Proscritti, orfani di una nazione scomparsa. Rompiamo l'accerchiamento psicologico di chi ci vorrebbe nel ghetto, nella fogna delle opinioni irricevibili. Navighiamo a vista nelle rovine elettroniche del nostro tempo per preparare il terreno culturale della riscossa ideale.
venerdì 28 giugno 2013
mercoledì 1 maggio 2013
Primo maggio
mercoledì 10 aprile 2013
Il Fascismo tradito
Sarebbe assai difficile - per uno studioso coi paraocchi - immaginare Elio Vittorini ospite ufficiale a un convegno del Ministero della Propaganda nazista... più facile è collocare un Evola o un Preziosi al suo posto. E invece, a Weimar , nel bel mezzo della guerra (1942), c'era proprio lui: Elio Vittorini. Questo è quanto emerge in "Mussolini Censore" - Laterza - Bari, a firma di Guido Bonsaver, docente di storia della cultura italiana alla prestigiosa università di Oxford. E ancora.
"Gli Indifferenti" di Alberto Moravia fu accolto con favore dai fascisti più convinti proprio per la descrizione negativa che l'autore faceva della borghesia. Infatti il primo a pubblicare il romanzo a pagamento, per i tipi della Alpes, fu il fratello del Duce: Arnaldo Mussolini. Del resto lo scrittore romano oltre ad essere cugino dei fratelli Rosselli era, altresì, nipote di Augusto De Marsanich, fascista di lunga data e futuro segretario del M.S.I.
Sul piano teorico il fascismo si fece portatore di una concezione spirituale della vita, di una concezione profondamente anti-borghese. Nel fascismo regime tutto questa concezione si sciolse come neve al sole.
Viceversa se si fosse proceduto con la cautela del ricercatore anzichè con la scure del fanatismo sarebbe stato possibile decodificare, in termini obiettivi, il lungo viaggio dell'Italia durante il fascismo, distinguendo in esso il grano dal loglio. Il tutto senza le lenti colorate delle ideologie dominanti ma seguendo la logica e il buon senso, separando ciò che voleva essere il fascismo da quello che effettivamente fu. Solo operando questa divisione è possibile rivalutare il fascismo nella sua pura essenza, privandolo di tutto quanto fu accessorio, complementare o dannoso.
Ma non fu il solo. Prendiamo il caso di un altro esponente politico italiano del dopoguerra: Giulio Andreotti.
Andreotti da giovane fascista scrisse:
"L'ordine nuovo non segnerà una livellazione egualitaristica delle categorie sociali, segno ormai sconfessato dalla stessa esperienza storica... dovrà invece fare leva su una grande coscienza sociale, ridestata in ogni ceto con i potenti elevatori del nazionalismo..."Costoro videro nel fascismo un ordine nuovo sociale e nazionale, una rivoluzione insomma. E tale essa fu nella loro mente. Purtroppo quanto si verificò nella prassi fu assai diverso. Non vi fu alcun ordine nuovo anti-borghese.
Marcello Capurso in una lettera inviata alla rivista del Partito d'Azione Realtà politica scrisse;
"Fu la crisi che la società moderna attraversava... l'elemento determinante che certamente ne provocò la mia accettazione come quella di tanti miei coetanei... oggi il fascismo si condanna in blocco e senza esitazioni, ma allora esso si presentò a noi come lo strumento politico più a portata di mano per risolvre quella crisi... il fascismo portava con sé anche motivi innovatori, che aveva raccolto particolarmente dall'attivismo dei primi anni del novecento, dal socialismo e dal sorellismo, atti perciò a determinare a mantenere per molto tempo in noi quell'illusione".Il fascismo dunque, ben lungi dal rappresentare il braccio armato del capitale, fu antesignano di speranze rivoluzionarie, che però non si concretizzarono in una rivoluzione vera e propria. Ciò evidentemente non si traduce in un mero atto di accusa.
