la materia in se stessa appare altamente specialistica, ma anche noi -aiutandoci appunto con il testo citato- possiamo perlomeno formarci un'idea sulla portata reale di questo «scippo planetario».
I principali utilizzatori e beneficiari della finanza offshore sono diversi, ma principalmente (ed ovviamente) vi figurano i grandi evasori od elusori fiscali; spesso si tratta proprio di persone fisiche ricchissime (pensiamo a personaggi dello spettacolo, dello sport, industriali, professionisti) ma naturalmente la parte del leone la giocano le società multinazionali. Gli enormi profitti possono essere così riutilizzati, al riparo di tassazioni di sorta, al fine di creare altro danaro.
Altra componente fondamentale è costituita dalla criminalità organizzata che aspira a riciclare i proventi delle attività generalmente illegali in quasi tutto il mondo (traffico di droga in primis, ma anche commercio clandestino di armi o di organi umani, di schiavi o di rifiuti tossici) al fine di ricreare attività legali.
Da non dimenticare infine i proventi della corruzione politica e partitica che sia nelle democrazie che nei regimi dittatoriali provvede alla rapina delle risorse e ricchezze nazionali per concentrarle nelle mani di poche famiglie.
Queste quantità inimmaginabili di danaro vengono trasferite su più conti bancari e successivamente spostate con più operazioni da un conto a un altro, da una banca a un'altra, il tutto al fine di rendere difficile se non impossibile risalire alle origini del danaro stesso. Queste enormi somme ricompariranno infine per essere riutilizzati in operazioni legali in tutto il mondo.
I nomi dei territori che -in ogni parte del mondo- hanno scelto di supportare questa prassi sono a volte noti, altre volte meno: Andorra, Monaco-Montecarlo, San Marino, Svizzera, Liechtenstein, Gibilterra, Lussemburgo, Panama, Belize, Malta, Hong Kong, Bermuda, Cayman... Quasi tutti i residui territori coloniali britannici hanno una economia strutturata al fine di garantire un sistema bancario e finanziario agevolato; addirittura lo stesso dicasi di parti del territorio metropolitano britannico, come l'isola di Man o le Channel Islands (nel Canale della Manica) che però per antiche convenzioni risultano formalmente autonomi e soggetti direttamente alla Corona. Altri Stati si sono affacciati solo recentemente alla ribalta internazionale della finanza «deregolata»: Slovacchia, Repubblica Ceca, Albania, Moldavia... Possiamo immaginare come queste terre stiano diventando sempre più zona franca per la feccia criminale mondiale!
In alcune piccole isole del Mare dei Caraibi sono presenti un numero di società registrate quasi pari al numero degli abitanti; secondo il nostro testo nelle Cayman Islands, ad esempio (35.000 abitanti), figurano 20.000 società e 575 banche, di cui solo 106 con una qualche presenza fisica, che amministrano 438.000 milioni di dollari USA...
Ma anche l'Italia del nuovo corso sta cercando di proporsi, a livello mondiale, come luogo sicuro per svariati maneggi internazionali: si considerano l'abolizione del reato di falso in bilancio e l'abolizione della tassa di successione; inoltre è in corso un programma di incentivo al rientro di capitali esportati illegalmente all'estero nel passato, al fine dichiarato di ricuperare ricchezze da utilizzarsi in investimenti produttivi. Ma in realtà è ipotizzabile pensare che si possa mettere in moto, complice l'anonimato garantito da tale normativa, un meccanismo atto alla sempiterna trasformazione dei capitali illegali di varia natura in capitali legali. Gli avvenimenti più recenti inoltre hanno dimostrato come possano verificarsi repentini spostamenti di fondi che generano crisi di instabilità anche politica, dovendosi riscontrare spesso la rovina o il grave danno subito da decine di migliaia di piccoli risparmiatori che si ritrovano di colpo a non potere più disporre dei propri risparmi senza nemmeno la possibilità di impostare una adeguata difesa locale. È anche successo in Italia, è successo (con ben più gravi conseguenze) in Argentina, è successo negli Stati Uniti con il caso Enron. Non vi è del resto da stupirsene, conoscendo il modus operandi ed il modus vivendi dei Signori malefici della finanza annidati nei santuari sparsi nei cinque continenti, uno dei quali -tra i più rilevanti- è proprio la City di Londra, quella Londra del laburista Tony Blair che ben si è guardato dall'interferire con questi potenti vicini e ... padroni.
Sbaglia chi crede che tale sistema possa essere riformato e controllato. Una nuova economia può nascere soltanto da una forte volontà politica assolutamente alternativa al vecchio sistema.
Se ne traggano le conseguenze.