All'uopo è emblematico quanto scriveva Eugenio Scalfari nel 1942, il quale forse più di tutti percepiva la forza della portata rivoluzionaria:
"Rivoluzione sociale ha un significato preciso: è la distruzione di un vecchio ordinamento di rapporti... e la sostituzione con uno nuovo e originale. Tale distruzione non avviene in via "meccanica"... noi crediamo che avvenga a ragione di una "volontà disciplinata" e auto determinatasi... Fino ad oggi è sempre stata una classe ad essere depositaria di questa volontà... oggi una classe del genere non esiste più... perché il Fascismo, chiusasi l'era individualistica di cui la classe è stato il prodotto tipico, mira all'instaurazione dell'era associativa il cui prodotto più genuino è il "popolo". Nel popolo i motivi sociali si confondono e si amalgamano con quelli nazionali... un popolo che sia depositario di un'idea universale può e deve compiere e concretare in una nuova organizzazione sociale la sua grande rivoluzione".
domenica 18 novembre 2012
Denaro e democrazia
Intanto ringrazio Pier Luigi per avermi fornito l'occasione di rispondere al suo post, sebbene non ne condivida l'assunto. Più condivisibile mi sembra invece il post di Pierre che invece ne mette in risalto i limiti ed anche le storture... Ed anzi forzando un pò il suo elaborato discorso si può addivenire sinteticamente a quanto segue..
mercoledì 31 ottobre 2012
Demonio-crazia
Premessa
lunedì 1 ottobre 2012
Dipartita – “Grazie Savino Frigiola per la tua battaglia e per la tua perseveranza…” di Giuseppe Turrisi
Lettere inviate e ricevute Paolo D'Arpini 2 ottobre 2012
Ci ha lasciato un uomo e per quanto mi riguarda un maestro. Ricordo con affetto le lunghe telefonate a parlare di economia immaginando una Italia libera dagli usurai. Una di quelle persone che non ti fanno giri di parole per imbambolarti ma chiamano le cose con il loro nome e ti dicono le cose cosi come stanno. Una delle poche persone che si incontrano sempre di meno. Aveva conosciuto Giacinto Auriti e fu prima suo discepolo e poi suo collaboratore in quella che fu (ed è) la battaglia contro la più grande truffa dell’umanità derivante dalla emissione monetaria a debito da parte di banchieri privati. Certamente una figura di spicco tra i vari collaboratori più stretti del professor Giacinto Auriti e certamente uno dei più determinati nel portare avanti la battaglia incominciata all’epoca del corso Post Lauream di “Perfezionamento in studi Giuridici e Monetari”, un corso unico al mondo istituito dall’università d’Abruzzo. Lo ha caratterizzato una passione per l’economia ma soprattutto per quella economia fatta da uno “Stato sociale”, prima che cadesse nelle mani dei neoliberisti e degli usurai dove si costruivano ponti, città, ferrovie, case popolari, imprese di stato, ecc. senza indebitare i cittadini di un solo centesimo; ciò si poteva fare perché c’era più etica, più onore, ma soprattutto c’era la sovranità monetaria e uomini di stato capaci di comprendere cosa significasse “avere la sovranità monetaria”. Ha scritto libri di economia come: “La Fabbrica del debito, dell’usura e della disoccupazione” Pragamteia Rimini 1997, “Alta finanza e miseria: l’usurocrazia mondiale sulla pelle dei popoli” di Savino FRIGIOLA, ed. Controcorrente 2008, questo libro è molto particolare, oltre che per la chiarezza, per i suoi innumerevoli allegati tra cui la storia dell’”Isola dei naufraghi”, la visura camerale della Banca d’Italia nel registro della CCIAA di Verona al n. 9554 del 1931 e molti altri. Sulla rete si trovano facilmente i suoi articoli ed i video delle sue conferenze. Chiudo riportando due stralci di articoli dove con estrema chiarezza sintetizza la situazione attuale.
“L’attuale violenta crisi economica ha scosso l’intera Nazione. Pesa una grande responsabilità di tutto l’apparato politico verso la totalità dei cittadini inasprita dalla sensazione diffusa che né la maggioranza né l’opposizione dispongano delle necessarie risorse culturali e della reale volontà per traghettare la Nazione fuori dalle secche economiche. Tutti ormai riconoscono che la crisi è stata generata dagli apparati bancari e monetari guidati dai privati che agiscono nella più assoluta autonomia, svincolati da qualsiasi controllo politico. Il signoraggio primario e secondario indebitamente incamerato dai banchieri all’atto dell’emissione monetaria, aggravato dagli interessi passivi stabiliti autonomamente da costoro sul debito pubblico e privato, che proprio l’attuale attività monetaria ha generato, determina la più impressionante e macroscopica speculazione mai concepita da esseri umani. Di fronte a questa situazione, l’impaccio della politica è di tutta evidenza: l’esecutivo non dispone di sufficienti risorse per far fronte alle esigenze sociali e di mercato, l’opposizione reclama a gran voce maggiori impegni di spesa, ma non indica come e dove reperire le necessarie coperture finanziarie. Occorre rapidamente ripristinare il corretto rapporto di fiducia tra l’elettorato e la classe politica, pesantemente compromesso dalla constatazione che mentre si è costretti a lesinare risorse per il sostegno dell’economia, dell’occupazione, della scuola, della ricerca e del sociale, si continua a corrispondere ai banchieri somme ingentissime reperite con l’alta tassazione e con l’incremento del debito pubblico. Poiché non s’intravede la soluzione a questo stato di cose, perdurando le cause, è assolutamente indispensabile interrompere questo perverso meccanismo e ritornare all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato, come da centennale esperienza già felicemente compiuta.”
“Lo Stato italiano ha battuto moneta in prima persona e monetizzato il proprio territorio dal 1874 al 1975. Ciò ha consentito, subito dopo l’unità d’Italia di realizzare tutte le infrastrutture necessarie ad un nuovo stato, compreso i famosi palazzi e quartieri “umbertini”, ancora esistenti, senza imporre tasse e senza indebitarsi. Successivamente utilizzando sempre la moneta emessa da parte dello Stato si sono costruite le opere dell’Italia moderna: strade, autostrade, ponti, ferrovie, porti, aeroporti, centrali elettriche, ospedali, sanatori, colonie, le grandi bonifiche, intere città, i grandi complessi industriali, gli Istituti Assistenziali, le scuole, le università, tutte contraddistinte dalle inconfondibili linee architettoniche ispirate dal Piacentini. Anche tutte queste opere furono realizzate senza aumentare le tasse ai cittadini e senza aumentare il debito pubblico che anzi, sino al 1940 era rimasto stabile al 20 % (tra i più bassi della storia d’Italia) per passare al 25% nel 1945 a guerre finita. Successivamente si continuò a battere moneta da parte dello Stato, gli introiti così incamerati hanno contribuito in maniera significativa alla ricostruzione del territorio nazionale devastato dall’invasione nemica (all’inizio degli anni 70 il debito pubblico era sceso al 20 %).”
Grazie Savino.
Giuseppe Turrisi
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Commento ricevuto: “Ho avuto il piacere e l’onore di conoscerlo.
Una persona semplice, col suo simpatico accento romagnolo, combattiva, umile, mai prepotente anche quando ci sgridava paternamente per le nostre ingenuità, riconoscente per la nostra passione, sinceramente dispiaciuto per le nostre sconfitte, con lieve sorriso compiaciuto per le nostre piccole vittorie.
Quando è stato il caso è venuto da noi, a Roma, a Napoli ovunque fosse necessario, a dare il suo contributo, il consiglio, l’approvazione o meno, sempre con l’obiettivo di aiutarci vicendevolmente.
Ci mancherai, molto, piccolo grande uomo, gigante tra i nani che spadroneggiano nel mondo”
(AlexFocus)
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Articoli di e su Savino Frigiola: https://www.google.com/search?client=gmail&rls=gm&q=savino%20frigiola%20paolo%20d’arpini

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